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Hot Girls Wanted: Turned On

In 2015, the words "Netflix" and "Porn" went hand in hand for the  documentary film  Hot Girls Wanted , The extr...

giovedì 28 aprile 2011

LIBIA: STUPRO DI BAMBINI SOTTO VIAGRA

Le milizie che si combattono in Libia non risparmiano i bambini, sottoposti a sequestri, stupri e violenze. I racconti di circa 300 bambini dei campi profughi di Bengasi fa emergere uno scenario raccapricciante, riferito da Michael Mahrt, di Save the Children. Gli abusi sarebbero stati commessi da "soldati" a Ras Lanuf, Misurata e Agedabia. Qui, ad esempio, cinque adolescenti sono state sequestrate per giorni e violentate. Nella stessa citta' e' toccato a una bambina dell'eta' di otto anni subire violenze sessuali di fronte alla sorellina di dieci anni e ad altri fratelli. In molti casi i bambini sono stati costretti ad assistere all'omicidio dei genitori o allo stupro delle madri.
  "Le storie raccontate sono simili in tutti i campi", ha detto Mahrt, "non ho dubbi che siano vere".


Lo stupro sarebbe l’ultima arma di Muammar Gheddafi. Almeno stando a quanto scrive il Daily Mail. Con il Viagra, le truppe del rais libico non risparmierebbero nessuno dalla loro violenza carnale, neppure i bambini.
Piccoli anche di otto anni, scrive il Daily Mail, verrebbero violentati davanti agli occhi delle loro famiglie, secondo un copione che il resto del continente africano conosce già da anni.
Alcune ragazzine sarebbero state rapite e tenute per giorni a disposizione dei soldati del colonnello: una volta rilasciate erano traumatizzate al punto da non riuscire neppure a parlare.
Altri bambini, racconta il Daily Mail, hanno detto di essere stati costretti a guardare mentre il loro padre veniva ucciso e la madre stuprata. Loro stessi, hanno raccontato a Save the Children, sono stati lasciati liberi soltanto dopo essere stati percossi brutalmente.
Le storie degli stupri indistinti da parte delle truppe di Gheddafi sono stati raccontati da coloro che sono riusciti a fuggire dalle città distrutte di Misurata, Ajdabiya e Ras Lanuf. Molte famiglie sono adesso ospitate temporaneamente nei campi di rifugiati a Bengasi, dove hanno parlato con lo staff di Save the Children.
In un caso, addirittura, una donna di 28 anni ha raccontato di essere stata stuprata per due giorni da 15 uomini dopo essere stata fermata da un checkpoint. Arrestata dopo aver provato a raccontare la sua storia a dei giornalisti stranieri è stata accusata di calunnia. Ma gli stessi dottori di Misurata hanno confermato di aver curato diversi pazienti con i segni di violenze sessuali.
In una società conservatrice, in cui lo stupro è stigmatizzato, alcune donne preferiscono non raccontare neppure ai familiari più stretti quel che hanno subito.
Il portavoce dei ribelli, Abdelbaset Abumzirig, che si trova a Misurata, ha parlato di un assalto terribile a Bengasi Street, parallela a Tripoli Street, dove si è combattuta la battaglia più feroce.
In un’intervista al Sunday Times, il dottor Khalifa al-Sharkassi ha descritto come due sorelle di 16 e 20 anni sono state stuprate dai mercenari africani dopo che il loro fratello si era unito ai ribelli.
La madre delle due giovani era stata chiusa in un’altra stanza mentre le figlie venivano violentate. “Quattro o cinque africani hanno stuprato a turno le due ragazze”, ha raccontato il medico. Ora una di loro non fa altro che restare immobile e piangere”.
“Un’altra vittima ha provato a lavarsi con la candeggina dopo essere stata violentata”. Un’altra, in cura dal medico, si è iniettata del cloro sperando di bloccare in questo modo la gravidanza.

LIBIA: BAMBINI VITTIME DEL CONFLITTO, IN 300 RACCONTANO DI STUPRI 23 APR 2011

Libia, i soldati di Gheddafi “in guerra col Viagra” 27 aprile 2011


PORNO CHIRURGIA Allarme dell'Istituto dei Tumori di Milano


Lancia l'allarma l'Istituto dei tumori di Milano sulle tendenze che arrivano dall'estero in materia di chirurgia plastica e che vedono sempre piu' donne scegliere interventi per assomigliare sempre piu' alle attrici di film pornografici. Un intervento piu' di altri preoccupa i medici: la labioplastica, cioe' la riduzione delle labbra vaginali. "Le operazioni di vaginal rejuvenation si stanno moltiplicando con notevole facilita' - denuncia Egidio Riggio, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e microchirurgia presso l'Istituto Nazionale Tumori di Milano, intervistato dal sito Klausdavi.com - e a farne le spese sono tante donne dai 18 ai 55 anni. Alcune ansiose o insicure, inoltre, vengono influenzate negativamente dal marketing della chirurgica estetica privata, dove non esiste purtroppo una adeguata regolamentazione". 

Negli USA, dove addirittura sono comparse compagna pubblicitarie che incentivano gli interventi di chirurgia vaginale, questa tipologia di operazione risulta essere la terza per ordine di crescita, secondo l'American Society for Aesthetic Plastic Surgery. Un'inchiesta del quotidiano britannico Guardian ha svelato poi che una delle cause dell'aumento di queste operazioni riguarderebbe proprio la sempre maggior presenza del porno nella cultura moderna. E in Europa e' boom di queste operazioni. Secondo quanto riferisce il sito Klausdavi.com, l'Harley Medical Group, importante studio di chirurgia estetica inglese, ha ricevuto piu' di 5.000 richieste per la cosmetica ginecologica nel 2010, il 65% delle quali per una riduzione delle labbra, il resto per un ispessimento e rimodellamento. 

E anche la Spagna non e' da meno: secondo la Sociedad Espanola de Cirugia Plastica Reparadora y Estetica, la chirurgia 'intima' e' aumentata, solo nell'ultimo anno, del 20%. Il problema pero', denunciano i medici e' che non esiste documentazione approfondita sulla materia. "Si tratta di interventi molto delicati, non privi di rischi chirurgici - prosegue Riggio - che non hanno alle spalle un serio studio clinico di risultati e follow-up".

CHIRURGIA PLASTICA: ISTITUTO TUMORI, LE PORNOSTAR I NUOVI MODELLI 27 APR 2011 


PORNO FACEBOOK 3


Mamme e papà si sono improvvisati investigatori e hanno fatto arrestare un pedofilo che si aggirava fuori dalla scuola media frequentata dai loro figli, a Modena. Hanno fatto denuncia e consegnato alla Polizia postale anche una fotografia che un papà è riuscito a scattare allo strano'tipo' che ronzava intorno ai ragazzini all'uscita da scuola. E' in questo modo che la Polizia postale ha puntato l'attenzione su U.G. tarantino di 44 anni residente a Soliera, in provincia di Modena.

Una decina di anni fa era stato condannato in appello a tre anni e quattro mesi di carcere per violenza sessuale su minore, e ora, grazie agli scrupoli dei genitori modenesi, è stato riarrestato. Una settimana fa, il 21, la Polizia postale ha bussato alla sua porta con un mandato di perquisizione firmato dal pm Laura Sola: dal suo pc sono saltate fuori 409 immagini pedopornografiche scaricate da Internet e per questo è stato arrestato per detenzione di materiale pedopornografico. Il gip di Modena ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Gli atti sono già stati trasmessi a Bologna (i reati peodpornografici sono di competenza distrettuale), dove la Procura ha chiesto di mantenere la custodia cautelare. La denuncia dei genitori risale al marzo del 2010: si sono rivolti agli agenti della Polizia postale segnalando la presenza di questo strano soggetto che, spesso con uno sguardo allucinato, si aggirava furtivamente fuori dalla scuola media San Carlo. Tentava l'approccio con i ragazzini, li abbordava con l'obiettivo di diventare poi loro'amico' su Facebook e ne aveva invitati alcuni ad andare a mangiare con lui un panino in un fast-food. Nell'indagine, per ora, non è emersa però nessuna molestia o episodio concreto compiuto verso i ragazzini.

Stando a quanto ricostruito dalla Polizia postale, che ha perquisito la sua abitazione e sequestrato il pc, il 44enne passava molto tempo su Internet. Era attraverso la rete che l'uomo scaricava le immagini pedopornografiche e tentava di approcciare i ragazzini. Il 44enne aveva più di un profilo aperto su Facebook ma anche su altri network e li utilizzava per entrare in contatto con i ragazzini e chattare con loro. Al momento il tarantino (che vive da anni a Soliera) si trova agli arresti domiciliari e ha il divieto di comunicare utilizzando il computer. Nelle indagini fatte finora non sono emersi atti concreti di violenza o molestia nei confronti di ragazzini; l'arresto, infatti, è scattato per la detenzione dei tanti file pedopornografici. In passato, però, l'uomo si era spinto molto oltre: venne infatti condannato nel 2000 dalla Corte d'appello di Bologna a tre anni e quattro mesi (per violenza sessuale continuata, corruzione di minorenne e atti sessuali con minorenne).

Genitori fanno arrestare pedofilo: adescava tramite Facebook 28 aprile 2011


Pedofilia: abusi su disabile, sacerdote condannato a 6 anni

La Corte d'Appello di Caltanissetta ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per padre Giovanni Butera, 44 anni, il sacerdote originario di Menfi accusato di avere abusato di un ragazzo disabile di 15 anni, ospite del Villaggio del Fanciullo di Pergusa.

Gli abusi, risalenti a 14 anni fa, sarebbero avvenuti proprio nella struttura di accoglienza dove il religioso, appartenente all'ordine dei frati minori, lavorava come educatore. La Corte d'Appello ha anche confermato le pene accessorie quali l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, quella legale per la durata della pena e l'interdizione perpetua da qualunque ufficio attinente tutela e curatela, da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonche' da ogni servizio in istituzioni, strutture pubbliche o private frequentate da minori. Il tribunale di Enna aveva gia' condannato l'imputato ad una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero che aveva sollecitato 4 anni di reclusione; il frate era stato invece assolto ''perche' il fatto non sussiste'' dall'accusa di abusi su un altro ragazzo, per la mancanza di riscontri probatori alle dichiarazioni del giovane.

Pedofilia: abusi su disabile, sacerdote condannato a 6 anni 28 aprile



Indonesia, legale il porno casalingo


La pornografia prodotta in casa non costituisce reato. È quanto ha deciso la Corte Costituzionale respingendo una richiesta di rivedere - e rendere ancora più dura - la legge anti-pornografia approvata nel 2008 su iniziativa di partiti islamici. La stampa locale cita il giudice Ahmad Fadlil Sumadi, secondo cui «nonostante la Corte sia d'accordo che, se resa pubblica, la pornografia viola le norme di decenza, il punto qui è che i video fatti in casa per uso privato non sono intesi per distribuzione pubblica».

La legge anti-pornografia considera reato produrre, distribuire e pubblicare materiale pornografico. La richiesta di revisione, avanzata da uno studio legale affiliato a circoli islamici, mirava a specificare che anche la produzione privata è vietata. La richiesta era stata presentata dopo che un video privato della pop star locale Nazril Ariel Irham in atteggiamenti intimi con due donne è stato reso pubblico via YouTube lo scorso anno. Ariel è stato poi condannato a tre anni e mezzo per aver 'distruibuitò il video e non per averlo prodotto. Le due donne non sono state condannate perché non sono state coinvolte nella distribuzione. 

La legge anti-pornografia è stata approvata dal parlamento indonesiano nell'ottobre 2008. Il testo è fortemente influenzato dai partiti radicali islamici e si basa su una vaga definizione di 'pornografià che potrebbe addirittura considerare 'pornograficò anche il disegno di un artista che riproduce un corpo nudo. La legge è tuttora opposta dalle minoranze etniche, i gruppi di estrazione cristiana e indù, e organizzazioni per i diritti umani che la definiscono una minaccia contro i dettami della Costituzione, che è laica e protegge tutte le religioni. In Indonesia, un arcipelago di oltre 17mila isole, vivono 240 milioni di persone esponenti di oltre 45 gruppi etnici e di tutte le maggior religioni. Oltre l'85 per cento degli abitanti è musulmano.
Indonesia, il Porno fatto in casa non è reato
28 Aprile 2011

mercoledì 27 aprile 2011

Diciassettenne costretto ad ubriacarsi per subire violenze sessuali

E' successo a Los Angeles: una coppia di coniugi, Daniel Alma e sua moglie Gay Davidson-Shepard, rispettivamente di 61 e 59 anni, entrambi biologi, sono stati arrestati mercoledi scorso con l'accusa di adescamento e violenze sessuali ai danni di un diciassettenne. Il delirio criminale dei due aguzzini presenta i tratti classici di un'opera cinematografica, tra le più emblematiche ed atroci, sia per le dinamiche di adescamento sia per le modalità di esecuzione di un crimine protratto nel tempo e, nel caso specifico, compiuto sistematicamente nel tempo ai danni della stessa vittima. 
I due avrebbero adescato il diciassettenne con una scusa banale, convincendolo a seguirli nella loro casa per poi somministrargli grandi quantità di alcolici, con l'intento di farlo denudare e subire violenze sessuali pensando, forse, che l'alcool avrebbe reso il crimine meno doloroso per il ragazzino. Il marito documentava gli atti di violenza, filmando e fotografando uno scenario agghiacciante di abusi sessuali, costringendolo ad inviargli altre foto hard via e-mail. Gli abusi sarebbero cominciati ad aprile 2009 fino a settembre da parte di entrambe i coniugi, mentre la moglie avrebbe continuato fino a dicembre. 

Solo un mese fa la vittima, devastata fisicamente e mortificata nel profondo dell'animo, ha deciso di raccontare tutto ai suoi genitori che, increduli e straziati dal racconto del figlio, hanno prontamente denunciato la vicenda alle forze dell'ordine. Al momento il profilo psicologico e sociale dei due coniugi-aguzzini è oggetto di verifiche psichiatriche per comprendere le logiche assurde finalizzate a far detonare questo tipo di violenza cieca, molto simile ad altri casi nel mondo. Il fatto che i due provengano da un contesto sociale medio-alto rende il caso molto preoccupante, poiché, ultimamente, casi del genere sembrano provenire proprio da ambienti all'apparenza sani, privi di qualunque forma di degrado sociale. Questo, molte volte, rende i processi di adescamento di facile attuazione poiché adornati da uno scenario amico che non desta preoccupazione o sospetti alla vittima sacrificale del momento.

Los Angeles: diciassettenne costretto ad ubriacarsi per subire violenze sessuali 27 aprile 2011


IL SANTO PADRE PROTETTORE DEI PRETI PEDOFILI

Nel 2004, la Conferenza episcopale statunitense commissionò uno studio dettagliato sul fenomeno dei preti pedofili. Risulta che il 4% di tutti i sacerdoti e diaconi in carica negli Stati Uniti dal 1950 al 2002, pari a 110mila, è stato accusato di crimini a sfondo sessuale con minori. Parliamo di 4400 persone, e di un numero di vittime molto superiore, visto che alcuni preti pedofili sono stati condannati per violenze nei confronti di molte vittime.
Il primo nome da ricordare è quello di Hans Herman Groer.
Il monaco benedettino fu scelto da Wojtyla per il ruolo di arcivescovo di Vienna, sponsorizzato anche da Ratzinger . Il reverendo Udo Fischer ha detto che nel 1985 ha personalmente messo in guardia l’abate del loro monastero benedettino locale su comportamento inadeguato del Cardinale Groer con i ragazzi, che egli spesso definiva “piccoli angeli”. Fischer stesso era stato oggetto di attenzioni particolari da parte di Groer, e per questo quando seppe della sua nomina a cardinale si lamentò con l’Abate per l’accaduto, ed egli gli rispose che non aveva ricevuto domande sul tema da parte del Nunzio vaticano, aggiungendo che “forse significa che non volevano sapere”. Nel 1995, una vittima si fece avanti, dicendo che l’arcivescovo, allora il suo insegnante di religione e confessore, aveva abusato sessualmente di lui per quattro anni. Groer è costretto a dimettersi nel 1995, ma viene a sorpresa viene messo a capo di un convento. Solo tre anni dopo, alla vigilia del viaggio di Giovanni Paolo II in Austria, il cardinale benedettino viene allontanato e si ritira in un monastero di suore. Prima, secondo alcuni, aveva deciso di evitare di dare pubblicità al caso cacciando il colpevole, nonostante del suo vizio si parlasse quasi apertamente a Vienna.

Un altro nome è quello di Julius Paetz, arcivescovo polacco rincorso da una dozzina di casi di pedofilia, a cui fu addirittura impedito di avvicinarsi a un seminario perché ne aveva “insidiato dei membri“. Paetz è stato nominato da Wojtyla capo della diocesi di Poznan, e lui stesso lo ha rimosso, secondo i critici, con colpevole ritardo e soltanto quando lo scandalo era diventato insopportabile.

Scrive Panorama
La psichiatra Wanda Poltawska, amica e consulente di Wojtyla, lo informa della vicenda pregandolo di intervenire quanto prima. Il Pontefice attende fino al 2002 per prendere provvedimenti, quando ormai lo scandalo è irrimediabilmente esploso sulla stampa polacca. Paetz viene finalmente dimissionato ma l’episcopato della Polonia ne esce a pezzi. Perché Giovanni Paolo II ha esitato a rimuovere Paetz nonostante le segnalazioni della sua amica Poltawska? Temeva che lo scandalo potesse allargarsi alla curia romana, dove aveva prestato servizio il vescovo? Forse questa può essere una ragione. Più in generale, Wojtyla diffidava di dossier e voci a carico dei sacerdoti, ricordando come il regime comunista fosse abituato a diffondere false informative e finte denunce per incastrare i preti
C’è da ricordare però che il Muro di Berlino era caduto nel 1989. Paetz è stato riammesso al sacerdozio nel 2010. Il prelato si era sempre dichiarato innocente in riferimento alle accuse mossegli: le sue argomentazioni, però, non erano bastate: fu sospeso a divinis dopo i fatti del 2002.
Altri nomi scorrono nello scandalo dei preti pedofili, che ha colpito soprattutto sui media stranieri la Chiesa Cattolica. A volte raccontando pratiche orribili. Come la storia di Lawrence Murphy. Le prime accuse sono del 1955, ma solo nel 1997 vengono riportate in una lettera all’arcidiocesi di Milwaukee. Nel 1963 padre Murphy è nominato direttore di una scuola per bambini sordomuti. Nel 1974 un gruppo di ex studenti cerca di richiamare l’attenzione con un poster con l’immagine di Murphy e la scritta “ricercato”. Il 12 settembre 1974 viene trasferito “temporaneamente” nel suo paese d’origine, nel nord del Wisconsin, ma non tornerà più. Nel 1993 un esperto in disturbi sessuali assunto dalla diocesi di Milwaukee esamina padre Murphy: il sacerdote ammette di aver abusato di 19 bambini ma probabilmente – scrive nel rapporto – le vittime sono almeno 200. L’irlandese John Magee era a capo di una diocesi in Irlanda. Ha coperto sacerdoti pedofili durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ma era il suo ex segretario personale e Wojtyla non intervenne mai. Lo ha fatto di recente Benedetto XVI, accogliendo le sue dimissioni quando lo scandalo è scoppiato. Wojtyla non ha dato retta neanche alle accuse a carico di Edward Nowak, polacco, per 17 anni segretario della Congregazione per le cause dei santi. Ma Ratzinger, poco dopo essere stato eletto, ha dimissionato Nowak senza affidargli alcun altro incarico in curia.

Scrive ancora Panorama:

Giovanni Paolo II attenderà fino al 2001, quando ormai lo scandalo pedofilia è esploso in tutta la sua violenza non solo negli Usa, per autorizzare Ratzinger ad aggiornare le norme in materia, contenute nel Codice di diritto canonico del 1983 che aveva abrogato l’istruzione «Crimen sollicitationis» del 1962. L’esperienza americana mostra come siano stati proprio i vescovi locali a insabbiare spesso i procedimenti contro i sacerdoti pedofili. Per questo, nelle nuove norme redatte da Ratzinger nel 2001 sui delitti più gravi («De delictis gravioribus»), la competenza a giudicare su questi crimini viene affidata all’ex Sant’Uffizio. Le pene sono inasprite, si allungano i termini della prescrizione e l’applicazione della norma viene estesa agli abusi compiuti su minorenni fino a 18 anni. Il cardinale di Boston, Bernard Francis Law, costretto oggi alle dimissioni per avere coperto sacerdoti pedofili, nel 2004 viene «promosso» da Wojtyla arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, tra le proteste dei fedeli.

IL CASO PEGGIORE - Ma il caso più scandaloso è quello di Marcial Maciel Degollado. Nel 1946 il Vaticano non navigava in buone acque: per questo i personaggi come lui, che aveva preso gli ordini solo da due anni, ma già era a capo di un proprio ordine religioso, la Legione di Cristo, erano così ascoltati e rispettati. Passano appena dieci anni, e già Maciel deve difendersi dall’accusa di non condurre una vita da prete: usa la morfina, è oltremodo affettuoso con alcuni suoi alunni, e per questo finisce sotto inchiesta, ma i carmelitani inviati a investigare si trovano un muro di omertà davanti. Quello degli alunni. Maciel intanto, è formalmente sospeso, ma il cardinale Clemente Micara, divenuto momentaneamente vicario di Roma, lo riammette ai suoi incarichi. Un ordine che Micara non era legittimato a dare, dicono quelli che di regole, nella Chiesa, se ne intendono. Ma nessuno se ne preoccupa più di tanto. All’alba del 2000 i Legionari sono una potenza economica. Hanno 24 seminari in Europa, nelle Americhe e in Australia, col top a Roma nel modernissimo Ateneo pontificio Regina Apostolorum. Possiedono 9 università e 166 scuole e istituti superiori in numerosi paesi. Ai sacerdoti si aggiungono inoltre 870 Legionari laici, attivi in 5.266 comunità sparse nelle aree povere dell’America Latina. Più di 50 mila seguaci del movimento parellelo Regnum Christi. E 25 miliardi di euro di patrimonio, con un budget annuale di 650 milioni: tra i suoi sostenitori si possono annoverare il miliardario messicano Carlos Slim, re delle telecomunicazioni, Steve McEveety, produttore del film di Mel Gibson “La Passione di Cristo”, l’ex governatore della Florida Jeb Bush, oltre al cantante lirico Placido Domingo. Quando alcuni ex legionari che erano stati vittime di violenze sessuali sporgono denuncia canonica contro Maciel alla Congregazione per la Dottrina della fede, Sodano in qualità di Segretario di Stato fa pressioni su Ratzinger, in quanto prefetto della congregazione, perché fermi il procedimento. Ratzinger, al termine di una lezione di teologia ai Legionari, preferisce rifiutare l’obolo che gli viene offerto. Eletto Papa, Ratzinger manda poi avanti l’istruttoria. Il nuovo prefetto del dicastero vaticano, il cardinale William Levada, “tenendo conto sia dell’età avanzata del Reverendo Maciel che della sua salute cagionevole“, decide, e lo dice una nota diffusa dalla sala stampa vaticana il 19 maggio 2006, “di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico“. Per padre Maciel è la fine della vita pubblica. Due anni dopo arriverà anche la fine della vita terrena. E di lui si scoprirà poi che aveva mogli e figlie: ad una di esse venne regalato un patrimonio immobiliare valutato tra gli otto e i dodici milioni di euro. Wojtyla, già malato quando scoppia lo scandalo, affida la gestione della vicenda al segretario di Stato, che non prende alcuna decisione. Quando arriva Ratzinger il Legionario di Cristo viene cacciato. Joaquin Navarro Valls, storico portavoce di Giovanni Paolo II, ha rilasciato nel maggio 2010 un’intervista all’agenzia di stampa Agi nella quale ha risposto alle accuse sul pontificato di Wojtyla e i preti pedofili. Per quanto riguarda i Legionari, Navarro Valls ha ricordato che la procedura penale è cominciata proprio mentre regnava il Papa buono. Per ciò che riguarda Padre Murphy, non era chiara la colpevolezza dello stupratore di bambini sordomuti, e un’inchiesta della polizia americana lo aveva giudicato innocente all’inizio. Quanto al caso del cardinale Groer di Vienna, proprio Giovanni Paolo II nominò nel 1995 come successore l’allora vescovo ausiliare Schoenborn, che certamente non ha mai insabbiato nulla riguardo alle accuse mosse al predecessore.

Giovanni Paolo II: le luci, le ombre, il mito 27 aprile 2011


NAVARRO VALLS: WOJTYLA NON COPRI' I PRETI PEDOFILI Maggio 2010


Anziano babysitter abusa per tre anni di bimba romena

Lei lo chiamava "nonno". Lui, un'anziano che le faceva da baysitter, abusava di questa bambina romena. Il Tribunale di Monza ha condannato a 8 anni di reclusione un uomo residente nel Milanese con l'accusa di violenza sessuale aggravata. I genitori, una coppia di giovani romeni, si erano rivolti a una collega italiana perché avevano bisogno di trovare una babysitter per la piccola, mentre erano al lavoro. E la donna aveva spiegato loro che i suoi genitori, residenti a Cesano Maderno, erano disponibili. Così, tra il 2004 e il 2007, la bambina è stata affidata alla coppia che veniva pagata 400 euro al mese dai due romeni.
Secondo l’accusa, in quel periodo l’uomo, un conducente di autobus, avrebbe abusato più volte di lei. I due romeni hanno scoperto le violenze quando la piccola si è confidata con la mamma raccontandole cosa la costringeva a subire quell’uomo, che lei chiamava "nonno". Così i due genitori, assistiti dall’avvocato Laura De Rui, hanno presentato la denuncia. Il Tribunale di Monza ha condannato l’uomo per violenza sessuale aggravata.


Condannato a 8 anni per pedofilia: abusava di bimba romena 26 aprile 2011


martedì 26 aprile 2011

Boylover.net la più grande rete di pedofili on line del mondo

Il sito si chiama BoyLover.net , e le autorità dicono di averci trovato migliaia di commenti luridi, incluse le conversazioni su come eseguire atti sessuali su bambini, a volte appena fuori dalla prima infanzia, come scrive il New York Times.
UNA RETATA MONDIALE - L’Europol, l’agenzia di polizia della Ue, si è intrufolata nei server del sito e ha scaricato i dati di 4200 utenti provenienti da 35 paesi, 670 dei quali, secondo le indagini, hanno scaricato immagini di abusi su bambini o hanno detto di aver commesso molestie sui minori. La polizia ha effettuato oltre 180 arresti. L’Europol l’ha definita, forse esagerando, “probabilmente la più grande rete di pedofili on-line in tutto il mondo.” Ma con gli arresti, che vanno avanti in una dozzina di paesi (almeno uno la scorsa settimana), potrebbe rivelarsi qualcosa di più. Quando i paesi in tutto il mondo hanno cominciato a utilizzare specifiche indagini nelle reti di pedofili e l’abuso sessuale dei bambini negli ultimi anni, hanno ottenuto notevoli successi: nel mese di febbraio, per esempio, un canadese che teneva un bordello in Thailandia di ragazzi e giovani è stato condannato a 25 anni di carcere dopo che l’Interpol e la polizia degli Stati Uniti lo rintracciato. Nel mese di settembre, un processo durato sei anni su un giro di pedofili dell’alta società in Portogallo, che includeva un ex ambasciatore e una celebrità televisiva, si è concluso con pene detentive da 5 a 18 anni per sei dei sette imputati.
GLI ERRORI GIUDIZIARI – Ma vi è anche un record di procedimenti altamente pubblicizzato andato storto, con persone innocenti in carcere per anni, oppure alla fine scarcerati per mancanza di prove e magari aggrediti per essere stati additati dai mass media come colpevoli di pedofilia.  Il pericolo della ‘pesca a strascico’ è intrinsecamente insito in questo tipo di indagini, dove spesso c’è chi utilizza false identità rubate in rete per non farsi scoprire.  Ciò nonostante, gli esperti che hanno a lungo controllato i procedimenti per pedofilia dicono che c’è una necessità di monitorare ogni aspetto dei casi emergenti da vicino:  “Il pericolo è che la rete è molto ampia e che ci sono un sacco di pesci diversi”.  La questione è talmente denso, ha detto, che anche i termini di base utilizzati sono molto in contestazione – a partire dalla parola stessa: pedofilo.
LA QUESTIONE SEMANTICA -  In senso stretto, un pedofilo è definito come una persona che ha un interesse sessuale nei bambini. Ma colloquialmente il termine è spesso inteso come qualcuno che va oltre la questione degli abusi sessuali. Soprattutto: che differenza c’è tra chi agisce e chi guarda immagine di molestie?  Gli investigatori sottolineano che la richiesta di immagini hard ne determina l’offerta, e quindi incentiva la molestia. Le interviste con i ricercatori coinvolti nel funzionamento di Europol suggeriscono che la maggior parte degli arrestati finora sono persone sospettate di scaricare e scambiare immagini illegali di abusi sui bambini, piuttosto che abusare dei bambini stessi.  In Gran Bretagna, per esempio, dove è stata compiuta la maggior parte dei fermi – 121 a partire da metà marzo – uno su cinque è sospettato di molestie su minori. Gli altri hanno solo scaricato immagini.
ATTENZIONE E DUBBI – Anche il termine ” pornografia infantile “è controverso, perché alcuni pensano che la pornografia possa coinvolgere adulti consenzienti e quindi essere legale. Questo conferisce un senso di legittimità alle immagini, secondo questo ragionamento, e si possono così sminuire i crimini in questione. Il numero degli indagati nel caso in esame è piccolo rispetto ad altri. Nel 2001, per esempio, gli investigatori americani hanno consegnato un elenco di più di 7.000 persone sospettate di scaricare illegalmente immagini di abusi sui bambini alle autorità britanniche, e la polizia ha successivamente effettuato più di 3.700 arresti che hanno portato ad almeno 1.450 condanne.  BoyLover.net era un forum di discussione online legale con sede in Olanda con 70mila soci, protetto dalle leggi olandesi la libertà di parola. E ‘allertato gli investigatori per i 670 individui più tardi identificato come sospetti. Come capo dello sfruttamento britannico Child Online Protection Agency e, Peter Davies, ha detto: “E ‘importante sottolineare che non tutti i membri hanno commesso un crimine. Alcuni potrebbero essere solo dei curiosi che si sono loggati una volta “.
LA PROTEZIONE DELL’INFANZIA – Anche esperti di protezione dell’infanzia come Mr. Carr dicono di interpretare il linguaggio dell’Interpol nel presentare la retata su Boylover nel senso che i sospetti sono presunti molestatori di bambini che si sono incontrati online e poi hanno abusato dei bambini nella vita reale.  “E ‘certamente in contrasto con il modo in cui è stata riportata,” ha detto Mr. Carr. “Quando ho letto di una ‘rete di pedofilia’ ho pensato che queste persone avevano molestato bambini”.  Eppure, se il linguaggio ambiguo in passato ha alimentato l’isteria pubblica e messo fretta alle indagini, l’operazione di Europol sembra finora aver evitato queste trappole. La polizia ei  pubblici ministeri dicono di essere stati scrupolosi, anche a causa delle lezioni apprese. Anche le  testimonianze fuorvianti da parte di bambini sono state un catalizzatore per le riforme di indagine nel corso del tempo. In uno dei casi più recenti, nella città francese di Outreau, nel 2004, sei persone sono state ingiustamente condannate per aver stuprato e abusato dei propri figli e di quelli degli altri. In detenzione preventiva dal 2001 e separati dai loro figli, sono stati condannati a pene detentive, prima di essere giudicati innocenti in appello nel 2005. Una settima persona innocente è morta in prigione.
LE TECNICHE DI INDAGINE - Psicologi e pediatri appositamente formati da allora hanno contribuito a migliorare le tecniche di interrogatorio e metodi di indagine. In Gran Bretagna, per esempio, le nuove tecniche d’intervista sono diventati molto popolari in questo tipo di casi, ha detto Hugh Davies, un pubblico ministero che è stato coinvolto in decine di casi di abusi sui bambini negli ultimi dieci anni. I bambini testimoni vengono interrogati a ridosso dell’evento, e i colloqui vengono registrati alla presenza del Pm, mentre prima se ne occupava la polizia.  Negli ultimi due anni, in molti casi i bambini testimoni hanno anche iniziato a coinvolgere gli intermediari qualificati tra i bambini e gli avvocati o funzionari di polizia. In diversi casi precedenti, il modo in cui i bambini sono stati interrogati è stato ritenuto viziato da un fraseggio inappropriato. “C’è ancora spazio per migliorare”, ha detto Davies, “ma siamo molto meglio rispetto a 15 anni fa”.
I SUICIDI TRA I SOSPETTI – A seguito di decine di suicidi fra i sospetti (39 persone si sono uccise dal 2001), la maggior parte dei paesi europei ora anche valuta sistematicamente il rischio di suicidio e, nel caso di una pena detentiva da scontare in carcere,pensa a proteggerli dagli altri detenuti. La polizia sembra anche molto più attenta al rischio di panico pubblico. Quando il tabloid britannico News of the World ha condotto una campagna nel 2000, pubblicando i nomi delle persone sul registro britannico dei reati sessuali con bambini, molti sono stati attaccati e costretti a lasciare i loro quartieri, tra cui alcuni che erano semplicemente degli omonimi degli accusati.  Questo è stato un motivo, dicono gli esperti, per cui le autorità britanniche sono stati cauti nell’estendere la legge di Sarah, che offre ai genitori la possibilità di scoprire se gli adulti che sono a contatto con i loro figli si trovano nel registro dei sex offender. Il provvedimento è stato prima implementato in quattro aree pilota nel 2008 e sta per essere esteso a tutto il paese quest’anno. In contrasto con la legge di Megan in California, che pubblica gli elenchi di nomi, la legge di Sarah fornisce solo informazioni caso per caso, quando sono ritenute rilevanti.
IL PROBLEMA DELLE LEGGI – Ancora: valutare la qualità dei casi di abuso di minori è resa più difficile perché vengono filtrate attraverso una ridda di leggi diverse nei diversi paesi  Ma alcuni esperti credono che la loro nuova grande sfida è quella di concentrarsi su un incubatore molto maggiore di abusi e molestie: la casa. La maggior parte dei casi di pedofilia si svolge lì, lontano da internet. “Tutta l’enfasi è nelle indagini,” dicono gli esperti “Stiamo dimenticando che molti bambini maltrattati vivono con i loro aguzzini”.


Boylover.net, i dubbi sulla più grande rete di pedofili on line di tutto il mondo 26 aprile 2011



SOCIAL PORNO

“Per troppi anni ci hanno ripetuto che la pornografia online è malvagia, sbagliata e socialmente inaccettabile. Ma oggi c’è PrOn, la prima estensione per browser dedicata a trasformare la pornografia online in un’esperienza basata sulla condivisione”. 

Suona proprio come un vero coming out liberatorio quello espresso dai creatori di un nuovo componente aggiuntivo del browser Firefox pensato per gli amanti della luce rossa. Una specie di “pornografi di tutto il mondo, unitevi” mirato, nelle intenzioni, a far uscire gli appassionati dell’hard dal ghetto di biasimo e dall’ipocrisia in cui è stata relegata finora la consultazione delle pagine Web a luci rosse. Tutto quello che bisogna fare è installare il plug-in PrOn su Firefox e poi premere il pulsantino all'occorrenza durante la navigazione. 

Il funzionamento di questa trovata ricorda infatti quello di altri servizi di social bookmarking, come Delicious o Stumble Upon: l’idea è quella di etichettare (in gergo: “taggare”) e recensire tutti i contenuti ritenuti potenzialmente interessanti per gli altri membri della community. Visto un filmino o una scena “bollente”, gli si può assegnare un “mi piace” o anche “non mi piace”, lo si può classificare per tipo di “performance” oppure si può lasciare un commento più articolato. E per non rischiare di essere colti sul fatto dal proprio capo durante l’orario di lavoro, gli sviluppatori hanno previsto un comodo pulsante di uscita che fa sparire qualsiasi contenuto potenzialmente imbarazzante.

Per il momento l’estensione può contare su 2.900 utenti, 7 mila contenuti recensiti e 400 tag. Chissà se, come proclamano trionfanti sul sito di PrOn, sarà davvero l’inizio di “una nuova era per il porno online” (settore che da poco ha anche un suo dominio ad hoc). 

Quello che è certo è che fra gli amanti del genere si annidano anche parecchi “smanettoni” esperti di computer e che, secondo numerosi indizi, il loro browser prediletto è proprio Firefox. Pullulano infatti le guide che rivelano quali add-on installare e come configurare al meglio il navigatore per visitare i siti “proibiti” senza lasciare tracce. 

L’autore della guida “Off the clock: The Ultimate Porn Surfing Firefox Add-ons”, va dritto al punto: “non mi aspetto che alziate la mano o annuiate in segno di assenso – spiega – ma siamo onesti: la maggior parte di noi, una volta o l’altra, cerca del porno. Ed è il caso di essere preparati: conosciamo tutti – prosegue – i pericoli delle musichette sexy che partono da sole o delle insistenti finestre pop-up, con mature e villose signore tedesche, che non ne vogliono proprio sapere di chiudersi”. 

Ecco quindi elencati tutta una serie di plug-in che servono a bloccare eventuale codice nocivo nascosto nelle pagine di YouPorn o di altri siti similari e a proteggere la privacy e l’anonimato di chi naviga. 

Fra gli altri manuali online spicca un progetto dedicato, chiamato Pornzilla, che fornisce consigli simili, con un accento particolare sulle estensioni che servono per la gestione delle immagini e per scaricare fotografie e video dal Web. 

C’è anche però chi non approva. Come i creatori di un’altra estensione di Firefox chiamata Christian Anti-Porn. Già dal nome si intuisce come dietro la critica alle abitudini peccaminose del cyber-spazio, ci siano motivazioni religiose. Installando questo programmino nel browser, i contenuti porno non verrano bloccati, ma ogni volta che si accederà a un sito comparirà un immagine del Cristo, accompagnata da alcuni passi della Bibbia che ammoniscono come, tenendo un comportamento poco consono, ci si rende colpevoli di crocefiggere Gesù un’altra volta. 

A scanso di equivoci, lo sviluppatore si affretta ad aggiungere che Christian Anti-Porn non è che un palliativo. “Solo Dio – afferma – è il filtro definitivo e solo lui può proteggervi e darvi abbastanza Grazia per vincere il peccato”.

Anche il porno si fa social 26 aprile, 2011


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