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Hot Girls Wanted: Turned On

In 2015, the words "Netflix" and "Porn" went hand in hand for the  documentary film  Hot Girls Wanted , The extr...

martedì 31 maggio 2011

Donne medico: una su quattro ha subito molestie sessuali


Allarme donne medico: quasi una su quattro confessa di aver ricevuto offese od offerte sessuali inopportune. Il 4% confessa di aver subito violenze fisiche. Un dato enorme considerato che, in assoluto, tra le donne italiane la percentuale è pari al 2,1%. È il quadro che emerge dal rapporto «Donne medico: indagine su lavoro e famiglia, stalking e violenze, realizzato dall'Ordine dei medici della provincia di Roma, che conta oltre 15 mila donne iscritte. Il campione esaminato (1.597 unità) corrisponde quindi a circa il 10% del totale delle iscritte.
LA META' SUBISCE MOLESTIE -I risultati dell'indagine parlano chiaro: quasi la metà delle donne medico (46,4%) afferma di aver subito molestie in generale. Addirittura tra le «over 65» solo il 25% dichiara di non aver subito un qualche tipo di violenza. Per il 6,8% delle donne l'episodio di molestia è avvenuto negli ultimi 12 mesi, per il 24,7% negli ultimi tre anni e per il 68,5% oltre tre anni fa. Nel 57,5% dei casi si tratta di episodi sporadici, nel 30,6% di casi ripetuti e nell'11,9% di episodi molto frequenti. Ad essere più spesso vittime sono soprattutto le donne dai 35 ai 54 anni, le nubili e le separate o divorziate. La gran parte delle molestie si verificano sul posto di lavoro. Non a caso nella maggior parte dei casi (41%) il molestatore è il datore di lavoro o un superiore. Seguono un estraneo (23,7%), un collega (25,4%), un amico (4,1%), compagni o fidanzati (3,2%).
I MOTIVI - Alla domanda di indicare il motivo dell'ultima o più importante molestia subita, le donne medico intervistate hanno risposto così: nel 27,9% dei casi il molestatore voleva attrarre l'attenzione della donna, mentre nel 20,6% voleva metterla in cattiva luce. Naturalmente le molestie hanno ricadute sul comportamento delle vittime: il 34,9% delle professioniste ha cambiato il suo modo di fare sul luogo del lavoro, il 17.7% ha assunto atteggiamenti difensivi e il 14,3% ha dovuto cambiare le proprie abitudini di vita e di lavoro. Oltre ai comportamenti, le molestie impattano sulla salute psichica delle donne. Quasi il 40% si trova in uno stato generale di stress, circa il 27% teme di vivere altre esperienze analoghe e sviluppa maggiore aggressività, il 17% circa vive in uno stato d'ansia e panico ed è preoccupata per la propria sicurezza personale. Un 17,4% vive a seguito delle molestie subite una vita più solitaria essendosi isolata dalla vita di relazione e il 10,2% dichiara di perdere giorni di lavoro. Circa un quarto delle donne medico che hanno subito violenze ne parla, chiedendo aiuto, soprattutto ai familiari, ai parenti e agli amici fidati. Ma la maggioranza non ne parla con nessuno (43,8%). Solo il 10,2% si rivolge ad un legale, alle forze dell'ordine (7,5%) o a uno psicologo (7,4%). Le donne vittime, in sostanza, tendono a non esternalizzare la molestia.
PENALIZZATE SUL LAVORO - Prendendo in esame solo la sfera professionale, l'indagine rivela che oltre la metà delle donne medico (52,8%) afferma di vivere condizioni disagevoli. Le donne in camice rosa che sono state penalizzate sul lavoro (difficoltà ad ottenere promozioni, incentivi e riconoscimenti) sono il 50,4% rispetto al 26% delle donne italiane. Il 13,5%, rispetto al 7,6% delle donne italiane, dichiara invece di aver subito sanzioni e controlli immotivati. E ancora: il 34,8% afferma di aver avuto problemi creati da altri nell'interagire con i colleghi con cui in precedenza andava d'accordo, rispetto al 17,1% delle donne italiane. E il 42,8% delle professioniste dichiara di essere stata esclusa da riunioni e informazioni. Le molestie possono anche degenerare in veri e proprie aggressioni. Il 4% delle donne medico dice aver subito violenze fisiche, rispetto al 2,1% delle donne italiane. Si tratta in maggior percentuale di donne anziane - che confessano di aver subito aggressioni in passato - o tra i 35 e i 44 anni e vedove (quasi 4 volte in più delle altre). Un dato, questo, significativo. Emerge infatti chiaramente che le aggressioni fisiche ai 'camici rosá sono il doppio rispetto a quelle subite dalle donne italiane.
UN PROFONDO DISAGIO - «Gran parte dei risultati dell'indagine -sottolinea il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Mario Falconi - purtroppo dimostrano che era oltremodo opportuno esplorare il microcosmo delle donne medico, perché gli attacchi subiti alla qualità della prestazione professionale, all'immagine sociale, alla relazione sociale e le violenze fisiche si attestano su percentuali sensibilmente maggiori rispetto alle altre donne italiane». Per Falconi, «l'analisi ha fatto emergere un profondo disagio di lavoro e di relazioni che le donne medico subiscono sia all'interno sia all'esterno dell'ambito lavorativo e quello che è più sconcertante - conclude - è che le discriminazioni, le vessazioni e le violenze vengono esercitate soprattutto verso le donne più fragili, che non possono ricorrere alla protezione dell'ambiente sociale e familiare».

Donne medico: una su quattro ha subito molestie sessuali 31 maggio 2011


Missing Children, Trafficking And Growth Of Child Slavery


“If you love your children, if you love your country, if you love the God of love, clear your hands from slaves, burden not your children or country with them.” – Richard Allen
India, as the second most populous country is a home to 19% of the world’s children. About 427 million children live in this country comprising for 42% of its population. But as they say, India is a country of contrasting realities. On one hand our economy is flourishing and on the other hand the average income of an Indian is not more than three thousand rupees. This renders a large part of the population vulnerable to abuse, exploitation and harm because of which we have at least 15 million children work as bonded labourers in India.
The issue of children missing from their homes is not new to this country but this issue has exacerbated over the years owing to widespread poverty, discrimination and exploitation of a certain section of the society. According to the Human Rights Commission (NHRC), approximately 45000 children go missing every year, one fourth of whom are never traced. West Bengal comes second in the list of the state with the most number of missing children (Maharashtra ranks first) where 16000 children go missing every year.
“They said-‘you are old, we will not take you.”
Various studies have identified Bengal as a major source, transit and destination for child trafficking and because of this we need to know what exactly what motivates so many parents to send their children away with people they barely know. According to a recent research, 67% of the children missing were girls and 33% were boys. Majority of the children were between 15- 18 years of age with an educational background of up to 5th standard. While 83% of the children left home for work, 11.67% were taken out under the pretext of marriage. But the most surprising fact is that only 16% of the cases were reported to the police or the panchayat as the rest of the parents had tried to get information on the child themselves or through other contacts.
“No, I haven’t spoken to anyone about this. But whenever I pass by that area I visit ‘them’ in the hope that they will be able to give me news about my daughter.”
In districts like North and South 24 Parganas about 49.54% of the children were reported missing over two years. And hence the question arises as to –“when do the parents of missing children realise that their wards are not traceable?” This bring us to the ‘Modus Operandi’ which is followed in most areas due to which so many children go missing every year. Every village has a group of people who come and offer work to parents of the girl children. Majority of children are sent away with these contractors while the others are trafficked by their own relatives. There is a hierarchy of people who work behind such an enormous flesh trade in return of a commission. There have been instances where their agents have prospered so much that they have migrated to Delhi. Having said that, – ‘befriending parents of vulnerable families is the key to this business.’ The process takes time and involves a lot of financial investment in order to make the parents believe in these agents but finally they give into it and send their children off to fend for themselves in exchange of a meagre amount of money.
“How can we approach the police? We get scared only by seeing them.”
Parents tend to have limited interaction with their children after they have left home. And mostly the children are kept from letting their folks know about their whereabouts. It was seen that around 73% of the respondents attributed to the absence of communication to ascertain that their child was missing, as for the others the children just left home and did not return. And inspite of that the parents keep hoping that the children will return someday instead of just reporting the matter to the police. But the ones who did complain were not provided much assistance for the same. The common remarks were,-“Why did you send your child out. You don’t care about your children. You are only concerned because you have not received money.”Even a FIR is denied to the people unless the person responsible for taking the child is identified. So what happens ultimately to these children? Do they fade into oblivion, forever?
It has been noticed that these children are mostly taken to metropolitans like Delhi, Kolkata and are made to work under tremendous pressure (both physical and mental.) Also, many agencies after recruiting the girls changed their names, thus making the process of tracing the missing girls even more complex. Thus, we not only have to stress on the fact that such cases are reported to the police but ensure that the police take this forward and try and track the children to the best of their abilities. For this purpose there should be a Child Welfare Officer in every police station who is in charge of keeping records of children and also maintain the clues procured during the investigation process. Hence, the officers should be trained and provided technical support in order to help them serve the community better. Even if it is just a GD, the officers must take an effort to follow up on the given case. Also the National Crime Records Bureau (NCRB) must update itself from time to time so that the information flow is constant and accurate. At state level an officer of DIG rank should be in charge of the missing children and review the status of the investigations of these children on a quarterly basis. Lastly, let us be reminded of the Nithari case and promise ourselves that we will take care of our children better, build our own safety network and protect them from perpetrators who are on the lookout for destroying the lives of these young minds, forever.

Missing Children, Trafficking And Growth Of Child Slavery May 25, 2011


domenica 29 maggio 2011

"Era feroce e rozzo Voleva soltanto bianche americane"

Era un «violento». Tanto da perdere il «privilegio» di poter accedere ai servizi della sua agenzia, la più piccante e ricercata sulla piazza. A inchiodare - sempre di più Dominique Strauss-Kahn alle sue responsabilità è Kristin Davis, la «Madame di Manhattan» che fece tremare i potenti americani al tempo dello scandalo Eliot Spitzer, l’ex governatore dello Stato di New York pizzicato a frequentare «ragazze della notte». Le sue, ovviamente, quelle di madame. Che ora, con il Daily Telegraph di Londra, vuota il sacco.

«Era un mio cliente», ha raccontato Davis al quotidiano britannico. «Quando gli uomini abusano le donne io non sono più disposta a proteggere le loro identità». Secondo la Davis Strauss-Kahn la chiamava direttamente sul cellulare per organizzare appuntamenti da due ore in stanze d’hotel. Tariffa standard: 1200 dollari. «Voleva ragazze americane “purosangue”, dalla faccia acqua e sapone, possibilmente originarie del Midwest», prosegue. E fin qui la maîtresse a stelle e strisce non ci trova niente di esecrabile. L’intoppo viene però dal comportamento dell’ex banchiere. «Una ragazza si è lamentata, ha detto che aveva un atteggiamento violento, feroce. E non ha più voluto incontrarlo». Era il gennaio del 2006. Il settembre successivo Strauss-Kahn era a New York per una conferenza organizzata da Bill Clinton e l’incidente si ripeté. Questa volta la squillo in questione era una giovane brasiliana. «Mi ha consigliato di non inviargli più ragazze nuove», nota la Davis. Come e quando si siano conclusi i rapporti fra i due non è chiaro. Di certo c’è che nel 2008 la super escort finisce dietro le sbarre a Rikers Island, come Dsk - per favoreggiamento della prostituzione. L’«affaire» travolge Spitzer. Colpevole, tra l’altro, di essersi fatto un nome nella battaglia per riaffermare i sani valori americani e che, da procuratore di New York, s’era guadagnato il nomignolo di «sceriffo di Wall Street».

A sudare freddo però sono in molti. Anzi, stando a madame moltissimi. Sul suo libretto nero, dice, ci sono infatti segnati più di 10 mila nomi importanti: ricchi, potenti, Vip di varie nazionalità e tonnellaggio. Una vera e propria industria del sesso d’alto bordo che - è sempre lei a parlare: nel 2009 ha infatti scritto un libro-verità sulla sua storia, «The Manhattan Madam» - fatturava cinque milioni di dollari l’anno, dava lavoro ad almeno 50 ragazze e allungava i suoi tentacoli, oltre che nelle città chiave americane, sino a Londra e Parigi. «Ho messo in piedi il giro di prostituzione di maggior successo nella storia del sesso a pagamento», spara sul suo sito Internet. Kristin, infatti, cade ma in piedi. E si re-inventa. Cosa in fondo non troppo strana per una che esce dal liceo a 15 anni, prende una laurea in Economia e un Master in Psicologia e arriva al grado di dirigente in un hedge fund della Grande Mela. Ora si batte per i diritti delle donne e ha minacciato di candidarsi alla carica di sindaco di New York se nel 2013 Spitzer oserà proporre il suo nome. Quanto alle dichiarazioni effettuate a proposito di StraussKahn, il suo avvocato ha scelto la via più sicura: «No comment».

"Era feroce e rozzo Voleva  soltanto bianche americane" 20/05/2011


sabato 28 maggio 2011

Seviziata e uccisa, indagini su “snuff movie”

Il caso della lucciola romena, ancora non identificata, trovata morta in modo atroce, incaprettata, dentro un box a Cinisello Balsamo (Milano), non sembra per ora inquadrarsi in contesti abituali, come quello di un maniaco o magari di un killer seriale. Al contrario, tra le molte ipotesi, gli investigatori dell’Arma, che stanno ancora indagando a tutto campo per raccogliere al meglio tutti gli elementi senza pregiudiziali, non escludono quella ancor più inquietante un giro di “snuff movies”, i filmati venduti a prezzi altissimi che riprendono violenze dal vero. Bocche cucite, però, in merito, almeno fino alla convalida del fermo di Antonio Giordano, il muratore proprietario del box bloccato dai carabinieri durante la perquisizione. 
Per l’esatta definizione del reato, però, servirà probabilmente il responso dell’autopsia prevista per oggi perché, come fanno notare nonostante il massimo riserbo gli inquirenti, tra una donna morta perché lasciata incaprettata e una volutamente uccisa in quel modo, passa la differenza che c’è tra un omicidio per strangolamento e un omicidio colposo dovuto ad asfissia, o come “conseguenza di altro reato”.
A non far tornare i conti, in primis, c’è la figura del fermato, un uomo che da un po’ di tempo viveva ai margini, con lavori saltuari, senza soldi in tasca, addirittura senza lavarsi. Un uomo che nonostante fosse tornato a vivere a casa della madre, dopo la separazione, non si vedeva nemmeno tutti i giorni. Uno dei quesiti degli investigatori, dunque, è se un uomo così ridotto possa essere la mente di reiterate violenze. O magari solo un maniaco. Oppure la manovalanza di qualcun altro. In questo senso i carabinieri stanno verificando, tra le tante, anche la testimonianza di un condomino, un muratore romeno, che ogni mattina, recandosi a sistemare i suoi attrezzi in un box vicino a quello del delitto, vedeva arrivare una donna molto bella, alta, dai capelli lunghi e lisci, neri, vestita in modo sexy ma elegante. Una donna di circa 40 anni, distinta, che arrivava nel box intorno alle 7, ci stava un po’ e poi se ne andava. Gli investigatori non hanno voluto precisare se tra il materiale video porno trovato nel box ci fossero anche filmati autoprodotti. Mentre è ormai chiaro che la prostituta aggredita dall’uomo, sabato scorso, era scappata perché non era d’accordo sul tipo di prestazione, troppo violenta.

venerdì 27 maggio 2011

Stupri correttivi Il caso di Noxolo Nogwaza

La calciatrice ventiquattrenne Noxolo Nogwaza è stata rapita e brutalmente uccisa il 23 aprile scorso. Attivista della comunità LGBT, aveva anche lavorato per l'organizzazione Ekurhuleni PrideUn altro caso tragico di stupro correttivo in Sudafrica si aggiunge alla lunga lista degli ultimi anni.
Succede nel Sudafrica del post-apartheid che festeggia il 17esimo anniversario dell’indipendenza. Succede in un Paese progressista, dove i matrimoni omosessuali sono legalizzati e sulla carta esiste una delle Costituzioni più moderne del mondo. Nello stesso Paese, una spirale di violenza quotidiana attraversa la società, nell’indifferenza generale della stampa e dei governi. Lo stupro “correttivo” come pratica di correzione dell’omosessualità e rieducazione delle lesbiche attraverso rapporti sessuali forzati è una prassi ormai consolidata che sfocia spesso nella distruzione fisica del diverso. Un fenomeno che coinvolge donne sudafricane, non solo povere ed emarginate, ma di colore, spesso ancora adolescenti al di sotto dei 16 anni di età. I dati sono allarmanti, il governo ha promesso, nelle ultime settimane di varare misure concrete per gli autori delle violenze, perché l’assassinio di Nogwaza è solo l’ultimo di una lunga serie, centinaia al giorno negli ultimi dieci anni, spesso con epiloghi tristi.
I numerosi casi, tornati alla ribalta della stampa negli ultimi anni grazie alla denuncia di associazioni nate a sostegno delle vittime, presentano le modalità tipiche di quello che può essere considerato un rito di rieducazione. Stessa spietatezza, stessa follia, stessa illogicità. E su Nogwaza è sceso il silenzio della stampa, tranne la diffusione della notizia su blog e testate in gran parte stranieri. Eppure la storia di Noxolo è simile a quella di Nokuthula Radebe, una ventenne uccisa qualche mese fa, a quella della campionessa di calcio Eudy Simelane o ad altri episodi come quello di Millicent Gaika, la cui vicenda era stata raccontata dall’Huffington Post a gennaio: legata, torturata e stuprata ripetutamente per cinque ore da un uomo che continuava a ripeterle di voler“correggere” la sua malattia.
Il mese scorso anche Noxolo Nogwaza torna a casa in una normalissima serata e viene brutalmente assassinata. La sua testa è fracassata, il viso irriconoscibile, i denti sparsi a terra e un preservativo è rimasto a fianco del corpo senza vita. L’associazione Luleki Sizwe (dall’unione dei nomi di due donne che sono morte a causa delle conseguenze di uno stupro correttivo, l'una di meningite e l'altra di Aids), già lo scorso anno ha lanciato una petizione per riconoscere lo stupro correttivo un vero e proprio crimine di discriminazione. Sulla complessità e sulle resistenze incontrate dall’iniziativa pesano fattori come l’accettazione da parte della comunità di pratiche di questo genere, il dilagante maschilismo della società sudafricana, la paura di denunciare e, non da ultimo, il silenzio della Chiesa cattolica che, in Paesi come l’Uganda, si è addirittura espressa a favore di leggi che puniscono le donne con la reclusione se colte in flagranza di reato. Laddove il reato è costituito dal diverso orientamento sessuale. La stessa condanna espressa da Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Svezia e la minaccia di sospendere gli aiuti economici, sono stati interpretati come un tentativo di ingerenza di forze esterne nella sovranità dello Stato sudafricano.
Rompere il silenzio e denunciare gli stupri correttivi è il primo passo per comprendere che episodi come questi sono indicativi dello status delle donne. E quest’aspetto riguarda l’importanza del cammino dei diritti civili di tutti i Paesi del mondo.

Stupri “correttivi” in Sud Africa. Il caso di Noxolo Nogwaza 27 maggio 2011


giovedì 26 maggio 2011

Pedopornografia, condannato il pervertito del web

eva un vizio piuttosto grave: non riusciva a smettere di scaricare da internet filmati pedopornografici. Un bellinzonese di 46 anni era stato arrestato nel 2006 e ieri è stato condannato ad una sanzione di 21mila franchi, poco più di 15mila euro, che è stata sospesa con la condizionale per un periodo di tre anni.
In 6 anni il condannato ha scaricato oltre 1.000 filmati dal web. “
Era diventata come una droga. Non riuscivo più a smettere” ha dichiarato l’uomo, che si dice pentita del gesto.
La polizia ha trovato e sequestrato gli hard disk del computer, sui quali c’erano, oltre ai
1.111 filmati con immagini di bambini, anche 228 film pornografici con animali e 124 film con escrementi umani.

Pedopornografia, condannato il pervertito del web 


Dead or Alive: Porno Dimensions

Eurogamer, attraverso la sua sussidiaria svedese, riporta che Dead or Alive Dimensions, il nuovo capitolo del picchiaduro Tecmo per Nintendo 3DS, non uscirà in Scandinavia.

Secondo quanto riportato dal sito svedese, il motivo risiederebbe nei presunti contenuti pedo-pornografici presenti nel gioco. Tutto sembra partito da alcune considerazioni fatte presso un forum non meglio identificato, dalle quali emergeva il fatto che il gioco potesse infrangere le severe leggi svedesi sull'argomento pornografia e pedo-pornografia: in particolare, il fatto di poter ritrarre Kasumi, Koroke e Ayane, tre personaggi minorenni, nel "Figure Mode", con la possibilità di inquadrarne le parti "intime" seppure non mostrando nudità, costituirebbe una possibilità di infrazione della legge.

La questione è piuttosto nebulosa, anche perché, non essendo personaggi nudi, difficilmente la cosa potrebbe infrangere la legge, come sembra abbia risposto addirittura la stessa polizia svedese interpellata sull'argomento. Tuttavia, anche in seguito ad un recente caso di rilevanza nazionale avvenuto in Svezia, in cui un traduttore di manga è stato accusato di possesso di materiale pedo-pornografico, il distributore locale Bergsala e Nintendo hanno deciso di comune accordo di evitare ogni potenziale problema e ritirare il prodotto dal mercato. "Nintendo of Europe ha deciso di non distribuire il gioco in Svezia, per varie ragioni. Non vogliono al momento indicare tali ragioni" hanno affermato entrambe le compagnie a Eurogamer Sweden. A quanto pare, la scelta porterà alla cancellazione del gioco in Svezia, Danimarca e Norvegia.


Dead or Alive cancellato in Scandinavia per contenuti pedo-pornografici 20 maggio 2011


Cambogia, dove anche la verginità diventa una merce che si vende


Lungo i marciapiedi di Phnom Penh si può comprare di tutto. Anche la verginità di ragazzine giovanissime. Proprio come quando in viaggio si comprano cartoline o souvenir. La Cambogia è una delle mete emergenti del turismo sessuale con minori. Lo denuncia una ricerca di Ecpat 1(End child prostitution, pornography and traffick), l'associazione che lotta contro la pedofilia, lo sfruttamento sessuale e la tratta dei bambini. L'associazione rivela che il 31,6% dei clienti è straniero, il 68,4% è cambogiano.


Il mercato delle ragazzine illibate, come conferma lo stesso studio, è uno dei più importanti fattori del mercato locale del sesso. Secondo credenze locali, completamente false, la verginità, richiesta spesso da uomini di potere e ricchi, oltre a non comportare rischi di contagio del virus hiv/aids, ridoni forza e vitalità. Il 46% delle giovani interpellate che hanno venduto la propria verginità, hanno dichiarato di esservi state costrette con la forza. Una ragazza su quattro, poi, ha spiegato di essere entrata nel mondo della prostituzione in questo modo. Così in un bar al centro di Phnom Penh, Gioia racconta di aver venduto la sua verginità "per 200 dollari a un uomo ricco, dopo aver lasciato gli studi perché divenuti una spesa insostenibile".

Storie di soprusi e di violenza. Sono storie di adulti che sfruttano l'innocenza di chi non può difendersi, ma anche di ragazzine abbandonate che non trovano altro modo per vivere. "Arrivando, mentre cercavo un ristorante per cenare - racconta Fabio Bellumore di Ecpat - , un uomo mi si è avvicinato e mi ha detto: 'Posso trovarti ragazzine giovanissime, di qualsiasi età'. Con queste parole mi dà il benvenuto la Cambogia".

"In seguito all'approvazione della legge del 2008 il fenomeno ha cambiato pelle: meno bordelli, troppo vistosi, e più locali camuffati da posti tranquilli. Qualcuno qui la chiama 'la democratizzazione, la normalizzazione della prostituzione', aggiunge Bellumore.

Delle ragazze intervistate per Ecpat Cambogia nel 2010, circa il 50% dichiarava infatti di incontratre i clienti nei Karaoke Bar o nelle birrerie. Le ragazze guadagnano, in media, 50-60 dollari al mese, non tenendo conto dei rapporti: per una notte una ragazza può richiedere 20 dollari o poco più.

Pornografia. Nel paese un altro crimine strettamente legato a quello della prostituzione è quello della pornografia. Degli uomini incontrati nei karaoke bar e "intervistati", grazie allo studio, il 41% ha ammesso di realizzare immagini pornografiche con le ragazze. Nel luglio del 2009, un turista sessuale giapponese, poi condannato a 6 anni dalla corte di Sihanouk, aveva pagato tra i 2 e i 5 dollari per foto di bambini nudi tra i 7 e 14 anni che avevano posato per lui.

Il lavoro dei bambini. La Cambogia è un Paese giovane, il 33,2% della poolazione ha meno di 14 anni, il 63,2% tra 15 e 64 anni, e solo il 3% ha più di 65 anni. I bambini sono duinque spesso un sostegno per le famiglie. Tra il 1998 e il 2008, secondo uno studio dell'Ilo (2010), il numero dei bambini lavoratori tra i 5 e i 17 anni è aumentato dall'8,3% al 9,7%, mentre l'incidenza del lavoro tra i bambini dai 5 ai 14 anni è arrivata al 32%. 

Un paese molto povero. Il paese cresce, ma è ancora troppo povero. Fino alle crisi alimentari e finanziarie (2008-2009) aveva un prodotto interno in crescita: + 13% nel 2005; +6,7% nel 2008. Nel 2009, con la diminuzione degli investimenti esteri, provenienti soprattutto dalla Corea del Sud e dalla Malesia, è calata la ricchezza. Il tasso di mortalità infantile entro il primo anno di vita resta elevato ed è il più alto della regione: 65 morti ogni mille nascite, mentre 88 bambini ogni 1.000 muoiono prima di aver compiuto 5 anni. Per avere un termine di paragone, in Italia il dato è rispettivamente di 10 su 1.000 e di 4 su 1.000.

L'aiuto. L'Ecpat ha avviato una serie di progetti in Cambogia 2. Fra questi anche iniziative per aiutare le ragazzine ex prostitute. Inoltre è possibile sostenere bambini in condizione di bisogno, contribuendo alla loro scolarizzazione. Un modo per rendere anche i minori cambogiani più liberi.




Cambogia, dove anche la verginità diventa una merce che si vende 02 maggio 2011



Sora Aoi, la pornostar che fa impazzire la Cina

Il suo nome compare in oltre 41 milioni di pagine su Google, superando perfino il mitico presidente Mao Tse-Tung. Sora Aoi, attrice porno giapponese, ha conquistato milioni di fan grazie ai film di cui è protagonista, tra cui Big tits zombie.
Comunicando con i fan attraverso i social network, l'attrice 28enne è diventata famosa in ogni angolo dell'Asia. Ma è in Cina, dove il mercato del porno è formalmente vietato, che Sora ha ottenuto il successo maggiore, sfidando la censura imposta dallo Stato.

Tra le opere per cui tutti ricordano Sora svettano, oltre a Big tits zombieSora will relieve you greatly e Obedience-masochist secretary. L'attrice, tuttavia, non ha recitato solo in pellicole per adulti.
Ha partecipato, per farsi conoscere da un pubblico più vasto, anche a diversi film horror, senza bisogno di svestirsi. E così è riuscita a ottenere una discreta fama, anche fuori dalle produzioni a luci rosse. E, in particolare, ha puntato su Pechino.
ll suo successo dimostra come la nuova classe media cresciuta con il boom economico ha una grande voglia di libertà, anche quella di vedere i film a luci rosse di Sora.
UN'OPERAZIONE DI MARKETING. La chiave del successo di Sora è la capacità di usare internet. «Ho pranzato con i miei amici», ha scritto ai fan su Weibo (il clone cinese del più noto Twitter), «e dopo siamo andati a fare un giro al parco». Può sembrare un messaggio banale, ma i post come questo sono visti e commentati quotidianamente da migliaia di fan. Ed è così che l'attrice ha costruito il proprio mito.

Massima attenzione al ministero della Cultura

Sora è giapponese, ma ha studiato per anni il mandarino, sia orale che scritto, per avvicinarsi alla cultura cinese. L'anno scorso ha pubblicizzato la raccolta fondi per il terremoto che ha colpito la Cina occidentale e ha scritto su Weibo alcuni messaggi di solidarietà delle città colpite. Anche grazie a questi gesti, è vista come una ragazza sincera e sensibile, a differenza delle altre pornostar che, di solito, sono fredde e false nei loro atteggiamenti.
L'abilità di Sora è riuscire ad attrarre gli uomini e, contemporaneamente, essere simpatica alle donne. Il tutto prestando grande attenzione a rispettare una regola fondamentale:  evitare ogni problema con il ministero della Cultura.
PORNO E LEGALITÀ. Sora ha raggiunto 2,8 milioni di fan cinesi su Weibo e ora tutti parlano di lei. Il suo successo rende evidente l’apertura crescente della società cinese, dove nel dibattito pubblico la pornografia sta acquisendo una sua dimensione, anche se tra mille difficoltà.
La pornografia è illegale nella Cina continentale e i siti a luci rosse vengono chiusi. Ma, grazie a server stranieri, i cinesi continuano ad avere accesso ai siti hard, aggirando i provvedimenti presi dal governo.
Certamente il cinema a luci rosse è ostacolato dalla mentalità un pò bigotta che continua ad avere buona parte della popolazione.
Ora, forse anche grazie a Sora, la Cina sta cambiando punto di vista sul porno. Non tutto il Paese, del resto, è schierato contro l'industria del porno. A Hong Kong, per esempio, è stato realizzato il primo film a luci rosse in 3D, Sex and Zen.

Per quanto riguarda la prostituzione, invece, il discorso è diverso. Il sesso a pagamento, in Cina, è davvero fuori legge, anche se non mancano i centri massaggi a luci rosse. E i parrucchieri 'particolari' dove lavorano molte ragazze carine. 


Sora Aoi, la pornostar che fa impazzire la Cina 25 Maggio 2011

Biologia del dominio: sullo stupro correttivo e la violenza istituzionale

La donna che vedete nella foto si chiama Millicent Gaika. La sua storia l'abbiamo conosciuta in quest'ultimo periodo in rete: qualche settimana fa, infatti, Millicent è stata vittima di uno stupro cosiddetto “correttivo”una pratica con la quale gli uomini tentano di “correggere” la “devianza” delle ragazze e delle donne lesbiche. Il suo “correttore”, Andile Ngoza, durante la violenza le ripeteva frasi come «so che sei lesbica. Non sei un uomo, pensi di esserlo, ma ora ti faccio vedere che sei una donna». Arrestato, è stato rilasciato su cauzione – l'equivalente di 10 dollari – e adesso è a piede libero. Niente di stupefacente, comunque, se si considera che il Sud Africa ha deciso di affidare le chiavi del potere nazionale a Jacob Gedleylhlekisa Zuma, uno dei principali esponenti del movimento anti-apartheid sul quale pendeva fino a non molto tempo fa l'accusa di aver “corretto” la figlia lesbica di un suo amico. Il processo che l'ha scagionato – c'è da scommetterlo – farebbe dubitare della propria posizione anche il più fervente difensore dei giudici che tanto di moda sembrano andare in questa fase storica del nostro paese. Ma questa è un'altra storia...

Nonostante la “rainbow nation” sia stata inneggiata per la lotta contro le discriminazioni (tanto da essere stato il primo paese al mondo ad inserire nella propria carta costituzionale – art. 1, paragrafo b) - il reato di discriminazione su base sessuale) la realtà oggi è ben diversa, tanto che quella degli stupri correttivi sta diventando una vera e propria piaga sociale. Dal luglio 2007, data del primo caso noto - sono trentuno gli stupri correttivi denunciati, ventiquattro dei quali conclusi con l'uccisione della vittima. Il caso più conosciuto a livello internazionale è sicuramente stato quello di Eudy Simelane, la “stella” della nazionale femminile di calcio, trovata seminuda ed uccisa con venticinque coltellate all'alba del 28 aprile 2008. 

Nonostante il lavoro delle organizzazioni locali, però, le grandi ong che si ergono all' ”universale” difesa dei diritti umani, né i media mainstream né i governi “democraticamente umani” dell'Occidente sembrano interessarsi al problema o, quanto meno, sembrano identificarlo come meno rilevante rispetto a diritti umani più “spendibili” in termini di regime change (il caso Sakineh-Iran di qualche mese fa – peraltro completamente rimosso dai media occidentali – riecheggia ancora nelle orecchie di molti...). Tale mancanza potrebbe avere due chiavi di lettura: o l'incuria derivante dalla mancanza di interessi “strategici” - economici e/o neo-coloniali (l'affaire Libia insegna) - dell'Occidente in Sud Africa oppure, semplicemente, il fatto che né la cara vecchia Europa né gli Stati Uniti d'America – culla di civiltà e democrazia – possano ergersi a “moralizzatrici” dato che anche da noi il fenomeno omofobico sta diventando sempre più preoccupante.

In tal senso decade – ahinoi, verrebbe da dire – anche la possibilità di identificare quella omofobica come una pratica “barbara”, cioè derivante da un'assenza di cultura: Joe Rehyansky, infatti, è un veterano del Vietnam che, dall'alto della sua posizione di magistrato (una delle figure che l'Occidente ha eletto da secoli come strettamente legata ad un alto livello culturale), lo scorso 22 novembre pubblicava su “The Daily Caller” un articolo nel quale sostiene l'idea di dare la possibilità alle ragazze lesbiche di arruolarsi, così che i “portatori di virilità” del genere Rambo&affini possano “convertirle”. Dunque – dato l'alto numero di adepti del pensiero rehianksyano – dobbiamo ammettere che o i c.d. “paesi civilizzati” non lo sono poi così tanto (o – dall'altro lato – i paesi “incivilizzati” non lo sono poi così tanto...) oppure dobbiamo iniziare a considerare l'idea che la pratica omofobica – o machista che dir si voglia – non sia legata al livello di cultura raggiunto dalla società a cui guardiamo. Ma torniamo al Sudafrica...

«Le ragazze hanno paura di denunciare i loro stupratori» - dice Ndumie Funda, fondatrice di LulekiSizwe, un'associazione che fornisce sostegno a donne e ragazze lesbiche spesso cacciate di casa - «perché i poliziotti non le prendono sul serio, ridono di loro e dicono che le ragazze se la sono cercata perché “scimmiottano i maschi”». 

Come fidarsi, d'altronde, di chi si fa professionista della repressione, cioè di chi – per definizione – è titolare del potere di esercitare violenza sul corpo altrui? E qual è la differenza tra la violenza – intesa alla maniera del padre dei “peace studies” Johan Galtung - dello Stato, cioè della forma di potere istituzionalizzata e legittimata e la violenza che esercita il maschio nella società che accetta la discriminazione omofobica, cioè nella società – quella patriarcale - in cui quella stessa figura maschile è istituzione? 

Il paragone tra queste due istituzioni – Stato e potere maschile nella società patriarcale – lo si può constatare anche da un altro punto di vista che potremmo definire “di possesso territoriale”: sappiamo dal diritto che uno degli elementi costitutivi di uno Stato è il territorio che, da definizione, è “la porzione di spazio fisico sulla quale lo Stato esercita la sovranità”.Cosa è – nell'ottica maschilista – il corpo se non un territorio sul quale esercitare la propria sovranità? 

Non c'è bisogno di tanti voli pindarici (né di scomodare società altre dalla nostra) per capire questo aspetto, basterebbe andarsi a riguardare quel che diceva fino a pochi decenni fa l'art. 587 del Codice Penale utilizzato nel nostro paese, che attenuava la pena per chi si fosse macchiato del c.d. “delitto d'onore” che – potremmo dire riadattando il concetto al contesto statuale – altro non è che la risposta ad una violazione della “sovranità territoriale” maschile sul corpo della donna, della lesbica etc. etc. da parte di un altro maschio?


«Quando ci si chiede perché le donne lesbiche stanno diventando oggetto di violenza bisogna guardare al perché le donne vengono stuprate e uccise in così alto numero in Sud Africa» - dice Carrie Shelver, dell'ong sudafricana Powa - «bisogna guardare all'incremento della cultura machista, che vede le donne solo come oggetti sessuali. Una donna lesbica, quindi, rappresenta la più grande offesa a questo tipo di mascolinità».

La questione, a questo punto, potremmo porla in questi termini: come ci si può sentir protetti da un sistema (politico, economico, culturale, etc. etc.) che allo stesso tempo crea sia il male (lo stupratore, il maschilista, il “dittatore formato mignon”) che la sua cura (cioè la legge che, almeno sul piano formale, dovrebbe punire l'atto violento)? E ancora: è davvero quello legale/legislativo l'aspetto sul quale porre l'attenzione? In una società del controllo che pone come prima risposta quella repressiva quanto può risolvere – in termini sostanziali e non solo normativi – la creazione di una legge che vada a punire atti di violenza contro le donne o – generalizzando la questione – contro le fasce deboli della società? 

Potremmo riempire centinaia forse migliaia di carceri che già si “sovraffollano” di casi in cui basterebbe l'applicazione di regole di buon senso piuttosto che di regole e norme che stabiliscono - ad esempio – che i “reati per povertà” siano puniti più dei “reati per ricchezza” (basti considerare la disparità tra chi rischia dieci anni di galera per 50 grammi di prosciutto e chi si macchia del reato – depenalizzato – di “falso in bilancio”) senza arrivare neanche vicino alla soluzione del problema. 

Potremmo riempire centinaia, forse migliaia di carceri, ma il problema omofobico continuerebbe a permeare ampi strati delle nostre società. Perché – sarebbe bene forse ricordarlo di più – non tutto può essere “normato”, non tutto può essere risolto dall'iter dibattimentale in sede istituzionale che porta alla creazione di una legge formale. Tanto per rimanere al contesto italiano: perché – ad esempio – deve essere una legge “istituzionale” a dire ad una donna se è in grado o meno di esercitare il proprio ruolo materno in una situazione – quella della discussione sull'aborto – nella quale peraltro si assiste quotidianamente al terrorismo psicologico di chi, come il c.d. “movimento pro-life” (sul quale torneremo in un altro momento) si arroga il diritto di decidere anche sul corpo altrui? Oppure – per rimanere ancora alla più stretta attualità nostrana – perché deve essere una legge “istituzionale” a dire ad un individio nel pieno possesso delle proprie facoltà, se può morire o meno? «Il corpo è mio e lo gestisco io», urlava in piazza il movimento femminista durante quei formidabili anni (cit. Mario Capanna) della contestazione sessantottina. E se – riprendendo quello slogan – la corporeità è un affare individuale (che non vuol dire privato...) perché dovrei permettere allo Stato di decidere su di esso al posto mio? Perché se lo lascio decidere all'istituzione statale – cioè al gruppo di potere dominante – allora devo lasciarlo decidere, traslando il rapporto di forza, anche laddove lo Stato non c'è, cioè al padre-padrone della società patriarcale, al prete/imam/rabbino dello Stato confessionale e via discorrendo. Devo, per ritornare sul piano del corpo-territorio, permettere che il mio corpo venga colonizzato dall'esterno, allo stesso modo in cui l'Africa ed i paesi del c.d. “Terzo Mondo” sono da sempre colonizzati dal club degli eletti del Primo Mondo.

Cosa c'entra questo con il fenomeno degli stupri correttivi in Sud Africa?
C'entra perché se non è l'istituzione che detiene il potere a dovermi dire quando morire o quando abortire, non può neanche impormi il genere sessuale al quale devo appartenere, a maggior ragione se si considera – checché ne dicano la Chiesa e quei ferventi cattolici che insultano la propria religione ogni volta che aprono bocca – che non c'è niente di “naturale” nella scelta del proprio orientamento sessuale che, al contrario, è una questione tutta interna alle dinamiche culturali. È culturale l'aver mutuato l'opposizione di genere maschile/femminile dall'opposizione biologico-anatomica, grazie alla quale – non essendo presente in questa un terzo anatomismo sessuale – la cultura dominante non sa attribuire la giusta posizione a chi non appartiene a nessuna delle due facce in opposizione, basti considerare quel che avviene a livello linguistico – traino principe della identità culturale di una comunità – che prevede, quanto meno nella cultura occidentale, o la generalizzazione e l'uso “bipartisan” di “uomo” oppure – nel caso delle comunità anglofone – della reiterazione dell'opposizione maschile/femminile (basti considerare i pronomi personali). Non c'è posto, dunque, per quello che gli Ojibwe nordamericani definiscono Niizh manidoowag (“two spirits”), che nella cultura antica – come ci ricorda l'antropologo Francesco Remotti, autore tra gli altri di “Contro Natura. Una lettera al Papa” - ricopriva ruolo di mediazione tra i due generi ed al quale, proprio per questa sorta di funzione “superapartes” vennivano affidati ruoli di primaria importanza quali quello del veggente o del supervisore sulle proprietà familiari, sul lavoro agricolo o domestico.
«Le leggi della coscienza, che noi diciamo nascere dalla cultura, nascono dalla consuetudine [coustume]; ciascuno, infatti, venerando intimamente le opinioni e gli usi approvati e accolti intorno a lui, non può disfarsene senza rimorso né conformarvisi senza soddisfazione(...). Ma il principale effetto della sua potenza è che essa (la consuetudine, il costume, dunque la cultura) ci afferra e ci stringe in modo che a malapena possiamo riaverci dalla sua stretta e rientrare in noi stessi per discorrere e ragionare dei suoi comandi. In verità, poiché li succhiamo col latte fin dalla nascita e il volto del mondo si presenta siffatto al nostro primo sguardo, sembra che noi siamo nati a condizione di seguire quel cammino. E le idee comuni che vediamo aver credito intorno a noi e che ci sono infuse nell'anima dal seme dei nostri padri, sembra siano quelle generali e naturali. Per cui accade che quello che è fuori dei cardini della consuetudine (costume, cultura particolare), lo si giudica fuori dai cardini della ragione; Dio sa quanto irragionevolmente perlopiù.»
(Michel de Montaigne, “Della consuetudine e del non cambiar facilmente una legge accolta”, Essais, libro I, XXIII)
È interessante, in tal senso, come lo scorso 29 maggio, il presidente del Malawi Bingu wa Mutharika all'atto della concessione della grazia a due ragazzi condannati per aver celebrato il primo matrimonio gay nella storia del paese, abbia evidenziato come quel reato andasse – nell'ordine – contro la cultura, contro la religione e contro le leggi di quella comunità. Cultura, religione, leggi. Un ordine ben specifico per definire le “priorità” nell'architettura socio-statale.

Anche lo stupro – correttivo o meno – nell'ottica di quella che Pierre Bourdieu definisce “incorporazione del dominio” ricopre dunque un ruolo fondamentale. Basti guardare alla legittimazione che tale atto veniva dato in tempo di guerra, laddove era considerato “culturalmente naturale” che i vincitori sporcassero il ventre delle donne dei vinti, «future portatrici del seme maschile di quel Paese, di quel popolo, di quella religione», come scriveva Dacia Maraini in un articolo - “La violenza sessuale e la cultura della forza” - sul Corriere della Sera nel gennaio 2009. Potremmo dunque dire, ribaltando e in qualche modo “smontando” quel che abbiamo detto sino ad ora, che lo stupro di guerra fosse “naturale” e – addirittura – per dirla con Maria Rosa Cutrufelli, “conformista”. Così come “conformista” era vista l'omosessualità che addirittura ad Atene «occupava un posto di rilievo nella formazione morale e politica dei giovani», come è ancora Francesco Remotti a ricordarci nel già citato “Contro natura”. Proprio questo aspetto, peraltro, dovrebbe farci riflettere quando richiamiamo le radici della nostra identità culturale della quale – evidentemente – ben poco abbiamo compreso. Poi arrivarono la Chiesa – anzi, per la precisione arrivò direttamente «il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ossia il Dio degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani» tornando ancora su “Lettera al Papa“ - a sostenere i “vantaggi” dei rapporti eterosessuali (come ricorda spesso anche Roberto Benigni in una nota battuta...) e la società patriarcale ad inculcare l'idea che fosse l'uomo a doversi far carico della difesa della donna, iniziando a parlare dell'omosessualità come una pratica “contra naturam” (in maniera totalmente sbagliata, peraltro...) e dando così origine ad una vera e propria biologia del dominio utilizzata per giustificare il tentativo di "correggere" l'errore delle donne e delle ragazze lesbiche nel Sud Africa dalla costituzione più avanzata del mondo. D'altronde, anche i greci hanno messo Atlante, dunque un uomo, a sorreggere il mondo... 

«(...)Così, la logica paradossale del dominio maschile e della sottomissione femminile, di cui si può dire, contemporaneamente e senza contraddizione, che è spontanea ed estorta, si capisce solo se si prende atto degli effetti durevoli che l'ordine sociale esercita sulle donne (e gli uomini), cioè delle disposizioni spontaneamente adattate a quell'ordine che essa impone loro.(...)Se tale forza agisce come una sorta di innesco, cioè con una spesa estremamente ridotta d'energia, ciò dipende dal fatto che essa si limita ad attivare le disposizioni che il lavoro di inculcazione e di incorporazione ha depositato in coloro, uomini e donne, che, con ciò, le offrono presa(...)azione trasformatrice tanto più potente in quanto si esercita, essenzialmente, in modo invisibile e insidioso, attraverso la familiarizzazione insensibile con un mondo fisico simbolicamente strutturato e un'esperienza precoce e prolungata di interazioni abitate dalle strutture di dominio»
[Pierre Bourdieu, “Il dominio maschile”]

Biologia del dominio: sullo stupro correttivo e la violenza istituzionale 26 MAGGIO 2011



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