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“The Porn Myth”

San Francisco, Calif., ( CNA/EWTN News ) .- In 2013, Beyonce Knowles topped GQ’s list of “The 100 Hottest Women of the 21st Century.”  Th...

venerdì 29 luglio 2011

Vademecum anti-stupro per le donne a Roma

Non sono tempi facili per le donne italiane, e questo lo sappiamo bene. Crisi economica (ma anche valoriale) a parte, le cronache riportano episodi di violenza estrema (c’è chi parla apertamente di femminicidio, es. Simona Trabucco di UDI), fisica e psicologica: pensiamo al triste fenomeno dello stalking. Tali vicende sollevano un interrogativo: “Cosa si può fare per trovare delle soluzioni?”. A Roma, città che già per le sue dimensioni tende a sottrarsi a controlli preventivi davvero efficaci da parte delle forze dell’ordine, hanno provato a dare una risposta, attraverso la diffusione di una sorta di opuscolo informativo di 24 paginette. Nel libello, che si fregia del patrocinio del Comune, distribuito in metropolitana, sono dispensati alcuni elementari consigli che dovrebbero rivelarsi utili per evitare le classiche molestie sessuali, in strada come sul luogo di lavoro, dribblando così il maniaco di turno, che sembra nascondersi in ogni quartiere, anche se l’esperienza dimostra che spesso a rendersi protagoniste di tali reati sono persone che già conoscevano le loro vittime.
Sottotitolo a parte (“Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci”, non dovrebbe essere un diritto tout court?), sono stati alcuni suggerimenti banali quali “Non camminate in strade buie e non indossate abiti appariscenti” ad attirare più di una perplessità. A parte il fatto che sembrano più simili ai consigli della nonna, mai abbastanza preoccupata per i nipotini (“Non accettare caramelle dagli sconosciuti!”) ci si è domandati se gli autori di tale testo conoscono a fondo il mondo in cui vivono, dal momento che tutti vediamo che oggi metà delle adolescenti circola liberamente per le città con pantaloni a vita bassissima e il classico ombelico al vento, godendosi fino in fondo il senso di libertà tipico di tale età. Il vademecum è finito dunque per diventare bersaglio di parole di critica della storica rivista online “Noidonne.org” e di altri osservatori, come la deputata PD Federica Mogherini, segretaria della Commissione Difesa della Camera, che ha dichiarato quanto segue sul suo blog personale: "Col decalogo antistupro 'Vademecum per la tua sicurezza. Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci', patrocinato dal Comune di Roma e distribuito in 10.000 copie nel metrò della Capitale, finalmente la destra esce allo scoperto: la sicurezza non è un diritto da garantire a tutti i cittadini, donne e non, attraverso politiche per migliorare la qualità della vita, politiche sociali, politiche per l’integrazione, azioni di controllo del territorio e di contrasto alla criminalità serie e mirate, meno propagandate e più efficaci. Per la destra di Alemanno, niente di tutto questo. La sicurezza, al netto delle chiacchiere e della propaganda, è semplicemente un lusso, per le donne in particolare. Chi se la può permettere da sola, bene. Per le altre, pazienza. Roma merita di più, un’amministrazione che sappia rispettare le donne e assicurare politiche serie e credibili, a partire proprio dalla sicurezza". 

Vademecum anti-stupro per le donne a Roma 28 luglio 2011


giovedì 28 luglio 2011

Bimba di 5 anni violentata da tre 15 enni

Una bambina di 5 anni sarebbe stata costretta a subire abusi sessuali da tre quindicenni in un comune della provincia di Taranto. C'è massimo riserbo da parte degli inquirenti che stanno indagando dopo la denuncia presentata dai genitori della piccola. L’episodio è avvenuto nei giorni scorsi in una zona isolata a ridosso di un comprensorio di case popolari.

La bimba sarebbe stata attirata in un casolare e violentata dal branco. Ai genitori ha detto di essere stata aggredita da tre ragazzi. Non si sa per ora come i carabinieri, che si occupano delle indagini, siano riusciti a risalire ai tre quindicenni come presunti violentatori.

Taranto, bimba di 5 anni violentata da tre 15 enni 23/07/2011


Porno Student Services

Laura è una studentessa universitaria diciannovenne equando si rende conto che il lavoro part time non è abbastanza redditizio decide di rispondere a un annuncio scovato su Internet. Conoscerà così Joe, un 57enne alla ricerca di giovani donne da cui ricevere "attenzioni e tenerezze". La studentessa  accetterà  le avance di Joe e lo incontrerà in un hotel, giurando a se stessa che sarà l'unica volta. Ma i soldi facili fanno gola e la ragazza si troverà coinvolta in un vortice di scandali per arrivare a fine mese.  


Nel film «Student Services», diretto dall'attrice francese Emmanuelle Bercot, si racconta il dramma di tante ragazze costrette a prostituirsi per pagare le tasse universitarie e gli affitti delle stanze dove vivono: in Francia sarebbero, secondo le più recenti statistiche, più di 40.000 su circa 2 milioni totali di studentesse.
Tratto da un libro autobiografico di Laura D., intitolato «Mes chères études», «Student Services» ha per protagonista l'intensa Déborah François, scoperta dai fratelli Dardenne nel 2005 per il film «L'enfant». 
26 lug 2011

STUDENT SERVICES, LAURA STUDENTESSA PROSTITUTA PER PAGARSI GLI STUDI IN UN FILM DELLA REGISTA EMMANUELLE BERCOT 


All'asta Il filmino porno di Marilyn Monroe

Un filmino hard emerso non si sa come dall'immediato dopoguerra, tornato a galla dopo cinquant'anni abbondanti e nell'epoca del porno in 3d quel 16 mm, sgranato e in bianco e nero, è pronto a essere battuto all'asta per 500 mila dollari (ma il proprietario è sicuro di superare il milione).

Pochi sarebbero disposti a spendere una cifra simile per pochi fotogrammi di due giovani che fanno sesso di fronte all'obiettivo nel lontano 1946. Il discorso cambia se la protagonista è una giovanissima Marilyn Monroe
, la diva delle dive, che da quando è scomparsa, nel 1962 è entrata nel mito, inondando i decenni successivi di riscoperte e memorabilia.
Tra questi, appunto, il filmino hard che il prossimo 7 agosto sarà battuto all'asta a Buenos Aires  al Centro Culturale Borges, durante la Fiera Internazionale dei Collezionisti cinefili, da un astuto collezionista spagnolo, Mikel Barsa, già salito agli onori delle cronache una quindicina d'anni fa piazzando una copia dello stesso film a 1,2 milioni di dollari.

I critici gridano allo scandalo, alcuni anche alla truffa, dal momento che secondo molti esperti la ragazza non sarebbe affatto Norma Jean Baker all'età di vent'anni, ma soltanto una ragazza che le somiglia, con il mento un po' diverso, i denti diversi e le identiche forme esplosive proprie di Norma Jean prima che dimagrisse e diventasse il mito Marylin. 

Nel video, reperibile in rete senza alcuna fatica, si vede una ragazza bionda, dalle forme da pin-up, che ha un rapporto sessuale con un uomo. Nulla è lasciato all'immaginazione, in un vero e proprio filmino hard vintage. Alla fine dei sei minuti e 11 secondi, preliminari inclusi, i due hanno anche il tempo di fumarsi una sigaretta.


Search.xxx: il Porno Motore di Ricerca

Dopo aver convinto ICANN a sbloccare la pratica per l'istituzione dei domini XXX a puro tema pornografico, ICM Registry intende ora dare il La a un servizio di ricerca web esclusivo - idealmente capace di connettere i porno-consumatori e le aziende che avranno registrato i suddetti domini di primo livello (gTLD).

Atteso al lancio nei prossimi mesi in concomitanza con l'assegnazione dei primi gTLD a tripla x, Search.xxx indicizzerà esclusivamente i contenuti di domini "premium" quali porn.xxx e sex.xxx, ignorando la totalità del web non pornografico e raccogliendo profitti grazie alle partnership e all'advertising.ICM Registry ha annunciato l'iniziativa Search.xxx durante la convention YNOT Summit 2011, evento interamente dedicato all'industria pornografica tenutosi in quel di San Francisco lo scorso mese di giugno.


I domini a luci rosse continueranno naturalmente a essere indicizzati dai motori di ricerca più popolari, nondimeno ICM Registry usa l' "esclusività" settoriale di un servizio come Search.xxx per provare a convincere la riluttante porno-industria a sposare i discussi gTLD - da più parti visti come un ghetto prono alla censura e un modo per spillare enormi quantità di denaro ai siti specializzati.

Domini XXX, il search a luci rosse 15 luglio 2011


lunedì 18 luglio 2011

L'Irlanda attacca il Vaticano: "Ha coperto i preti pedofili"

Il governo irlandese ha accusato il Vaticano di aver promosso segretamente la copertura dei preti pedofili. L'inviato del Vaticano in Irlanda, l'arcivescovo Giuseppe Leanza, è stato convocato dal governo di Dublino dopo che un'indagine ha mostrato che Roma ha convinto i vescovi irlandesi a non denunciare i preti pedofili alla polizia.

Il ministro degli Esteri irlandese, Eamon Gilmore, incontrerà a breve Leanza per discutere del caso. Gli investigatori hanno rivelato ieri che il Vaticano aveva scoraggiato nel 1997 le nuove regole per la protezione dei minori della Chiesa cattolica irlandese. Prima dell'incontro di oggi, il ministro della Giustizia Alan Shatter ha definito inaccettabile l'interferenza della Santa Sede negli sforzi del governo contro la pedofilia nella Chiesa.

L'Irlanda all'attacco del Vaticano  "Ha coperto i preti pedofili"14 luglio 2011


PORNOTAX da 1.022.889,47 euro

Il porno e i tele imbonitori rendono. Anche al fisco. L’erario con la ‘pornotax’, cioe’ l’addizionale del 25% su chi produce materiale pornografico, sui ‘tele-imbonitori’ e i non meglio identificati produttori di trasmissioni che incitano alla violenza, ha incassato infatti (oltre ai circa 20 milioni gia’ contabilizzati) altri, esattamente, 1.022.889,47 euro.

Il calcolo al centesimo è fornito dal direttore generale delle finanze, Fabrizia Lapecorella e dal Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio in un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’incasso passa così a circa 21 milioni. Piu’ tecnicamente la ‘pornotax’ è l’addizionale del 25% alle imposte sul reddito sulla produzione, distribuzione e rappresentazione di materiale e programmi televisivi di contenuto pornografico e di incitamento alla violenza, nonché di trasmissioni televisive volte a sollecitare la credulita’ popolare’, per la quale risultano accertamenti per il 2010 pari a 21.022.889,47 di euro.

La pornotax, diventata ‘operativa’ ufficialmente con la Finanziaria 2006, dopo anni di esistenza solo su carta (e’ stata varata nel 2006 ma non era mai uscito il regolamento attuativo) è stata rispolverata nel 2008 con alcune modifiche come quella dell’incitamento alla violenza o della credulita’. Il giro di affari dell’industria pornografica in Italia veniva valutato nel 2008 in circa 1.338 milioni di euro e per gli anni successivi si ipotizzava una crescita media annua del fatturato pari al 5%. Con l’applicazione della pornotax si calcolava che nel 2009, tra saldo 2008 e acconto 2009 (perche’ la tassa entrava a regime a a partire dall’anno di imposta 2008), il gettito di cassa potesse essere (come scritto nella relazione tecnica del governo) di 254 milioni di euro (146,8 nel 2010, 153,8 nel 2011 e 161,7 nel 2012). Quindi si e’ incassato molto meno. Ma meglio che niente in tempi di ‘vacche magre’ e manovre da 47 miliardi.

La storia della pornotax è antica: la propose nel 2002 il deputato dell’allora Forza Italia Vittorio Emanuele Falsitta. Ma nella prima versione non ebbe successo e fu accantonata. Torno’ per iniziativa dell’allora relatrice alla Finanziaria, Daniela Santanche’. Osteggiata dai produttori di porno la pornotax, come spiegava nel 2006 Riccardo Schicchi si sarebbe abbattuta su un settore gia’ in profonda crisi la cui produzione era gia’ stata delocalizzata all’estero. ‘Noi ci siamo gia’ adeguati e spostati sull’erotico. – spiegava – Ma la nuova tassa riguardera’ certamente le altre poche societa’ italiane che saranno costrette a chiudere. Per loro sara’ l’ultima dichiarazione dei redditi’. Schicchi spiegava anche che il porno made in Italy e’ tutt’altro che fiorente ma piuttosto si tratta di un settore ‘in crisi: tutto il materiale e’ in mano a clandestini e pirati che chiaramente se ne fregano di pagare le tasse’. 

La tassa sul porno va alla grande 3 luglio 2011 


lunedì 11 luglio 2011

«Don Seppia mi chiedeva bimbi tra i 10 e i 12 anni»

Don Riccardo Seppia, l'ex parroco di Sestri Ponente (Genova), arrestato a maggio per abusi sessuali su minori e cessione di stupefacenti, avrebbe chiesto a uno spacciatore 26enne della Guinea che viveva a Milano di procurargli bambini tra i 10 e 12 anni. Lo ha raccontato lo stesso pusher, fermato per spaccio il 21 giugno su richiesta del pm di Milano Luca Gaglio, durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip del capoluogo lombardo Maria Vicidomini. 

«Don Riccardo Seppia mi chiedeva di procurargli non solo cocaina, consegnatagli per tre anni puntualmente ogni due settimane, ma anche bambini tra i 10 e i 12 anni. E quando gli ho proposto una ragazzina portoghese di 15, mi ha risposto che non era di suo gradimento». È quanto ha dichiarato davanti al gip di Milano Maria Vicidomini lo spacciatore del prete finito in carcere nei mesi scorsi per pedofilia. Il 26enne porta quindi nuove fonti di prova a carico del parroco, la cui posizione ora è al vaglio della procura di Genova. A gennaio lo spacciatore aveva cercato di raggiungere la Spagna per sposarsi e ottenere così la cittadinanza. La Polaria lo ha bloccato in aeroporto e lo ha denunciato a piede libero per sostituzione di persona perché cercava di superare la dogana con un passaporto falso. Un modo per non ostacolare l'indagine in corso della procura di Milano. Il fermo è scattato in occasione di un nuovo tentativo del 26enne di andare a sposarsi in Spagna con una portoghese. Stava per partire con l'aiuto di un camionista quando sono scattate le manette. Il monitoraggio dei carabinieri nel frattempo ha documentato da parte dell'indagato un'attività quotidiana di spaccio di droga, quasi esclusivamente cocaina. Ha servito don Seppia dal 2008 fino al dicembre 2010 finché il cliente si è rivolto a uno spacciatore genovese. Gliela consegnava a domicilio, comprandone piccole dosi che tagliava un attimo prima di portargliele. Quando è stato fermato, il 26enne era in possesso di 14 ovuli di cocaina che ha ingoiato nel tentativo di nasconderli . È stato piantonato in ospedale finché li ha espulsi e nella sua abitazione gli investigatori hanno trovato anche 20 grammi di cannabis. Alle spalle ha giá una condanna per droga ed è recidivo specifico infraquinquennale. Era stato indicato come proprio spacciatore dallo stesso don Seppia, il cui arresto è stato recentemente confermato dai giudici del Riesame di Genova.

Preti pedofili, spacciatore: «Don Seppia mi chiedeva bimbi tra i 10 e i 12 anni» 06 luglio 2011


Denuncia choc di una suora: "filmini porno nel mio convento"

Una suora su Cronaca Vera. "Madonna mia!" si meraviglia Ida Bernabei, 41 anni, laureata in filosofia e teologia, che insegna religione in quattro istituti scolastici statali di Foggia e prende i voti quando di anni ne aveva 21. Racconta di abitare per quattro lustri nel convento di San Domenico, dove sono acquartierate le Figlie della chiesa, un istituto religioso fondato in Veneto. "Mi sono allontanata dopo avere appreso tutte quelle schifezze".

Da un computer del convento saltano fuori film pornografici scaricati da Internet e giacché "chi vuole la verità la trova", ammonisce sorella Ida, lei stessa lascia immaginare anche pedofili con la tonaca che avrebbero importunato "ragazzetti". Spiega tutto in diretta tivù: a Teledauna. Ma avverte: "Non voglio diventare una diva". Né, all'indomani del putiferio scatenato, vuole aprire bocca: "Temo per la mia incolumità. Vogliono farmi passare per pazza. Niente nomi".Il vescovo, monsignor Tamburrino, tace. Parla il portavoce della diocesi, don Stefano Caprio: "La Bernabei non è stata mai una suora. Piuttosto, una laica che collaborava con le Figlie della chiesa. C'è un documento che lo dimostra. Ha sempre desiderato avere un ruolo nella vita ecclesiastica, ma non ci è riuscita. Ora rischia una denuncia per frasi gravemente diffamatorie". Mistero non è che un termine altisonante per dire pasticcio.


Denuncia choc in tv: "Sono una suora filmini porno nel mio convento" 07/07/2011


Il porno “avvelena” i rapporti sessuali

La pornografia sta influenzando negativamente le relazioni sessuali. Lo hanno fatto sapere tre ricercatori australiani durante la conferenza di “Women’s World” tenutasi all’università di Ottawa (Canada). Renate Klein, ricercatore della Deakin University di Melbourne, è convito che uomini e donne stiano iniziando a modellare la loro vita sessuale sui film porno. Il problema principale, secondo gli studiosi, è l’immagine del sesso che si da ai più piccoli: l’immagine della donna nei film hard, dove è spesso sottomessa alla volontà dell’uomo, la riduce “a una stazione di servizio per i bisogni sessuali”, afferma Klein.”Un ragazzo di 11 anni - continua Klein - che non ha termini di confronto può pensare che il porno è un modello sessuale normale. Quando poi si approccia a una ragazza è probabile che voglia fare cose simili”. In più i rapporti nei porno non sono mai protetti e quindi danno un cattivo esempio allo spettatore.
06 luglio 2011

Il porno “avvelena” i rapporti sessuali 


mercoledì 6 luglio 2011

"Abusi sessuali su una suora" Nove anni e tre mesi a Padre Fedele

Nove anni e tre mesi di reclusione: è questa la condanna inflitta dal tribunale di Cosenza a padre Fedele Bisceglia, giudicato colpevole di violenza sessuale su una suora. Il tribunale ha condannato anche il segretario, Antonio Gaudio a 6 anni e 3 mesi per lo stesso reato.

I giudici del tribunale di Cosenza, dopo poco più di due ore di camera di consiglio, hanno condannato padre Fedele e Gaudio a pene più pesanti rispetto a quelle chieste dall’accusa (rispettivamente otto e sei anni di reclusione) avendo riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Il tribunale ha anche riconosciuto il risarcimento, da determinare in sede civile, per le parti civili, la suora vittima della violenza sessuale ed il centro antiviolenza «Roberta Lanzino». «Vergognatevi tutti, magistrati, suore e preti, perchè è stato condannato un innocente». Sono la parole gridate da padre Fedele Bisceglia dopo la sentenza di condanna per la violenza sessuale. «Avete infangato - ha aggiunto padre Fedele - un sacerdote onesto. È la pagina più dolorosa mai scritta dalla magistratura di Cosenza».Padre Fedele ha sfogato la sua rabbia davanti all’ingresso del palazzo di giustizia. «Nei miei confronti - ha gridato ancora Bisceglia - è stata commessa un’enorme ingiustizia. Tutti dovranno pentirsi un giorno per quanto mi è stato fatto. Hanno trionfato la menzogna e la calunnia. Pentitevi tutti perchè per tutti voi un giorno, per il male che mi avete fatto, si spalancheranno le porte dell’inferno. Non è giusto condannare un innocente». Prima di uscire dal Tribunale, mentre era ancora nell’aula del Tribunale, padre Fedele, ancora apparentemente calmo, aveva detto: «In questo momento io gioisco e perdono la suora che ha diabolicamente mentito per farmi del male». Poi, invece, la perdite dell’autocontrollo da parte di Bisceglia e la sua uscita dal palazzo di giustizia, con le invettive rivolte a magistrati e suoi accusatori. «Grazie, attendevo questo momento da anni», ha dichiarato con voce rotta dall'emozione la suora vittima della violenza non appena ricevuta la notizia della condanna di padre Fedele.

"Abusi sessuali su una suora" Nove anni e tre mesi a Padre Fedele 06/07/2011


sabato 2 luglio 2011

I pm: ad Arcore «sistema strutturato» per fornire prostitute

C'era «un sistema strutturato per fornire ragazze disponibili a prostituirsi», un sistema che serviva «per compiacere il presidente del Consiglio attraverso la fisicità della donna e la mortificazione della dignità femminile». I pm Pietro Forno e Antonio Sangermano parlano per quaranta minuti davanti al giudice per l'udienza preliminare Maria Grazia Domanico e motivano con queste parole la richiesta di rinvio a giudizio per Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione di 32 ragazze maggiorenni e di una minorenne, Ruby-Karima El Marhoug.
I tre indagati in aula non ci sono: l'impresario dei vip è in carcere a Opera, coinvolto nella bancarotta fraudolenta della sua società, la Lm Management, il direttore del Tg4 e la consigliera regionale del Pdl hanno preferito rimanere lontani dal palazzo di giustizia per evitare l'assedio di fotografi e telecamere.L'atto di accusa di Forno e Sangermano è nel linguaggio forbito dei tecnicismi giuridici, ma gli affondi non tardano. Il «sistema» finalizzato alla prostituzione – sostengono i pm – era articolato «in tre luoghi distinti e funzionali tra loro», e ognuno degli indagati aveva una missione precisa, con un compito definito per «compiacere» Silvio Berlusconi. Lele Mora è l'«arruolatore»: è lui che procaccia le ragazze e le fa entrare nel giro delle serate di Arcore. Emilio Fede è il «fidelizzatore»: il direttore del Tg4 – dicono Forno e Sangermano – valutava se le ragazze erano affidabili, ne soppesava la riservatezza e la disponibilità sessuale. Le parole più nette sono però per Nicole Minetti. L'ex show girl viene definita «l'amministratrice di un bordello»: a lei era demandato il compito di occuparsi della logistica delle ragazze che partecipavano alle feste nella residenza di Berlusconi. È la stessa Minetti, aggiungono sempre i magistrati, a essersi attribuita questa veste quando durante una telefonata alla sua amica Melania T. afferma testualmente: «E poi ci sono io che faccio quello che faccio».Prima dell'intervento dei pm, tocca al gup pronunciarsi sulla richiesta di costituzione di parte civile presentata dagli avvocati di Ambra Battilana e Chiara Danese, le due ragazze presenti ad Arcore il 22 agosto 2010 e che in alcune deposizioni spontanee hanno descritto ai magistrati il rito del "bunga bunga". Per i loro legali, Patrizia Bugnano e Stefano Castrale, le due ex Miss Piemonte sarebbero state danneggiate dalla loro partecipazione alla serata di Arcore: avrebbero subito danni di immagine e patrimoniali con la perdita di chance lavorative per essere state considerate delle escort. Nell'ordinanza nella quale ammette la costituzione delle parti civili, il gup spiega che il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione previsto dalla legge Merlin si è evoluto e oggi non può essere considerato esclusivamente contro la morale ma può danneggiare anche persone fisiche. Ad ascoltare il giudice, in aula, c'è solo Chiara Danese, 19 anni, camicia rosa, jeans e unghie laccate di rosso. Appare timida e impacciata, e resta in silenzio: «Sono contenta, speriamo vada tutto bene», sono le uniche parole che escono dalla sua bocca.L'udienza viene aggiornata all'11 luglio, quando toccherà ai difensori di Mora, Fede e Minetti presentare le loro eccezioni. Il 3 ottobre, invece, verrà conferito a un perito l'incarico di trascrivere le centinaia di intercettazioni che sono allegate agli atti dell'inchiesta.Nel frattempo il tam tam mediatico si è già messo in moto e il riferimento al «bordello» scatena reazioni dure nel mondo politico romano vicino al governo. L'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, bolla la ricostruzione dei pm come totalmente destituita di fondamento, la definisce «erronea» e assicura «che non resisterà al vaglio di un giudice super partes». Luca Giuliante, legale di Lele Mora, getta invece acqua sul fuoco: non condivide, naturalmente, l'atto d'accusa di Forno e Sangermano, ma definisce le parole dei due pm come sobrie e tecnicamente corrette.La polemica la chiude in serata lo stesso procuratore aggiunto Forno. Il pm precisa di non aver mai affermato che Arcore era un bordello: «Il termine – chiosa – è stato utilizzato come riferimento storico alla divisione dei compiti prevista dalla legge Merlin che, come noto, prevedeva la soppressione delle case chiuse».

I pm: ad Arcore «sistema strutturato» per fornire prostitute

Prostituzione minorile in Calabria, arrestate sedici persone

È stato sgominato, in Calabria, un giro di prostitute minorenni che venivano arruolate sfruttando l’indigenza delle famiglie. Le minorenni venivano assoldate già a 12-13 anni. Tra i clienti ci sarebbero personaggi facoltosi della zona che pagavano ingenti somme di denaro per avere rapporti con le minorenni non ancora avvezze a rapporti sessuali. Le accuse per gli arrestati sono di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile.
Fa piacere che le forze dell’ordine indaghino con profitto su casi simili, però, a mio avviso, ritengo che le accuse mosse contro questi criminali non siano sufficienti.
Innanzi tutto, mi sembra che, in caso di prostituzione minorile, si debba, perlomeno, aggiungere l’accusa di violenza su minori e pedofilia. Perché? Si chiederà qualcuno. Semplice!
Primo, non credo che un minore abbia la capacità di decidere se prostituirsi o no. Pertanto, viene obbligato in un qualche modo a farlo da persone adulte; questo significa usare violenza su minori, sia fisica che psicologica.
Secondo, chiunque obblighi, in un modo o nell’altro, ma anche sfrutti una tendenza insita nella psicologia del minore, o induca un minore a prostituirsi commetto un atto di pedofilia.
Terzo, chiunque usufruisce, anche sfruttando una situazione creata da altri, delle prestazioni sessuali di un minorenne, in ogni caso è un pedofilo.
Per concludere, i fatti emersi dall’indagine dimostrano quanto poca morale ci sia in Italia. Il fatto di approfittare di minorenni non è un semplice reato, dovrebbe, invece, essere inquadrato nei reati che prevedono pene severissime sia per quanto riguarda il carcere che per quanto riguarda il reinserimento nella società.

Prostituzione minorile in Calabria, arrestate sedici persone 2 luglio 2011


Padre abusava dei figli e riprendeva gli incontri

SALERNO - Ha abusato dei suoi tre figli consentendo anche ad altri «orchi» di approfittare di loro. Ripetutamente. Fino a tre incontri a settimana. Il padre, G.S., li portava in un appartamento di Mariconda dove venivano consumate le violenze sotto lo sguardo indiscreto di una donna che riprendeva tutto con una telecamera. Una storia orribile quella alla quale per anni hanno lavorato gli uomini della Squadra mobile di Salerno sotto il coordinamento della procura. Una storia consumata all’interno di una famiglia dove la madre, secondo i piccini «sapeva tutto» e dove il padre non disdegnava di utilizzare i suoi bambini a scopo sessuale, dietro retribuzione, e di renderli protagonisti principali di un circuito pedopornografico che gli fruttava non poco denaro. In dieci ora dovranno rispondere di questi reati, presentandosi il prossimo 17 novembre dal gup Verderose. L’udienza è stata fissata soltanto ieri dal magistrato e i dieci indagati si presenteranno tutti da uomini liberi. A loro carico non è stato mai emesso alcun provvedimento restrittivo. Eppure le indagini della polizia sono andate avanti fino a sette mesi fa e si sono conclusi con la presentazione alla procura di un faldone di documenti nei quali sono contenute anche le trascrizioni di intercettazione telefoniche dove si parla dei piccini, degli incontri, si prendevano appuntamenti e si stabilivano le «tariffe» per ciascun bimbo; quindi filmati, quelli sequestrati a casa degli indagati. Proprio la giovanissima età delle vittime impone il silenzio degli inquirenti. Un silenzio da rispettare. Nel corso dell’indagini gli investigatori si sono scontrati con una realtà inimmaginabile: prostituzione omossessuale, abusi su minori, incontri sessuali con trans. Il tutto documentato. Nell’atto di fissazione dell’udienza preliminare, scarse quattro paginette dattiloscritte, sono evidenziati in neretto tutti i capi di imputazione relativi agli abusi sessuali. Si parla di «penetrazione» dell’organo maschile, di dita utilizzati per toccare i piccoli nelle loro parti più intime.Le tre vittime oggi hanno quindici, dodici e sette anni. E vivono presso una Casa Famiglia, al sicuro, lontano dal padre ma anche dalla mamma. Tutto ciò sempre su disposizione della procura che ne ha fissato l’allontanamento per ragioni di sicurezza proprio mentre le indagini della Mobile erano ancora in corso. Un provvedimento che avrebbe però fatto decadere la necessità di provvedimenti restrittivi a carico degli indagati.Tassello dopo tassello, i poliziotti hanno ricostruito tutte le violenze consumate tra il 2006 e il 2008 quando la più piccola delle vittime aveva poco più di due anni. I bimbi, una femminuccia e due maschietti, sarebbero stati minacciati dal padre con un coltello: sarebbero stati protagonisti e spettatori di orge di gruppo omosessuali. Uno dei bambini sarebbe stato penetrato con un dito, un altro sarebbe stato costretto a subire violenze sessuali complete. Il tutto sotto l’occhio della telecamera. Sarebbero poi stati proprio i piccini, una volta allontanati da casa, a dare segni di malessere e ad aprirsi con gli assistenti sociali raccontando le brutte esperienze vissute, le violenze: tutto con dovizia di particolari, particolari che dei bimbi di meno di dieci anni non dovrebbero conoscere.   Ma la mamma non è mai stata neanche iscritta nel registro degli indagati. Testimonianze convincenti che sono state riportate agli atti del procedimento. Bimbi allora, ragazzini oggi per i quali non è mai stato disposto neanche un incidente probatorio. Il sospetto è che potrebbero venir fuori altri scabrosi dettagli.

Padre abusava dei figli e riprendeva gli incontri per giro di pedopornografia 17 Giugno 2011


Porno Coppa America 2011

Festino a luci rosse per 8 giocatori, poi derubati dalle escort e infine rispediti a casa. Calcio e sesso, un binomio sempre più solido. Ne sanno qualcosa, giusto per citare i casi più recenti ed eclatanti, i due campioni del Manchester Unitet: Wayne Rooney e Ryan Giggs. Stavolta, lo scandalo a sfondo sessuale si abbatte sulla nazionale del Messico, che tra poche ore sarà impegnata nella Coppa America, dopo avere vinto la Gold Cup.
Come riporta la Gazzetta dello Sport, i protagonisti sono 8 giocatori, immediatamente espulsi e sostituiti dal tecnico dei nordamericani Luis Fernando Tena.

Alla base dello scandalo, una denuncia per furto da parte dei calciatori, vittime di un festino proibito finito in malo modo. I giocatori sono stati derubati di pc, orologi e altri oggetti, per un valore complessivo di 16mila dollari. Il commissario tecnico della selezione messicana ha spedito a casa Fabián, Cortés, Jiménez, Calderón, Cabrera, Vidrio, Hernández e Jonathan dos Santos. Questi i loro sostituti: Édgar Pacheco, Alan Pulido, Kristian Álvarez, Emilio Orrantia, Antonio Gallardo, Úlises Dávila, Diego de Buen e Oswaldo Alanís. Per il Messico, inizio peggiore, proprio non poteva esserci. La competizione potrebbe sembrare già compromessa, anche se non è un fatto scontato. Basti pensare all'Italia che, nel 2006, vinse la Coppa del Mondo in pieno scandalo calciopoli.

Coppa America 2011: scandalo porno per il Messico 29/06/2011


PORNO PRIDE La Porno-Segretaria del PD


Protagonista è un'esponente del PD, segretaria del circolo di San Miniato, con la passione per i film porno, una passione che l'ha portata ad essere la protagonista della pellicola hard "E' venuto a saperlo mia madre" che, probabilmente, ha distrutto la sua carriera politica ancor prima di iniziare.
La ragazza 25enne, neo-laureata, è stata infatti riconosciuta, probabilmente da qualche iscritto al circolo di cui era segretaria, nonostante la mascherina che indossava durante le prestazioni hotIl passo dal riconoscimento allo scandalo è stato brevissimo e la giovane, nonostante a detta di molti esponenti del Pd fosse "motivata e ben preparata"ha deciso di dimettersi dal suo ruolo di segretaria del circolo, concludendo, probabilmente la sua carriera politica.
Finita qui? Ma ovviamente no, in Italia siamo sempre in campagna elettorale e il PdL non poteva di certo non ergersi a paladino della giustizia, difendendo la "cacciata" della povera ex-segretaria del Pd dai grandi cattivi del Partito Democratico. Scende in campo quindi Silvia Silvestri (PdL), che addirittura, per attaccare l'opposizione, inventa il termine "orgoglio porno": "Non la conosco personalmente, ma sono sconcertata dall'atteggiamento manicheo, perbenista, bacchettone che è stato utilizzato nei confronti di questa ragazza. Allibita dal comportamento del Pd, il quale ieri issava sul pennone del ponte di Mezzo la bandiera dell'orgoglio gay, ma poi non contempla l'orgoglio porno".
Partite dal PdL le polemiche ovviamente sono arrivate anche dal Centro-Sinistra con Andrea Pieroni, presidente della Provincia Pisa: "Noto una enfatizzazione esagerata, ognuno è legittimato a esprimere un giudizio morale in base ai propri riferimenti etici e culturali, ma basta aggressione mediatica. Abbiamo a che fare con una persona alla quale credo debba essere dato tempo e modo per maturare da sola una valutazione su quanto ha fatto". 
La ragazza, intanto, probabilmente, è già all'estero in cerca di tranquillità ma in Italia le due fazioni politiche sono più agguerrite che mai: tra pensioni, nuove tasse, 47 miliardi di euro da trovare entro il 2015 a farla da padrone nei dibattiti politici italiani è la pellicola porno: "E' venuto a saperlo mia madre" e anche qui, il Pd, è destinato ad uscirne con le ossa rotte: in campo di porno il PdL è anni luce avanti!

Attrice porno a 18 anni: "Già a 16 anni era il mio sogno"

BELLINZONA - Tamara Joyce ha compiuto 18 anni a gennaio e da quando ne aveva 16 sognava di diventare attrice porno. Oggi è riuscita a realizzare il suo sogno entrando nel mondo dell'hard non appena la legge lo ha permesso. "Mi hanno sempre incuriosito i retroscena. Vedere cosa succede prima e dopo le riprese, cosa fanno gli attori e come sono" racconta "Questo mondo mi ha sempre affascinato ". Tamara lavora tre giorni a settimana facendo 200-300 franchi all'ora. Del lavoro come porno attrice lo definisce "un hobby redditizio".

BELLINZONA – A vederla sembra una ragazza come tante. Caschetto nero, occhi castani, non diversa dalle sue coetanee. Tamara Joyce non è però una 18enne come le altre. Cullava il sogno di diventare pornostar già da quando aveva sedici anni. Oggi ha coronato il suo desiderio ed è riuscita ad entrare nel mondo del porno a soli 18 anni. "Mi hanno sempre incuriosito i retroscena, cosa succede prima e dopo le riprese, cosa fanno gli attori, come sono" ha raccontato alla televisione locale argoviese TeleM1. "Questo mondo - ha aggiunto Tamara sorridendo - mi ha sempre affascinato ".

Tamara non è la prima ragazza che tenta la carriera di attrice pornografica. Negli anni ‘90 fecero parlare molto di sé Sandy Balestra e Laetitia Zappa. Due donne svizzere che si fecero conoscere, mostrando tutto di sé. Il mondo è cambiato. Videoteche e edicole vendono sempre meno erotismo. Ma suscita sempre interrogativi di natura morale ed etica la notizia di una giovane ragazza che ambisce a una professione come quella dell’attrice di film hard. 
Ad aiutarci a capire quali sono i meccanismi mentali e psicologici che spingono una ragazza a usare il proprio corpo e mostrarlo al mondo come strumento di consumo e di desiderio è Kathya Bonatti, sessuologa luganese.

Dottoressa, il caso di Tamara è da considerare patologico?
"Le statistiche dicono che il caso è da considerare non normale. Per considerare patologico il caso specifico bisognerebbe, tuttavia, valutare il vissuto della ragazza, dal punto di vista familiare e infantile. Ciò aiuterebbe a capire se ha vissuto dei traumi”.
Secondo il parere dell’esperta alla base della scelta della ragazza ci potrebbe essere un passato, un vissuto contrassegnato dalla mancanza affettiva: “La scelta di essere riconosciuta quale soggetto desiderabile sessualmente e alla portata di tutti farebbe pensare a una mancanza di attenzioni nei suoi confronti. Oppure è un modo per rimettere in atto dei traumi, come potrebbero essere stati degli abusi subiti all'interno della famiglia, in quello che viene chiamato "coazione a ripetere". In altre parole - spiega la dottoressa - una rimessa in atto di un trauma. Questo desiderio di erotizzare una situazione traumatica è un meccanismo di difesa psicologico. Una conferma di sé attraverso l'esibizione, per raccontare in altro modo quanto le è accaduto”.

Il caso di Tamara è da considerare emblema di una generazione-porno, che ha una facilità di accesso alla pornografia mai avuto prima nella storia?
“Una volta la pornografia si trovava nelle edicole e nelle videoteche. E bisognava andarla a cercare. Con internet l'anonimato ne facilita l'accesso e aumentano le possibilità di fruire di questo prodotto. L'utilizzo esagerato della pornografia tra i giovani è data dalla loro incapacità di avere una relazione paritaria. L’autoerotismo, naturale strumento di conoscenza di sé, quando si sostituisce alla relazione con gli altri, diventa patologico. La pornografia trasmette delle informazioni poco realistiche, dal punto di vista proprio di cosa significa vivere una sessualità appagante: la donna diventa un oggetto, attraverso la visione di movimenti meccanici unicamente ridotti all’atto genitale. Tutto ciò crea tantissimi problemi, in quanto nasce un'ansia di prestazione altissima tra i giovani e le giovani”.

Succede quindi che, paradossalmente, i giovani di oggi siano quelli che, nonostante la possibilità di accedere alla pornografia ancora da minorenni, trovino difficoltà nell’approccio con la sessualità?
“Alla base c’è il fatto che nessuno ci insegna niente sulla sessualità. Se le fonti informative si riducono unicamente alla pornografia, si verifica uno stravolgimento delle modalità di approccio e di relazione nello sviluppo della propria sfera sessuale”.
Oggigiorno la moda impone alle ragazzine e alle giovanissime un modo di vestire che ad alcuni sembra quasi da donna di strada…
“Questo è soltanto uno degli aspetti di un fenomeno che riguarda un generale cambiamento della società in rapporto con la sessualità, che si può riassumere così: “io mi mostro come il mercato richiede”. Di solito le persone che hanno autostima di sé sono più libere dalle regole di mercato, che fa sempre più utilizzo delle perversioni come codici per vendere. Alla base c'è il fatto che non si fa più educazione sessuale, né pratica né affettiva. Predomina l'incapacità di entrare in relazione per paura di ricevere un rifiuto, di rischiare di mettersi alla prova e di amare se stessi”.

Società corrotta nei suoi valori morali o questa è la solita lettura conservatrice?
“Più che dalla società, tutto dipende dalla famiglia. Le ferite subite nell'infanzia da parte della famiglia di origine creano l'incapacità di amarsi e di trovare i valori dentro di sé”.

Una ragazza che si veste con minigonna e tacchi a spillo ha vissuto male la sua infanzia?
“No, ma i casi possono essere due. O la ragazza non è stata vista e ascoltata a sufficienza in base ai suoi bisogni dai suoi genitori e quindi trova un codice per essere vista, apprezzata e guardata vestendosi in modo appariscente oppure i genitori, incapaci e alle volte infantili, non sono stati e non sono in grado di seguire e appagare i reali bisogni dei propri figli. Figli che a loro volta cercano un appagamento all'esterno del proprio nucleo affettivo, seguendo le regole del mercato. I genitori sono sempre più incapaci di nutrire d’affetto i propri figli e di insegnare ad amarsi”.

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