Post in evidenza

School sex crimes up by 255 per cent, porn culture to blame

Reports of sex offences in schools continue to rise, according to police figures obtained by a Tes investigation

venerdì 28 ottobre 2011

Preti pedofili in Gran Bretagna, lo scandalo si allarga


Continua lo scandalo dei preti pedofili in Gran Bretagna. La chiesa cattolica ha infatti ordinato una revisione urgente della sua politica per la protezione dei bambini dopo che un suo funzionario laico, incaricato di indagare su alcune accuse di abusi sessuali nella diocesi di Plymouth, è stato incriminato per possesso di 4.000 immagini pedopornografiche.



Chris Jarvis, questo il nome dell'ex assistente sociale, era a capo di un'inchiesta su un'accusa di violenza sessuale a Buckfast Abbey, un monastero benedettino nel Devon.

Non è la prima volta che un istituzione benedettina finisce sotto inchiesta. Questa settimana il Vaticano ha ordinato una visita apostolica all'abbazia benedettina di Ealing nella parte occidentale della capitale britannica, nella cui adiacente scuola, St Benedict's, sarebbero stati compiuti abusi sui bambini dagli anni Sessanta fino al 2009.

Il fatto che la chiesa abbia ingaggiato un pedofilo proprio per un'indagine sulla protezione dei bambini aumenterà la sensazione di crisi che già respira nella chiesa cattolica d'Inghilterra e Galles. Jarvis, secondo le indagini, è stato a capo per nove anni delle politiche dell'infanzia in 120 chiese nella diocesi di Plymouth.

Il vescovo Christopher Budd ha chiesto la revisione del sistema ed ha affidato all’associazione per l'infanzia NSPCC di gestire l'indagine. Budd ha inoltre scritto alla vittima che aveva denunciato il caso di Buckfast affermando: “Capisco che scoprire che Chris Jarvis guardava immagini di bambini vittime di abusi ti ha fatto sentire nuovamente una vittima. Ha tradito la nostra fiducia e quella di molti alti con cui ha lavorato. sia vittime di abusi che colleghi”.

Jarvis dovrà essere oggi presente ad un’udienza al Tribunale di Plymouth durante la quale gli verrà comunicata la sentenza. Si è dichiarato colpevole di undici capi d'accusa relativi alla produzione e al possesso di immagini pedo-pornografiche.

GB, Pedofilia scandalo si allarga a Plymouth
28 ottobre 2011




giovedì 27 ottobre 2011

Video porno Belen, il filmino hot più amato dalle donne


Non si placano le polemiche intorno al video hard di Belen Rodriguez che nell’ultima settimana ha registrato il record di ricerca su Google. Momento d’oro inoltre, anche per i vu cumprà, i venditori ambulanti, della stazione centrale di Milano e Napoli. Sembra, infatti, che il video hot venduto sulle bancarelle stia andando letteralmente a ruba. Ma a sorpresa tra gli acquirenti ci sarebbero più donne che uomini. Difficile spiegare il perché di questo fenomeno, forse bisognerebbe chiedere alle dirette interessate. Fate attenzione però: chiunque entra in possesso del filmato hot rischia grosso. Infatti, se fosse confermato quello che si sussurra – ovvero che Belen all’epoca del filmino fosse minorenne – la diffusione, al pari della detenzione del video, sarebbero punite in base a quanto previsto dal codice penale con pene severe che possono anche arrivare al carcere.

Video porno Belen, il filmino hot più amato dalle donne 


Tweet

PORNO CATTOLICESIMO


Una casa editrice posseduta al 100% dalla Chiesa cattolica tedesca fa lucrosi affari con l’erotismo e la pornografia. Weltbild, un’importante catena di librerie attiva anche sul mercato online, ha in catalogo migliaia di titoli inequivocabili, tra i libri che vende, e in più controlla per un terzo un portale dove vengono venduti Dvd pornografici. La notizia non è in realtà una novità, ma ha creato un piccolo grande scandalo al quale i vescovi tedeschi hanno risposto con un’indignazione più che sospetta.
AFFARI COL PORNO – Weltbild è un’importante catena di negozi dove vengono venduti libri, dischi, film, ed è posseduta completamente dalla Chiesa cattolica tedesca. Le quote della societàsono suddivise tra numerose diocesi tedesche, che si dividono i discreti guadagni che Weltbild realizza. L’anno scorso l’azienda ha avuto un fatturato di un miliardo e seicento milioni di euro, una cifra importante che supporta i bisogni finanziari del cattolicesimo tedesco. Un investimento nell’editoria non è in sé strano per il clero, però ha creato scandalo la pubblicazione di quanti titoli a carattere erotico Weltbild avesse in catalogo. La notizia è stata fornita da una rivista cattolica, Pur, che ha evidenziato come più di 2500 titoli tra i libri venduti da Weltbild avessero contenuti erotici. Ma gli affari a luci rosse non finiscono qui: Weltbild controlla per un terzo un portale che vende materiale pornografico, e ha il 50% di una società che produce anche film per adulti. Un business del porno che rende più ricca la Chiesa cattolica, che già beneficia di un munifico finanziamento statale, ma che indigna i fedeli più conservatori.
REAZIONE IPOCRITA – L’inchiesta sugli affari a luci rosse del clero tedesco ha scosso molti cattolici, e ha provocato l’immediata risposta di alcuni vescovi. “Ci devono essere filtri, che impediscano la pubblicazione di materiali simili. La nostra casa editrice non può pubblicare contenuti pornografici o che incitino la violenza, e dobbiamo affrontare il caso perché non si ripeta più”, ha esclamato il cardinale di Monaco, Reinhard Marx. Anche  il vicario generale della Arcidiocesi di Colonia ha rimarcato il desiderio delle sua diocesi di separarsi da Weltbild, o trasferire quantomeno le loro quote, vista la tipologia di contenuti promossi dalla casa editrice.  La risposta del clero però appare molto ipocrita, visto che da tempo si sa cosa offra il catalogo di Weltbild, e quali siano le sue  partecipazioni azionarie. La società  è famosa, ma non appare per nulla collegata al clero, come invece subito si capisce quando si entra im un negozio delle Edizioni Paoline, per esempio. Il carattere religioso è praticamente assente, o molto emarginato, in Weltbild,  e già da molti anni i circoli più conservatori del cattolicesimo tedesco tuonano contro la sua attività. Nel 2008 c’erano già stati simili polemiche, e nulla era cambiato, anzi il business a luci rosse è pure aumentato. Titoli come “Prendimi ora, prendimi qui”, “Chiamami zoccola” oppure “Il collegio delle sgualdrine” sono poco compatibili col messaggio del Vaticano sul sesso, ma fanno vendere, e pure parecchio.

La Chiesa cattolica fa soldi con il porno?


'Operazione Save': minori sfruttati per furto e prostituzione


Adrian Marius BardasuIsabela Moiescu Florian Hanzu: sono i3 carnefici rumeni che avevano messo in piedi una vera e propriatratta di connazionali minorenni o poco più che maggiorenni, prelevati da fatiscenti orfanotrofi in Romania, con il vecchio inganno della promessa di una vita migliorie, invece, costretti sulla via del furto e della prostituzione appena giunti in Italia. I 3 sono stati assicurati alla giustizia. Anzi, qualcuno sta già pagando con pene definitive che variano dai 5 ai 12 anni di reclusione, oltre a quelle pecuniarie.
In tutta questa triste vicenda, costata un anno di indagini condotte dalla Polizia locale meneghina, sotto l'egida del comandante Tullio Mastrangelo e coordinate dal pm Ester Nocera della Procura milanese, il dato più inquietante è la scelta della Moiescu di far prostituire i propri due figli, di 16 e 19 anni, oltre che avviarli a una promettente carriera di ladri, previo addestramento dell'esperto Bardasu, vertice dell'organizzazione, per incrementare le entratefamiliari e accorciare i tempi di restituzione del debito contratto con lo stesso Bardasu.

Come agiva l'organizzazione? Una volta scelte le giovani vittime, una decina intorno ai 15 anni, ora affidati a comunità protette e 23 maggiorenni, passavano la frontiera grazie all'aiuto di un uomo di fiducia di Bardasu e, giunti in Italia, venivano rinchiusi in unappartamento a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, dove iniziava l'addestramento e il loro calvario.

bersagli preferiti erano i supermercati Esselunga a Milano e nell'hinterland. I neoladruncoli disponevano di un budget di 5 euro per pagare un piccolo acquisto e passare inosservati dalle casse mentre, addosso, nascondevano la refurtiva. Pochi oggetti ma preziosi, economicamente parlando. Parmigiano, champagne, dvd, cd, zafferano, piccoli elettrodomestici, liquori, vini pregiati o profumi. La merce trafugata veniva spedita, a cadenza regolare, in Romania, per essere rivenduta nel negozio gestito da Bardasu e dalla sua compagna.

piccoli schiavi del furto venivano tenuti sotto il giogo del ricatto economico: erano liberi di andarsene solo dopo aver saldato il debitocon l'organizzazione. Le spese del viaggio, più  o meno 150 euro, per venire in italia, vitto e alloggioluce e gas e i famosi 5 euro per rubacchiare all'Esselunga indisturbati: una cifra in continuo aumento e impossibile da restituire. E chi non stava ai patti o provava a svignarsela alla chetichella subiva punizioni corporali.

Adrian Marius Bardasu, Isabela Moiescu e Florian Hanzu sono stati accusati, con diverse aggravanti, di tratta di persone.

'Operazione Save': minori sfruttati per furto e prostituzione 


Il porno rovina la vita sessuale dei giovani


La pornografia su Internet incide negativamente sulle prestazioni sessuali dei giovani, che accusanodisfunzioni erettili e incapacità di relazionarsi con l'altro sesso. La conferma arriva da una ricerca dell'Università degli studi di Padova, che suggerisce come i problemi erotici dovuti al consumo eccessivo del porno sul Web comincino presto per molti uomini.
Secondo i dati raccolti, il 70% di questi giovani uomini che hanno chiesto aiuto per migliorare le loro "prestazioni" sono utenti abituali dei siti a luci rosse. Il problema è che il consumo eccessivo di pornografia può arrivare a provocare mancanza di desiderio e impotenza, anche senza evidenti problemi di tipo fisico.
Analizzando i dati relativi al consumo di siti porno si è scoperto che "il vizietto" comincia molto precocemente, tra i 15 e i 16 anni, e avviene con cadenza giornaliera anche per 3-4 anni. Questointerrompe la maturazione della sessualità e crea una sorta di assuefazione, portando alla cosiddetta anoressia sessuale.
Considerando che nel nostro paese ci sono circa 27 milioni di internauti e che di questi il 28,9% (circa 7,8 milioni) frequenta siti porno, la situazione potrebbe diventare allarmante. I dati pongono l'Italia al quarto posto in Europa dietro Spagna, Francia e Germania, che con il 34,5 percento di utenti abituali di siti porno conquista il primato del Vecchio Continente.
Chi pensa che le cause siano solo di tipo psicologico dovrà fare i conti con gli studi dei neuroscienziati. Il problema è che il porno sul Web desensibilizza la risposta alla dopamina, un neurotrasmettitore molto importante che influenza il comportamento ed è coinvolto nella gratificazione sessuale. 
La Rete permette di accedere a molteplici stimoli sessuali di diversa intensità, con il risultato che la mente e il corpo cominciano ad assuefarsi e a non provare più lo stesso piacere man mano che si prosegue con questo tipo di "attività ricreativa".
Fortunatamente il problema è reversibile, basta evitare l'esposizione all'eros su Internet. I tempi di recupero possono variare dalle sei alle dodici settimane, e i miglioramenti includono un incremento della libido, la ricomparsa di erezioni spontanee e del desiderio sessuale verso partner reali, in carne e ossa. Fra gli ulteriori benefici riscontrati dai "pazienti" c'è anche un aumento del piacere provocato dal sesso e dalla mancanza di problemi nell'usare i profilattici.

Il porno sul Web rovina la vita sessuale dei giovani 


Minori, allarme pedofilia e cyberbullismo


Trentanove arresti per pedofilia dall'inizio dell'anno ad oggi. 685 denunce, 554 perquisizioni, a fronte di più di sedicimila siti monitorati. Sono i numeri, che confermano il trend dello scorso anno, del lavoro compiuto dalla Polizia postale per contrastare gli abusi sessuali su minori in rete. Dati presentati oggi all'inaugurazione della campagna per la sicurezza sul web che il Moige, movimento genitori, porterà da domani in trenta scuole d'Italia. Perché la rete è un luogo rischioso per chi vi si approccia con poche difese. Oltre alla pedofilia, preoccupa l'escalation di fenomeni di cyberbullismo. Una pratica sempre più diffusa, anche tra i giovani. 

L'iniziativa. Per aiutare i ragazzi a essere preparati, quando navigano in rete, e ad adottare scelte consapevoli, "bisogna parlare con loro, con parole vere, faccia a faccia, lontano dal computer" dice Milly Carlucci, madrina dell'iniziativa del Movimento genitori per sensibilizzare i ragazzi delle scuole medie. Dal 27 ottobre un team di volontari dell'associazione incontrerà 10.000 studenti e 21.000 adulti, fra genitori e docenti, in trenta scuola medie italiane. Una carovana che ha come obiettivo quello di aumentare la consapevolezza sugli strumenti per usare internet in modo sicuro.


Il Movimento genitori è impegnato in prima fila per insegnare alle famiglie come affrontare il problema della privacy dei minori sul web. Perché si tratta soprattutto di conoscenza, non 
solo di tecnologia. "Quello che vogliamo fare noi genitori - ha detto stamane alla presentazione del progetto la Carlucci a un gruppo di studenti - è traghettarvi all'età adulta dotandovi di ali forti. Non vogliamo minare la vostra libertà, ma rinforzarla". Anche perché ormai i genitori possono poco per limitare l'accesso a internet dei ragazzi: "Con gli smartphones - spiega la presidente nazionale del Moige, Maria Rita Munizzi - non abbiamo più alcun controllo su cosa facciano i nostri figli sulla rete. Per questo la formazione deve essere ancora più forte"."I nostri strumenti tecnici saranno sempre in ritardo - ha aggiunto Marco Fabriani, Civic council di Cisco Italia, partner dell'iniziativa - mancherà sempre qualcosa: la nostra testa. Solo se siamo informati e consapevoli possiamo navigare senza rischi". Un'idea ripresa con forza da Antonio Apruzzese: "Piuttosto che impegnarsi per rincorrere i ragazzi sul piano tecnologico, i genitori devono fare di tutto per riuscire a trasmettere ai figli i valori di base per discernere cosa è bene e cosa male. Anche in rete".Insicurezza in rete. La rete è un luogo aperto. Chiunque vi può accedere, per leggere e creare contenuti. In bene o in male. "Con il web la pedofilia ha cambiato completamente volto - spiega Maurizio Masciopinto, direttore relazioni esterne del dipartimento di pubblica sicurezza - prima i pedofili soffrivano di un isolamento sociale e relazionale fortissimo. La rete invece permette loro di conoscersi, di entrare in contatto. Questo amplifica il loro potere, li rende componenti di una grande comunità". Il rischio di essere vittima di avances a sfondo sessuale, per i più giovani, è alto. E dipende molto dal loro stesso comportamento in rete: "Ci siamo resi conto - dice Antonio Apruzzese, direttore della Polizia postale e delle comunicazioni - che i profili dei ragazzi sui social network sono analizzati con attenzione dai potenziali aggressori. I giovani condividono moltissime informazioni su di sé: i loro interessi, le debolezze, i luoghi che frequentano. I pedofili studiano tutto questo, per pianificare l'approccio più personale possibile alla vittima". Nell'arco del 2010, la Polizia postale aveva denunciato 585 persone, poco meno di quelle segnalate quest'anno. Non è solo pedofilia. Le principali vittime del "grooming", l'adescamento online, sono i ragazzi dai 10 ai 13 anni, i più indifesi di fronte agli strumenti di internet. Il rischio non sono solo gli approcci sessuali. "Le nuove abitudini d'uso della rete - spiega Apruzzese - hanno generato altri fenomeni patologici. Il più grave è di sicuro il cyberbullismo". Il bullismo è un fenomeno antico, purtroppo, che accompagna la crescita dei ragazzi. Ma in rete ha assunto forme e pervasività del tutto nuove. All'inizio si trattava di forme classiche di bullismo trasposte in rete: minacce e insulti inviati via mail anziché gridati a voce. Ma la prepotenza giovanile è cambiata, seguendo l'evoluzione del web. "Ormai parliamo di cyberbullismo di seconda generazione - racconta Apruzzese - si tratta di forme innovative, che sfruttano anche l'uso nomade della connessione con gli smartphone. I nuovi bulli anziché minacciare usano forme indirette, come condividere foto non volute sui social network o diffamare le persone con pagine web che difficilmente si riesce a cancellare. E' sempre più facile compiere azioni di questo tipo, con effetti devastanti".I "cyberbulli" però non sono solo adulti con patologie mentali. Anzi, si tratta spesso di minori, che si accaniscono su ragazzi di pochi anni di meno: "Noi, come genitori, pensiamo ai minori come vittime - avvisa il direttore della Polizia postale - ma spesso loro stessi sono anche gli autori di forme di violenza sulla rete. Sono in aumento i fenomeni di bullismo di ragazzi di 16, 17 anni, contro i loro compagni di dodici. E' una situazione molto pericolosa". E' difficile conoscere cosa scateni atteggiamenti di questo tipo fra ragazzi così giovani: "Io credo che i minorenni che si comportano in questo modo siano doppiamente vittime - dice Apruzzese - perché le loro azioni sono manifestazioni di carenze sul piano formativo".


YouTube Porn Day



Anonymous, uno dei gruppi di pressione più popolari, ha dichiarato guerra alla pedo–pornografia con un’operazione atta a smascherare i pedofili che utilizzano la rete. Gli hacker hanno recuperato oltre 100Gb di materiale pedo–pornografico e l’hanno rimosso dal web, pubblicando le generalità degli utenti iscritti al network privato.
Rispetto al passato, quando Anonymous ha celebrato addirittura lo YouTube Porn Day (sostituendo i video musicali con dei filmati pornografici), il gruppo ha cambiato nettamente orientamento. La redazione delle liste di proscrizione dei pedofili è eccessiva, finché non sussistono prove inconfutabili di colpevolezza. Però è un inizio.
Lo smantellamento della rete dei pedofili, definita OpDarknet, ha comunque assestato un colpo durissimo alla pedo–pornografia digitale. Da quando il movimento è sceso in politica, con Occupy Wall Street, Anonymous ha ingaggiato delle battaglie più populiste. Nella circostanza, è molto difficile non applaudire le gesta degli hacker.


25 ottobre 2011

Anonymous ha svelato le generalità d’oltre millecinquecento pedofili 



lunedì 24 ottobre 2011

SVAY PAK Sanctuary in child sex village


Svay Pak has a disturbing reputation. The village outside Cambodia's capital of Phnom Penh is known as a place where little girls are openly sold to foreign predators looking for sex.
One of the girls who was sold into the sex trade told CNN that before she could read she was working in a brothel.
"I was about five or six years old," she said. "The first man said to me, 'I want to have sex with you.' At the time I didn't know what to do. No one could help me."
Dozens of girls have had the same experience in her neighborhood.
She says she was approached by a man while playing outside. He asked her to come over and talk to him, and before she knew it she was alone and being asked for sex. Some of the girls were actually sold into the sex trade by their own parents.
Many were housed with other girls her age in what looked like a cell. The room was pink had thick walls and no windows and was about 7 feet long by 7 feet wide. There were several rooms just like it stuffed into a building that had a gate over the front door and bars on the bathroom window. The brothel she lived in specialized in pre-pubescent girls.
The young girls were sought after by the foreign men who came to the area for one reason: They knew they could find young girls for sale.
"At the beginning they talked to me gently but when they raped me, they also beat me up," the former sex slave said, her head bowed and tears rolling from her eyes uncontrollably.
She is now 18 and no longer trapped in a terrible and painful life. Three years ago she found a safe haven after Don Brewster and his wife moved into the neighborhood and began operating a rehabilitation center for child sex slaves.
"I really think it's an evil -- I mean there is no understanding it. The girls, I mean, they're in such pain and suffer so greatly and it is obvious to the man that's raping them," Brewster said.
Brewster says things have changed in Svay Pak in the past several years. It used to be girls who hung out in the open, beckoning from behind barred windows to the men who walked by. Pimps no longer descend on every foreign man who shows up in the neighborhood offering to sell them virgins. While the situation is changing, there is still a nasty underbelly in the area, but travelers have to go looking for it now. The sex trade has gone underground, but it is still there.
"If you just look on the surface you would say that doesn't happen but just yesterday we rescued a 5-year-old girl here in Svay Pak," said Brewster, who works with Agape International Missions.
Now there is a place that provides a secure environment for children to just be children.
October 24, 2011

Cambodian village has disturbing reputation for child sex slavery 


giovedì 20 ottobre 2011

The Social Costs of Pornography: dipendenza, violenza e depressione



La pornografia è un "modo brutale di essere introdotti alla sessualità" che conduce a violenze comportamenti sessualmente aggressivi. Queste le impressionanti conclusioni di The Social Costs of Pornography, studio statunitense che si è occupato di analizzare la diffusione della pornografia con lo scopo di delineare un quadro completo delle sue conseguenze.
Mary Anne Laydenpsichiatra dell'Università dellaPennsylvania e una delle coordinatrici della ricerca, spiega che la pornografia ha la capacità "non solo di insegnare attitudini e comportamenti sociali, ma anche di dare il permesso per metterli in pratica". La legittimazione dell’uso della forza per fini sessualiè considerata dalla professoressa Layden e dai suoi colleghi l’influenza più insidiosa della pornografia.
Sono diverse le ricerche in materia, tra cui una italiana, che hanno mostrato la correlazione pornografia/violenza: più frequentemente gli uomini ricorrono alla pornografia e più violento è il materiale utilizzato, più aumenta la spinta a compiere aggressioni sessuali. I dati in materia parlano chiaro: tra i sex offenders (gli autori di molestie sessuali) l'83% degli stupratori e il 67% dei molestatori di minori fa uso di materiali hard-core, mentre tra i non-offenders la percentuale scende di molto (29%).
La diffusione di internet ha contribuito ad aggravare il problema, facendo della pornografia una presenza costante nella vita di molti utenti. Facilmente accessibile a chiunque e dovunque come mai era successo prima, il suo consumo e la sua produzione sono in continua espansione rendendo l'industria del porno un business sempre più redditizio che nei soli Stati Uniti muove almeno quattro miliardi di dollari all’anno. Per l'intrattenimento a luci rosse si spende più che per football, baseball e basket.
La pornografia online, rivela The Social Costs of Pornography, oltre a stress e depressione può generare comportamenti che la letteratura clinica e psicologica non esita a definire dipendenza: "proprio come la dipendenza da alcol, nicotina e altre sostanze. La dipendenza dalla pornografia può diventare persino più patologica". La pornografia web offre infatti un harem senza fine di materiale hard. I suoi consumatori compulsivi finiscono così per iperstimolare il loro sistema emotivo provocando ripercussioni a livello neurologico: "gli uomini che ai loro computer utilizzano assuefatti la pornografia – dice lo psichiatraNorman Doidge della Columbia University – sono sorprendentemente simili ai topi in gabbia di certi esperimenti scientifici che premono la leva per ottenere una goccia di dopamina".
Il consumo di pornografia può dunque avere conseguenze molto serie, anche se spesso sottovalutate nonostante il numero sempre crescente di individui caduti nella trappola della pornodipendenza. Il terapista J.C. Manning mette in guardia dal sottostimare il fenomeno: "coloro che sostengono che la pornografia sia un intrattenimento innocuo, un’espressione sessuale benigna o un aiuto coniugale, evidentemente non si sono mai seduti in uno studio di un terapista con individui, coppie o famiglie che tremano a causa dell’effetto devastante di questo materiale".
danni sociali della pornografia non rimangono però confinati solo da una parte dello schermo. La cultura pornografica contribuisce in maniera fondamentale a veicolare un’immagine degradante delle donne. Diversi studi accademici hanno mostrato che i ragazzi esposti all’intrattenimento sessualizzato dei media hanno una propensione sensibilmente maggiore a "guardare la donna come un oggetto sessuale" invece che come una persona, inoltre "le ragazze esposte alla pornografia hanno più probabilità di essere vittime di violenza sessuale. La normalizzazione della promiscuità porta le adolescenti anche ad un rischio maggiore di contrarre malattie sessualmente trasmissibili".

Complessivamente The Social Costs of Pornography rivela una serie di atteggiamenti e comportamenti negativi ("patologici, illegali e alcuni comportamenti sia illegali che patologici") che sono connessi al consumo pornografico. "La ricerca e i dati – sostengono gli autori tirando le fila dello studio – suggeriscono che l'uso abituale della pornografia può comportare una gamma di effetti nocivi su persone di tutte le età e di entrambi i sessi, influendo sulla loro felicità, sulla loro produttività, sulle relazioni con l'altro e sulla loro funzione nella società".

Porno on line: dipendenza, violenza e depressione 


ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...