Post in evidenza

Hot Girls Wanted: Turned On

In 2015, the words "Netflix" and "Porn" went hand in hand for the  documentary film  Hot Girls Wanted , The extr...

domenica 27 novembre 2011

Preti Pedofili e Porno Dipendenza


Un reverendo racconta la sua dipendenza dai film a luci rosse, un fenomeno sempre più diffuso
La pornografia? E’ potente e pericolosa come la cocaina, secondo un sacerdote protestante che è stato per molti anni dipendente dei film a luci rosse. Secondo questo pastore, la dipendenza da porno è molto diffusa tra i religiosi, a causa dello stile di vita condotto da chi per vivere celebra funzioni con i fedeli. La solitudine porta al porno, come confessa il Reverendo Bernie Anderson, che è riuscito a uscirne solo grazie all’aiuto di un gruppo dedicato apposta a curare la dipendenza da film hard dei sacerdoti.
PASTORI PORNO – Secondo una stima di Christianity Today rivelata dal Washington Post, il 40% dei preti americani soffre di pornomania, la dipendenza compulsiva dal porno. “Ogni momento di solitudine è buono per cadere in tentazione, il porno è costante nelle nostre vite, ed è facile da utilizzare. Non c’è bisogno di apertura con altre persone, basta solo cliccare su internet e sfogare il proprio impulso”. Parole amare confessate da Bernie Anderson, un religioso statunitense che ha combattuto per anni contro la sua passione per i film a luci rosse. “E’ iniziato tutto in seminario, lì è nata la mia dipendenza, che poi è andata avanti per molti anni”. Anche per curarsi dal porno, il religioso a stelle e strisce, protestante, si è sposato con una donna. Dopo poco tempo però il matrimonio sembrava fallire. “Mia moglie era preoccupata e delusa da me, non le prestavo attenzione, e lei pensava addirittura che avessi un amante. In realtà guardavo sempre più porno, Internet è una specie di Disneyland del porno”.
FUORI DAL TUNNEL -Il problema del reverendo Anderson non è però isolato. Secondo pastorwives.org, la dipendenza da porno è uno dei problemi più ricorrenti per i pastori americani in questo momento. E’ così diventato comune creare dei gruppi di discussione, simili agli Alcolisti Anomini, all’interno dei quali le persone possono raccontare la loro vicenda, e trovare così conforto l’uno con gli altri, per uscire dal tunnel ovviamente illuminato a luci rosse. Grazie a questo il reverendo Anderson si è salvato, evitando così il divorzio – la moglie era comunque sollevata dal fatto che il tradimento, se così si può chiamare avveniva col Pc invece che con un’altra donna – e il licenziamento dalla Chiesa di Dallas. Il 5% delle popolazione americana rischia l’autodistruzione a causa del porno, e Bernie Anderson ha deciso di raccontare la sua storia per sensibilizzare la gente su questo tema.

“Per un prete il porno è come la cocaina” 26 novembre 2011



Cicciolina for president!


Nata a Budapest il 26 novembre del 1951, l’onorevole pornodiva Cicciolina, al secolo Ilona Staller, approda in forma smagliante alla fatidica soglia dei sessanta.


Con l’abituale insalatona mista di kitsch e candore, colori pastello e rossetti da vamp, fiaba e sensualità, Cicciolina ci accoglie nel suo sito ammiccante come sempre; ci racconta i retroscena della sua ormai lunga esistenza di icona del sesso tra cui, gustosissimo, l’incontro con Berlusconi nel lontano 1974, che «con il suo aereo privato» le fece scoprire una delle più belle isole della Grecia, lasciando ai lettori il divertimento di immaginarsi quale; ci racconta l’episodio in cui persino Nilde Iotti la applaudì nel corso di un suo discorso «contro la violenza sulle donne», e infatti le immancabili animazioni web, irresistibili per chiunque e dunque figuriamoci per Cicciolina, le regalano occhi sfavillanti come quelli di una pasionaria o di una principessa austroungarica.
In effetti, a ben vedere, un po’ principessa e un po’ pasionaria Cicciolina la è stata. E non tanto del porno quanto dei diritti civili. Tutto si può dire della grottesca, improbabile accoppiata Cicciolina-Pannella, la Bella e la Bestia, ma non che non abbiano compreso come l’affermazione dei diritti civili passi anche attraverso una presa di coscienza del proprio corpo e della propria sessualità che in questi nostri tempi, purtroppo, latita irrimediabilmente. Di corpo e sessualità né si parla, né si ascolta chi ne parla.
Non c’è dunque da stupirsi se, ripercorrendo la carriera di Cicciolina, il clamore suscitato dalla sua candidatura a parlamentare della nostra sciagurata Repubblica ha riguardato il suo mestiere, come se sedere a Montecitorio e guadagnarsi il pane nel mondo del porno si escludano a vicenda in virtù di qualche fantomatica postilla costituzionale.Viene altresì da pensare che i ventimila che compatti l’hanno votata siano stati abbagliati, per parafrasare una nota pubblicità di mentine di moda giusto in quell’epoca, più dal buco che dalla donna intorno: il sesso stuzzica e tuttavia, almeno nel Belpaese, si fa ma non si dice. Una gnocca a Montecitorio, sebbene non siano state quelle le intenzioni di Pannella né della stessa Cicciolina, non è mai sgradita.
Eppure lei, la pornodiva che ha fatto storia, nel ruolo della paladina del sesso libero e senza inibizioni, della lotta all’AIDS, dell’inquietante fenomeno della violenza sulle donne è perfetta. Nel labirinto di argomenti tabù, affrontati abitualmente con ideologia, con falsi pudori o, quel che è peggio, con malinteso senso della religiosità, i brillantini virtuali negli occhi di Cicciolina sono un faro di coerenza.
Non a caso quando il nostro ex presidente del Consiglio ormai agli sgoccioli ha proposto, come nuovo nome per il suo partito, quello indubbiamente evocativo di Forza Gnocca, pochissimi hanno associato la sortita berlusconiana al più antico e più serio Partito dell’Amore di cicciolinesca memoria. Sarà un caso? O forse, su e giù per uno Stivale stretto tra le escort ipocritamente travestite da suore di Silvio e le suore neppure travestite da escort di Mario, di politici come l’onorevole Ilona Staller si comincia a sentire decisamente la mancanza

Cicciolina for president! 26 novembre 2011


The Sex Addiction Epidemic


Valerie realized that sex was wrecking her life right around the time her second marriage disintegrated. At 30, and employed as a human-resources administrator in Phoenix, she had serially cheated on both her husbands—often with their subordinates and co-workers—loggpornoing anonymous hookups in fast-food-restaurant bathrooms, affairs with married men, and one-night stands too numerous to count. But Valerie couldn’t stop. Not even after one man’s wife aimed a shotgun at her head while catching them in flagrante delicto. Valerie called phone-sex chat lines and pored over online pornography, masturbating so compulsively that it wasn’t uncommon for her to choose her vibrator over going to work. She craved public exhibitionism, too, particularly at strip clubs, and even accepted money in exchange for sex—not out of financial necessity but for the illicit rush such acts gave her.
For Valerie, sex was a form of self-medication: to obliterate the anxiety, despair, and crippling fear of emotional intimacy that had haunted her since being abandoned as a child. “In order to soothe the loneliness and the fear of being unwanted, I was looking for love in all the wrong places,” she recalls.
After a decade of carrying on this way, Valerie hit rock bottom. Facing her second divorce as well as the end of an affair, she grew despondent and attempted to take her life by overdosing on prescription medication. Awakening in the ICU, she at last understood what she had become: a sex addict. “Through sexually acting out, I lost two marriages and a job. I ended up homeless and on food stamps,” says Valerie, who, like most sex addicts interviewed for this story, declined to provide her real name. “I was totally out of control.”
“Sex addiction” remains a controversial designation—often dismissed as a myth or providing talk-show punchlines thanks to high-profile lotharios such as Dominique Strauss-Kahn and Tiger Woods. But compulsive sexual behavior, also called hypersexual disorder, can systematically destroy a person’s life much as addictions to alcohol or drugs can. And it’s affecting an increasing number of Americans, say psychiatrists and addiction experts. “It’s a national epidemic,” says Steven Luff, coauthor of Pure Eyes: A Man’s Guide to Sexual Integrity and leader of the X3LA sexual-addiction recovery groups in Hollywood.
Reliable figures for the number of diagnosed sex addicts are difficult to come by, but the Society for the Advancement of Sexual Health, an education and sex-addiction treatment organization, estimates that between 3 and 5 percent of the U.S. population—or more than 9 million people—could meet the criteria for addiction. Some 1,500 sex therapists treating compulsive behavior are practicing today, up from fewer than 100 a decade ago, say several researchers and clinicians, while dozens of rehabilitation centers now advertise treatment programs, up from just five or six in the same period. The demographics are changing, too. “Where it used to be 40- to 50-year-old men seeking treatment, now there are more females, adolescents, and senior citizens,” says Tami VerHelst, vice president of the International Institute for Trauma and Addiction Professionals. “Grandfathers getting caught with porn on their computers by grandkids, and grandkids sexting at 12.”
In fact, some of the growth has been fueled by the digital revolution, which has revved up America’s carnal metab­olism. Where previous generations had to risk public embarrassment at dirty bookstores and X-rated movie theaters, the Web has made pornography accessible, free, and anonymous. An estimated 40 million people a day in the U.S. log on to some 4.2 million pornographic websites, according to the Internet Filter Software Review. And though watching porn isn’t the same as seeking out real live sex, experts say the former can be a kind of gateway drug to the latter.
“Not everyone who looks at a nude image is going to become a sex addict. But the constant exposure is going to trigger people who are susceptible,” says Dr. David Sack, chief executive of Los Angeles’s Promises Treatment Centers.
New high-tech tools are also making it easier to meet strangers for a quick romp. Smartphone apps like Grindr use GPS technology to facilitate instantaneous, no-strings gay hookups in 192 countries. The website AshleyMadison.com promises “affairs guaranteed” by connecting people looking for sex outside their marriages; the site says it has 12.2 million members.
This year the epidemic has spread to movies and TV. In November the Logo television network began airing Bad Sex, a reality series following a group of men and women with severe sexual issues, most notably addiction. And on Dec. 2, the acclaimed psychosexual drama Shame arrives in ­theaters. The movie follows Brandon (portrayed by Irish actor Michael Fassbender in a career-defining performance), a New Yorker with a libido the size of the Empire State Building. His life devolves into a blur of carnal encounters, imperiling both his job and his self-regard. In perhaps the least sexy sex scene in the history of moviedom, Brandon appears to lose all humanity during a frenzied ménage à trois with two prostitutes. “It’s a foursome with the audience,” says director and co-writer Steve McQueen. “What we were doing was actually dangerous. Not just in terms of people liking the movie, but psychologically.”

The Sex Addiction Epidemic Nov 25, 2011


giovedì 24 novembre 2011

I pedofili cercano prede con il satellite


La tecnologia si evolve e con essa i pericoli collegati. I pedofili sfruttano i nuovi servizi di localizzazione e le applicazioni per trovare gli amici sui social network al fine di identificare possibili vittime.
PROBLEMA LOCALIZZAZIONE - I bambini e i ragazzini che utilizzano servizi online (sia da computer che da smartphone), potrebbero non prestare attenzione all’opzione di geolocalizzazione spesso inclusa, ovvero l’aggiunta a tutto ciò che pubblicano delle coordinate geografiche in cui si trovano. I malintenzionati che li tengono d’occhio, con un semplice navigatore satellitare, potrebbero stabilirne l’esatta posizione (con errori di pochi metri). Così facendo, i pedofili sono in grado di crearsi vere e proprie mappe delle potenziali vittime, sfruttando la diffusione dei sistemi di posizionamento inclusi ormai in qualsiasi cellulare. Il Child Exploitation and Online Protection Centre (CEOP) spiega ai ragazzi: “se volete utilizzare applicazioni con sistemi di posizionamento, ricordatevi di utilizzare le opzioni di privacy ed escludere chiunque non conosciate dai vostri contatti”.
GENITORI CON OCCHI BEN APERTI -L’associazione racconta che, con questo sistema, alcuni pedofili sono arrivati a bambini di appena 10 anni. “Vogliamo che i bambini e i genitori siano consapevoli dei rischi che aumentano attivando certe funzionalità sui cellulari. Molte piccole vittime vulnerabili sono state prese di mira da pedofili che hanno regalato loro cellulari, tramite i quali ne tracciavano gli spostamenti”. Mai abbassare la guardia: la sempre maggiore condivisione di informazioni tramite internet o a livello mobile può comportare rischi concreti.

I pedofili che cercano prede con il satellite 24 novembre 2011



Treviso, scoperto clan di pedofili


"Stavo attraversando un brutto periodo personale, avevo deciso di curarmi da uno psicologo". "Quella ragazza mi ha ingannato, pensavo fosse maggiorenne". Sono questi gli argomenti che Mario Caccavale ed Ennio Costa, i due commercianti di Treviso accusati di pedofilia, hanno usato a loro discolpa davanti al giudice di Venezia durante l'interrogatorio di convalida dell'arresto.
Caccavale avrebbe ammesso le sue azioni dicendo: "Sono malato, curatemi". Ma il gioielliere ha anche parlato "per ridimensionare le accuse che gli vengono mosse", spiega l'avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, che ha chiesto al giudice che al suo cliente vengano concessi gli arresti domiciliari. Il clima intorno a Caccavale non è di certo buono. Dopo l'arresto, sul suo negozio è comparsa una scritta: "Porco".
Diversa la linea difensiva di Ennio Costa: "Non sono un pedofilo, non ho mai cercato sesso con dodicenni. Ho solo commesso delle leggerezze con persone che dimostravano più anni di quelli che avevano in realtà".
I due uomini sono stati arrestati lo scorso venerdì dalla squadra Mobile con l'accusa di prostituzione minorile e atti sessuali con minorenni. L'indagine era cominciato lo scorso marzo in seguito a una segnalazione di alcuni operatori sociali del Comune, che avevano scoperto che alcuni minori tra i 12 e i 14 anni si prostituivano in cambio di denaro.
Dopo le indagini sono stati individuati proprio loro due. Gli inquirenti sono arrivati a loro dopo aver appreso che due ragazzine di un istituto scolastico saltavano costantemente le lezioni per andare nei negozi intestati a Caccavale e Costa. Secondo l'accusa, Caccavale e Costa si incontravano con minorenni, sia maschi sia femmine. Per convincere gli adolescenti offrivano piccole somme di denaro, riceriche telefoniche o regali di varia natura.
Caccavale e Costa sarebbero andati avanti per anni. Mario Caccavale, 67 anni, è un noto gioielliere del centro. In città molti lo paragonano a Tom Selleck per il suo afflato, per così dire hollywoodiano. Sarebbe lui ad aver intessuto le relazioni con i ragazzini, sfruttando il suo fascino da ricco tombeur de femme. Costa, 65 anni, è il titolare di una tra le più conosciute aziende di elettronica della zona. Lui metteva a disposizione innanzitutto il suo appartamento, pieno di oggetti sessuali, tra i quali sex-toys, vibratori e manette.
Lo stesso Costa amava farsi riprendere durante i suoi rapporti sessuali. A casa di un 49enne di Padova sono stati trovati circa un migliaio di filmati hard amatoriali: 48 vhs, 880 dvd e 110 cd, nei quali compariva anche Costa. Ma in nessuno di questi video erano presenti immagini pedopornografiche penalmente rilevanti.
E intanto a Treviso corre sempre più netta l'impressione che in città esista un vero e proprio "clan dei pedofili". Qualcuno sapeva e aveva anche partecipato agli incontri organizzati da Caccavale e Costa. La Polizia sta concentrando lo sguardo sulla Rete e sui blog trevigiani, oltre che sull'enorme traffico telefonico dei ragazzini. Ora sono in molti a dire: "L'orco ci ha provato anche con me". Potrebbero esserci altre vittime. E altri carnefici.
L'INTERVISTA ALLA DOTT.SSA MARIA TERESA COGLITORE, Psicologa e sessuologa
Dott.ssa, la pedofilia si può definire una malattia?
"Sicuramente è un comportamento anomalo che deriva da una sessualità non corretta. E' un comportamento deviato che nasce in individui che hanno già delle devianze. Di solito il pedofilo è una persona che soffre molto il rapporto con gli altri individui, in special modo con i propri partner. Fanno fatica a sentirsi alla pari e in generale difficilmente riescono a gestire la realtà di una vita adulta e responsabile. Ma non sono uomini neri, spesso sono anzi persone molto seduttive. E per questo sono ancora più pericolose".
A un pedofilo può servire seguire una terapia?
"Assolutamente sì. La semplice reclusione non serve a nulla, anche perché tra i pedofili c'è un alto tasso di recidiva. Quando escono dal carcere tornano a fare le azioni per cui ci sono finiti. E visto che la pena detentiva non può durare in eterno, sarebbe fondamentale accompagnare alla pena detentiva una terapia psicologica. Sarebbe una cosa utile per tutti, per i pedofili ma anche per la società, che non dovrebbe ogni volta riassorbire persone malate e pronte a compiere di nuovo atti del genere. Ma alla base ci deve essere la volontà della persona di seguire una terapia, altrimenti non si va da nessuna parte. Non serve una terapia coatta".
Ma si può guarire dalla pedofilia?
"Per farlo ci deve essere innanzitutto consapevolezza. Già parlarne e riconoscere in pubblico il proprio problema è un passo avanti. Ma poi ci deve essere anche un consenso responsabile e una ferma volontà di cambiare le cose".
Qual è il principale ostacolo al funzionamento di una cura psicologica?
"Certamente l'omertà. Propria e degli altri. Un pedofilo difficilmente riconosce a se stesso di essere malato. Non riesce a vedere l'aspetto patologico del suo comportamento, e neppure l'aspetto criminale. Il problema non viene affrontato e allora diventa più grave. Non passa e non si risolve perché si incallisce. Il tutto è aggravato dall'omertà dei familiari, che molto spesso fanno da copertura per il pedofilo, pur sapendo. Ci sono problemi di vergogna e anchi problemi economici. La pedofilia resta un mostro innominabile e anche se ce la si ha al fianco si fa finta di non saperlo o di non vederla. Non si pensa però che un pedofilo può essere all'inizio un pericolo per i minori della sfera familiare, ma poi lo diventano anche per quelli di una sfera socialmente più ampia".

Treviso, scoperto clan di pedofili. Uno di loro: "Sono malato" 22 novembre 2011


Il supermanager Selex nei guai anche per pedofilia


Nell’affare Enav-Finmeccanica si affaccia un primo, orribile segreto di cui non si fa menzione nell’ordinanza del gip Anna Maria Fattori, ma di cui esistono inequivocabili evidenze istruttorie. Un segreto che nulla ha a che fare con la corruzione del denaro, ma molto con quella dell’anima. Manlio Fiore, 54 anni, direttore tecnico di “Selex Sistemi integrati”, da ieri detenuto in una cella di Regina Coeli, dovrà rispondere alla Procura di Roma non solo del suo ruolo nel Sistema infetto degli appalti Enav, ma di un’accusa terribile, se possibile ancora più terribile per un padre quale lui è: pedo-pornografia. È storia di questi ultimi mesi di indagine. Fiore, manager che siede alla destra dell’ad di Selex Marina Grossi, viene iscritto al registro degli indagati nell’autunno del 2010. Prima Lorenzo Cola, ex “consulente globale” di Finmeccanica, quindi Tommaso Di Lernia, lo indicano nei loro interrogatori con il pm Paolo Ielo come «lo snodo operativo in Selex per la costituzione del Sistema Enav». È Fiore — spiegano — che «garantisce il meccanismo della sovrafatturazione o della fatturazione per operazioni inesistenti» in grado di creare quei fondi neri che devono soddisfare gli appetiti della Politica e dei manager corrotti in Enav. È Fiore — spiega Cola — che ha ereditato e perfezionato un oliato meccanismo di corruzione che è stato battezzato quando “Selex” si chiama ancora “Alenia” e al timone è Paolo Prudente. È Fiore — aggiunge — il manager cui la Grossi «ha delegato » il lavoro sporco delle tangenti. Che dunque tratta con Marco Iannilli e Tommaso Di Lernia, gli addetti alla creazione delle provviste nere. I carabinieri del Ros perquisiscono dunque nei mesi scorsi l’ufficio e l’abitazione di Fiore. Trovano riscontri documentali alle parole di Cola — a cominciare da «un prospetto programmatico » che ha ad oggetto «undici offerte Enav per gli anni 2009- 2010 «con l’indicazione del valo re del contratto e ipotesi già formulate di assegnazioni esterne a tre unici fornitori, Print Sistem, Arc Trade, Tecno Sky» — sequestrano un computer di cui esplorano l’hard disk. I carabinieri cercano altre prove della malversazione. Si trovano di fronte ben altre evidenze che fonti inquirenti definiscono «sconvolgenti». Almeno un centinaio di foto pedopornografiche con bambini in tenerissima età su cui si consumano, almeno visivamente, «abusi sessuali indicibili», al punto che, tra gli investigatori, qualcuno non ha avuto neppure la forza di vedere. E con le foto, decine di email in cui Fiore corrisponde emozioni e desideri con un ramificato network di pedofili. Il manager di Selex, che ignora la scoperta degli inquirenti (ma verosimilmente la immagina, dopo il sequestro del suo computer) viene così iscritto con un’ulteriore ipotesi di reato al registro degli indagati — pedo-pornografia — e questa parte dell’istruttoria che lo riguarda viene stralciata e affidata ad un altro pubblico ministero (Santucci) che ora procede nei suoi confronti.

Il supermanager Selex finisce nei guai anche per pedofilia 20 novembre 2011


Sri Lanka, traffico internazionale di minorenni

Una soffiata arrivata alla National Child Authority ha dato la possibilità alla polizia dello Sri Lanka di scoprire un rete internazionale di tratta di minori nell'orfanotrofio di Maratuwa.
Almeno 70 giovani sono stati salvati e presi in consegna dalle forze dell'ordine. Poco più di 300 dollari Usa era il prezzo di un bambino per gli acquirenti con residenza nel Paese. Oltre 6mila dollari per gli stranieri.
Una volta fatta irruzione nell'orfanotrofio, la polizia ha scoperto al suo interno la presenza di due cittadini di origine statunitense e due tedeschi.

giovedì 17 novembre 2011

Prima film porno, poi violenze sessuali


BELLUNO - Circuiva le sue piccole vittime nella casetta di montagna, presa in affitto da esercenti del posto. Lassù, sulle pendici scoscese del Monte Avena, nella tranquilla borgata vacanziera di Croce d’Aune in comune di Pedavena (Belluno), T.B., 77 anni, trevigiano, massaggiatore di squadre di calcio, sottoponeva i giovani calciatori a trattamenti tutt’altro che di salute, obbligandoli a subire prevalentemente rapporti orali dopo averli sottoposti alla visione "preparatoria" di film pornografici. Tra questi anche una pellicola amatoriale dove lui compariva come protagonista assieme ad altri adulti.

Il gioco perverso dell’orco, ammantato dal nobile ruolo di generoso tuttofare di due club della Castellana, si è rotto nell’agosto scorso, quando un ragazzino di 15 anni ha deciso di vuotare il sacco davanti ai genitori, raccontando di quel rapporto orale subito dal massaggiatore durante la vacanza nella casa di Croce d’Aune. Era quella la sede scelta dall’anziano per agire indisturbatamente. Ci andava da anni e ogni anno portava con sè un ragazzino, come era accaduto al 15enne, bloccato tra l’altro da una frattura ad una gamba.

T.B. si trova ora agli arresti domiciliari su ordine di custodia cautelare firmato dal Gip di Belluno su richiesta del sostituto procuratore Roberta Gallego, che sta coordinando le indagini compiute dai carabinieri della compagnia di Castelfranco supportati anche dai colleghi della compagnia di Feltre.

In tre mesi e mezzo di indagini i militari hanno aperto le stanze buie di segreti custoditi da almeno 5 vittime, tante sono le denunce, che erano state ospiti a Croce d’Aune. Nella sua casa trevigiana, i carabinieri hanno inoltre sequestrato diverso materiale pornografico, tra i quali anche una cassetta dove lui stesso si esibiva in rapporti sessuali con altri adulti. Niente materiale pedopornografico, ma solo comuni pellicole hard che l’uomo avrebbe utilizzato anche per far cadere i ragazzini nella sua rete. Da un massaggio ad una visione di scene porno, fino agli atti sessuali sui ragazzini, il passo sembrava essere breve. Le piccole vittime, fisicamente già pronte per le prime esperienze sessuali, finivano per soccombere alle perversioni del pedo-massaggiatore.

Ma una volta finita la prestazione, dentro restava l’orrore per quanto accaduto: molti hanno preferito seppellire quei momenti sotto la coltre di una vergogna incancellabile, altri hanno trovato il coraggio di parlare, mettendo fino ad un dramma che andava avanti da anni, indisturbato. Perché le famiglie si fidavano di quell’uomo, considerandolo quasi un secondo padre i per i loro figli. Invece l’orco, una volta salito tra le vette feltrine, trovava la situazione ideale per irretire i ragazzini, tutti di età tra 14 e 15 anni, invitandoli nella sua casetta a schiera presa in affitto.

Le indagini sono ancora in corso, per cercare di risalire ad altre possibili vittime e mettere assieme il quadro più esatto possibile delle malefatte perpetrate in tanti anni di "nobile" impegno a servizio del calcio giovanile.


Prima film porno, poi violenze sessuali: piccoli calciatori nella casa degli orrori 16 Novembre 2011


In aumento tra i giovani lo scambio di immagini porno


Secondo alcuni dati che emergono dall'Indagine conoscitiva sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza realizzata nelle scuole italiane da Telefono Azzurro ed Eurispes per il dodicesimo anno consecutivo, tra i nuovi rischi di Internet e dell'uso di cellulari il sexting, ovvero l'invio di immagini e video a sfondo sessuale ad amici, fidanzati, adulti, persone conosciute e non: il 6,7% dei giovani italiani ha inviato sms o video a sfondo sessuale col proprio cellulare, mentre il 10,2% ne ha ricevuto almeno uno. 
Telefono Azzurro sottolinea come l'esposizione alle immagini sessuali sembra essersi moltiplicata per i "nativi digitali": su Internet e attraverso i cellulari con grande facilità essi possono guardare, inviare e ricevere immagini a sfondo sessuale. Spesso i ragazzi ignorano i rischi legati alla visione, alla produzione e allo scambio di immagini sessuali, proprie o altrui. In alcuni casi l'invio e la pubblicazione on line sono strumento per atti di bullismo, legati alla volontà di ferire il protagonista delle immagini stesse. In molti casi, inoltre, i ragazzi non sono consapevoli di scambiare materiale pedopornografico, aumentando così il rischio di entrare in contatto con soggetti malintenzionati. 
A fronte della diffusione di queste problematiche e delle insidie nascoste nelle nuove tecnologie, da anni Telefono Azzurro promuove un uso sicuro di Internet e cellulari, ed offre l'opportunità di confrontarsi con personale esperto su potenzialità e rischi delle nuove tecnologie. Bambini e ragazzi possono rivolgersi alla linea gratuita 19696 e alla chat; genitori, insegnanti e altri educatori possono invece chiamare l'199151515; coloro che navigano in Rete possono segnalare tempestivamente contenuti illegali o potenzialmente dannosi per bambini e adolescenti nella sezione "clicca e segnala". 
Sul medesimo sito è possibile trovare consigli per genitori, insegnanti e ragazzi, nonché una descrizione delle attività formative di prevenzione realizzate dall'Associazione presso le scuole

Telefono Azzurro: in aumento tra i giovani lo scambio di immagini porno 17/11/2011


The Face of Modern Slavery


When I write about human trafficking as a modern form of slavery, people sometimes tune out as their eyes glaze over. So, Glazed Eyes, meet Srey Pov.
She’s a tough interview because she breaks down as she recalls her life in a Cambodian brothel, and pretty soon my eyes are welling up, too.
Srey Pov’s family sold her to a brothel when she was 6 years old. She was unaware of sex but soon found out: A Western pedophile purchased her virginity, she said, and the brothel tied her naked and spread-eagled on a bed so that he could rape her.
“I was so scared,” she recalled. “I was crying and asking, ‘Why are you doing this to me?’ ”
After that, the girl was in huge demand because she was so young. Some 20 customers raped her nightly, she remembers. And the brothel twice stitched her vagina closed so that she could be resold as a virgin. This agonizingly painful practice is common in Asian brothels, where customers sometimes pay hundreds of dollars to rape a virgin.
Most girls who have been trafficked, whether in New York or in Cambodia, eventually surrender. They are degraded and terrified, and they doubt their families or society will accept them again. But somehow Srey Pov refused to give in.
Repeatedly, she tried to escape the brothel but she said that each time she was caught and brutally punished with beatings and electric shocks. The brothel, like many in Cambodia, also had a punishment cell to break the will of rebellious girls.
As Srey Pov remembers it (and other girls tell similar stories), each time she rebelled she was locked naked in the darkness in a barrel half-full of sewage, replete with vermin and scorpions that stung her regularly. I asked how long she was punished this way, thinking perhaps an hour or two.
“The longest?” she remembered. “It was a week.”
Customers are, of course, the reason trafficking continues, and many of them honestly think that the girls are in the brothels voluntarily. Many are, of course. But smiles are not always what they seem. Srey Pov even remembers flirting to avoid being beaten.
“We smile on the outside,” she said, “but inside we are crying.”
Yet this is a story with a triumphant ending. At age 9, Srey Pov was able to dart away from the brothel and outrun the guard. She found her way to a shelter run by Somaly Mam, an anti-trafficking activist who herself was prostituted as a child. Somaly now runs the Somaly Mam Foundation to fight human trafficking in Southeast Asia: She’s the one who led the brothel raid that I recounted in my last column.
In Somaly’s shelter, Srey Pov learned English and blossomed. Now 19, Srey Pov can even imagine eventually having a boyfriend.
“Before I didn’t like men because they hit me and raped me,” she reflected. “But now I think that not all men are bad. If I find a good man, I can marry him.”
Somaly is creating an army of young women like Srey Pov who have been rescued from the brothels: well-educated and determined to defeat human trafficking. Over the years, I’ve watched these women and girls make a difference, and they’re self-replicating.
In my last column, I described a frightened seventh-grade Vietnamese girl who was rescued in a brothel raid that Somaly and I participated in. That raid in the town of Anlong Veng has already had an impact, for six more brothels in the area have closed because of public attention and fear that they could be next. And the seventh-grade girl is recovering from her trauma at a shelter run by Somaly, where a girl named Lithiya has taken her under her wing.
Lithiya, now 15, is one of my favorites in “Somaly’s army,” perhaps because she wants to be a journalist and has taught herself astoundingly good English. Trafficked at age 9 from Vietnam, Lithiya was locked inside a brothel for years before she climbed over a wall and escaped. Now a ninth grader, she is ranked No. 1 in her class.
Srey Pov, Lithiya and Somaly encountered a form of oppression that echoes 19th-century slavery. But the scale is larger today. By my calculations, at least 10 times as many girls are now trafficked into brothels annually as African slaves were transported to the New World in the peak years of the trans-Atlantic slave trade.
So for those of you doubtful that “modern slavery” really is an issue for the new international agenda, think of Srey Pov — and multiply her by millions. If what such girls experience isn’t slavery, that word has no meaning. It’s time for a 21st-century abolitionist movement in the U.S. and around the world.

The Face of Modern Slavery November 16, 2011


lunedì 14 novembre 2011

Not For Sale: Feminists Resisting Prostitution and Pornography


Even for those of us repeatedly reaching for the delete button, the visibility and accessibility of pornography in our everyday lives has increased exponentially. And yet, strangely, any substantial critique of it remains invisible. What is this silence? Is it discomfort? Is it approval? At best our reaction to pornography and prostitution is a snigger. And what can anyone really say in a world where Larry Flynt is a people's hero and a 'Porn star' t-shirt is a liberating statement (Clarke p 157). In our contemporary world, as Elizabeth Wurtzel has said, innocence itself is subversive. Clarke (p 190) puts it like this:
Pornography and prostitution are either sacralised by a knee jerk association with freedom of speech and sexual liberation or discussed with a kind of sniggering, prurient 'humour' and smug self-satisfaction (at being so very liberated and worldly as to find the subject amusing rather than shocking or depressing).
Such lightheartedness, as in the jovial telling of a racist joke, belies any of the darkness in the actual situation. The current cultural take on pornography and prostitution obviates the need to take the lives and deaths of prostituted women seriously. 'It's either a symbol of liberation or a dirty joke. It is either above criticism or beneath notice'. (Clarke p 190)

And there we might have the first sign of an unhealthy situation: that no one is allowed to discuss the problem. (Anderberg p 277)

That's why Not for Sale, a book of essays about pornography and prostitution, not only provides new, vigorous perspectives, but, in the name of health, is an important and balancing contribution.

The most refreshing thing about Not for Sale is its radical departure from those tired debates about 'dirty pictures' and the 'objectification of women'. What we are seeing in contemporary pornography gives lie to the suggestion we are simply talking about any old images of 'sex'. (Whisnant p 17) Contemporary researchers on pornography inevitably incorporate in their work a focus on international human rights violations. What we are increasingly seeing is the eroticization of all sex crimes: rape, gang rape, harassment, molestation, confinement of women, the sexualisation of childhood, the infantalising of adult women, 'documentary' pornography and the direction of the industry towards the more and more 'extreme'. (Whisnant p 17) There is an increasing 'cruelty of touch'. (Whisnant p 14)

The pornographic content, it's aggressive marketing to an ever-wider pool of consumers, and the shear expansion of the industry means that the sex business, the industry behind the trafficking of women and children, is now thought to be 'the largest slave trade the planet has seen'. (Dworkin p 144)

Not for Sale reworks the insistence that pornography and prostitution equate to sexual liberation and progress. Frankly, those who define the sex business as a force of liberation overlook the fact that women and children are prostituted most commonly through violence and poverty. They overlook the life expectancy of sex workers, the average age of induction, the average income of sex workers and, most urgently, their inability to leave their situations. To coerce women and children into this work, to permanently affect their lives in this way, and then to force them on a daily basis to fake enthusiasm, suppress fear and disgust, and to tolerate violence and humiliation to their bodies is no banner for sexual liberation. What freedom means in this case is 'no more than the freedom of men to access the bodies of women and children. It's predation redefined as progress'. (Clarke p 169)

Despite this, it remains easy for contemporary consumers of pornography to distance themselves from the harm and the sweatshop that lies just on the other side of the screen. After all, 'women are there because they choose to be'. Perhaps, as some of the sex workers make painfully clear to us in this book, 'voluntary slavery' is a better concept to describe the situation. Female sex workers live in that unsympathetic space between the appearance of choice and the overwhelming, relentless coercion behind that choice. (Farley and Lynne p 113)

Meanwhile pop cultural ideas about sexuality turn all our desires into harmless fun, while capitalism makes all desires good, legitimate. It is unpopular, even dangerous to question the demand side of any market. However researchers in Not for Sale do ask these questions: What do these images mean for us? Why do people purchase sexual service? What drives the consumption of pornography? For discussion, researchers draw on some surprising theories about sexuality. 

Will we remain indefinitely comfortable with the wide consumption of pornography and prostitution? The sexual revolution has left us a legacy of openness about anything sexual (allowing the sex business to be mainstreamed and to become extremely lucrative and successful). Along with it is the conviction that everyone in the images is having a great time, and the similar conviction that prostitutes enjoy sex. Meanwhile technology combines anonymity with ease in internet environments designed to lead someone clicking down the electronic pathways of eroticism into websites containing more violent images, without the consumer necessarily deciding to go there. 

And all the time there is the reassurance for the consumer of being visitor number 21,466 to any particular website. Lurking behind the technological trick is perhaps that ugly old masculinist belief that once a women is raped, it 'no longer matters what happens to her'. (Clarke p 178) Not for Sale puts the woman in the picture at the centre of the issue. For these researchers, her life matters. And because she matters, the sex business cannot be redeemed by talk of sexual liberation nor by the ideology of freedom of speech. 

Not for Sale asks us to live with our complicity. Because all the sniggering and entertainment we might gain from pornography is all very well if you find yourself on this side of the image. But things don't look the same on the other side

Not for Sale is significant as a challenge to our current cultural myths about the 'harmless and liberal fun' that pornography and prostitution are for consumers and sex workers. Aside from the book's importance as a counter balance, I generally find writing that goes against the grain enjoyable. It is often unusually fresh, it must anticipate its critics, it must fight to replace knee-jerk assumptions with better ones. It can't afford laziness in argument or evidence. To oppose the general opinion of popular culture, the research must be excellent. Not for Sale is exactly this.
Citation
  • Lisette Kaleveld. 'Review: Not For Sale: Feminists Resisting Prostitution and Pornography by Christine Stark and Rebecca Whisnant eds' [online]. Network Review of Books (Perth, Australian Public Intellectual Network), July 2005. Availability: <please cite the web address here> ISSN 1833-0932. [accessed 14 November 2011].
Back Cover Blurb
  • As prostitution and pornography increasingly saturate our lives and our communities, they are also becoming normalised and accepted as harmless entertainment for men and as legitimate, even liberating, forms of work for women.Not for Sale brings the feminist movement against prostitution and pornography into the 21st century, showing how these industries cause grievous harm to those within them while undermining the possibilities for gender justice, human equality, and truly diverse and joyful sexual experiences.

    The essays collected here connect feminist perspectives on the sex industry with radical critiques of racism, poverty, militarism, and unbridled corporate capitalism, and show how the harms of prostitution and pornography are amplified by contemporary technologies of mass communication. Bringing together research, testimony, and theory by more than thirty writers and activists from difference countries and generations, including a number of courageous industry survivors, Not for Sale is both a vital contribution to ongoing debates and a call to action and resistance.



Not For Sale: Feminists Resisting Prostitution and Pornography 


ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...