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"GOOD BOOTY" The Queen of Pop Porno

In her new book  GOOD BOOTY: Love and Sex, Black and White, Body and Soul in American Music   (out now from Dey Street Books), the accla...

venerdì 23 dicembre 2011

Canterbury, inchiesta su preti pedofili


L'arcivescovo di Canterbury ha messo sotto inchiesta una diocesi dove preti anglicani hanno potuto continuare a lavorare pur essendo stati accusati di pedofilia.

La decisione di Rowan Williams, capo spirituale della Chiesa di Inghilterra, di indagare sulla diocesi di Chichester segna la prima volta dagli anni Ottanta che un arcivescovo di Canterbury ordina una ispezione apostolica in una diocesi.

Lo scandalo della pedofilia ha provocato un terremoto nella Chiesa Cattolica, in particolare nei paesi anglosassoni, ma non era finora mai emerso in modo vistoso nel mondo protestante. Qualche mese fa il Vaticano ha ordinato una visita apostolica all'abbazia di Ealing a Londra dopo che sono venuti alla luce anni di abusi da parte di monaci.

Lo scandalo di Chichester vede al centro due vicari, Roy Cotton e Colin Pritchard, che hanno molestato bambini in chiese delle Midlands e dell'East Sussex negli anni Settanta e Ottanta.

In maggio un'inchiesta ha scoperto che i due hanno potuto continuare a prestare servizio nonostante i loro superiori fossero a conoscenza di gravi accuse nei loro confronti.

Il vescovo di Canterbury apre inchiesta su preti pedofili 23 dicembre 2011


Porno BlackBerry


Nuova tegola sulla testa di RIM che già si trova in notevoli difficoltà finanziarie. L’azienda canadese è stata convocata dall’Ofcom, il garante delle comunicazioni del Regno Unito, insieme agli operatori telefonici inglesi. Il sistema operativo BlackBerry OS non permetterebbe di bloccare in modo sicuro i contenuti pornografici.
I terminali BlackBerry, nati inizialmente per le aziende, sono diventati molto diffusi anche tra i normali consumatori, in particolare tra i minorenni. Ilbrowser integrato nel sistema operativo possiede una sistema di protezione contro i contenuti inappropriati, ma questi filtri possono essere facilmente superati.
Con i prodotti basati su Android e iOS, gli operatori telefonici riescono a bloccare immagini e video porno, ma ciò non è possibile con la piattaforma BlackBerry. L’azienda canadese gestisce autonomamente la trasmissione dei dati, in quanto tutto il traffico passa attraverso i suoi server e non sulle reti degli operatori. RIM ha reso disponibile uno strumento per filtrare questo tipo di contenuti, ma solo T-Mobile UK lo utilizza.
Ofcom vuole risolvere al più presto il problema, in quanto nel Regno Unito il numero degli utenti BlackBerry con una età inferiore a 18 anni è in costante crescita, data la disponibilità di diversi terminali a basso prezzo. Il sistema di messaggistica BBM è stato molto utilizzato durante le rivolte scoppiate quest’estate in diversi quartieri di Londra.

Porno sui BlackBerry, RIM sotto accusa 


mercoledì 21 dicembre 2011

Olanda: ex vescovo di Rotterdam aiutava club di pedofili


Lo scandalo pedofilia si abbatte anche sulla Chiesa olandese. Si sospetta ora che Philippe Bär, a capo della diocesi di Rotterdam dal 1983 al 1993, abbia fornito in maniera concreta supporto organizzativo ad un gruppo di pedofili di cui faceva parte.
Secondo le ricerche di una commissione indipendente sugli abusi sessuali di cui vittime erano minori, sarebbe stato molestato un bambino su cinque entrato in contatto con istituzioni ecclesiastiche. Una percentuale altissima e preoccupante.
Si parla di decine di migliaia di bambini vittime di abusi sessuali tra il 1945 e il 2000 in Olanda. Già padre Herman Spronck, a capo dei salesiani olandesi, aveva affermato di non voler “condannare a priori” le relazioni tra adulti e bambini, dopo che era emerso il caso di un confratello, tale padre ‘van B.’, ai vertici di un’associazione pro-pedofilia.
Qualche giorno fa il primo ministro olandese Maxime Verhagen, democristiano cattolico, ha dichiaratoche dopo l’indagine sulla pedofilia nel clero i vescovi dovrebbero dimettersi per ristabilire la fiducia nella chiesa cattolica in Olanda.

Olanda: ex vescovo di Rotterdam aiutava club di pedofili 21 dicembre 2011


sabato 17 dicembre 2011

Olanda, 1 bimbo su 5 molestato in oratorio


Dopo la deriva d’Irlanda, nel «clero infedele» si apre il fronte olandese: «Decine di migliaia di minori hanno subito abusi». Sono stime (e non ancora dati certi) basate su 1.795 segnalazioni. Lo scandalo pedofilia affonda la Chiesa «liberal», il laboratorio che, con il suo «catechismo» ultramoderno e l’interpretazione progressista del Concilio Vaticano II, intendeva modernizzare la fede e portare aria nuova nei Sacri Palazzi. Dal 1945 al 2010 in Olanda decine di migliaia di bambini e ragazzi hanno subito abusi sessuali in istituti ecclesiastici e centri cattolici.

La commissione d’inchiesta indipendente presieduta dall’ex ministro Wim Deetman è arrivata a una conclusione-choc identificando 800 autori di abusi (preti e personale laico), di cui 150 viventi. Un minore su cinque tra quelli entrati in relazione con strutture della Chiesa olandese dal 1945 al 2010 è stato costretto a subire abusi.

Si avvera la «profezia» di Benedetto XVI. Nella lettera ai cattolici d’Irlanda, il Papa aveva indicato tra le cause degli abusi i costumi rilassati del clero e l’accresciuta tolleranza «post-68» verso la libertà sessuale. Il disastro nella super-aperta Chiesa olandese gli dà ragione. La commissione stima che i minori che hanno subito violenze siano tra i 10 e i 20 mila; altre decine di migliaia sono stati vittime di comportamenti inappropriati.

Gli abusi sono per lo più palpeggiamenti, ma nel rapporto si parla di «diverse migliaia» di casi di stupro. Crimini consumati nelle istituzioni cattoliche che dovevano prendersi cura dei minori: convitti, seminari, orfanotrofi. «Gli ordini hanno avuto a che fare con questi casi. L’affermazione che la gente non sapesse e che gli amministratori non sapessero è insostenibile», denuncia la commissione. Di fronte a 800 molestatori, i vescovi olandesi e i capi degli ordini si dichiarano «scioccati» ed esprimono «vergogna e dispiacere».

Il dibattito sulle responsabilità dello scandalo è aspro all’interno della Chiesa dei Paesi Bassi. Secondo alcuni, tutto è nato dopo il Concilio, quando la Chiesa olandese spingeva per riformare in senso «liberal» il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra cui il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo, portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne e del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili, sono il segnale di una Chiesa che non elude certi problemi.

Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa Chiesa in dialogo con il mondo era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le dimissioni per raggiunti limiti di età. Le gerarchie si impegnano adesso a «rendere giustizia alle vittime e ad aiutarli a guarire nella misura del possibile», ma le attuali procedure non bastano: «Può essere fatto ancora molto per aiutare le vittime e vogliamo contribuire personalmente a ciò». Ratzinger si è impegnato più di chiunque altro contro gli abusi del clero. Gli insabbiamenti vengono puniti: nel mondo 40 vescovi sono stati rimossi.

Olanda, 1 bimbo su 5 molestato in oratorio 17/12/2011


venerdì 16 dicembre 2011

Escort da url la prostituzione ai tempi di internet


Una settantina di anni fa, un grande della cultura novecentesca di nome Walter Benjamin analizzava lo stato dell’arte al tempo della sua riproducibilità tecnica. Seppur uomo di intuizioni incredibili, Benjamin non poteva di certo aspettarsi che nel giro di neppure un secolo saremmo arrivati alla riproducibilità virtuale, e non solo dell’arte, ma di ogni esperienza della vita.
Tra quelle esperienze, sicuramente prima di molte altre, c’è il sesso, e anche il sesso a pagamento, che gli adagi di tutto il mondo definiscono non a torto come il lavoro più antico del mondo. In questa nostra epoca di rivoluzioni virtuali, considerato che il sesso a pagamento non sta dando alcun segno di passare di moda, è assolutamente naturale che anche le prostitute restino al passo con i tempi, sfruttando anche loro la grande rete.
E qui arriviamo al punto, perché , giornalista scafato da anni di esperienza come inviato di guerra per l’Europeo, proprio a questo mondo ha dedicato la sua ultima inchiesta, pubblicata qualche giorno fa dalla nuova casa editrice-spin off del portale informativo Affari Italiani e intitolata Escort da Url, viaggio nella nuova prostituzione on & off line”.
Bernieri ci accompagna in un viaggio nei blog e nei forum in cui insospettabili clienti, i “puternauti” si scambiano informazioni e commenti sulle escort, condividono le proprie esperienze in giro per il mondo e si confrontano, formando una vera e propria community.
Una nota particolare merita poi la prefazione “non autorizzata” di un noto personaggio politico nazionale che sembra conoscere da molto vicino quel mondo. Si tratta di un collage di frasi estrapolate da articoli, interviste e intercettazioni il cui mix crea un divertente cappello all’inchiesta e di cui noi di booksblog siamo in grado di anticiparvi una parte:
Vedi io a tempo perso faccio il Primo Ministro… e me ne succedono di tutti i colori. Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera… erano in undici… io me ne sono fatto solo otto perché non potevo fare di più…non si può arrivare a tutto. Però stamattina mi sento bene sono contento della mia capacità di resistenza agli assedi della vita…che cosa ci tocca fare la notte del primo dell’anno.
Se tu hai una ragazza da portare, due ragazze, tre ragazze da portare… Ma per favore, non pigliamole alte… perché… noi non siamo alti…

Escort da url, l'inchiesta di Claudio Bernieri sulla prostituzione ai tempi di internet 16 dicembre 2011


Lo Stupro come Arma Militare


The latest conflict between the militant Kachin Independence Army and the Burmese military reveals widespread use of rape by the military as a psychological weapon. 

The Kachin Women's Association of Thailand (KWAT) reports that at least 37 women were raped by state soldiers over June and July alone when the fighting erupted. 

Women's rights groups operating along the Thai-Burma border have documented 81 cases of rape of women and girls over the course of eight months of fighting between the Burmese army and ethnic armed forces. Of these, 36 women were killed by the soldiers. 

Over the last decade the Women's League of Burma (WLB), an umbrella organisation for various ethnic women's groups, has documented hundreds of cases that suggest that rape is not a by-product of war but a deliberate strategy used by the military. 

"By looking at the nature of violations and the worsening situation during conflict, we can say with confidence that the military is precisely using rape as a weapon against women," Shirley Seng, founder of KWAT, told IPS. 

"Our aim is to collect information on sexual violence to understand the root causes and to publicise it to the international community," Seng explains. Seng is the widow of the founder of the militant Kachin Independence Organisation. 

"Whenever rape cases happen, we get information from our partners and we also go and interview the victims and conduct our own field investigations," she said. 

"How do we know that rape is being used as a weapon? Because the civilians who are attacked are told this by the soldiers attacking them," said Seng. 

Victims of rape may be in continuing danger not only from the perpetrators, who enjoy impunity, but also from their own communities due to the social stigma attached to rape, local reports reveal. 

Conflicts in northern and eastern Burma that erupted between the Burmese military and ethnic armed groups in the Shan and Kachin states in March and June are reported to have led to displacement of more than 30,000 civilians. 

Soldiers also regularly persecute the Rohingyas who are not recognised as citizens by the Burmese government, although they have lived in western Arakan state for generations with established roots, ties and property. 

Stories of displacement, violence and persecution involving ethnic minority communities such as the Karen, Shan and the Kachin have been commonplace since the formation of the Burmese state in 1948 when ethnic representatives demanded autonomy. 

When armed groups sprang up among these minorities the government responded by heavily militarising the homelands of these remote communities. 

Amongst the most vulnerable in this struggle are women. Sexual violence has been a constant theme among ethnic minority communities living along the borders of the country. There are continuing reports of deliberate displacement and intimidation, with women targeted as part of a campaign to weaken the social fabric of the different ethnic groups. 

"I was only four years old. My mother told me that we had to run away, otherwise they would kill us," says 21-year-old Rahima, describing her flight from her home in the western Arakan state. During her flight across the country to the Thai-Burma border Rahima, and others like her, sought refuge in railway stations that were often raided by the military. 

She describes soldiers taking away the "attractive" women who would be returned later with obvious physical injuries but hidden mental wounds as a result of sexual violence and torture. 

Rahima's sister was raped by Burmese soldiers. But due to the social stigma and ostracism that would follow in the local community, no one in her family spoke about the incident. 

"It is very shameful in my culture to talk about rape. In my whole time there, dozens of women were taken. Not one of them ever told of what had happened," said Rahima. 

Narratives resembling Rahima's are common in conflict zones where evidence suggests that the military uses rape as a psychological weapon to intimidate civilians, shame the men in the community, and to 'Burmanise' these populations by mixing bloodlines. 

It is difficult to verify how explicit 'orders to rape' from the state military could be. But what is verifiable is that renewed conflict situations have coincided with concurrent and drastic rise in sexual violence. 

Seng believes use of rape is not only encouraged but also ordered by Burmese military officials. Her peer at the WLB, Charm Tong, who leads the Shan Women's Action Network, co-authored the report ‘License to Rape’ in 2002, which documented 173 incidents of rape and other forms of sexual violence, involving 625 girls and women, committed by Burmese army troops in Shan state. 

Tong continues to travel to Shan, where she and her colleagues have documented cases of pregnant women and their daughters being raped inside their homes by state soldiers raiding villages. 

The International Criminal Court recognises rape, sexual slavery "or any other form of sexual violence of comparable gravity" as war crimes when committed as part of a systematic practice. 

WLB's goal is to mobilise support for an investigation by an international body to examine the trends, patterns and extent of sexual violence perpetrated by soldiers in Burma. 

Tomas Ojea Quintana, United Nations Human Rights rapporteur for Burma, expressed concern over "continuing human rights abuses such as forced labour, land confiscation and rape in ethnic minority communities," and called for an independent investigation commission during a visit to the country in September. 

Following Quintana’s visit, the Burmese government set up the Myanmar (as Burma is also known) National Human Rights Commission to "safeguard the rights of its citizens" as announced in the state run newspaper ‘New Light of Myanmar’. 

Rights groups point out that any accountability mechanism for crimes must be followed by a remedy process and that any permanent remedy can happen only when militarisation ends in these areas.


Rape Used as Military Weapon Dec 10, 2011

Preti Pedofili in Olanda: migliaia le vittime


«Decine di migliaia» le vittime di abusi sessuali da parte di circa 800 preti tra il 1945 e il 2000 in Olanda. Lo ha stabilito una commissione d'inchiesta istituita all'Aja. Il rapporto chiude l'indagine sulla Chiesa e la pedofilia e punta il dito proprio contro il Vaticano perché, «pur sapendo non hanno aiutato le vittime». «Sulla base di 1.795 segnalazioni, la Commissione è riuscita ad individuare i nomi di 800 autori di abusi», si legge nel rapporto. «Di questi, 105 sono ancora vivi».
LE INDAGINI- Sotto la spinta dell'opinione pubblica, la Conferenza episcopale olandese aveva deciso nel 2010 di istituire una Commissione d'inchiesta sugli abusi commessi dai preti pedofili. La Commissione era presieduta dall'ex ministro, Wim Deetman, e includeva sei membri, tra cui un ex giudice, uno psicologo e docenti universitari. Secondo la Commissione, «il problema degli abusi sessuali era ben noto agli ordini e nelle diocesi della Chiesa cattolica olandese ma non furono prese le misure appropriate».

Pedofilia, migliaia di vittime dei preti in Olanda 16 dicembre 2011

Dutch Bishops Apologize for Abuse of Thousands December 16, 2011


giovedì 15 dicembre 2011

Violenza Sessuale in America


Una donna su cinque, negli Stati Uniti, è stata violentata o aggredita, una su quattro è stata picchiata dal partner.

An exhaustive government survey of rape and domestic violence released on Wednesday affirmed that sexual violence against women remains endemic in the United States and in some instances may be far more common than previously thought.
Nearly one in five women surveyed said they had been raped or had experienced an attempted rape at some point, and one in four reported having been beaten by an intimate partner. One in six women have been stalked, according to the report.
“That almost one in five women have been raped in their lifetime is very striking and, I think, will be surprising to a lot of people,” said Linda C. Degutis, director of the National Center for Injury Prevention and Control at the Centers for Disease Control and Prevention, which conducted the survey.
“I don’t think we’ve really known that it was this prevalent in the population,” she said.
The study, called the National Intimate Partner and Sexual Violence Survey, was begun in 2010 with the support of the National Institute of Justice and the Department of Defense. The study, a continuing telephone survey of a nationally representative sample of 16,507 adults, defines intimate partner and sexual violence broadly.
The surveyors elicited information on types of aggression not previously studied in national surveys, including sexual violence other than rape, psychological aggression, coercion and control of reproductive and sexual health.
They also gathered information about the physical and mental health of violence survivors.
Sexual violence affects women disproportionately, the researchers found. One-third of women said they had been victims of a rape, beating or stalking, or a combination of assaults.
The researchers defined rape as completed forced penetration, forced penetration facilitated by drugs or alcohol, or attempted forced penetration.
By that definition, 1 percent of women surveyed reported being raped in the previous year, a figure that suggests that 1.3 million American women annually may be victims of rape or attempted rape.
That figure is significantly higher than previous estimates. The Rape, Abuse and Incest National Network estimated that 272,350 Americans were victims of sexual violence last year. Only 84,767 assaults defined as forcible rapes were reported in 2010, according to national statistics from the Federal Bureau of Investigation.
But men also reported being victimized in surprising numbers.
One in seven men have experienced severe violence at the hands of an intimate partner, the survey found, and one in 71 men — between 1 percent and 2 percent — have been raped, many when they were younger than 11.
A vast majority of women who said they had been victims of sexual violence, rape or stalking reported symptoms of post-traumatic stress disorder, as did about one-third of the men.
Women who had experienced such violence were also more likely to report havingasthmadiabetes or irritable bowel syndrome than women who had not. Both men and women who had been assaulted were more likely to report frequent headaches, chronic pain, difficulty sleeping, limitations on activity, and poor physical and mental health.
“We’ve seen this association with chronic health conditions in smaller studies before,” said Lisa James, director of health for Futures Without Violence, a national nonprofit group based in San Francisco that advocates for programs to end violence against women and girls.
“People who grow up with violence adopt coping strategies that can lead to poor health outcomes,” she said. “We know that women in abusive relationships are at increased risk for smoking, for example.”
The survey found that youth itself was an important risk factor for sexual violence and assault. Some 28 percent of male victims of rape reported that they were first assaulted when they were no older than 10.
Only 12 percent of female rape victims were assaulted when they were 10 or younger, but almost half of female victims said they had been raped before they turned 18. About 80 percent of rape victims reported that they had been raped before age 25.
Rape at a young age was associated with another, later rape; about 35 percent of women who had been raped as minors were also raped as adults, the survey found.
More than half of female rape victims had been raped by an intimate partner, according to the study, and 40 percent had been raped by an acquaintance; more than half of men who had been raped said the assailant was an acquaintance.
The public release of the report was postponed twice, most recently on Nov. 28. The findings are based on completed interviews lasting about 25 minutes each; they were conducted in 2010 with 9,086 women and 7,421 men.

Nearly 1 in 5 Women in U.S. Survey Say They Have Been Sexually Assaulted NYTimes December 14, 2011


mercoledì 14 dicembre 2011

Vaticano, promosso l'ex arcivescovo di Boston che coprì preti pedofili



Bernard Francis Law è stato chiamato a rappresentare la Santa Sede durante le celebrazione della vergine e martire Santa Lucia a Siracusa. Il prete aveva permesso ai suoi colleghi accusati di pedofilia di continuare a svolgere la loro opera pastorale nonostante le diverse denunce di abusi sessuali nei confronti di alcuni minorenni.

lunedì 12 dicembre 2011

Scandalo pedofilia nella comunità ebraica di Brooklyn


La comunità ebraica del quartiere di Brooklyn a New York, è stata investita da uno scandalo pedofilia che coinvolge decine di persone e almeno cento vittime. Negli ultimi tre anni 85 persone sono state arrestate per aver molestato almeno 117 bambini, nel corso dell’operazione denominata Kol Tzedek (’Voce della giustizia’).
Lo ha fatto sapere il procuratore distrettuale di Brooklyn, Charles Hynes. A rendere così endemico e nascosto il fenomeno, fanno notare gli inquirenti, il sistema di omertà e reticenza diffuso nella comunità religiosa, che imponeva il permesso dei rabbini per poter sporgere denuncia alle autorità pubbliche.
Secondo il New York Post, un rabbino di spicco, Avi Shafran, sulla rivista ortodossa Ami Magazine avrebbe accusato di antisemitismo coloro che criticavano il modo in cui la comunità ebraica aveva gestito questi casi di abusi sessuali su minori.
D’altronde entrare in contatto con la comunità ortodossa per gli interrogatori e le indagini è stato difficile, come fa notare Henna White, mediatrice culturale con gli ebrei su incarico del procuratore distrettuale.
L’ultimo finito in carcere è Andrew Goodman, che ha abusato di ragazzi di famiglie ortodosse di Flatbush. Ventisettenne e cresciuto in una famiglia ortodossa che l’aveva adottato, era dipendente di un’agenzia del assistenza sociale ebraica e frequentava la sinagoga fino a qualche anno fa. L’uomo si difende, sostenendo che i rapporti erano consenzienti. Lo ha inchiodato la testimonianza di una vittima, convinta a parlare dal rabbino hassidim di Lubavitch Shea Hecht.

Scandalo pedofilia nella comunità ebraica di Brooklyn: “Omertà diffusa, 85 arresti e più di 100 vittime” 12 dicembre 2011


domenica 11 dicembre 2011

Memorie di un'Infamia


“Lydia Cacho è un modello per chiunque voglia fare giornalismo. È una donna di grande coraggio che ha sopportato la prigione e la tortura per difendere una minoranza che nessuno ascolta, per attirare l’attenzione sugli abusi che bambine e donne devono subire in Messico e nelle parti più povere del mondo. Ha raccolto informazioni mai venute alla luce prima, ha rischiato in prima persona facendo i nomi di politici e imprenditori.” Roberto Saviano

Nel 2005 Lydia Cacho pubblica in Messico Los Demonios del Eden e la sua vita cambia inesorabilmente. Jean Succar Kuri, noto proprietario di alberghi, uno degli imprenditori messicani più facoltosi è accusato di essere coinvolto in un giro di pornografia infantile e prostituzione insieme a importanti esponenti politici e loschi uomini d’affari. Per questa inchiesta, supportata dalle dichiarazioni delle vittime e da prove filmate con videocamera nascosta, Lydia Cacho viene citata per diffamazione e arrestata illegalmente da un gruppo di poliziotti, picchiata e rinchiusa nel lontano carcere di Puebla.
Memorie di un’infamia è il racconto di quanto Lidia Cacho ha vissuto in prima persona in un paese, il Messico, dove ogni anno vengono assassinati decine di giornalisti. Il prezzo pagato da una donna coraggiosa che ha messo a nudo un sistema di delitti infamanti, puntando il dito contro uomini di potere inebriati dal senso di impunità. United Nations Human Rights Council consigliò alla Cacho di lasciare il paese. Lei non lo ha fatto. Sotto scorta, continua a investigare e ricercare la verità al fianco dei più deboli.

NOTE

LYDIA CACHO (Città del Messico 1963), scrittrice, femminista e attivista per i diritti umani, ha vinto il Premio Francisco Ojeda al Valor Periodístico. Dal 2006  è impegnata in prima persona nelle indagini e nella soluzione dei casi, ripetuti e numerosi, di omicidi e abusi su donne irrisolti a Ciudad Juárez. Nel 2007 Amnesty International le ha assegnato il “Ginetta Sagan Award for Women and Children’s Rights” e nel 2008 ha ricevuto l’UNESCO/Guillermo Cano World Press Freedom Prize. Nel 2010 Fandango Libri ha pubblicato Schiave del potere, il suo ultimo libro.



MEMORIE DI UN'INFAMIA

Lydia Cacho






sabato 10 dicembre 2011

“Orge per il re” Scandalo scuote il trono di Svezia


Una vicenda oscura che implica orge, ricatti, boss mafiosi e compagni di bagordi disposti a pagare pur di mettere a tacere chi è in possesso di prove, incluse foto e registrazioni. Il re di Svezia, Carlo XVI Gustavo, è in difficoltà. Dopo la pubblicazione nel novembre scorso del libro «Den motvillige monarken» (Il monarca recalcitrante) in cui si svelano episodi compromettenti quali incontri in sexy club con giovani donne da parte del sovrano, politici e commentatori esigono che il re dica tutta la verità su ciò di cui è al corrente riguardo ai contatti dei suoi amici con elementi mafiosi. E ieri il presidente della Corte Costituzionale, Peter Eriksson, ha imposto un’indagine sulle voci che ormai corrono sulla partecipazione del re ad orge sessuali e sulla vicenda del riscatto preteso da personaggi con pochi scrupoli per farsi consegnare prove compromettenti.

Il giornale Expressen è in possesso di registrazioni telefoniche in cui un amico del re, Anders Letterström, promette al braccio destro del «Padrino» serbo Milan Servo, Daniel Webb, di mettersi in contatto con il re per informarlo che i suoi amici stanno conducendo trattative con l’ex proprietario del sexy-club Mille Markovic, per convincerlo a smentire le dichiarazioni rilasciate nel libro, secondo le quali egli sarebbe in possesso di foto che mostrano il re in compagnia di donne nude, e a consegnare loro le prove. Markovic ha dichiarato all’autore del libro di aver organizzate feste a luci rosse per il sovrano.

In un altra registrazione, intercettata dal giornale Aftonbladet, Letterström conferma a Daniel Webb di aver parlato con il re dei suoi contatti con i rappresentanti della malavita e della possibilità di comprare il silenzio di Mille Markovic. Dice testualmente: «Quella sera ho parlato con il re e gli ho riferito che tu avevi detto che Mille sarebbe disposto a smentire tutto e a consegnarci le foto dietro un compenso di circa duecentomila euro». L’amico del sovrano in seguito ha smentito tutto, dicendo che non aveva mai parlato con Carlo XVI Gustavo e di aver mentito nelle telefonate per «pressioni».

Peter Eriksson, presidente della Corte Costituzionale, commenta così le ultime rivelazioni: «Ritengo che il re sia venuto a trovarsi in una situazione molto imbarazzante. Una condizione per il mantenimento della monarchia nella sua forma attuale è l’assoluta fiducia reciproca fra i politici, la popolazione e la casa regnante. Per tale ragione la casa reale deve gettare completa luce su questa vicenda».

Mia Sydow, membro della Corte Costituzionale, dice a sua volta: «Qualunque cosa faccia, il re non può essere chiamato a rispondere delle proprie azioni a causa dell’assurdo sistema su cui si regge la monarchia. Ma se egli è al corrente dei contatti di Letterström con la mafia serba deve renderne ragione al popolo svedese».

L’avvocato Peter Altin, presidente del Partito repubblicano svedese, va oltre e spiega che il sovrano può essere costretto ad abdicare se si dovesse constatare che egli ha mentito all’opinione pubblica. E aggiunge: «Se è vero che Letterstrom ha parlato con il re dei suoi contatti con la mafia serba, ciò significa che il re ci ha mentito spudoratamente affermando di non sapere nulla di tutta questa losca vicenda. E non possiamo accettarlo. Se è vero che il re ha parlato con Letterström, non gli rimane altra soluzione che abdicare».

Una rottura tra il sovrano e i suoi sudditi che Ulf Bjered, esperto in scienze politiche presso l’università di Göteborg, descrive così: «Se ciò che Letterström dice è vero, la cosa è molto grave. Dimostrerebbe che il re ha mentito al popolo svedese e ne seguirebbe una crisi di fiducia perché il capo dello Stato rappresenta tutta la nazione e non può sottrarsi all’obbligo di essere aperto e sincero».

Carlo XVI Gustavo ha già smentito tutto quando le voci sulle sue amicizie compromettenti avevano cominciato a circolare. Negli ultimi giorni lo scandalo a continuato a montare ma, secondo il capo dell’ufficio stampa della corte svedese, Bertil Ternert, i nuovi elementi emersi nella vicenda non giustificano ulteriori commenti rispetto a quelli già rilasciati nei mesi scorsi. L’opinione pubblica svedese però è sempre più in fermento e da più parti si sollevano voci perché il re abdichi a favore della principessa ereditaria Victoria. I sondaggi segnalano che un terzo di svedesi ha perso fiducia nel sovrano, mentre il 32% vorrebbe sua figlia sul trono.

“Orge per il re” Scandalo scuote il trono di Svezia 10/12/2011


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