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“Beauty and the Dogs” Anatomy of a Rape Culture

Impressively fluid long takes don’t always help the emotional tug of this uneven film about a young woman’s harrowing experience after b...

mercoledì 22 febbraio 2012

Hysteria, l'eccitante invenzione del vibratore


Hysteria - la pellicola firmata da Tania Wexler nelle sale italiane dal 24 febbraio - racconta la nascita di un'invenzione che ha rivoluzionato per sempre la sessualità femminile: il vibratore
Fu proprio nella Londra vittoriana di fine '800 infatti che il dottor Mortimer Granville mise a punto quello che sarebbe diventato il primo sex toy elettrico della storia (i primi giocattoli erotici erano già diffusi nell'antica Grecia): in principio, l'apparecchio sarebbe dovuto servire come strumento per la cura dei muscoli indolenziti in fisiatria, ma si rivelò ben più efficace nel trattare il più diffuso disturbo femminile dell'epoca, l'isteria. si trattava di una pericolosa "malattia mentale" che affliggeva buona parte delle donne, manifestandosi con sintomi come tristezza, irritabilità, pianto frequente o incontenibile rabbia. I modi in cui i medici si proponevano di curarla, andavano dalle bucoliche cavalcate nei boschi alla barbarie chirurgica, ma il metodo più in voga nella Londra vittoriana era di certo il "massaggio vulvare", finché la paziente non raggiungeva il parossismo - vale a dire l'orgasmo - e veniva così quietata.
In pratica, le donne si recavano nello studio del medico per farsi masturbare, cosa che avrebbe potuto fare a buon diritto da sole e a casa propria, se la sfera sessuale non fosse stata loro preclusa. E l'isteria, che fin da tempi antichi si credeva essere una malattia legata a un presunto malfunzionamento o un errato posizionamento dell'utero, non era altro che la manifestazione della una profonda frustrazione delle donne costrette in vite che non avevano scelto, e la manifestazione di una libido a lungo repressa, l'urlo di una sessualità zittita e negata dalla società maschilista e puritana dell'epoca (e di tutte le epoche precedenti). Così, quando nel 1883 Granville inventò il vibromassaggiatore elettrico, non sapeva che permettendo ai dottori si stancarsi di meno, e alla donne di liberarsi dall'isteria raggiungendo facilmente il parossismoprescritto dal medico, stava in realtà riconsegnando la sessualità femminile alle sue legittime proprietarie. Il processo, non su breve: agli inizi del '900 furono prodotti i primi apparecchi portatili per uso personale (guardateli nella gallery, sono davvero terrificanti!), che venivano pubblicizzati sui cataloghi femminili per corrispondenza "come rinvigorenti e benefici per tutto il corpo", alludendo velatamente a un uso più intimo, ma fu solo nel 1952 che l'istituto psichiatrico americano dichiarò che l'isteria non era un distrubo mentale, e la rivoluzione sessuale era ancora agli albori. Fu necessario aspettare gli anni '70 per vedere finalmente presentato il vibratore per quello che è: uno strumento di piacere e un simbolo della liberazione sessuale femminile, che oggi è possibile acquistare senza troppi imbarazzi, anche in sex shop per donne.
L'invenzione del vibratore, raccontata in Hysteria con romantica ironia, ci spinge così a riflettere seriamente su quanto la sessualità femminile sia stata - letteralmente - nelle mani degli uomini, e a ricordare quanto sia stata svilita, denigrata e soffocata, chiamando addirittura il desiderio "disturbo mentale", trattando l'orgasmo come un farmaco somministrato "dall'alto" di una laurea, rinchiudendo il sesso nella sua componente riproduttiva. Tutto questo dovrebbe far capire, anche a noi che possiamo goderne liberamente grazie a modernissimi sex toysquanto il sesso, il corpo e il piacere vadano trattati con rispetto, riconoscendone la dignità, la forza, il valore.

Hysteria, l'eccitante invenzione del vibratore 22 febbraio 2012


Russia, dilaga la pedopornografia


Online child pornography is under attack as the Russian Internet Safety League claims over 9,000 child-pornography websites were closed down in 2011 alone.
The activists are now going further than that: they now propose a new law to blacklist sites carrying child pornography.
According to the draft law, an independent company should be created to be in charge of drawing up a blacklist of websites containing child pornography. Among the company’s staff will be special experts whose decision will be sufficient for any website to be included on the list without extra legal procedures.
Once a website ends up on such a blacklist, a letter is sent to its host. The host has 24 hours to notify the website’s owner. If no reaction follows, the site is immediately turned off. The draft law is based on the experience of European countries, among them the UK.
“Just like Thailand, Russia is in the top three of the world’s leaders in child pornography distribution,” said the league’s head, Denis Davydov, as quoted by the Izvestia newspaper. “Russia’s porn market is immense – its volume is around $10 billion.”
The draft comes soon after Russia’s parliament passed a new law introducing chemical castration for convicted paedophiles.
The punishment will be mandatory for serial offenders. The decision on a convict’s obligatory chemical castration will be made through a forensic psychiatrist's report requested by the court. 

Anti-child-porn activists demand blacklist powers 22 February, 2012



Puttanopoli francese, Strauss-Kahn torna in carcere


Feste e squillo, l'ex direttore Fmi sotto torchio a Lille: "Sapeva che quelle ragazze erano escort" Tra le accusa anche l'appropriazione indebita

Dominique Strauss-Kahn torna in carcere. ANCHE SE soltanto «a tempo», perché il fermo non può durare più di 96 ore e quella cui è sottoposto "Dsk", informano fonti giudiziarie, non supererà le 48. Sta di fatto, però, che da questa mattina alle 8, a Lilla, Dsk si trova di nuovo privato della libertà. L’inchiesta non c’entra con QUELLA DEL PRESUNTO STUPRO di New York, ma nasce sempre, guarda caso, da un albergo di lusso. Gli inquirenti sono infatti arrivati a Dsk indagando su un giro di prostituzione che aveva il suo centro all’hotel Carlton di Lilla, gestito da due «imprenditori» che fornivano all’ex direttore generale del Fondo monetario internazionale le escort per le sue «parties fines», come pudicamente le chiamano i giornali. Le serate libertine di Dsk si svolgevano a Parigi, Bruxelles e anche a Washington: le ultime, secondo l’accusa, dall’11 al 13 maggio, cioè alla vigilia dell’arresto di Dsk per il presunto stupro della cameriera del Sofitel.

In Francia come in Italia, frequentare prostitute non è reato. Ma gli inquirenti di Lilla contestano a Dsk due reati: complicità in prossenetismo, perché l’uomo politico socialista non sarebbe stato soltanto l’«utilizzatore finale» del giro di prostitute, ma avrebbe contribuito a organizzarlo, e «appropiazione indebita», perché le donne sarebbero state pagate sul bilancio delle società de due prosseneti.

Dsk ha sempre sostenuto di ignorare che le donne che partecipavano ai festini fossero prostitute e, per la verità, chiede da mesi di essere ascoltato dai giudici, anche per mettere un punto fermo alle continue, imbarazzanti rivelazioni della stampa. Ma i magistrati hanno preferito prima completare il dossier, che si basa soprattutto sulle dichiarazioni di una delle ragazze, che ha parlato di conversazioni «inequivocabili» con Strauss-Kahn. Adesso quest’ultimo ha finalmente l’occasione di spiegarsi con i giudici. Se riuscirà anche a convincerli, lo sapremo fra 48 ore.

"Sfruttamento della prostituzione"Strauss-Kahn torna in carcere 21/02/2012


lunedì 20 febbraio 2012

Trafficking in Mozambique


The mansion sits in the heart of Maputo, Mozambique. From the street it looks abandoned. Its walls are crumbling, the windows are broken and overgrown shrubs and trees hide the once grand entrance.
But inside there are signs that this place is still a home. The ceiling is black from cooking fires. In the bedrooms, mattresses line the floors and pages torn from magazines decorate the walls.
Local anti-trafficking activist Katie Magill often visits the mansion and other squatter housing in the city. She says its residents are at an age where they idolize the singers and actresses pictured on the pages. But they are much too young for the work they’re forced to do every night.
Many here say that Mozambique’s label of “the land of prawns and prostitutes” is well deserved. Prawns dominate trade by day, and at night, it’s Mozambique’s girls that are for sale.
Early last year police identified a network that trafficked up to 40 women and girls each month through Mozambique’s border with South Africa. They were allegedly being sold for $1,000 (US).
Inside Mozambique’s borders, buying girls for the trade can cost as little as $2 and the victims often know the perpetrators.
Ofelia says she was sold into prostitution at age 12. Four years ago, she escaped and found safety in Magill’s organization, Project Purpose. “I always had hope I could leave,” Ofelia said. “I feel good knowing that you can actually do it.”
Another former victim, Tachina, says she lost hope when she was trafficked for sex at the age of 15. “They’d do horrible things to you and then not give you money. Every minute was the worst. Only, when you’re in that situation, you can’t always see that,” she said.
The U.S. State Department’s annual trafficking in persons report notes an improvement in the Mozambique’s government’s efforts to end the trade. There have been several successful prosecutions since an anti-trafficking law was enacted in 2008. But enforcement remains difficult in this resource-strapped country.
A unit recently set up to deal with trafficking has only seven members charged with policing the entire country. Mozambique also lacks a national plan and a coordinating body. CNN requests for an interview with police went unanswered.
For now the fight against traffickers can’t do without people like Magill. Her organization rehabilitates young victims, many of them mothers, providing shelter for their children.
But she says it’s the ones she wasn’t able to bring to her safe house that continue to haunt her. “I cry now just thinking about the people who should have been in these buildings, the kids who should have a chance to live like that.”

Trafficking in Mozambique: 'Every minute was the worst' February 20th, 2012


Prostituzione: le nuove tratte

Che la prostituzione fosse un business da miliardi di euro, era cosa risaputa. Ma lo scenario che emerge dall'inchiesta pubblicata in queste ore da Repubblica è a dir poco sconcertante. Vine infatti alla luce un sistema capillare, gestito e pensato in ogni piccolo dettaglio, che in Italia muove di un giro di denaro da più di 5 miliardi di euro.
Tutti soldi che vanno rimpinguare i portafogli di esponenti della mafia nostrana ed internazionale. A gestire la tratta di queste ragazze - provenienti per la gran parte dall'Estremo Oriente, dall'Africa e dall'est Europa - sono in prevalenza gruppi etnici, anche di origini differenti, che per l'occasione intessono una fitta maglia di alleanze. In questo mercato umano globalizzato si creano così interessanti e fruttifere collaborazioni tra albanesi e romeni, italiani e cinesi. A rimarcare che quando si tratta di denaro, trovare un accordo è molto più facile. Poi c'è anche chi come i nigeriani, preferisce l'autogestione, vantando tra l'altro altissimi livelli organizzativi.
Tra le bande criminali impegnate nel settore sotto il mirino dell'autorità spicca la "banda del Miliardario", con sede a Rotterdam, che gestisce una rete internazionale di circa 3mila ragazze che va dalle Filippine, alla Thailandia, al Vietnam, Laos e Cambogia, passando per Cipro. Proprio sull'isola, snodo dei traffici illegali, le ragazze in attesa di ottenere i documenti per raggiungere l'Olanda ed essere smistate verso gli altri paesi dell'Unione, vengono anche istruite alla loro professione futura.
Altro paese chiave, in particolar modo per i flussi provenienti dai paesi dell'ex Urss o dalla Cina, è la Serbia. Qui le future impiegate dell'industria del sesso, opportunamente dotate di microchip sottocutanei per controllarne gli spostamenti, vengono messe all'asta e poi impiegate laddove il mercato lo richiede, sempre dopo un periodo di prova nel mercato del sesso russo, da definirsi come un vero e proprio stage.
A gestire il traffico nei Balcani sono soprattutto organizzazioni a stampo mafioso di etnia albanese, che agiscono ormai indisturbate in un paese allo sbando come il Kosovo. I numeri di questa industria, per nulla scalfita dall'italica crisi, parlano da soli: settantamila ragazze, una su due straniera ed e una su cinque minorenne. Accedono in Italia attraverso agenzia turistiche e di collocamento molto spesso, come rilevato dagli investigatori, spacciandosi come circensi.
Ad acuire il dramma di questa situazione il disinteresse dello Stato che negli ultimi tempi ha disinvestito nella lotta allo sfruttamento. Il rapporto della Caritas "Migrantes 2011" denuncia "lo stallo in cui si trova la lotta alla tratta in Italia", oltre al crollo del numero dei permessi di soggiorno rilasciati ai sensi dell'Art. 18 del TU sull'immigrazione (protezione sociale per le vittime dello sfruttamento). Una buona notizia sembrerebbe però arrivare dal Dipartimento per le pari opportunità che ha annunciato che entro quest'anno sarà pronto il Piano Nazionale Antitratta. Meglio tardi che mai.

venerdì 17 febbraio 2012

The Prostitutes of God





The documentary Prostitutes of God travels deep into the remote villages and towns of Southern India to uncover an ancient system of religious sex slavery dating back to the 6th century.
Although the practice was made illegal more than 20 years ago, we discover there are still more than 23,000 women in the state of Karnataka selling their bodies in the name of the mysterious Hindu Goddess Yellamma.
They are known as Devadasis, or servants of God. From city red light districts to rural mud huts, we meet proud brothel madams, HIV positive teenage prostitutes, and gay men in saris.
Our intimate exploration into the life of the Devadasi reveals a pseudo-religious system that exploits poverty-stricken families to fuel modern India’s booming sex trade.

Watch the full documentary now: Prostitutes of God


Schiave del sesso, un business da cinque miliardi di euro l'anno


A Cipro o in Serbia ci sono le "scuole" dove vengono addestrate alla prostituzione le ragazze che vengono dall'Estremo Oriente, dai Paesi dell'ex Unione sovietica o dall'Africa. Poi le "aste" per aggiudicarsele e "piazze-stage" per testarne la capacità di guadagno. E infine un controllo capillare delle mafie che prevede anche dei chip sottopelle per evitarne la fuga.

Paesi "scuola" dove le schiave vengono parcheggiate e preparate al marciapiede. Paesi "stage" per testarne la capacità di guadagno. Cellulari e microchip per controllare il movimento dei corpi in vendita. Organizzazioni criminali transnazionali specializzate nello sfruttamento della prostituzione. Nuove piazze del sesso a pagamento: dalla strada ai night club, passando per i centri massaggi, fino alle sale Bingo. La fabbrica delle lucciole non si ferma mai, lavora a ciclo continuo adattandosi alle richieste del mercato, alle leggi e perfino alle ordinanze dei sindaci. Cambiano le rotte, ma il business non si arresta. Quali sono i Paesi di transito? Dove si trovano i centri di smistamento? Quale il giro d'affari? 


Outdoor e indoor Gli analisti distinguono così il sesso a pagamento da marciapiede da quello tra quattro mura. "Le ordinanze approvate dai Comuni a partire dal 2008  -  spiega Vincenzo Castelli, presidente di "On the road", associazione di sostegno alle vittime della tratta  -  hanno indotto le organizzazioni criminali a spostare le ragazze dalle strade agli appartamenti". Tanto da far registrare un boom di annunci di prostituzione su Internet ma anche di opuscoli allegati a riviste con offerte di lavoro e immobiliari. Tra i nuovi "luoghi chiusi" le cronache raccontano di un ritorno ai cinema e la novità delle sale Bingo, mentre i centri relax sono da anni una realtà consolidata con un primato di cinesi e tailandesi. Per le associazioni che si occupano delle vittime della tratta questa non è una buona notizia. "La strada è più controllabile  -  sostiene Castelli  -  perché è difficile contattare le ragazze sfruttate negli appartamenti". 


In strada restano per lo più nigeriane, romene e trans sudamericane, spesso anche minori. Lavorano di più e guadagnano meno, come conferma anche una severissima ricerca economica che ha il timbro dell'Università di Chicago e della Columbia University. E, almeno in Italia, rischiano parecchio. Altrove, come per esempio in Austria, secondo i dati di Transcrime, l'indice di violenza è decisamente più elevato in casa.  


Ma nel mercato del sesso i cambiamenti non si fermano qui. Si abbassano i prezzi delle prestazioni: "Abbiamo registrato casi di ragazze nigeriane e cinesi, che occupano il gradino più basso dello sfruttamento, che accettano di prostituirsi anche per cinque euro". E ancora: aumenta il numero di prostitute "consapevoli" di cosa verranno a fare in Italia. "Soprattutto tra le nigeriane e le romene", puntualizza Castelli. I guadagni "facili" restano però un miraggio: il debito con le organizzazioni criminali non si estingue mai e le violenze sono all'ordine del giorno. 


Al contrario, sperava in un lavoro e in una famiglia, Nike Favour Adekunle, partita da Benin City a 19 anni e morta a 20 nelle campagne di Misilmeri, paese alle porte di Palermo. Il suo corpo carbonizzato ha meritato un trafiletto in cronaca nel quale il suo nome non compariva. L'hanno cercata le amiche e i volontari del "Pellegrino della Terra", guidati da un nigeriano che prova a strappare dalla strada le sue connazionali. L'hanno cercata raccogliendo l'appello del fidanzato palermitano che le aveva regalato l'anello risparmiato dalle fiamme e che è servito a riconoscerla. Nike batteva nel parco della Favorita a Palermo ma voleva uscire dal giro. E così, accanto ai sospetti che convergono su un cliente abituale, si affaccia l'ipotesi di una punizione esemplare voluta dai suoi sfruttatori.   


Un business da 5 miliardi Quante siano le prostitute in Italia nessuno lo sa. Si va dalle stime più prudenti dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (da 19mila a 26mila vittime di tratta nel nostro Paese), a quelle di Transcrime (che parlano di un giro d'affari che va dai 2,2 ai 5,6 miliardi annui), fino ad arrivare alle cifre ben più consistenti del Gruppo Abele che parla di 70mila prostitute (non tutte vittime di sfruttamento), per metà straniere e nel 20% dei casi minorenni. Dati in linea con quelli di Escort Italia, gruppo che si batte per la regolarizzazione delle prostitute. Nove milioni i clienti.


Ma al di là delle stime una cosa è ormai certa: la tratta di esseri umani, stando alle analisi del  Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza, "alimenta un mercato illegale" che nel volume d'affari "è dietro solo al traffico di stupefacenti e di armi". Un mercato in continua evoluzione. "In tempi rapidi cambiano i soggetti, i flussi, i mezzi, le destinazioni", ha spiegato al Parlamento già nel 2008, Sandro Calvani, direttore dell'Istituto delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine.

Schiave del sesso, un businessda cinque miliardi di euro l'anno 16 febbraio 2012


Hollie Greig e la pedofilia massonica scozzese

Una ragazza affetta da sindrome down di nome Hollie Greig ha testimoniato contro un giro di persone potenti (inclusi avvocati, governatori, poliziotti, giudici ecc.) che hanno abusato di lei (stupro e torture). 
Alcuni giorni dopo si sono fatti vivi altri ragazzi abusati, anche loro in maggiorparte affetti da sindrome down. La testimonianza della ragazza viene ritenuta attendibile anche per il fatto che i malati di down non hanno le elevate capacità di fantasia .L'avvocato della familglia, Robert Green, è stato arrestato più volte, ma poi rilasciato, perché ha cercato di diffondere la notizia: tutti più grandi mass media si rifiutano di parlarne, la stessa BBC ha risposto con un "no comment"...





Hollie Greig | An abuse victim of the corrupt Scottish Establishment



mercoledì 15 febbraio 2012

Eros, Cybersex, Neoporn nuovi scenari e nuovi usi in Rete


Renato Stella. Sociologo.
Insegna Sociologia delle comunicazioni di massa presso l'Università di Padova.
E’ autore di “Box populi” (Roma 1999); “L'immagine della notizia” (Milano 2004); “Media ed Etica” (Roma, 2008); ha curato con Pina Lalli e Mario Morcellini il volume “Spazi comunicativi contemporanei” (Roma 2008).
Attualmente si occupa delle nuove forme di produzione e diffusione della cultura di massa.
Nel 1991, quando studiare la pornografia, le sue motivazioni, le sue espressioni, sembrava – specie al mondo accademico – qualcosa lontanissima da uno studio serio pubblicò L'osceno di massa.
Fu il primo in Italia ad occuparsi di quel tema oggi tanto diffuso e dibattuto in plurali ambienti scientifici. Furono in molti a dargli addosso.
Com’è chiaro quei parrucconi avevano torto, ed ecco che Stella proseguendo nei suoi studi, ha dato alle stampe – sempre presso Franco Angeli che fin dal ’91 aveva coraggiosamente, e con felice intuito culturale, mandato in libreria ”L’osceno di massa” – un suo nuovo lavoro: “Eros, Cybersex, Neoporn nuovi scenari e nuovi usi in Rete”.
E’ lo spunto per quest’incontro che avviene in quello che per i Terrestri è il febbraio 2012.

Benvenuto a bordo, Renato
Grazie, sono sempre felice di iniziare un viaggio.
I tre fratelli, Massimiliano, Andrea, Jacopo Arcioni del Centrovini Arcioni, stellare enoteca romana in Via della Giuliana 13, hanno consigliato d’assaggiare durante la nostra conversazione nello Spazio questo Garda Doc Classico: “Rosso Negresco” prodotto dalle Cantine Provenza … cin cin! Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Renato secondo Renato…
Sono negli anta di mezzo, non dico mai quali (ma il 15 gennaio è il mio compleanno), capricornico di testa dura, sociologo per caso, invischiato nelle ricerche sui media per vocazione. Esploro e vago in spazi molto più ristretti dei tuoi, ma con la stessa curiosità di scoprire cose. Per esempio forme aliene di identità o di relazione che si nascondono dentro i computer o in tv, e di tanto in tanto ci riesco. Quando non ci riesco mi imbroncio, ma dura poco, riparto quasi subito a testa bassa e ci riprovo.
Quando fu pubblicato “L’osceno di massa” successe un putiferio.
Puoi, in sintesi, dirci che cosa accadde e che cosa ti costò?
Il libro provocò un certo scandalo in una parte dell’Accademia, il mio nome cominciò a circolare in negativo. Mi si rimproverava di non aver preso una posizione netta “contro”, che è quello che invece si aspettavano. Io mi ero affidato coscienziosamente a centinaia di articoli presi da riviste internazionali, visto che dovevo parlare per la prima volta di pornografia in Italia. In giro per il mondo l’approccio non era “contro” o “a favore”, ma cercava di valutare il fenomeno per come si presentava. Le femministe, per esempio, non accolsero male il libro, quantomeno si confrontarono. Però persi un concorso da professore associato (ma ho recuperato più tardi). La cosa che mi stupì di più fu l’assenza di dibattito tecnico da parte di coloro che esprimevano la condanna, che infatti era solo ideologica. Ero giovane e pensavo alle sorti magnifiche e progressive delle scienze sociali indipendentemente da quel che avrei studiato, poi mi son dovuto ricredere.
A vent’anni da “L’osceno di massa” quale la principale motivazione che ti ha spinto a questo nuovo lavoro?
Ho scritto questo libro per completare un percorso di ricerca e per rispondere alla stessa domanda che mi ponevo allora. Perché si sia giunti a una diffusione di massa così ampia di materiali pornografici. Oggi la risposta è più semplice che in passato, anche se necessariamente più complessa. Internet e il web 2.0 hanno trasformato una parte non piccola di consumatori in produttori di materiali “hard-core”. Al punto che forse non è nemmeno più il caso di chiamare foto e video che si trovano nei vari siti amatoriali “pornografia”, dal momento che non sono realizzati solo al fine di mostrarsi ed esibirsi, ma sempre più spesso per allacciare rapporti, scambiare esperienze, mettere in moto processi eminentemente sociali che connettono tra loro individui che si riconoscono in nicchie sottoculturali a volte piccolissime. Tante minoranze messe in insieme che “prendono la parola” non fanno naturalmente una maggioranza, ma cominciano a essere un numero cospicuo di persone che non si può far finta di non vedere. Il cuore del libro è un’esplorazione di questa dimensione del desiderio e della sessualità, a volte anche dell’affettività, che sancisce il superamento dell’industria pornografica degli anni ’70-’90, per lasciare uno spazio nuovo all’iniziativa di uomini (soprattutto) e donne capaci di mettersi in gioco spudoratamente e oscenamente. Il tutto in un quadro di secolarizzazione e di normalizzazione del pornografico che in occidente è ormai una cifra ineludibile della nostra contemporaneità.
Quale il principale segno che è cambiato sul piano della fruizione - rispetto alla pornografia stampata (scritta o fotografica) - con l'avvento della pornografia audiovisiva?
Più che di segni parlerei di pratiche. Intanto ne fruisci a casa tua senza doverne rendere conto a un edicolante o a al gestore di un videoshop. Il che non è poco visto che comunque per molti il senso di colpa è parte integrante dei rituali di consumo del porno. D’altro canto però è venuta emergendo anche una dimensione  “pubblica” della fruizione, nel senso che chi passa nei siti porno può esprimere giudizi, valutazioni, commenti, eccetera sul video e la foto che guarda o replicare con un video e una foto suoi. Nascono così quelle relazioni comunitarie di cui parlavo prima, per alcuni insomma la “fruizione” diventa “interazione” ed è questa una delle grandi novità.
Che cos'è accaduto poi con l'avvento della Rete?
Il web 2.0, cioè la possibilità di interagire a livelli diversi con il medium (cosa che non puoi fare con un dvd o con una rivista) ha trasformato molti consumatori in produttori, ha poi reso accessibile gratuitamente da casa tantissimi materiali, sia amatoriali che industriali; ha creato una enciclopedia universale delle pratiche sessuali più completa, anche se più disordinata, di un manuale sessuologico. Naturalmente ha accentuato anche alcuni rischi e aperto la strada a esibizioni bordeline che violano la legalità e il rispetto che si deve agli altri. Il punto è che qui, come in molte manifestazioni di internet, una risorsa in grado di aumentare la libertà individuale di una parte della popolazione, può essere abusata per creare l’effetto contrario, per minacciare o mettere in pericolo. Con le precedenti forme di pornografia questa eventualità era quasi inesistente.
Puoi darci, con la capacità di sintesi che possiedi, una definizione di “Neoporn”?
“Neoporn” è una parola che mi sono inventato per sottolineare la novità della pornografia, cosiddetta amatoriale, cioè realizzata da persone comuni, che un po’ ricalca i canoni della produzione industriale precedente, ma che presenta anche alcune novità. Stilistiche innanzitutto: non sono più necessari corpi bellissimi, dotatissimi, efficientissimi, ma vanno bene anche le bruttine e i cicciotti pelati; le riprese possono essere poco meno che improvvisate con camera fissa, colori approssimati; i suoni lo stesso, come gli ambienti. Insomma una dimensione domestica che abbandona buona parte delle convenzioni precedenti e che non si vergogna di essere dilettantesca e oscena nei linguaggi quanto lo è nei contenuti. In cambio però offre una forma nuova di iperrealismo, perché nel Neoporn non si finge, non si sta impersonando un ruolo, non si è attori in senso cinematografico, ma attori in senso sociale: coloro che agiscono consapevolmente e di solito divertendosi.
 …e di “Cybersex”?
Il “Cybersex” comune, cioè quello normalmente praticato, non è la cosa che ci si immaginava qualche anno fa sull’onda dell’euforia prodotta da internet, quando si pensava che quasi tutto il corpo sarebbe stato impegnato per poter fare del sesso a distanza usando vari accessori: caschi, guanti, tute, e altro. Banalmente invece è un’attività erotica che comprende due o più persone le quali attraverso il web si “mostrano” (utilizzando una cam) e si “parlano” (per mezzo di una chat o con un microfono), impiegando questi strumenti per eccitarsi reciprocamente e raggiungere l’orgasmo. Il piacere sta nel poter contattare più persone in una stessa sessione, nell’arrivare subito al “dunque” (visto che si è lì per quello) saltando i preliminari, nel poter vivere l’esperienza in condizioni di totale sicurezza, perché basta un “click” del mouse e la cosa finisce. Ne esiste anche una versione più antica e “cieca”, cioè senza immagini o suoni, ancora utilizzata per avviare fantasie sessuali a due che possono sconfinare ovunque, sia nelle pratiche perverse più estreme, sia nell’immaginare e nell’immaginarsi con corpi, età e abilità straordinarie.
Si parla spesso di "pornografie". Non esiste, quindi, una sola pornografia?
Sei d’accordo con quel plurale? Se sì oppure no, perché?
Si può parlare di pornografie e non di pornografia al singolare, sia perché esistono, come dicevamo, supporti diversi (i dvd e le riviste non sono scomparsi) ciascuno con le proprie specificità di uso e i propri linguaggi, sia perché ci sono forme produttive differenti (l’industria o le persone comuni), sia perché i soggetti e le situazioni rappresentate sono pressoché infiniti, tanto da rendere quasi impossibile stilare un catalogo che li descriva. E poi grazie al web 2.0 ciascuno singolarmente può costruire il suo archivio personale fatto non solo dei video e delle foto che ha trovato e che gli interessano, ma anche di montaggi e ibridazioni che sono proprio solo i suoi, unici e irripetibili. Anche per questa via infatti si diventa “produttori”.


Eros, Cybersex, Neoporn nuovi scenari e nuovi usi in Rete

Adescava bambini su Facebook Arrestato pedofilo


Aveva 300 minori "amici" su Fb L’indagine è nata da una segnalazione dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto

Un uomo di 63 anni, residente a Roma, è stato arrestato in flagranza dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania per produzione e detenzione di materiale pedo-pornografico.


L’indagine è stata avviata dopo una segnalazione dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto, che aveva individuato su Facebook un utente che esponeva immagini di bambini nudi. La Procura di Catania ha autorizzato la Polpost a svolgere attività «sotto copertura» e un agente di è finto pedofilo on line. Nell’arco di alcuni mesi si è confermato così che l’indagato attirava minori a scopo sessuale: tra i contatti «amici» del suo profilo Facebook ne aveva iscritti oltre trecento.



Durante la perquisizione domiciliare e informatica a carico dell’uomo, sono state scoperte numerose immagini pedo-pornografiche archiviate nei computer da lui usati e per questo è scattato l’arresto. Tra le foto archiviate, alcune riprendevano una bambina di sette anni figlia di una conoscente dell’arrestato. Sono in corso approfondimenti in merito a questa vicenda. Facebook ha provveduto alla cancellazione del profilo oggetto d’indagine.

Adescava bambini su Facebook Arrestato pedofilo a Roma 14/02/2012


venerdì 10 febbraio 2012

Legata e stuprata dal suo allenatore: 16enne si suicida


Legata e stuprata dal suo allenatore di karate: Dana, brillante studentessa e ottima atleta, si è tolta la vita. La ragazza non ha retto il dolore che tale esperienza ha portato nella sua vita. L'aggressore sconterà 8 anni di galera.

Aveva esternato un ultimo grido di aiuto su Facebook, nelle ore precedenti al suicidio. Nel post si legge quanto segue: “Sono qui, cercando di capire cosa diavolo farò”. Perché una ragazzina si sarebbe dovuta togliere la vita? Dana Baker è stata legata e poi stuprata da Jaspal Riat, un uomo di 48 anni, il quale è stato condannato a scontare una pena di 8 anni per il reato commesso. Dana non ha retto e si è tolta la vita, straziata dal dolore. Dana era una studentessa brillante, che amava lo sport e divertirsi: la sua vita stroncata dalla libidine di un uomo più maturo che in lei aveva intravisto un ‘oggetto sessuale’ e non una giovane ragazzina per la quale poteva addirittura essere un padre.

L’aggressore, che proviene da Handsworth Wood, Birmingham, ha violentato Dana quando la ragazzina aveva appena 14 anni. La giovane era allieva dell’uomo che insegnava arti marziali nell’accademia della città, nonché studentessa della Stouport High School. Dana ha rappresentato la Gran Bretagna ai Mondiali WUKO Junior Championships Karate in Italia nel 2008. Riat la portò in Italia e, proprio in quel viaggio, ha fatto sesso con lei. Per l’allenatore è decaduto il capo di accusa dello stupro ed è stato condannato per violenza sessuale e altri sette capi riguardanti attività sessuale con minore. Il processo è iniziato nell’estate del 2010. 


Legata e stuprata dal suo allenatore: 16enne si suicida 7 febbraio 2012




martedì 7 febbraio 2012

Social network: rischio per minori


Spetta ai social network l'infelice primato della realta' virtuale piu' insidiosa per i minori. E' su Facebook e simili che corrono piu' rischi, potenziali vittime di pedofili pronti ad adescarli. Ma anche piu' esposti al bullismo, diventato ormai sempre piu' 2.0: dai banchi di scuola ha finito per infettare e contagiare la Rete. "Sicuramente - riconosce Antonio Apruzzese, direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni, intervenendo a un congresso organizzato oggi a Roma da Telefono Azzurro in occasione della giornata mondiale per la sicurezza su internet - i social network sono la realta' che ormai cela piu' insidie. Stanno diventando uno dei percorsi abituali, battuto dai pedofili per adescare vittime".
A renderli piu' rischiosi, anche il fatto che i ragazzi abbassano le difese quando si trovano a navigare sui loro profili. "Si sentono piu' sicuri, al riparo - spiega Apruzzese - e con le nuove tecnologie basta un telefonino per accedervi, dunque sono sempre connessi". La nota positiva "e' che sta aumentando la sensibilita', la conoscenza del fenomeno - precisa il direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni - quindi abbiamo segnalazioni preventive, che arrivano prima e ci consentono di tagliare i tempi degli interventi a difesa dei minori". E se da un lato e' la piaga della pedofilia a preoccupare, dall'altra c'e' il bullismo 2.0 con cui la Polizia Postale e' chiamata a fare i conti. 

Internet: Polizia Postale, social network i piu' insidiosi per minori 7 feb. 2012


Preti Pedofili: 4mila denunce in 10 anni


Negli ultimi anni, la Congregazione per la Dottrina della Fede, anche “sotto la guida costante del card. Joseph Ratzinger”, ha visto “un drammatico aumento” del numero di casi di reato di abusi sessuali su minori da parte del clero, anche a causa della copertura mediatica che questi scandali hanno avuto in tutto il mondo. Nel corso dell’ultimo decennio sono arrivati all’attenzione della Congregazione vaticana oltre 4 mila casi di abusi sessuali su minori e questi casi “hanno rivelato, da un lato, l’inadeguatezza di una risposta esclusivamente canonica (o diritto canonico) a questa tragedia e, dall’altra, la necessità di una risposta più complessa”. E’ quanto ha detto il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.



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