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School sex crimes up by 255 per cent, porn culture to blame

Reports of sex offences in schools continue to rise, according to police figures obtained by a Tes investigation

domenica 29 aprile 2012

SEXY BABY how porn and social media are impacting women's sex lives


After three and a half years of work, journalist Jill Bauer and photographer Ronna Gradus premiered their new film, "Sexy Baby: A Documentary About Sexiness and The Cyber Age," at the Tribeca Film Festival Friday.

POP PORNO: Seoul protesta contro il concerto di Lady Gaga




Ancora un concerto di Lady Gaga e di nuovo arriva il tradizionale contorno di polemiche che spesso accompagna la nuova regina del pop. 

Rete pedofila gestita da religioso islamico


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Era composta da una cinquantina di persone, nella quasi totalità insospettabili (uomini d'affari francesi, religiosi islamici, alti funzionari pubblici, esponenti politici e medici che, con interventi plastici, ricostruivano l'imene della ragazze coinvolte) la rete che, in Algeria, aveva messo su una organizzazione che produceva film pedopornografici veduti su Internet, oltre ad avviare delle giovanissime alla prostituzione.

La rete è stata scoperta ad Annaba e la procura è giunta alla definizione del quadro accusatorio dopo avere interrogato una trentina di persone e averne quindi messo sotto accusa undici, mentre per le altre sta decidendo quali provvedimenti assumere. 

Al centro dell'organizzazione c'era un francese, Jean-Michel Baroche, di 55 anni, che aveva coinvolto un donna, alto funzionario dell'amministrazione dello Stato, ma anche un religioso islamico (ora in stato di fermo giudiziario), il vicepresidente dell'Assemblea municipale e alcuni medici che «certificavano» la verginità delle ragazze o, se del caso, ne ricostruivano l'imene.

A fare da reclutatore delle ignare vittime era un altro francese che, spacciandosi come responsabile di uno studio per la formazione di indossatrici, le drogava per poi fotografarle nude. Il passo successivo era quello di costringerle ad avere rapporti sessuali, davanti ad una telecamera, con la minaccia di pubblicare le immagini. I filmati finivano poi per essere venduti su Internet.

Perquisizioni hanno permesso di sequestrare le sostanze psicotrope somministrate alle giovani. L'inchiesta è scattata quando una ragazza ha avuto il coraggio di denunciare il suo calvario.

Religioso islamico gestiva rete pedofiliper uomini d'affari, arrestato ad Algeri 26 Aprile 2012


Bambini porno-dipendenti


Jamie ha 13 anni e non ha mai baciato una ragazza, ma stava per essere arrestato per pedopornografia


Jamie, 13 anni, guarda film vietati ai minorenni da quando ne ha 10.

La famiglia concede al piccolo Jamie di partecipare a un pigiama party, fila tutto liscio finché un amichetto non gli fa vedere delle scene di sesso sul suo computer portatile. “In un primo momento ho provato un po’ paura e un po’ schifo”, ha detto il piccolo, in imbarazzo, sulla sedia del terapista. “Non sapevo che fosse possibile per le persone fare quel tipo di cose. Ho provato sensazioni divertenti e le immagini hanno cominciato ad attaccarsi alla mia testa”, ha continuato Jamie.

La famiglia lo credeva al computer per i compiti di scuola ma Jamie visitava siti porno ogni notte per due ore. Il rendimento scolastico è iniziato a calare: “Ho smesso di uscire dalla mia camera e di vedere i miei amici perché quando ero lontano dalla pornografia morivo dalla voglia di tornare a vedere cos’altro potevo trovare” ha spiegato. Jamie è ovviamente un nome falso che ha fornito l’analista per raccontare la sua storia. 

Quando una mattina la Polizia ha bussato alla porta del tredicenne, la sua passione segreta è stata svelata. Qualcuno aveva effettuato accessi su siti pedopornografici e le forze dell’ordine hanno rintracciato l’indirizzo. Non ha mai baciato una ragazza ma è finito nel registro dei “Sex Offender” e inconsapevolmente si è rovinato la vita. Anche con la terapia, Jamie soffre ancora di una profonda vergogna “è come se lo avessi scritto sulla fronte” ha detto. Si teme che non potrà mai avere un rapporto sano con una donna.

Il caso di Jamie non è isolato, dice l’analista: “I nostri pazienti sono i giovani per i quali vedere migliaia e migliaia di immagini sessualmente esplicite non è ancora sufficiente – e ancora - Vedo regolarmente ragazzi di 12 anni che hanno condanne per guardare pornografia infantile perché non si resi conto di aver attraversato la linea.

Poi ci sono bambini frustrati di non poter vivere le loro fantasie nella vita quotidiana  che hanno commesso stupri o aggressioni sessuali”. 

Un altro esempio è quello di Paul di dodici anni: “Si è rivolto a noi perché ha necessità di portare nel mondo reale le sue visioni sessuali ossessive. A casa sua madre lo trova camminare in giro per casa nudo in un costante stato di eccitazione sessuale”.

”Come terapeuta sono convinto che queste immagini possono essere profondamente traumatizzanti per i bambini. Loro provano l’intenzione di spingersi oltre i confini e considerano il rapporto sessuale normale troppo noioso perché sono abituati a immagini di brutale sesso anale. Questa visione di donne umiliate rovina l’ideale dell’immaginario femminile. Per molti ragazzi, questo significa che la loro prima esperienza sessuale non è l’invito al ballo di fine anno… Passano troppe ore a guardare le immagini degradanti di una donna grottesca, in più queste sono mescolate ad abusi e violenze”. Le famiglie dovrebbero controllare i ragazzi perché secondo il terapista i ragazzi preferiscono rapporti simulati con porno star: 

La società protegge i bambini da fumo e alcool, deve iniziare a farlo anche con la pornografia”.

Il bimbo porno-dipendente 26/04/2012


Animalisti contro la porno zoofilia


L'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ha denunciato alla Procura della Repubblica di Roma "il sesto sito internet con filmati pornografici aventi come oggetto sesso con animali". E' stato infatti scovato un sito, di cui non viene citato il nome, che conteneva oltre 1300 video in cui si potevano vedere scene di sesso esplicito tra uomini e animali, soprattutto cavalli ed equidi in generale.

Lorenzo Croce, Presidente Nazionale Aidaa, intervistato dal quotidiano Leggo, afferma che "I siti porno che ospitano filmati di sesso con animali sono oltre 1400. Ora ci stiamo concentrando su quelli con immagini e filmati di pedo-animalsex e quelli facilmente accessibili ai ragazzi. Quello che fa specie su queste cose è il silenzio delle associazioni dei genitori e della chiesa. Forse che ragazzine obbligate a fare sesso con cani o cavalli siano meno a rischio di ragazzine offerte ai pedofili? Ci aspettiamo una risposta ed un impegno concreto condiviso allo scopo di far chiudere questi orribili siti porno". Il sito in questione, a differenza di quelli denunciati fino ad ora, non conterrebbe, però, immagini o filmati che abbiano come protagonisti bambini, ma solo donne ed uomini adulti.


1300 porno con cani e cavalli, animalisti in rivolta 29-04-2012

REAL BARBIE: iniezioni di botox alla figlia adolescente


Hannah è la figlia 15enne di Sarah Burge, la Barbie Umana, che per diventare quella che è oggi si è sottoposta a più di 100 interventi, tra i quali l’impianto di seni, glutei, il ritocco di palpebre e delle sopracciglia, tre plastiche facciali e persino la liposuzione al collo. 
Hannah è giovane e non ha bisogno dei ritocchini estetici ai quali si sottopone la madre per rimanere sempre giovane: eppure la donna fa il botulino alla figlia. 
La Barbie Umana ha reso la figlia la più giovane consumatrice di botulino del Regno Unito: il botox serve per appiattire le rughe, una ragazza di 15 anni non ne ha certo bisogno.
Ho voluto fare le iniezioni per due motivi perché previene le rughe e perché tutte le ragazze della mia scuola ne parlano. Avevo già un paio di corrugamenti inquietanti sulla fronte e la cosa mi rendeva infelice: non volevo essere tutta una grinza già prima dei 25 anni“. Il commento della madre è ancora peggio: “Ero terrorizzata dalla possibilità che Hannah potesse usare il botox senza dirmi nulla preferisco che lo faccia con me e non dietro alle mie spalle“.

Sarah Burge, Human Barbie: iniezioni di botox alla figlia adolescente 




mercoledì 25 aprile 2012

Sex Work in Ecuador



The VJ Movement video documentary Refugees turn to Sex Work in Ecuador examines the situation with many Colombian women who had to migrate across the border into Ecuador due to violence. In many cases, without being able to gain legal employment, the women and their daughters find themselves turning to sex-work to make a living.

Amy Brown reports on the situation, interviewing women and agencies in the area. The stories are told by women who had to flee Colombia after threats from the guerrilla, many times leaving businesses and households with only their children and a few belongings. Refugees cannot work legally until they receive a visa, and the process can take up to 18 months, leaving, as the video states “women and girls especially vulnerable”.


In many cases, their requests for odd jobs to make some money to buy food, such as washing or cooking are met with offers to become “waitresses”, the local euphemism for prostitutes working at different bars or brothels. One was told that she could send her pretty young daughter to work at a brothel… the girl was only 13.
But for many women, after three to six months of no employment, with no savings and no opportunities, turning to sex work is the only available option left. And there are enough customers: according to an interviewee who is studying the phenomenon, the oil companies arrival brought the first clients, and they are still the main customers of this growing industry: in the province there are more bars and brothels than basketball courts and soccer fields.
This lack of activities and opportunities for young people puts girls at risk: with nothing to do, 11 and 12 year olds are likely to fall into the illegal activities, in the case of girls, sex work and sex trafficking.


Ecuador: Refugee Women and Girls Turning to Sex Work


REAL BARBIE


Si chiama Valeria Lukyanova, ha 21 anni, ucraina, ed è l’incarnazione della bambola più famosa al mondo, la Barbie. O, perlomeno, così si definisce.

In effetti, a guardarla, una certa somiglianza c’è: il sottilissimo vitino di vespa, il seno prosperoso, gli occhi azzurro ghiaccio e, naturalmente, i capelli biondi. Sono in molti a contestare la naturalità delle sue forme, ma Valeria non se ne cura. Dopotutto è avvolta da un alone di mistero: non vi è certezza che abbia chiesto l’aiuto del chirurgo plastico e neppure quello di Photoshop. Quello che è certo, è che è diventata famosissima in Russia - ma non solo, visto che di lei parla anche la ABC - proprio per la sua innegabile somiglianza con la Barbie.

Valeria ha letteralmente tappezzato il suo profilo Facebook con fotografie in cui appare con gli occhioni azzurri spalancati, ritratta in ambienti sempre diversi ma sempre clamorosamente simili a quelli inventati dalla Mattel. Una strategia che ha avuto successo, considerati gli oltre 8000 fan. In effetti, una strategia così azzeccata da risultare quasi irrealistica, al punto che qualcuno si domanda se la Lukyanova esista davvero.

Purtroppo esiste veramente. Secondo l’Huffington Post, Valeria avrebbe speso più di 800 mila dollari in interventi di chirurgia plastica per trasformarsi nella bambola più famosa del mondo.


Ancora una donna-Barbie, è vera o falsa? 24 apr 2012





NUOVE PERVERSIONI IN RETE: CRUSH FETISH


Quarant'anni, madre di tre figli minori, si faceva filmare mentre torturava pulcini, topi e conigli schiacciandoli sotto le sue scarpe.


Il "crush fetish" è una nuova forma di feticismo sado-maso. Persone che provano piacere sessuale nel vedere la propria partner schiacciare con i piedi o i tacchi oggetti o, molto peggio, animali inermi: dagli insetti e lumache a piccoli animali come pulcini, conigli e gattini. Sul web questa pratica si è diffusa soprattutto negli Stati Uniti: centinaia di video mostrano donne, con il fisico da modelle e vestite in abiti sexy o lingerie, torturare a morte animali probabilmente, almeno nel caso di quelli più grandi, sedati. 

In Italia è arrivata la prima condanna da parte del Tribunale di Milano: quattro mesi di reclusione, convertiti nella pena pecuniaria di 4.440 euro, dopo patteggiamento. «Una donna nella sua villetta a schiera di Rho (Milano), si divertiva a schiacciare, seminuda, scarafaggi, topi, pulcini e anche conigli con i suoi tacchi a spillo, per poi diffondere online le immagini di atroce agonia, morte e perversione che aveva appositamente filmato» racconta la Lav in una nota.


Una persona dalla vita, almeno all'apparenza, normale: quarant’anni e madre di tre figli minori. Nulla che facesse pensare a questa perversione. A scoprirla sono state alcune associazioni animaliste che ne avevano trovato i video online. Da qui, nel 2006, erano partite le indagini. «La Polizia Postale - ricorda la Lav - si era già occupata della donna e il sito web che ospitava i suoi video era stato inizialmente oscurato. Le indagini informatiche non si sono fermate e, nonostante il sito fosse quasi immediatamente riapparso con un dominio differente ma con il medesimo contenuto illecito, hanno permesso di rintracciare la donna».

Non ci sono al momento leggi che vietano di calpestare insetti vivi, tuttavia la produzione e la vendita di video in cui sono calpestati insetti,roditori o piccoli animali domestici sono condannati dagli animalisti e sono illegali in alcuni Paesi come Stati Uniti e Inghilterra.

Donna condannata per "crush fetish": uccideva animali con i suoi tacchi 24/04/2012

Rabbit Crush Fetish Video, Chinese Netizens Investigate 23 November 2010



Gola profonda. Una storia vera


Nel '72 diventò la regina del porno. Ora, a dieci anni dalla morte, tornano in libreria le sue memorie e si prepara un film. Quella di Linda Lovelace, più che una una storia a luci rosse, sembra un noir.

Gola profonda. Per molti è il nome in codice di Mark Felt, l'informatore di Carl Bernstein e Bob Woodward che sollevò il caso Watergate e portò all'impeachment di Richard Nixon. In realtà, è il titolo di un famosissimo film pornografico che nel 1972 divenne un caso, sdoganò il genere hardcore e rese la protagonista, Linda Lovelace, l'icona dei film a luci rosse. 

La vita di Linda Susan Boreman, almeno ai suoi inizi, non è tanto diversa da quelle di molte donne trascinate sulla strada della prostituzione da uomini violenti. Aveva appena 21 anni quando incontrò Chuck Traynor, che sotto la minaccia di una pistola la obbligò alla prima orgia. E sempre sotto la minaccia di una pistola la costringerà a sposarlo. Traynor la rese schiava, ma le insegnò una tecnica per rilassare i muscoli della gola, tipica dei mangiatori di spada, che ne fece la regina della fellatio. E sarà proprio questa abilità a liberarla da lui e a cambiare il suo destino. Nel '74, ormai famosa, divorzia, e nell'86 scrive le sue memorie, Gola profonda. Una storia vera, ristampate adesso in occasione dei dieci anni dalla morte. Negli States è in preparazione il docufilm The Complete Linda Lovelace interpretato da Amanda Seyfried e diretto dal premio Oscar Rob Epstein. 

Più che il corpo, piatto e magro, a piacere di Linda Lovelace era il volto angelico, che rendeva ancora più perverse le sue performance erotiche. Il regista Gerard Damiano la volle a tutti i costi per il suo film contro il parere del produttore Lou Perry. E aveva ragione. La vera gola profonda, costato 25 mila dollari, ne incassò 100 milioni (a Linda andarono 1250 dollari). "Non fu mai l'azione a crearci problemi, ma le battute. Le mie, in tutto cinque pagine. Facevamo le scene di sesso una sola volta e il regista diceva "Questa è buona" " scrive nelle memorie. Fu forse la trama surreale a decretarne il successo anche fuori da un pubblico mainstream. Eccola. Linda, prostituta di professione, scopre di non provare l'orgasmo perché sprovvista di clitoride. Da un'attenta e comica ricerca del dottor Young (Harry Reems), scoprirà di averlo in gola. 

Inutile dire che il film ebbe due sequel Deep Throat II e III. La fine carriera di Linda è stata triste. Se negli anni 80 si era schierata accanto alle femministe contro il mercato del porno, all'inizio del terzo millennio provò a riciclarsi in quel mercato. Era malata. Le protesi al silicone che Traynor la costrinse a impiantare le procurarono un cancro al seno e subì una duplice mastectomia, inoltre era affetta da epatite C, contratta dopo una trasfusione. Morirà di morte violenta come era stata parte della sua vita: il suo Suv si ribaltò, a Denver, il 22 aprile di dieci anni fa.





«Ogni volta che qualcuno vedeva il film, era come se assistesse a uno stupro»

Gola profonda uscì negli Stati Uniti col titolo originale di Deep Throat – prima pellicola di genere a debuttare nelle sale normali, compreso il New York Theatre di Time Square – nell’estate del 1972: sessantuno minuti che in poche settimane sfidarono l’ira moralizzatrice del governo e cambiarono il modo di pensare degli americani sdoganando il porno, reclutando alla causa un pubblico mainstream che sino a quel momento si era sempre tenuto a debita distanza dai semiclandestini cinema a luci rosse. In molte città il film venne bandito, gli esercenti che si ostinarono a proiettarlo arrestati e gli attori incriminati per cospirazione nella diffusione e distribuzione di materiale osceno, ma prima ancora del pronunciamento delle corti interessate, arrivato in alcuni casi anche dieci anni dopo, fu la risposta del pubblico a decretarne immediatamente il successo. Per la produzione – la Plymouth Distributing di Louis “Butchie” Peraino, forte dei soldi del padre Anthony e dello zio Joe “The Whale” Peraino, entrambi membri della famiglia mafiosa dei Colombo – si trattò di un affare senza precedenti nella storia del cinema. Il più clamoroso caso di plusvalore: costato appena 25mila dollari, il film non ha mai smesso di dare frutti milionari, dall’incasso ai botteghini dell’epoca alla successiva uscita in home video. Un vero e proprio cult, se solo si pensa come i fan, a distanza di quarant’anni, sono pronti a contendersi a prezzi inenarrabili le rare copie in vinile della colonna sonora, ammesso che si possa definire tale la somma dei brani musicali che accompagnavano e ritmavano le scene più scandalose della pellicola.

L’unica a non beneficiarne è stata la protagonista. Quei sei giorni di riprese frenetiche la segnarono profondamente, un po’ come accadde a un un’altra diva triste, Romy Schneider, che confessò come la famosa scena del burro de L’ultimo tango a Parigi avesse rappresentato per lei un trauma psicologico, dolorosamente rinnovato a ogni replica del film. Più veniva celebrata la pellicola nel mondo, più veniva schernita lei per le strade. Dichiarazioni che fanno il paio con quelle rilasciate dalla Lovelace nel 1986 alla Attorney General’s Commission on Pornography, commissione governativa anti-pornografia istituita dal presidente Ronald Reagan: «Ogni volta che qualcuno vedeva il film, era come se assistesse a uno stupro». Alla Lovelace, se possibile, è andata peggio e non solo perché la popolarità le si incollò addosso insieme a quel titolo che faceva riferimento esplicito al sesso orale: il clitoride in gola, questa l’idea geniale che regge la fragile quanto demenziale trama del film. 

Lo ha raccontato lei stessa nell’autobiografia Gola profonda. Una storia vera (Castelvecchi, pp. 280 euro 14,50). Un’opera che rivela i retroscena di una storia di umiliazioni e violenza. Ridotta in schiavitù da Chuck Trayno, il primo marito, l’unico a trarre un utile, sia pure minimo, dalle prestazioni della moglie, Linda conobbe una realtà di violenze brutali e percosse quotidiane, anche durante le riprese, come ha ammesso il regista Gerard Damiano – liquidato anch’egli dai Peraino con un compenso di appena 25mila dollari – in Inside Gola profonda, il documentario prodotto da Brian Grazer e diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato. Ipnotizzata, sottomessa, costretta a girare le scene più scabrose sotto la costante minaccia di una pistola, circostanza quest’ultima che, a onor del vero, non ha trovato conferme. «Mi hanno trattato come una bambola di plastica gonfiabile, tirandomi e sbattendomi da tutte le parti. Non sono mai stata così spaventata e disonorata e umiliata in tutta la mia vita».

La Lovelace, dopo aver tentato senza altrettanto successo di cavalcare l’onda del porno, trascinandosi tra un sequel e altre sfortunate produzioni hard, fece propria al riguardo la posizione delle femministe americane. C’è chi sostiene che sia stata Gloria Steinem, leader del movimento per la liberazione della donna, a far sì che la Lovelace rinnegasse pubblicamente il genere e diventasse essa stessa una paladina della lotta contro la pornografia. 





martedì 24 aprile 2012

Pornografia: la fine del desiderio

La maggiore (e più originale) esponente del femminismo anti-porno (almeno nel panorama europeo) è senza dubbio la filosofa morale italiana (naturalizzata francese) Michela Marzano, autrice dei due influenti volumi La Pornographie, ou l’épuisement du désir e Malaise dans la sexualité. Le piège de la pornographie – quest’ultimo versione pamphlettistica (e militante) del primo, dotato invece di maggiori ambizioni teoriche


Marzano sottopone le (tradizionali) argomentazioni femministe contro la pornografia – naturalizzazione della disuguaglianza sessuale, restaurazione della società patriarcale, mercificazione del corpo della donna, ecc. – a una sorta di déplacement filosofico, sostituendo alla categoria (politica e particolare) di “genere” – privilegiata delle sue “colleghe” anglosassoni – quella (filosofica e generale) di “soggetto”


Secondo la studiosa, la pornografia rappresenta “una forma di negazione della sessualità”, poiché “[mette] in scena una visione strumentale dell’essere umano attraverso l’affermazione di un dispositivo di de-personalizzazione.


L’innovazione di Marzano risiede nella traslazione bio-politica delle argomentazioni femministe a entrambi i generi sessuali, sussunti nella categoria di soggetto (o di “umano”): la pornografia “maschera l’affermazione di una dittatura, di un sistema di forze che ingabbia donna uomo, indebolendone il reciproco desiderio.


Marzano concepisce la pornografia come un costrutto ontologico (seppure polarizzato in negativo), dotato di una realtà trascendente (e indifferente a) qualunque incarnazione empirica (materie espressive, piattaforme mediali, contesti di ricezione). La pornografia appare come un dispositivo metastorico di “cancellazione dell’umano”


Esattamente il progetto del "Porno Impero".


M. Marzano, La Pornographie, ou l’épuisement du désir, Paris, Hachette, 2003



La letteratura sulla pornografia, appunti di viaggio di Federico Zecca


«Negli anni Settanta, la pornografia ha effettivamente potuto contribuire all’emancipazione dalla morale delle autorità tradizionali. Però a partire dalla metà dei Novanta, e poi con la diffusione di Internet, si è avuta un’inversione: il porno è diventato dispositivo di controllo, codificato e codificante. Foucault l’avrebbe definito una forma di biopolitica. Perché – in conformità con la religione del fitness – veicola un’ideologia del corpo come macchina: efficiente, bella e inalterabile, smaterializzata, immune da invecchiamento e imperfezioni, priva di soggettività, fantasmatica». 


«L’hard è un arretramento: torna ad incapsulare la sessualità nei moduli regressivi della sottomissione, d’un rapporto tra chi asservisce e chi è asservito. E incide sul desiderio, specie maschile, usurandolo e facendolo crollare. In Francia aprono centri per aiutare la gente a liberarsi dalla pornodipendenza. Nell’uomo resta radicata la scissione tra donna-santa e donna-puttana. Per quella che stima e, diciamo, “ama” finisce col non provare attrazione; l’altra la trova su Internet». 
(Michela Marzano, estratto da “Porno. La finta liberazione è una vera truffa. E serve a controllarci”; intervista di Marco Cicala, “Il Venerdì di Repubblica”, 14 novembre 2008)

Marzano: la truffa del porno, finta liberazione 25/11/08


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