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Porn Empire

With Hugh Hefner's death, the media has erupted in praise for his contributions to society through the pornography magazine he found...

giovedì 21 giugno 2012

Porno Università





«Mi piacciono la bella vita, i bei vestiti e viaggiare in posti esclusivi. Non potrei mai permettermi tutto questo se non facessi questo lavoro». Lo spiega senza troppi giri di parole Gabriella (nome fittizio). Ha gli occhi lucidi: pur godendosi viaggi a Miami in pieno inverno, shopping di abiti di passerella, i parrucchieri e le spa più esclusive, forse inizia a chiedersi se il prezzo che paga non sia troppo alto? La incontriamo a Montecarlo, dove è arrivata con un gruppo di amici ricercando con nonchalance le attenzioni di un miliardario di origine magrebina. Siamo nella hall di un hotel a cinque stelle la mattina dopo il Ballo della Rosa, dove, sorseggiando champagne, ha intrattenuto il suo cliente cinquantenne. Hanno poi terminato la serata al Jimmi'z, la discoteca monegasca famosa per essere frequentata da celebrity internazionali ed esponenti del jet set.

Originaria di Ascoli, Gabriella ha 22 anni ed è iscritta a Scienze della Comunicazione a Milano. Alta e decisamente di bella presenza, è stata introdotta nell'ambiente da un suo conterraneo, conosciuto quando faceva ancora la hostess durante la settimana della moda, lavoro faticoso che comunque non le permetteva di comprarsi un paio di scarpe in più senza andare in rosso. Dopo qualche mese e l'iniziale reticenza, viene inserita nel giro di escort che fa compagnia a imprenditori e professionisti facoltosi. Mani curate e tacchi con suola rossa Louboutin, dice che i suoi, pur benestanti, le passano pochi soldi al mese, perché, pagando già l'affitto e le spese universitarie, dicono che deve imparare a cavarsela da sola. Non è in pari con gli esami e questo genera molte incomprensioni con il padre che la vorrebbe laureata in corso. E che soprattutto ignora la sua doppia vita. Le chiedo se non hai mai avuto paura di avere a che fare con un malintenzionato, lei nega, perché «è tutta gente a posto, alcuni sono dei gentlemen».

Paradossalmente ha quasi più paura di quello che l'aspetta una volta terminato il suo corso di studi, del cosiddetto "posto di lavoro": spera che avendo le conoscenza "giuste" possa trovarsene uno decente. Di sicuro non vuole «essere spremuta come un limone da una serie infinita di stage sottopagati, terminati i quali mi daranno un calcio nel sedere. O, peggio ancora, subire vessazioni quotidiane da parte di capi esauriti che si possono permettere di tutto solo perché ti danno un lavoro malpagato».

La storia di Gabriella non è un'eccezione: la prostituzione universitaria sta dilagando in tutta Europa e ormai anche in Italia è in crescita con tassi preoccupanti, come evidenziano gli inquirenti e gli osservatori specializzati del settore, sottolineando che le ragazze che ci cadono, a Milano come nelle altre città universitarie, non sono nell'indigenza, bensì cercano il lusso.

Se n'è iniziato a parlare nel 2006, quando i media francesi la portarono a galla a margine delle proteste contro il contratto di primo impiego. Nello stesso anno esce il libro-testimonianza di Laura D., Mès chères études, da cui è stato tratto Student Services, film per la tv diretto da Emmanuelle Bercot. La storia di Laura D. ha provocato in Francia un'attenzione crescente per una realtà sommersa. I "prostistudenti", secondo una stima del Sindacato Sud-Etudiant sei anni fa erano circa 40mila (su un totale di 2,2 milioni di universitari) contro i 15mila riconosciuti dalle autorità. Non si sa quale sia il dato più attendibile.

Eva Clouet, oggi 27 anni, nel 2008 ha pubblicato uno studio sociologico sul fenomeno, mettendo in guardia dal pensare che i 45mila studenti suoi connazionali, che versano in grave disagio economico, si prostituiscano in massa. Dalle interviste da lei condotte, le ragazze lo farebbero, oltre che per mantenersi, anche per scappare da un'educazione troppo rigida, o per rendere piccante una sessualità vissuta come prevedibile, ma anche perché soddisferebbero il bisogno di prendersi una rivincita sul mito fallimentare del principe azzurro. I tratti comuni? Esercitano la professione in maniera autonoma e occasionale, hanno clienti regolari. Per tutte, poi, è inaccettabile proseguire in questa attività nel lungo periodo. Il mezzo che usano è Internet, anche per nascondere meglio la loro vera identità. Sono ambiziose e la maggior parte di loro proviene dal ceto medio, desiderano diventare qualcuno; hanno paura di venire scoperte dalle persone a loro più vicine. Caratteristiche che ritroviamo nelle storie di prostituzione universitaria in Italia. La sola differenza tra il nostro e gli altri Paesi d'Europa sembra essere quella di un vuoto di dati ufficiali, come se si facesse fatica a prendere atto di una realtà scomoda.

In Italia, pur non esistendo studi organici sull'argomento, le cronache, le inchieste giornalistiche e pubblicazioni varie, soprattutto di testimonianze, segnalano che la realtà della prostituzione universitaria da tempo ha trovato terreno fertile. Con tre o quattro ore di lavoro quotidiano, le ragazze incasserebbero tra i 2mila-2.500 euro al mese. I guadagni al minuto dipendono invece dal prezzo che si decide di inserire nel proprio profilo per la connessione privata in webcam. 


lunedì 18 giugno 2012

Porno Skout


Skout, un social network mobile, chiuderà temporaneamente i battenti per i minorenni. È questa la decisione presa dal CEO della società in seguito a tre casi di violenza sessuale ai danni di utenti under 18.

Tutte e tre i casi hanno riguardato giovani con meno di sedici anni che hanno incontrato sulla piattaforma mobile utenti che si spacciavano per coetanei. Il primo caso coinvolge una 15enne dell'Ohio violentata da un 37enne; il secondo caso è di una dodicenne californiana adescata da un 24enne; mentre l'ultimo caso tratta di un bambino di 13 anni del Wisconsin che ha subito un'aggressione a sfondo sessuale da un 21enne. In quest'ultimo caso, in particolare, il 13enne avrebbe inviato al futuro aggressore, che si sarebbe registrato sul sito dichiarando 16 anni, alcune sue immagini di nudo. Questo fattore rappresenterebbe una grave mancanza per Skout che, tramite la sua portavoce, Lydia Chanaveva assicurato il totale controllo delle foto degli iscritti. 

Skout, nato a San Francisco nel 2007, conta circa 5 milioni di abbonati. Originariamente destinato agli adulti, lo scorso anno, quando venne a galla che i teenager avevano cominciato a usare l'applicazione, il social network decise di aggiungere un servizio dedicato a loro.


"La sicurezza della comunità è la nostra prima preoccupazione - ha affermato Christian Wiklund, fondatore e CEO della società - Per ora riteniamo che ci sia una sola cosa che possiamo fare: fino a quando non saremo in grado di progettare migliori protezioni, dobbiamo sospendere temporaneamente l'accesso alla comunità under 18. Siamo molto dispiaciuti per questo, ma non abbiamo altra scelta". Wiklund ha inoltre assicurato che più di un quarto dello staff è impegnato nella gestione della sicurezza degli utenti, sia per separare i maggiorenni dai minorenni, sia per monitorare il comportamento dei più piccoli, ma ha anche sottolineato che i genitori dovrebbero controllare i propri figli quando utilizzano la tecnologia. La società ha annunciato collaborazioni con le forze dell'ordine e con una società di consulenza specializzata nella gestione del rischio.

L'obiettivo principale di Skout resta il controllo dell'età dei propri utenti, per individuare chi è realmente minorenne e chi non lo è. Tuttavia questo obiettivo sembra essere più complicato del previsto perché, se per gli adulti basta chiedere il numero della carta di credito per verificare la maggiore età, è molto difficile che un under 18 possieda una carta di credito.

Abusi sessuali, Skout chiude ai minorenni 15 giugno 2012


Porno Habbo

Un coacervo di predatori. Questa pesantissima accusa si è abbattuta su Habbo, il social network per teenager di proprietà dell'azienda finalndese Sulake. Tutto è nato daun'inchiesta della rete televisiva britannica Channel 4 che ha messo in luce come gli utenti del sito utilizzino un linguaggio esplicitamente sessuale. 

Rachel Seifert, una delle produttrici del canale, ha utilizzato Habbo per due mesi fingendosi una ragazzina di 13 anni. A detta della donna, che nel giro di due minuti è stata coinvolta in conversazioni dal contenuto chiaramente sessuale, la chat del sito è "perversa, violenta e pornografica". 

Secondo Sulake, Habbo vanterebbe 268 milioni di utenti registrati e nove milioni di visitatori al mese. Con un giro di investimenti pari a 35 milioni di euro, il sito è disponibile in 11 lingue ed è attivo in 150 paesi del mondo. Il 65 per cento degli iscritti ha un'età compresa tra i 13 e i 16 anni ma, come in tutti i social network, è molto facile falsificare la propria identità. Basti pensare che le cronache riportano che lo scorso anno un giovane di 21 anni è stato condannato a sette anni di carcere dopo aver ammesso di aver abusato di alcune ragazzine incontrate su Habbo. 


Nel settembre dello scorso anno, con l'arrivo del nuovo CEO Paul LaFontaine, era stata migliorata la capacità di reazione alle segnalazioni di materiale inappropriato ma, come hanno ribadito gli addetti ai lavori, si tratta di problemi ereditari, se non addirittura "sistemici". 

Nel frattempo su Habbo cominciano ad abbattersi le prime conseguenze dello scandalo: Balderton Capital, la seconda più grande azionista di Sulake, ha restituito all'azienda finlandese il suo 13 per cento delle azioni. Balderton Capital, che finanziava Sulake da otto anni, si è detta profondamente "scioccata" per essere stata coinvolta in un business dove i bambini "non vengono adeguatamente protetti". La scelta di Balderton è stata definita da un imprenditore di Londra come "il più vile atto di lavarsi le mani che io abbia mai visto fare da un investitore". Al contrario, l'azienda 3i, che con una quota del 15 per cento rappresenta il più grande investitore di Sulake, ha dichiarato di voler mantenere l'impegno con l'azienda finlandese.

Dal canto suo Paul LaFontaine, definitosi "incredibilmente preoccupato", ha avviatoun'indagine e ha promesso maggiori controlli e un rafforzamento della sicurezza. Il CEO si è detto inoltre "dispiaciuto" della decisione di Balderton, ma ha ribadito che la sua maggiore priorità, al momento, è affrontare i problemi messi in luce da Channel 4.

Habbo ha infine preso una drastica decisione: "silenziare" il sito nel corso delle indagini. Questo significa che, se un utente utilizzerà parole che un moderatore considera offensive o inappropriate, scatterà automaticamente il "silenziatore" e l'utente non potrà comunicare per circa dieci minuti. 




Il sesso sconvolge Habbo Hotel 13 giugno 2012


martedì 12 giugno 2012

Porn Children


Children are being encouraged to take part in sexual activity by exposure to hardcore pornography on their mobile phones, the deputy children's commissioner sayssaid yesterday.
Sue Berelowitz told the home affairs select committee that social networking sites and the use of pornography was one of the key areas she was examining in an investigation of group and gang child sexual exploitation. Her inquiry had already revealed that such exploitation was taking place across the country in urban, rural and metropolitan areas. "It is violent, it is sadistic, it is very, very ugly," she told MPs on Tuesday.
She said the issue of how social networking, BBM messaging and pornography was being used as part of the exploitation of children andyoung people – often by teenagers not much older than themselves – was of serious concern.
In one case, boys in a gang "were using BBM messages to summon other girls to them to rape and this went on for several hours," Berelowitz said. "There are parts of London where children from the age of 11 expect to have to carry out oral sex on a lineup of boys."
She said she was concerned about the viewing of pornography by young people, which contributed to the problem of child sexual exploitation.
"They are watching it and then they are enacting it. Parents think they know what their child is watching … the reality is children can get anything they like on their mobile phones and they are. This is affecting children's thresholds of what they think is normal behaviour.
"Social networking sites can be a source of real problems in this area. They [the perpetrators] are sometimes filming their victims, girls are making themselves vulnerable by filming themselves …"
Berelowitz was giving evidence to the committee which is investigating the issue of street grooming and child sexual exploitation after nine British Asian men in Rochdale were convicted for grooming and abusing vulnerable young girls.
The case – along with several others in the north of England over the last three years — has provided some evidence that street grooming of young girls, often from children's homes, is disproportionately being carried out by Asian men who target white victims. The five victims – the youngest was 13 when the abuse began – were plied with food, alcohol, drugs and gifts so they could be passed around a group of men for sex.
The defendants were jailed for a total of 77 years last month, with the ringleader, a 59-year-old man from Oldham who cannot be identified for legal reasons, receiving a 19-year term after being convicted of two rapes, aiding and abetting rape, sexual assault and trafficking for the purpose of sexual exploitation.
Berelowitz told the committee the issue of ethnicity was complex. She said there was a particular pattern of Asian men and white girls as revealed by the Rochdale case and others, but she said it was a pattern among many other patterns of child sexual exploitation.
"In terms of victims, while people have exclusively here talked about white victims, I am finding that girls from all ethnic groups are victims. So girls from black and ethnic minority groups are definitely victims, and they are too often missed out. They are really not being properly identified as victims.
"There are people from all backgrounds – white, Pakistani, Afghan, traveller you name it – who are seeing chidren as easy access in terms of sexual exploitation."

Access to online porn 'twisting children's view of sexual norms' 12 June 2012


Porno Tablet

Il numero di utenti che si diletterà nella riproduzione di video per adulti con il tablet triplicherà da qui al 2015. La notizia è stata diffusa da Juniper Research e non sorprende, considerato che corrisponde alla stima di crescita delle vendite dei tablet. In sostanza, quindi, gli utenti che già oggi sono appassionati di contenuti a luci rosse cambieranno le loro abitudini man mano che si diffonderanno i nuovi dispositivi portatili, sfruttando il vantaggio di potersi concedere l'intrattenimento non solo chiusi in casa davanti al computer, ma anche in treno e in qualsiasi altro luogo.


Il numero di abbonati di telefonia mobile ai contenuti per adulti è destinato ad aumentare al punto tale che nel 2015 le videochat per adulti rappresenteranno la metà delle entrate degli operatori di telefonia mobile nell'ambito dei contenuti per adulti. Finora il fenomeno è stato limitato in quanto gli schermi degli smartphone "non sono particolarmente adatti per la fruizione di questi contenuti", come ha spiegato l'analista Charlotte Miller. Al contrario "come per molti altri tipi di contenuti, gli utenti di video per adulti preferiranno i tablet ai telefonini tradizionali."

Si stima che, conteggiando tutti i dispostivi mobili, il mercato dei video per adulti per prodotti mobile varrà 1,5 miliardi di dollari nel 2017, più del triplo rispetto ai 462 milioni di dollari che frutterà quest'anno. Di questi oltre il 70 percento arriveranno dall'Europa occidentale e dal Nord America. Nella stima dei valori Juniper ha tenuto conto del fatto che gli utenti di tablet sono mediamente più ricchi rispetto a quelli di smartphone, di conseguenza sono anche più propensi a usare la carta di credito per acquistare contenuti a pagamento.
A questo si aggiunga che l'industria dei contenuti per adulti ha sempre contato fra i suoi appassionati molti "early adopter" delle nuove tecnologie, per questo non dovrebbe sorprendere che "i primi siti di intrattenimento per adulti ottimizzati per iPad siano stati aperti prima che il tablet della Mela raggiungesse il successo planetario fra i consumatori". Uno smacco per Apple, che ha sempre fatto una selezione quasi maniacale per evitare che venissero pubblicare sull'App Store applicazioni a luci rosse. Ma visto che con il browser basta collegarsi a Internet per vedere quello che si vuole ecco spiegato perché i primi ad arricchirsi saranno gli operatori di telefonia.

Video porno e viodeochat erotiche: meglio con il tablet 12 giugno 2012





domenica 10 giugno 2012

Emanuela Orlandi e i preti pedofili



C'è un filo robusto - rimasto sottotraccia nelle decine di faldoni dell'inchiesta aperta da 29 anni presso la Procura di Roma - che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori allo scandalo dei preti pedofili a Boston. Una vicenda che nel 2002 sconvolse la Chiesa cattolica, lasciò sgomenti milioni di fedeli americani per i sistematici abusi su minori coperti dai vertici ecclesiastici e portò alle dimissioni dell'arcivescovo Bernard Francis Law, poi tornato a Roma nel 2005 in qualità di arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

Mirella, Emanuela. Due ragazzine quindicenni accomunate da un atroce destino: la prima sparì nel piazzale di Porta Pia il 7 maggio 1983, dopo aver detto alla mamma che doveva incontrarsi con gli amici, e la seconda (figlia del messo pontificio di Wojtyla) il successivo 22 giugno, all'uscita della lezione di flauto a Sant'Apollinare. Un duplice mistero che da tre decenni fa perdere il sonno agli investigatori. E che - considerata l'ipotesi di una mai chiarita Vatican connection - solletica fantasie, ambizioni e congetture di stuoli di giallisti, detective, giornalisti, persino veggenti. L'ultimo colpo di scena, il 14 maggio, ha portato all'apertura della tomba del boss Enrico De Pedis, sepolto nella basilica a ridosso della scuola di musica della «ragazza con la fascetta». 


Ma ora c'è di più. Un timbro, un fermo posta: entrambi localizzati in Kenmore Station, nel centro di Boston. L'uno agli atti, l'altro no. Il primo risale alle prime rivendicazioni dell' affaire Orlandi-Gregori, il secondo fu usato dall'associazione pedofila Nambla (North American Man Boy Lover Association) ed è emerso 19 anni dopo. Vale la pena spiegarlo, questo indizio principe. Metterlo a fuoco, contestualizzarlo. 
Macchina indietro di 29 anni: luglio 1983. Il Papa è da poco rientrato dai bagni di folla nella sua Polonia, le elezioni in Italia hanno appena spianato la strada a Bettino Craxi ma, sul doppio sequestro, è buio totale. Quello di Mirella è «silente» ormai da due mesi e lascia attoniti i genitori, gestori di un bar vicino alla stazione Termini, mentre quello di Emanuela, inaspettatamente, deflagra: è Giovanni Paolo II, con l'appello del 3 luglio all'Angelus («Sono vicino alla famiglia Orlandi, la quale è in afflizione per la figlia...»), a proiettare uno dei tanti casi di missing people in una dimensione planetaria. L'effetto è immediato. Il 5 luglio a casa del «postino» papale arriva la prima telefonata del cosiddetto «Amerikano», italiano incerto e poche battute in inglese, che getta sul piatto una richiesta secca: libereremo «tua figliola», dice, in cambio della scarcerazione di Ali Agca.
Vincenzo Parisi, del Sisde, traccerà il seguente profilo dell'inquietante personaggio: «Straniero, verosimilmente anglosassone, livello culturale elevatissimo, appartenente (o inserito) nel mondo ecclesiale, formalista, ironico, calcolatore...». Trattativa vera o di facciata, quella sull'attentatore di Wojtyla? Un dato è certo: di contatti con la Santa Sede, attraverso il famoso codice «158», il dominus dell'intera vicenda ne ebbe più d'uno.
Il giallo infiamma l'estate. A luglio l'«Amerikano» telefona ancora, lancia ultimatum sulla vita di Emanuela. Ma all'improvviso smette, tace. Agosto viene così «riempito» da un altro soggetto, il Fronte Turkesh, i cui messaggi (scoprirà l'ex giudice Ferdinando Imposimato) altro non sono che depistaggi della Stasi e del Kgb per tenere sotto scacco l'odiato Papa anticomunista e filo-Solidarnosc. 
Settembre, mese chiave dell'intrigo. Il 4 l'«Amerikano» riappare e fa trovare una busta dentro un furgone Rai, contenente un messaggio a penna e uno spartito di Emanuela. Ancora: al bar dei Gregori, il 12, giunge una telefonata choc. Un anonimo elenca i vestiti indossati e la marca della biancheria intima di Mirella, che solo la madre conosce. È un complice dell'«Amerikano»? Entrambe le ragazze sono in suo pugno? 

Ed eccoci al 27 settembre 1983, all'ulteriore rivendicazione (o messinscena?) che, riletta oggi, fa correre brividi lungo la schiena. Richard Roth, corrispondente da Roma della Cbs , riceve una lettera che preannuncia «un episodio tecnico che rimorde la nostra coscienza». Gli investigatori, scrive l' Ansa il giorno dopo, sono sicuri: si tratta dei «veri rapitori di Emanuela» o di «quelli che l'hanno tenuta prigioniera». Sulla busta c'è il timbro di partenza: Kenmore. Ma a quale episodio «tecnico» si allude? «L'imminente uccisione dell'ostaggio».

Non basta: una perizia grafologica accerta che il messaggio del 4 settembre e questo del 27 sono opera della stessa mano. L'«Amerikano» si è spostato sulla East coast? O ha trasmesso i suoi scritti a qualcuno, forse per continuare i depistaggi? Tale pista all'epoca non fu percorsa ma adesso, alla luce dei nuovi indizi, potrebbe riprendere quota. 
Gennaio 2002, Boston: scoppia lo scandalo. Il cardinale Law è accusato di aver coperto per molti anni sacerdoti pedofili della diocesi. Maggio 2002, si apre il processo davanti alla Corte di Suffolk: Law nella deposizione risponde a monosillabi, si scusa per aver controllato poco i «collaboratori». 7 giugno 2002: fuori dal tribunale le mamme delle vittime (per lo più maschietti, ma non solo) protestano. E, dentro, l'interrogatorio è incalzante: «È emerso in una precedente deposizione - attacca il rappresentante dell'accusa - che 32 uomini e due ragazzi hanno formato il gruppo Nambla. Per contattarlo si può scrivere presso il Fag Rag, Box 331, Kenmore Station, Boston... Cardinale Law, ha inteso?». Pausa. Nell'aula risuona una frase sibilata, poco più di un soffio.
«I do», risponde l'arcivescovo. Sì, è vero. Il Fag Rag , che sta per «Giornalaccio omosessuale», faceva quindi proseliti per conto del temutissimo sodalizio pedofilo degli States, proprio dalla stazione da cui partì la lettera su Emanuela. Nella sequenza di omissioni e depistaggi che da sempre alimenta il giallo della «ragazza con la fascetta», la pista di Boston, 29 anni dopo, fa balenare il più spaventoso e sconvolgente degli scenari. 

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili a Boston 5 giugno 2012


sabato 9 giugno 2012

Studentesse prostitute per pagarsi gli studi


A dimostrazione che la crisi economica incide su qualsiasi categoria,specie su 

quelle meno tutelate,a Cagliari sempre più studentesse scelgono di prostituirsi 

per pagarsi gli studi. 


Questo è il dato principale che emerge dalle indagini delle operatrici di strada 

che lavorano nel capoluogo sardo cercando di dare una mano alle ragazze 

costrette a vendere il proprio corpo per fare soldi in modo semplice e rapido. 


Pare che la prostituzione sia più gettonata dalle studentesse fuori sede, che 

non riescono a mantenersi in regola con l'università e fanno atrettanta fatica a 

trovare impieghi più dignitosi.


Sull' "Unione Sarda", le operatirci hanno spiegato che le giovani preferiscono 

incontrare i clienti negliappartamenti dove vivono.

Cagliari: studentesse prostitute per pagarsi gli studi 9/6/2012


giovedì 7 giugno 2012

PORNO-KILLER


È stato arrestato due giorni fa a Berlino, dopo una serrata caccia all’uomo tra Canada e Europa, il porno-attore canadese Luka Rocco Magnotta (alias, il “porno-killer”). 

Il caso Magnotta era balzato alle cronache circa una settimana fa, con la scoperta di un torso umano nel cortile di un edificio del quartiere Cote-des-Neiges di Montreal. Al macabro ritrovamento erano seguiti due pacchi, contenenti anche questa volta una mano e un piede - provenienti dallo stesso corpo - inviati via posta alle sedi dei due maggiori partiti di Ottawa.

La polizia canadese era quindi entrata in possesso di un video, diffuso in Rete dallo stesso Magnotta, che riprendeva il brutale omicidio di un cittadino cinese, successivamente identificato come Jun Lin, 33 anni, aggredito con un punteruolo da ghiaccio e poi smembrato. Dopo avere pubblicato il video, Magnotta era fuggito in Francia con un volo della Air Transit, viaggiando al fianco di due ignari viaggiatori che, intervistati dopo l’arresto, hanno testimoniato che sull’aereo il ragazzo appariva «sporco, agitato» e che avrebbe «pianto per gran parte del tragitto».

Una volta atterrato a Parigi, Magnotta aveva trascorso alcuni giorni girovagando per la città e dormendo in una pensione, senza preoccuparsi di essere eventualmente riconosciuto. Cosa che è successa qualche giorno dopo, in un Internet-cafè di Berlino, luogo in cui la polizia tedesca ha effettuato l’arresto. Con la cattura, la sanguinosa storia di Magnotta sembrava terminata: il killer in manette, l’ammissione istantanea alla vista del distintivo («è me che state cercando”, avrebbe detto), la decisione di non opporsi all’estradizione in Canada, mossa che accorcerà i tempi della giustizia.

Il ritrovamento di questa mattina, però, infligge un altro duro colpo ai nervi già tesi dell’opinione pubblica: nonostante che siano in tanti a credere che anche i due nuovi pacchi siano riconducibili a Magnotta, altri temono invece che siano opera di un imitatore, un individuo affascinato dalle gesta di questo ragazzo non ancora trentenne dal viso d’angelo e l’anima nera.


Leggi l'articolo completo: “Porno-killer”, trovati altri resti | mondo | Il SecoloXIX 

“Porno-killer”, trovati altri resti 06 giugno 2012


lunedì 4 giugno 2012

Colombia, migliaia di donne in piazza contro la violenza di genere


Migliaia di donne si sono riunite ieri nel Parco nazionale di Bogotà per gridare il loro “¡Nunca más!”, “Mai più!” alla violenza sulla donne. Una manifestazione spontanea nata nel medesimo luogo dove Rosa Elvira Cely – picchiata, violentata e impalata – ha gridato chiedendo aiuto senza che nessuno la sentisse.
Cely, 35 anni, è stata violentata ripetutamente e picchiata nella serata di giovedì 24 maggio in pieno centro cittadino. È quindi stata abbandonata sul bordo della stradina che passa per il parco. È morta quattro giorni dopo in ospedale.
E in un paese purtroppo non estraneo a simili episodi, ci sono alcuni dettagli che hanno provocato un’ondata di sdegno senza precedenti: la crudeltà dei suoi assalitori, il troppo tempo impiegato dai mezzi di soccorso per trovarla, dopo che lei stessa era riuscita a chiamarla e la decisione inspiegabile di non portarla all’ospedale più vicino. “L’orrendo crimine commesso contro Rosa Elvira è il sunto dei molteplici crimini che si commettono in questo paese contro le donne”, ha commentato alla Bbc Mundo Olga Amparo Sánchez, dell’associazione Casa de la Mujer. “Nel Tumaco, regione del Pacifico, in questo momento l’impalamento lo usano i paramilitari. È una pratica usata dai paracos in molte zone del paese. Ogni giorno ci sono casi tanto aberranti come questo. Donne squartate lasciate nei campi o gettate nei fiumi”.
“Gli orrendi crimini commessi contro Rosa Elvira – ha concluso Amparo Sánchez – deve far aprire una discussione molto seria in Colombia. Bisogna capire se la società colombiana sia o meno interessata a proteggere la vita delle donne, considerandole titolari di diritti”.
La manifestazione di ieri, che è intanto già stata programmata in molte altre città, è intanto un primo passo. L’importante è che tanta indignazione non svanisca prima di aver ottenuto cambiamenti seri e importanti, come spesso succede in un paese come la Colombia, assuefatto alla violenza. “La gente si indigna – ha ribadito la presidente della Casa delle Donne – ma poi non succede mai niente”.

Colombia, migliaia di donne in piazza per dire basta alla violenza di genere 4 giugno 2012


venerdì 1 giugno 2012

Protesta in Ucraina contro la prostituzione

Calcio e prostituzione. Le ragazze di Femen, il gruppo di femministe ucraine famose per i loro topless aggressivi, hanno nuovamente denunciato il rischio che gli Europei di calcio si trasformino per migliaia di tifosi in una gita sessuale. Basta dare un'occhiata su Internet per comprendere che l'offerta a luci rosse da affiancare alla passione per il pallone in Ucraina è altissima.


In topless, travestite da falli e con in testa un vistoso copricapo a forma di glande: non si tratta di un folcloristico addio al nubilato, ma dell'ennesima protesta di due attiviste del movimento femminista ucraino "Femen" contro il temuto boom della prostituzione che si teme avverrà in occasione degli Europei di calcio in programma dall'8 giugno al primo luglio in Ucraina e in Polonia.
Le ragazze si sono piazzate tra le gambe delle due mascotte di Euro2012, nel centro di Kiev, prima di essere fermate dalla polizia. Le attiviste, divenute note per l'abitudine di protestare con addosso i soli slip contro il turismo sessuale, il sessismo e altre discriminazioni sociali, in passato hanno manifestato in corteo anche a Roma, in Piazza San Pietro. Nell'aprile 2010 il gruppo ha fatto sapere di stare valutando l'idea di diventare un vero partito politico per partecipare alle prossime elezioni parlamentari in Ucraina.

Ucraina, travestite da falli protestano contro prostituzione 31 Maggio 2012



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