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School sex crimes up by 255 per cent, porn culture to blame

Reports of sex offences in schools continue to rise, according to police figures obtained by a Tes investigation

venerdì 28 settembre 2012

Search.xxx il porno-motore di ricerca


Un motore di ricerca per nuovi domini gTLD, nel chiacchierato distretto a luci rosse supervisionato dai responsabili del registry statunitense ICM. A tutti gli effetti un search engine per domini .xxx, del tutto legaliinaugurato dall'organizzazione con base in Florida per facilitare gli accessi all'immensa offerta di pornografia digitale.

Gli utenti potranno effettuare ricerche porno-intelligenti in base a varie porno-categorie, come ad esempio l'orientamento sessuale o la specifica tipologia di contenuto a luci rosse.

"È la stessa sporca pornografia che gli utenti avrebbero con i classici domini .com - ha spiegato Stuart Lawley, attuale CEO di ICM Registry - in un ambiente più sicuro e controllato". A differenza dei tradizionali motori di ricerca, Search.xxx non archivia i dati sulle navigazioni degli utenti.


Dal lancio dello scorso giovedì, un vero e proprio boom100mila visitatori unici in un solo pomeriggio. Nessun modello di business per il motore di ricerca pornografico, che rappresenterà un semplice strumento per reindirizzare il traffico verso i vari siti a luci rosse.

C'è chi ha sottolineato come Stuart Lawley sia diventato di colpo un pezzo grosso di Internet, con quasi 250mila domini.xxx piazzati dal dicembre 2011. Il search engine gestito da ICM Registry andrà a scansionare più di 20 milioni di pagine a luci rosse. "C'è abbastanza pornografia per soddisfare tutti - ha concluso Lawley - E se qualcuno odia il porno, può tranquillamente ignorarlo".

search.xxx, partito il porno-motore 28 settembre 2012



lunedì 24 settembre 2012

RAPPORTO PEDOPORNOGRAFIA 2011


 Il rapporto relativo all'anno 2011 pubblicato dalla associazione Meter presieduta da Don Fortunato Di Noto, traccia un quadro preoccupante in tema di pedopornografia. Numeri, che parlano da soli, indicatori di un fenomeno sempre più dilagante e che sembrerebbe passare in sordina sui media, se non in casi eclatanti di cronaca.
Sono stati 1175 nel 2011 i protocolli ufficiali inviati dalla associazione stessa alla Polizia Postale oltre alle centinaia di segnalazioni alle autorità estere, da queste segnalazioni sono poi scaturiti migliaia di controlli riguardanti siti che contenessero foto o video di adolescenti sfruttati sessualmente, ma anche social network usati illecitamente, e indirizzi e-mail di sospetti pedofili.
I dati pubblicati nel report, inerenti l'anno scorso, rispetto al 2010, evidenziano un aumento in tutti gli ambiti. Oltre 20 mila i siti segnalati (nel 2010 erano stati poco più di 13 mila), 140 i riferimenti italiani (raddoppia la cifra rispetto al 2010) oltre 1000 i social network (triplicate le segnalazioni rispetto al 2010). L'attività di sensibilizzazione e di prevenzione ha fatto anche crescere e sviluppare una maggiore coscienza sociale, contribuendo a far si che nel 2011 ci siano state oltre mille segnalazioni a mezzo form (889 nel 2010).
Dall’analisi dei dati del monitoraggio online condotte dalla associazione, è stato evidenziato come il continente europeo sia quello caratterizzato dal maggior numero di domini a contenuto pedopornografico, fra quelli segnalati. Esso rappresenta, infatti, l’81,59% del totale (Russia al primo posto con quasi il 85% di domini specifici, (Italia con lo 0,37%) seguito da Asia (12,25%, con India al 56% di domini specifici), l' Africa (2,39% con la Libia coinvolta per il 100% delle segnalazioni riguardanti il continente, e l'America (2,30%) e l' Oceania (1,47%). La marginalità dell'Italia in questa graduatoria, per il report, può essere considerata frutto della costante opera di contrasto svolta da Meter in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni.
SOCIAL NETWORK: LA NUOVA FRONTIERA – Il confronto 2010-2011 evidenzia nel rapporto che le segnalazioni in tema di comunità e social network abbiano visto una crescita esponenziale. Alcuni sono stati chiusi, altri hanno iniziato a proporre materiale pedopornografico. Nelle rilevazioni del report Meter sono entrate anche le comunità pedofile provenienti da Grou.ps, Blogspot, Twitter, Vkontakte. Scorrendo i dati si è potuto notare che nel 2010 Grou.ps è stato in testa con 143 segnalazioni, seguito da Ning (88) e Facebook (42). Nel 2011 Grou.ps resta primo con 802 segnalazioni, 70 Grouply e 68 Vkontakte. Facebook aumenta di 10 unità e va a quota 52.
NUMERO VERDE E TELEFONO ISTITUZIONALE, 22.000 CHIAMATE IN DIECI ANNI– Le telefonate ricevute nel 2011 al numero verde 800.455.270 sono state 1.133. Le richieste di aiuto hanno riguardato la tutela e il benessere del minore e della famiglia. Sicilia (719 chiamate), Lazio (95) e Veneto (35) ai primi posti per il numero di richieste. Chi telefona chiede consulenze agli esperti e denuncia sospetti di abuso, seguono l’assistenza psicologica, giuridica, informatica e il sostegno spirituale. Dall’estero sono arrivate anche ben 84 telefonate, a riprova dei rapporti internazionali dell’Associazione Meter.
Abbiamo contattato Don Fortunato Di Noto per un breve scambio di domande e risposte.
Dai dati e dall'esperienza in vostro possesso, dove nasce, cresce si riproduce e muore, la sub-cultura della pedopornografia minorile?
«La pedopornografia - risponde Don Di Noto - è la produzione visiva di foto o video di abusi indotti e prodotti con soggetti bambini, di età inferiore ai 12 anni, e se i dati sono confermati, è poco meno al di sotto della produzione pornografica. Del resto la pedofilia si 'nutre' di bambini prepuberi ritratti in tutte le forme, che, agli occhi dei normali sembrano solo cose innocenti. Da una scheda elaborata dagli esperti di Meter e ormai divenuta patrimonio comune, possiamo così elencare ciò che si produce, divulga e vende online e non soloChild porn; Poose: immagini di bambini in pose oscene; Private collection: raccolta di immagini tratte da condizioni casalinghe e familiari; Snipe: immagini fatte all’insaputa dei bambini; Snuff movies: video con stupri e torture; Necros pedo: video o foto che ritraggono bambini uccisi dopo gli stupri; SadomasoBondage: sesso estremo; il sexting autoriproduzione da esporre e da proporre; infantofilia: bambini di poco più di 1 mese di vita, violati sessualmente. Questa non è neanche una sub-cultura, ma una disumanità. Una forma abietta della bestialità dell’uomo in tutte le categorie sociali".
 Il web rappresenta indubbiamente la nuova frontiera, in tema di sfruttamento sessuale dei bambini, in tal senso come reputa l'attuale quadro legislativo italiano?
«La legislazione italiana- per Di Noto – ha leggi che sono prese dagli altri paesi come modelli. La Polizia Postale Italia, con cui Meter ha un Protocollo ufficiale di lavoro, è competente per tale materia così delicata, coordinata dalle Procure distrettuali e che speriamo rimanga sempre l’unica a coordinare un reato che richiede centralità e competenza, ha condotto dal 1998 ad oggi importanti risultati investigativi. Meter è l’associazione che inoltra migliaia di segnalazioni l’anno che sfociano in particolari e delicate indagini. Si richiede sempre maggiore collaborazione dei cittadini del web e non solo».
Il rapporto meter 2011 evidenzia un nuovo ed inquietante fenomeno:il sexting, ce lo descriva sinteticamente sulla base dei dati che avete a disposizione.
«Il Sexting - spiega Don Fortunato - ossia il minore vittima di se stesso: si tratta dell’invio di immagini sessualmente esplicite, ad opera di minori. Foto e video a sfondo sessuale realizzati con cellulari e pubblicati online su social network e chat. Solo nel 2011, Meter ha contato almeno 4561 vittime. Il fenomeno è preoccupante, se si pensa che qui non ci sono carnefici, ma ragazzini da comprendere nei loro disagi e da rieducare. Non a caso, Meter, impegnata nell’attività preventiva, nell’anno 2011 ha incontrato 16000 persone in scuole, università, diocesi, associazioni".
Secondo Lei esiste in Italia un terzo livello di fronte al tema della pedofilia, di fronte al quale si arenano le inchieste?
«Desidererei  - conclude Di Noto - che il cosìddetto 'terzo livello' non “normalizzi la pedofilia”. Ci sono ambiti che premono sul fatto di non parlare del fenomeno, di sottovalutarlo, di rendere la pedofilia come solo un semplice o complesso orientamento sessuale. Meter ne ha fatto di questo una battaglia culturale ancora in atto. La pedofilia culturale deve essere combattuta con intelligenza e determinazione, ma anche con chiarezza e limpidezza. Le inchieste non credo che si arenino. Un maggiore impegno forse deve essere fatto contro il pedoturismo nelle località turistiche all’estero, e forse anche nel nostro paese, spesso meta dei turisti che incontrano sessualmente i minori “invisibili”, non accompagnati presenti nel nostro paese».

Pedo-pornografia: parla don Fortunato Di Noto 24 settembre 2012 


Preti pedofili in Australia: "abusi su 620 bimbi"

Dagli anni '30 ad oggi, almeno 620 bambini hanno subito abusi da parte del clero cattolico nello Stato australiano di Victoria. Sono state le stese gerarchie cattoliche locali a rivelarlo, nel corso di un'audizione parlamentare, precisando che gli abusi sono drasticamente diminuiti rispetto ai numeri "spaventosi" degli anni '70-'80. 

L'arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, ha espresso vergogna e turbamento per gli abusi commessi dai religiosi, chiedendo nuovamente scusa per la sofferenza causata ai bambini e alle loro famiglie. L'ammissione degli abusi commessi, ha aggiunto Hart, "mostra come la chiesa di oggi sia impegnata a guardare in faccia la verità e a non mascherare, sminuire o evitare gli atti di coloro che hanno tradito una fiducia sacra".

Di tutt'altro parere i sostenitori delle vittime che, denunciando un numero maggiore di casi, hanno rinnovato la richiesta di un'inchiesta indipendente. "La chiesa non ha mai alzato un dito per fermare i suoi preti pedofili", ha commentato Chrissie Foster, madre di due figlie violentate da un parroco alla meta' degli anni '80, di cui in seguito una morta suicida. 

Lo stato federale di Victoria ha cominciato a indagare sui casi di pedofilia dopo il suicidio di decine di persone abusate dai religiosi.


Preti pedofili: choc in Australia, chiesa rivela "abusi su 620 bimbi" 22 SET 2012

Australia's Catholic Church admits 620 child sex abuse cases Sep 23, 2012 


mercoledì 19 settembre 2012

Malati di porno online e sexting



Gli adolescenti italiani si affidano a Internet "per fare sessovedere sesso, sapere tutto sul sesso o cercare un partner". Così sostiene il sessuologo Maurizio Bini, direttore del Centro riproduzione e del Centro dell'Osservatorio nazionale sull'identità di genere (Onig) dell'ospedale Niguarda di Milano. "Il 74% degli adolescenti maschi e il 37% delle femmine ricorre al web per fare sesso, vedere sesso, sapere tutto sul sesso o cercare un partner", ha sottolineato il Dottor Bini, "un dato che colpisce e che molto spesso i genitori sottovalutano". Preoccupano soprattutto il sexting, la mania di diffondere foto intime via smartphone, e la fruizione ossessiva di materiale pornografico online. Nel primo caso siamo di fronte a un fenomeno mondiale, favorito dalle nuove tecnologie di condivisione digitale. In Italia si stima che il 20% degli adolescenti abbia inviato immagini di questo tipo e il 40% le abbia ricevute.
Insomma a un sexting attivo si affianca un ancora più pericoloso sexting passivo - "ugualmente rischioso per lo sviluppo dell'identità' sessuale del giovane". Per di più non è da sottovalutare il fatto che spesso queste immagini vengono spedite a più persone, e non solo al partner. Con il rischio di esporsi al pericolo di adescamento o aggressione sessuale. Nel secondo caso invece, ovvero la grande diffusione di pornografia online, si tratta semplicemente di un effetto collaterale dovuto alla diffusione dei servizi gratuiti. Oggi il web offre migliaia di forum, piattaforme video e siti a contenuto pornografico che vivono della pubblicità e non impongono alcuna restrizione all'accesso. Senza contare l'incremento dei contenuti di carattere estremo, che sarebbero in grado di traumatizzare persino un adulto.
"Esistono circa 2 miliardi di siti pornografici. Una possibilità di scelta infinita di immagini, che può provocare nel giovane evidenti ripercussioni sulla sessualità e in particolare sul rapporto di fedeltà al partner. Infatti, proprio per quest'ampia disponibilità, diversamente da quanto avveniva ai nostri tempi,  si crea un rapporto con le immagini e l'immaginazione instabile: non si è fedeli al partner fantasma e lo si sarà probabilmente meno anche con il partner reale", sostiene il sessuologo.
Gli adolescenti hanno poi rapporti sessuali in anticipo rispetto a quando non avvenisse nell'era pre-Internet. "L'anticipo dei tempi di maturazione fisica e il ritardo di acquisizione del senso di autonomia e responsabilità hanno prolungato la fascia temporale dell'adolescenza", ha aggiunto Bini.
"Se fino a poco tempo fa si stimava nel 60% la percentuale di giovani che praticavano la prima sessualità di coppia in età adolescenziale, questo valore ha subito significativi incrementi. Inoltre, la rivoluzione informatica ha complicato le cose perché consente nuovi percorsi, spesso incomprensibili per le generazioni precedenti, per la soddisfazione sessuale individuale".




Adolescenti italiani malati di porno online e sexting 

19 settembre 2012

Pedofilia: approvata la convenzione di Lanzarote


Ci sono voluti più di tre anni e sei passaggi parlamentari, tra Camera e Senato, ma stavolta è arrivato il via libera. Palazzo Madama ha approvato in via definitiva, all'unanimità, la ratifica della convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale. Il testo, che aveva cominciato il suo percorso a Montecitorio nel 2009, detta alcune norme di adeguamento interno, volte a modificare, in particolare, il codice penale, il codice di procedura penale e l'ordinamento penitenziario. 

Si tratta di un documento con il quale i paesi aderenti - 41 finora quelli che l'hanno sottoscritta e 10, compresa l'Italia, quelli che l'hanno ratificata - si impegnano a rafforzare la protezione dei minori adottando criteri e misure comuni sia per la prevenzione del fenomeno degli abusi, sia per il perseguimento dei rei, nonché per la tutela delle vittime. Tra le novità, entra a far parte nel nostro codice penale la parola "pedofilia"

Con l'introduzione del nuovo articolo 414 bis infatti. l' "istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia" sarà punita con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni. Alla medesima pena sarà sottoposto anche chi "pubblicamente, fa apologia di questi delitti". Non potranno essere invocate "a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume".

La convenzione di Lanzarote è stata siglata il 25 ottobre 2007 ed è entrata in vigore il primo luglio 2010. Oltre alle fattispecie di reato più diffuse in questo campo (abuso sessuale, prostituzione infantile, pedopornografia, partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici), il provvedimento disciplina i reati di grooming (l'adescamento attraverso internet) che è una vera e propria novità nel nostro ordinamento, e di turismo sessuale. La convenzione delinea inoltre misure preventive che comprendono il reclutamento e l'addestramento di personale che possa lavorare con i bambini al fine di renderli consapevoli dei rischi che possono correre.

Il provvedimento interviene anche sul tema delle misure di prevenzione personali, con particolare riferimento al divieto di avvicinamento a luoghi abitualmente frequentati da minori. La convenzione limita anche la concessione di benefici penitenziari ai condannati per delitti di prostituzione minorile e pedopornografia, nonché di violenza sessuale. Ammette inoltre al gratuito patrocinio, anche in deroga ai limiti di reddito, le persone offese dai suddetti delitti.

Pedofilia, più protezione per i minoriApprovata la convenzione di Lanzarote 19 settembre 2012 


martedì 18 settembre 2012

Cos'è la pornografia


Nel libro La fine del desiderio (Oscar Mondadori), Michela Marzano affronta il discorso pornografico, mostrando quale visione dell’essere umano sottenda e che rapporto abbia con il desiderio, la sessualità umana, il corpo e la contraddizione che questo esibisce (“io sono in questa mano e non ci sono”, come è la stessa Marzano a ricordare ne La filosofia del corpo citando Paul Valery, e dunque il nostro non essere riducibili al corpo e insieme l’impossibilità di liquidare il nostro rapporto con la corporeità nei termini di un mero “avere un corpo”).

Se c’è una cosa che non manca ai testi della filosofa è la chiarezza e insieme la volontà di affrontare in concreto i problemi su cui si interroga, radicando nel vissuto e nel tessuto sociale le proprie riflessioni e attraversando la tradizione filosofica con uno sguardo capace di restituirle attualità. I suoi testi ci riguardano e offrono alcune chiavi di lettura, e strumenti, per orientare i nostri imbarazzi e le nostre contraddizioni; l’analisi comparata di film e romanzi aiuta infatti a dare corpo a delle categorie sfuggenti, in un campo dove le definizioni non sono nette né facili, come mette in evidenza l’asserzione provocatoria di Alain Robbe-Grillet: “La pornografia è l’erotismo degli altri”.

Punto di partenza delle riflessioni è una domanda: è ancora possibile distinguere pornografia ed erotismo? Lo sguardo critico nei confronti delle rappresentazioni pornografiche non è volto a occultare la sessualità, ma a riflettere sulla possibilità di parlarne altrimenti: per Michela Marzano il punto non è censurare la rappresentazione del corpo, ma restituirle un potere che le immagini pornografiche le sottraggono. Le immagini pornografiche infatti, mettendo in campo non un incontro di soggetti ma corpi giustapposti, negano la sessualità, poiché non consentono quell’uscita dalla padronanza di sé, quella desoggettivizzazione, che Bataille indica come condizione del passaggio dallo stato normale a quello del denudamento erotico (“uscita dalla condizione dei corpi, corrispondente al possesso in sé, alla padronanza del proprio io, inteso come individualità durevole e affermata”).

La pussylight è luce che illumina il sesso femminile: la voragine, il buco, il sacro. La pornografia contemporanea apre il corpo e pretende di occultare il mistero della carne. Vedere tutto, toccare tutto senza che nulla lasci intendere un di più che chiami in causa l’immaginario dello spettatore, “l’immondizia che ognuno si porta dentro”. Baudrillard in Della Seduzione parla di “abbondanza di realtà”: “lo si vede troppo da vicino, ci si scorge quello che non si era mai visto […] tutto è troppo vero”. Esposizione, disponibilità totale: non vi è scarto tra ciò che è e ciò che è offerto, e questo elimina la possibilità stessa dell’erotismo che si fonda sulla tensione tra divieto, limite, e trasgressione. Tutto è gridato, ci viene consegnato un immaginario già fabbricato a cui dobbiamo sottoporci, prova del perfetto funzionamento, foucaultianamente, del dispositivo di sessualità che, costruendo il sesso come desiderabile, ci ha imprigionato nei suoi meccanismi di controllo e potere.

“L’immaginazione è ‘forclusa’”, continua Michela Marzano, non solo nella pornografia contemporanea, attraverso la sovraesposizione dell’atto sessuale, ma anche in quella classica, basata su un’estetica iperrealista che, ripetitiva, monotona, codificata, esibisce la propria inautenticità poiché mira a ridurre lo spettatore alla propria eccitazione, imprigionando la fisicità del corpo e delle pulsioni: la pornografia fissa un corpo smembrato; il volto, dunque l’altro, manca, ridotto a bocca orifizio, e assenti sono le storie.

La visibilità assoluta e l’esposizione senza filtro: la filosofa parla di una vera e propria ideologia della trasparenza, un desiderio di eliminare l’opacità del reale. Tuttavia la cancellazione della barriera tra dentro e fuori “non consente una visione panottica dell’oggetto, ma lo nega in quanto tale, eludendo la sua carne”. La trasparenza della pornografia elimina il mistero della nudità: quel che rende pornografico il racconto della propria vita sessuale di Catherine Millet (La vie sexuelle de Catherine M.), uno degli esempi analizzati ne La fine del desiderio, non è l’offerta della propria sessualità in modo brutale e nitido, ma la pretesa di eludere la questione del senso, esaurendo sulla carta tutta la storia, non mantenendo alcun nucleo inaccessibile, non risparmiando lo spazio della propria intimità.

A questo proposito si può ricordare quel che dice Monique Selz in Il pudore: svelare quel che è nascosto significa scalzare le fondamenta stesse dell’esistenza; il compito del pudore sarebbe allora quello di consentirci di preservare uno spazio di non detto e non mostrato essenziale per l’istituirsi dell’identità di ciascuno. Certamente i limiti dell’involucro costituiti dal pudore sono fluttuanti e, come scrive la psicoanalista, “lo spazio disegnato è a geografia variabile”, ma riconoscere l’esistenza e la necessità del mantenimento di un mistero è il cuore di un discorso critico che cerca di sopravvivere alla fin troppo scontata accusa di conservatorismo e moralismo.

Come per Monique Selz così per Michela Marzano i parametri che guidano l’analisi non sono etici, il giudizio non è mosso da indignazione, disgusto o scandalo, ma dalla volontà di non tradire né sottovalutare il rapporto dell’io con il proprio desiderio e le implicazioni non solo sociali ma ontologiche: quello che è in gioco è la definizione stessa di soggetto e la filosofa, citando Étienne de La Boétie, sottolinea che se è certo vero che l’autonomia dell’individuo significa possibilità di disporre del proprio corpo, è altresì vero che esistono limiti invalicabili oltrepassati i quali l’uomo non sarebbe più né autonomo né degno (è il delicato problema della servitù volontaria, altro tema affrontato nel libro).

L’intimità, il segreto che ci riguarda, è ciò che ci consente di accedere allo status di soggetto, e rende possibile l’incontro in gioco nella sessualità, luogo paradossale ove ci si dà all’altro donando l’inalienabile, il proprio corpo, e si prende in carico la propria mancanza, il difetto che persiste. Nell’incontro l’altro si coglie e insieme sfugge sempre, il piacere erotico è sconfitta: l’altro rimane altro ma dà senso al desiderio consentendo al soggetto di tracciare i propri confini e dunque la propria identità. Ecco perché Michela Marzano può dire che il discorso pornografico abbatte l’argine della compassione, insieme a quello del disgusto (corpi spalancati e mescolanza di fluidi): se viene meno la distanza che consente di cogliere l’altro come soggetto, questi diviene corpo organico, animale, cancellate le tracce della sua umanità.

Quel che rende oscena la pornografia non è l’oggetto rappresentato ma le modalità della sua rappresentazioneL’amante di Lady Chatterley di Lawrence o L’impero dei sensi di Oshima sono nella seconda parte del libro presi come esempio di testi non pornografici, nonostante i dettagli non vengano risparmiati. Il mistero del desiderio che si fa trasgressione e si consuma nella morte è lasciato fuori dalla rappresentazione, nonostante lo spettatore penetri nella camera da letto degli amanti. In Histoire d’O invece la trasgressione è eliminata, il divieto soppresso, e non vi è possibilità di incontro. Oscena è la rappresentazione che tradisce una verità, quella cui rimanda il gesto pudico del coprirsi il sesso. Il nudo artistico, al contrario, svela senza infrangere l’intimità dei corpi, interpella lo sguardo dello spettatore mantenendo uno spazio interstiziale: disponibile e sempre sottratto risveglia il desiderio che è promessa senza garanzia di soddisfacimento (“la parte più erotica del corpo non è forse dove l’abito si dischiude?”, Roland Barthes).

Il tema del desiderio è punto cardine della riflessione sulla pornografia poiché dimensione essenziale dell’uomo: nella sua realtà contraddittoria e paradossale, spinozianamente conatus, ponendosi come spinta verso qualcosa che mai coincide veramente con l’oggetto che crediamo di desiderare, è segno della nostra mancanza ontologica, del nostro difetto strutturale. In Ritratti di desiderio Massimo Recalcati, per ricordare come etimologicamente la parola porti con sé la dimensione della veglia e dell’attesa, richiama una bella immagine del De Bello Gallico di Giulio Cesare: i desiderantes erano i soldati che aspettavano i compagni non ancora tornati dal campo di battaglia, li aspettavano senza certezza alcuna del loro ritorno. Vi è una condizione di vuoto, di perdita, di vertigine. La pornografia, immediata, totale, ripetitiva, automatica, spreca il desiderio.

Desiderio centrale anche nel suo rapporto con il divieto e la trasgressione: affrontando il tema della censura e del rapporto tra pornografia e adolescenza Michela Marzano sottolinea come il punto non sia tanto parlare di impudicizia o di vergogna, condannare, o peggio censurare, le opere pornografiche in nome dello scandalo, poiché questo non aggiunge nulla alla comprensione del fenomeno. Come la filosofa spiega con chiarezza nel testo, se non si può certo sostenere che le immagini facciano “fare” oltre che “vedere”, è altresì vero che immagini che trasformino lo spettatore in oggetto passivo, in mero ricettore di stimoli, invitandolo non già a simbolizzare ma piuttosto a eccitarsi, non aiutano lo svilupparsi di una dimensione critica, negano la dimensione interiore del soggetto che guarda e impongono una visione del corpo e dell’atto sessuale priva della componente del senso e del desiderio.

Distinguendo proibizioni e divieti, Michela Marzano sostiene la necessità di tracciare dighe etiche che impediscano condotte che comportino la perdita di autonomia dell’essere umano: il divieto non è istituito dalle proibizioni ma è un processo strutturante che consente di costituire il corpo nella sua unità e l’altro nella sua irriducibile alterità, ed è proprio il divieto a tracciare una barriera capace di preservare l’altro come distinto. Del resto è su questa distanza e separatezza che si fonda il desiderio, la volontà di trasgressione come spinta al superamento dei limiti. Il desiderio mette alla prova quelle barriere che, invalicabili, impediscono la distruzione e l’annullamento.

Il saggio intende mostrare, e ci riesce senza né semplificare né cedere a facili moralismi, le logiche sottese e gli impliciti presenti nel discorso pornografico che lungi dal liberare la nostra presunta sessualità inibita, non fanno altro che promuovere una realtà, per lo più modellata sul piacere maschile, per lo meno per quel che riguarda la pornografia mainstream, fatta di stereotipi, e che ci violenta e offende non già perché scandalosa e immorale ma perché ci pretende passivi e mina quel che fa di noi dei soggetti.


lunedì 17 settembre 2012

I boy scout americani hanno coperto migliaia di pedofili


La Corte suprema dell'Oregon ha ordinato un'inchiesta su 1.200 dossier relativi agli anni tra il 1965 e il 1985, riguardanti più di 500 casi di abusi.

Sorprendente e amara verità quella di cui ci giunge notizia dal Los Angeles Times: centinaia di casi di abusi sessuali commessi tra il 1970 ed il 1991 tra i Boy Scouts of America (Bsa)Dopo che sono stati consultati 1.600 dossier confidenziali, il quotidiano statunitense ha affermato che sono ben più di 500 i casi in cui l’associazione di boy scout americana era stata informata degli abusi dalle vittime stesse, dai loro genitori, da membri dell’organizzazione o per mezzo di denunce anonime, senza che nulla fosse stato detto alle autorità.

Boy scouts of America, che contano circa quattro milioni di membri e a lungo hanno cercato di seppellire i cosiddetti “dossier della perversione“, dovranno affrontare nelle prossime settimane numerosi processi. La Corte suprema dell’Oregon ha ordinato un’inchiesta su 1.200 dossier relativi agli anni tra il 1965 e il 1985, comprensivi di alcuni dei casi citati dal Los Angeles Times.

L’organizzazione Boy scouts of America, fondata nel 1910, ha presentato le scuse alle vittime impegnandosi a collaborare attivamente con la giustizia.


giovedì 13 settembre 2012

Prete confessa: "In Africa ho violentato i ragazzini"


Si è auto-denunciato per stupro e abusi sessuali su ragazzini minorenni. I fatti risalgono al periodo in cui era missionario in Africa tra il 2007 e il 2012. Questa la confessione choc di un prete francese, che si è costituito a Clermont-Ferrand, nel sud della Francia.

Al suo ritorno dalla missione, il sacerdote si è confessato all'arcivescovo di Clermont, Mons. Hippolyte Simon, che gli ha consigliato di raccontare la verità. Ha "chiaramente descritto atti riprovevoli" nella lettera che ha inviato lo scorso gennaio, ha detto il porcuratore Pierre Sennes, come racconta Le Figaro


La polizia, dopo aver avviato le indagini in Africa, ha ascoltato il sacerdote lo scorso 4 settembre. Attualmente si trova in carcere a Saint-Etienne con l'accusa di stupro e abusi sessuali sui bambini.


Prete confessa: "In Africa ho violentato i ragazzini" 12 settembre 2012


Preti pedofili in Australia: più di 1500 denunce di abusi


La curia australiana ha ricevuto almeno 1500 denunce di abusi sessuali da parte di sacerdoti, di cui circa un terzo sarebbero stati commessi su minori. A lanciare l’accusa è il quotidiano The Australian, sottolineando che il numero, rivelato in dichiarazioni da parte degli arcivescovi di Sydney e di Melbourne, è probabilmente una stima per difetto, poichè la Chiesa sostiene di non essere in grado di fornire una cifra accurata sul territorio nazionale.
Circa due terzi dei reclami sono stati presentati in Nuovo Galles del sud (capitale Sydney) secondo la procedura detta ’Towards Healing’ (Verso la riconciliazione), stabilita nel1996, e quasi tutto il resto secondo il programma equivalente detto "Melbourne Response". Molti di coloro che sisono sottoposti alle procedure dichiarano che l’esperienza li ha «nuovamente traumatizzati» o «ha rinnovato le sofferenze».
Una delle vittime ha criticato la mancanza di indipendenza, poichè i reclamanti sono stati «reintrodotti allo stesso ambiente patito nell’infanzia». Una donna le cui due figlie subirono abusi da un prete ha descritto l’esperienza come «altamente ingiuriosa» e «un trauma che si poteva evitare», mentre una donna sessualmente aggredita da adulta dal suo parroco si è detta «gravemente traumatizzata» dalla risposta della Chiesa


giovedì 6 settembre 2012

Aumentano i pedofili minorenni


Un adolescente al giorno viene condannato dai tribunali inglesi per reati sessuali nei confronti di un bambino”.
 È la notizia shock pubblicata dal quotidiano inglese Daily Mail.
Secondo uno studio effettuato dal NSPCC, National Society for the Prevention of Cruelty to Children, l'associazione inglese contro gli abusi sui minori, sono in aumento i casi di pedofilia che vedono protagonisti giovani ragazzi britannici.
I dati sono allarmanti. Nel solo 2011 sono stati 357 i teenager al di sotto dei 18 anni condannati per abusi sessuali su minori, di cui 136 in età compresa tra i 10 e i 15 anni.
La causa sarebbe imputabile alla facilità di reperire materiale pornografico e alla sua diffusione incontrollata. Sempre più adolescenti, infatti, hanno facile accesso a video hard online. Conseguenza di ciò è una cattiva interpretazione dell'ambito sessuale, che porta i teenager a considerare normale rapporti non consensuali, abusi e violenze.
Jon Brown, responsabile del NSPCC, non nasconde la sua preoccupazione.
Questi dati sono un segnale d'allarme sul fatto che molti bambini hanno una visione distorta su ciò che dovrebbero realmente essere i rapporti sessuali. Il materiale porno diffuso influenza alcuni giovani a commettere i reati sessuali, e questo è un serio problema. E' assolutamente necessario che i bambini siano educati circa il lato oscuro della pornografia, e bisogna prendere provvedimenti immediati ogni volta che un ragazzo mostra segni di comportamenti sessualmente dannosi” spiega Brown.

Londra shock. Aumentano i pedofili minorenni 4 settembre 2012


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