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Porn Empire

With Hugh Hefner's death, the media has erupted in praise for his contributions to society through the pornography magazine he found...

mercoledì 18 dicembre 2013

PORNO FASHION

Pornography is taking over the fashion industry, at lest it is according to Caryn Franklin, ex-host of the BBC's "The Clothes Show".
Fashion advertisements no longer advertise fashion, but are filled with overly provocative imagery and barely dressed women in scandalous poses. They no longer seem to be targeted towards women, Franklin said.
"As a style commentator for more than 30 years," Franklin wrote in an article for the Daily Mail, "I have to ask: since when did adverts for women's clothes go from being fun, frothy and often empowering to little more than pornography targeted at boys and men rather than the females who buy the products?"
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Actress Keira Knightley's advertisement campaign for Chanel's Coco Mademoiselle perfume is an example. In one of the pictures, Knightley holds a perfume bottle to her mouth, making it seem like she is about to place the bottle in her mouth.
"Why is this necessary?" Franklin asks.
Franklin said model Rosie Huntington-Whiteley's advertisement for Burberry is also oversexed. Huntington-Whiteley is wearing a trench coat with nothing on underneath.
"This isn't selling fashion," Franklin wrote. "This is selling nothing except sex."
Two reasons are to blame for the rise of sex-selling advertisements, Franklin said. One is Internet porn.
"Somehow reducing women to breasts, genitals and pouts- all sheathed in designer chiffon- has become an 'artistic statement,'" she wrote.
The other reason is the pervasiveness of airbrushing. Skin is supposed to be speckled. Airbrushing only promotes an unrealistic expectation of what a woman's body is supposed to look like, Franklin said. Franklin questions what's to happen to young women, such as her 21-year-old and 14-year-old daughters, who grow up in a porn-infused fashion world.
"My fear is that the more we are exposed to it, the more normal it seems," Franklin wrote.

Pornography Invades The Fashion Industry, Young Girls At Risk  Dec 11, 2013


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lunedì 16 dicembre 2013

Youporn Generation

La regista serba Maja Milos, trent’anni, originaria di Belgrado, ne parla come di un film sui sentimenti. A vedere il suo “Clip”, che è già diventato un manifesto generazionale, quello della cosiddetta “Youporn generation”, il primo sentimento che suscita questa discesa negli inferi tra sesso, droga e alcol, è un mix di inquietudine, triste presa di coscienza, imbarazzo, voglia di riscatto da parte di chi questa generazione bene o male l’ha tirata su.

Un mea culpa che non ha la forza di identificare contorni precisi, che non offre un identikit che permette di inchiodare i responsabili di un massacro dell’anima e del corpo di sedici-diciassetteni risucchiati dal vortice del “nulla”. Ma che scatta fin dalla prima sequenza di una pellicola che è un vero pugno nello stomaco. Niente voyeurismo, nessuna indulgenza, niente “lieto fine” ma, al contrario, un vero e proprio pedinamento della realtà ottenuto attraverso quel mezzo che più di ogni altro, oggi, è diventato il totem del feticismo tecnologico: lo smartphone.

Lei, Maja Milos, ne fa l’uso che ne fanno tutti i protagonisti della storia: se lo incolla alla pelle, agli occhi, alle mani trasformando un semplice telefonino in una steadycam del quotidiano.

L’assenza in una Belgrado periferica, l’occhio della regista si muove come un felino in calore: graffia intimità familiari, un padre malato terminale e una madre amorevole ma incapace di reggere l’urto della giovane generazione, quella della figlia. La generazione dell’ “assenza”. La sedicenne Jasna (interpretata da una bellissima e intensa Isidora Simijonovic, che sarà accanto ad Abel Ferrara nel prossimo film di Davide Manuli) è sempre indaffarata a far finta di studiare, la porta della sua stanza eternamente chiusa, un muro invalicabile. Dentro scatta l’inferno di riprese hard, di compiacimenti sensuali e sessuali, di autoerotismo esplicito, di incontri con le sue amiche che sotto i giubbini di jeans nascondono bottiglie di birra e cartine argentate piene di coca.

Quella steadycam è un felino impazzito che vaga per le strade infestate dai soprusi di un bullismo d’accatto, ragazzini palestrati che si sentono padreterni, tirano e picchiano, accarezzano e si fanno succhiare, spariscono e riappaiono come fantasmi di carne che invocano un riconoscimento attraverso il sesso, io padrone tu schiava, lei schiava e felice (apparentemente) di esserlo e lui dittatore di pulsioni che può comandare, guidare a suo piacimento.

L’assenza ininterrotta nei loro occhi è l’assenza di chi li circonda, di genitori che non si accorgono di nulla o che non vogliono farsi fregare dall’ennesimo dolore. E intanto tutto continua a trasformarsi in “rappresentazione” del reale: Jasna, le sue amiche, i ragazzi che popolano i tanti festini in appartamenti lugubri, gongolano nel rimirarsi nudi e in atti osceni, dentro cessi sporchi o su materassi improvvisati, sotto i tunnel di una stazione della metropolitana, tra un conato di vomito e un coito prolungato. L’amore sessuale diventa un video porno amatoriale, niente viene cancellato, tutto rimane in memoria. Tutto è filmato, tutto è di tutti e per tutti, non si fanno sconti, basta premere un tasto. Registrare per lasciarsi morire.

Nulla è lasciato all’immaginazione nel film di Maja Milos, perché così è giusto che sia. «“Clip” non è una cartolina della Serbia - spiega - perché i comportamenti che racconto nel film non sono specifici del mio Paese ma appartengono agli adolescenti di tutto il mondo».

La cronaca ce li racconta ogni giorno, anche da noi, nelle nostre scuole, nelle case, negli angoli delle città. Ed è per questo che “Clip” è diventato quel film che purtroppo trova pochi cinema in cui venire proiettato. In Italia lo distribuisce la Kino, che è anche il cineclub della capitale che ha ospitato e ospiterà di nuovo la pellicola e che si sta muovendo perché nelle grandi città “Clip” possa trovare ancora occhi attenti per una sacrosanta lettura di molta parte della Generazione 2.0

Il recente Festival di Rotterdam l’ha premiato con il Tiger Award come «Film vigoroso, ribelle, autentico e rivelatore che racconta in modo incisivo la generazione degli smartphone attraverso una protagonista emotivamente disturbata, in una famiglia divisa, all’interno di una società spezzata. Un film che suscita molte domande ma che non dà risposte».

Jasna va accudita, rieducata, abbracciata. Come nel finale da incubo dove lui la tiene stretta a sè in un lungo bacio che sa di sangue. Quello che cola dalle labbra di lei perché s’è permessa di baciare un altro. Perché anche il possesso va timbrato, va mostrato. Come in una Clip della follia.

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venerdì 13 dicembre 2013

‘Tricked,’ a Documentary About Human Trafficking


At the beginning of “Tricked,” Jane Wells and John-Keith Wasson’s exposé of human trafficking in North America, the despicably smooth-talking Robert Money explains that all women are either prostitutes or whores. A preening pimp, he should know: His sordid taxonomy is the foundation of his entire business plan.



martedì 10 dicembre 2013

I Legionari Pedofili

Preti Pedofili: la congregazione cattolica dei Legionari di Cristo ha riconosciuto le sue colpe.

Scrive l’agenzia Asca che i Legionari di Cristo hanno ammesso che:
“nove dei suoi sacerdoti, incluso il fondatore Marcial Maciel, si sono macchiati di abusi su minorenni in particolare negli Stati Uniti. La reputazione della congregazione era stata già oscurata nei mesi scorsi dopo le rivelazioni su Maciel, che fondò il gruppo in Messico nel 1941, accusato di aver violentato otto giovani seminaristi e di essere anche padre di un figlio. Padre Sylvester Heereman, direttore generale del gruppo, ha detto che le indagini hanno mostrato “una realtà dolorosa e orribile” e ha promesso tutto il suo impegno per contrastare ogni genere di abuso. Due dei preti sono stati sospesi dall’esercizio sacerdotale e ad altri sette sono state imposte delle “sanzioni personali e riguardanti il loro ministero”.
Nell’inchiesta condotta secondo la legge canonica erano stati messi sotto esame i comportamenti dei 35 sacerdoti. In 14 casi non si sono riscontrati abusi, mentre altri 10 sono ancora sotto indagine. Uno di quelli verificati è quello di padre William Izquierdo, ex insegnante di una scuola della Legione in Connecticut, fra il 1982 e il 1994, periodo in cui “ha abusato sessualmente di un novizio”. Izquierdo non riceverà alcuna punizione: ha 85 anni, si trova in un “avanzato stato di demenza” e in ogni caso non esercita più il suo ministero dal 2008.
Una vicenda descritta in modo più approfondito da Vatican Insider su La Stampa:
In una lettera a tutti i membri dei Legionari di Cristo, padre Sylvester Heerman ha spiegato, dopo l’annuncio del cardinale O’Malley sulla creazione di una commissione speciale per la tutela dei minori nella Santa Sede, i progressi e le linee guide adottate dalla congregazione riguardo alla trasparenza nei casi di abuso sessuale da parte dei suoi membri e anche nella prevenzione di questi drammatici episodi.
Senza dimenticare di avere presente la figura del loro fondatore, Marcial Maciel Degollado, come avvertimento sulla sofferenza e le ferite provocate da questa piaga, i legionari si preparano al prossimo Capitolo generale, in programma per gennaio prossimo. Per questo motivo, il vicario generale ha spiegato le azioni intraprese dalle autorità della congregazione per la prevenzione degli abusi e nella collaborazione con le autorità civili in assoluta trasparenza. «Il governo generale della Legione – scrive padre Heereman – ha prescritto che in tutti i luoghi nei quali siano presenti mezzi per proteggere l’integrità dei minori affidati alla nostra cura pastorale e per rispondere prontamente e con professionalità ad ogni denuncia».
La congregazione sta facendo tutto il possibile per rispondere al richiamo della Santa Sede a lottare con più decisione contro i crimini degli abusi sessuali. Padre Heereman ha anche spiegato che nel corso degli ultimi anni si sono creati dei programmi molto precisi per garantire la sicurezza negli ambienti e adottare un ferreo codice di condotta, ma, ha ribadito «la prevenzione di futuri incidenti e la guarigione delle vittime (note e ignote che ci siano) costituiscono la nostra prima priorità. Per ciò, a volte sarà anche necessario che i superiori della congregazione siano collaborativi sulle denunce ricevute e anche sugli esiti delle inchieste».
Ed è proprio quello che ha fatto oggi il direttore territoriale della Legione in America del Nord, padre Luis Garza, che ha informato sul caso che vede coinvolto padre Guillermo Izquierdo, 85 anni, autore di abusi su un novizio durante gli anni Novanta in Cheshire, negli Stati Uniti. Oltre aver informato le autorità locali, la Legione ha anche chiesto un’indagine indipendente alla società Praesidium Inc., terminata nell’agosto 2013. Le conclusioni sono state presentate e poi esaminate, in ottobre, dal consiglio che si occupano dei casi di abusi nella Legione negli Stati Uniti.
«Dopo aver controllato quest’informazione, non abbiamo motivi per dubitare che ci sia stato un abuso sessuale contro un minore», ha detto padre Garza, che ha anche informato l’accaduto alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla fine, il pedofilo ultraottantenne, cui è stata diagnostico dai medici uno stato avanzato di demenza senile, ha smesso di esercitare il suo ministero nel 2008 ed è stato trasferito in una casa di riposo.
«Nonostante il dolore che provocano queste notizie – ha concluso Garza –, sappiamo che condividerle adeguatamente costituisce un paso necessario nel processo di guarigione e nella protezione di coloro che sono sotto la nostra cura pastorale», e per questo motivo «voglio assicurare nuovamente tutti i membri della nostra congregazione, i loro genitori e i suoi familliari, che la Legione di Cristo è fermamente impegnata nel offrire ambienti sicuri nei nostri collegi, seminari e nelle attività giovanile che organizziamo»

Pedofilia, Legionari di Cristo ammettono gli abusi sui minorenni 10 dicembre 2013


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giovedì 5 dicembre 2013

La task force di Papa Francesco contro i preti pedofili

Papa Francesco ha deciso di costituire una commissione per la protezione dei minori vittime degli abusi. L’annuncio della decisione del Papa è stato dato alla stampa dal cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e membro del consiglio di cardinali che collabora con papa Francesco nel governo della Chiesa e nel progetto di riforma della Curia.
PROTEZIONE DEI FANCIULLI - La commissione avrà il compito di riferire sullo stato attuale delle vittime degli abusi, suggerire in raccordo con conferenze episcopali sui provvedimenti da adottare, proporre nomi di persone adatte per la sistematica attuazione di queste nuove iniziative includendo laici, religiosi, religiose, sacerdoti con competenze nella sicurezza dei fanciulli, nei rapporti con le vittime, nei problemi di salute mentale, nell’attuazione delle leggi.
LINEE GUIDA PER LA PROTEZIONE - La composizione e le competenze della commissione verranno comunicate dal Pontefice con un documento specifico. Tra le possibili responsabilità della commissione, ha fatto sapere il card. O’Malley, ci saranno linee guida per la protezione dei bambini, lo sviluppo di norme per la protezione dei bambini e la prevenzione degli abusi su minori, programmi di formazione di chi opera su bambini e su minori. Inoltre protocolli per la sicurezza dell’ambiente, codici di condotta professionale, per l’attestazione di idoneità al ministero sacerdotale, screening, controllo della fedina penale, schede di valutazione psichiatrica, la collaborazione con autorità civili per la segnalazione dei reati.
RECUPERO DEI CHIERICI COLPEVOLI - Altri specifici compiti, comunicazioni riguardanti il clero, la pastorale di supporto delle vittime e dei familiari, l’assistenza spirituale e servizi di salute mentale, la collaborazione con esperti di ricerca e sviluppo della prevenzione degli abusi sui minori, studi di psicologia e sociologia, la collaborazione con vescovi e superiori religiosi, il rapporto con i fedeli e i mezzi di comunicazione, incontri con le vittime, la supervisione e il recupero riguardante chierici colpevoli di abusi.
IL VERTICE - Il collegio dei cardinali si è riunito per aiutare il Papa nella riforma della Curia romana. Gli otto saggi sono riuniti dal 3 dicembre : agli incontri ha preso parte anche il Pontefice. Il portavoce della sala stampa vaticana, padre Lombardi, ha ricordato che «c’è da attendersi una riforma che andrá in profonditá, non si limiterá a semplici ritocchi». Quanto alla questione Ior e alle commissioni referenti che si occupano delle finanze vaticane, il portavoce vaticano ha spiegato che «non è previsto ci siano riunioni in questi giorni. È probabile che delle questioni in campo economico se ne parlerá nella terza tornata di riunioni, fissata per il 17 e 18 febbraio del prossimo anno, alla vigilia del Concistoro».

Lotta ai pedofili, ecco la task force del Papa 


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mercoledì 4 dicembre 2013

Human Trafficking at the Superbowl

Holly Austin Smith knows why her story hits home: She was the girl next door. She shows pictures of herself as a child, smiling at the camera and squinting into the sun, lovingly holding a pet cat, standing on a concrete driveway in front of a small house in South Jersey. There’s another, from 1992, when she is 14, smiling and hugging two middle-school friends, their hair teased-out, 90s-style. Within weeks of taking that picture she was on the streets of Atlantic City working as a prostitute, coerced by a young man she met while at a shopping mall with her friends. The author of an upcoming book with the self-evident title "Walking Prey," Smith told her story at a human trafficking seminar recently, and she recalled how her first client told her "I reminded him of his granddaughter." A collective groan by the audience proved Smith made her point. Many of the girls and young women put on the streets by pimps are somebody’s vulnerable sisters, daughters and granddaughtersSmith’s audience on this day was a group of truck-stop managers at another installment of the state’s human trafficking awareness program. In the coming weeks, there will be seminars for other hospitality and transportation workers, first responders and medical people. In January, there will be presentations in front of 20,000 "girls next door" when the Attorney General’s Office holds 40 large assemblies for middle and high school students in 10 locations, including The College of New Jersey. "They will hear from girls who were trafficked," said Tracy M. Thompson, who runs the program for the Attorney General’s Office. "And they will hear it could have been stopped if somebody just said something." That statement — "if somebody just said something" — is at the heart of awareness. "We’re not asking people to necessarily intervene, but we’re asking them to be more eyes and ears on the ground," she said. "We’re letting them know the signs of trafficking, and how to reach out to law enforcement." The current schedule of programs is being pushed against the backdrop of the Jersey Super Bowl — all those men, all those hotel rooms — though Thompson said it won’t end there. "The Super Bowl will cause a spike in it," Thompson said. "But this is an ongoing initiative."
How much of a spike can sometimes be grossly overestimated. While national anti-trafficking groups estimate as many as 10,000 prostitutes will descend on a Super Bowl site, the arrest numbers in the last three host cities, New Orleans (105), Indianapolis (85) and Dallas (133), seem little more than routine. "Any premier, large-scale event will draw prostitution from outside the area," said Col. Rick Fuentes, the State Police superintendent. "Our primary concern regarding the sex trade is to stop underage prostitutes and children from being exploited by organized rings." The state’s aggressive stance on human trafficking and the exploitation of underage girls for prostitution began with Jeff Chiesa, a former state attorney general and U.S. senator who carried his passion for the cause from his time in the U.S. Attorney’s Office. "I started working on the issue and made it a priority because of the extremely vulnerable nature of the victims," Chiesa said. "Many are young girls who are preyed upon because they lack support of family and friends and are lured into human trafficking. "New Jersey is also particularly vulnerable because of our diverse population and our location," said Chiesa, who also brought the issue to the Senate floor as a member of the Homeland Security Committee. Chiesa instituted a directive in June 2012 that Thompson said "took a victim-centered approach to human trafficking." In other words, girls and young women forced or coerced into prostitution would be viewed as victims, not criminals. In May, Gov. Chris Christie signed the Human Trafficking Prevention, Protection and Treatment Act into law. Now, anyone who pimps a girl under 18, whether she is coerced or not, faces maximum penalties and fines of 20 years in jail and $250,000. It created a survivors assistance fund from fines, and leaves room for civil action. But it’s another element that anyone trawling Craigslist or back pages for escorts, or visiting their local massage parlors, should know. It is now a human-trafficking crime "to make or attempt to make a person engage in sexual activity … knowing or understanding there is a substantial likelihood that the person was a human-trafficking victim." So in raising awareness, the law is also raising this warning: These vulnerable girls are not criminals, they’re victims, and the men who collect the money, and pay the money, are the ones who will end up in jail.

Jersey's war on Super Bowl prostitution in full swing December 01, 2013


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Congo Epidemic of Female-on-Female Rape

In a secure darkened room, Marie, a 36-year-old mother of six, whispers and struggles to make eye contact. A shoe trader, she regularly travels by bus to sell her wares in remote parts of the east of the Democratic Republic of Congo. Last year, her bus broke down on the often impassable forest road to the town of Walikale. Her bags were too heavy for her to continue by foot, so she resorted to a bicycle taxi. Bandits pulled her off the road while she waited for one to arrive. “When I saw women, I thought I was saved,” she recalls. Not so. The women were armed and dressed in military uniform. They argued with the men in the group over who would “have” Marie. The women won.
“They asked why I was here doing business while they were starving,” she remembers. “They told me I was fat, and that I’d stay with them in the forest until I become thin.” One started to push her fingers inside Marie. Another tried to introduce her hand. The women continued to psychologically and physically abuse Marie for four days. She was forced to imitate sexual pleasure as they assaulted her. By the fourth day she was bleeding so much that the women gave up. They wanted to kill her, but the men in the group argued with them. Finally, after nine days, the militia let her go.
Rape in conflict zones has long been the subject of news reports and academic study and large amounts of donor funding is channeled to organizations that respond to it. But rape specifically perpetrated by women has received less attention. Recent studies suggest the problem is more widespread than many experts previously believed. In 2010, Harvard academic Lynn Lawry and a team of researchers conducted a survey of human-rights abuses in over 1,000 households in conflict-ridden eastern Congo. It was the same year that Margot Wallstrom, the U.N. special representative on sexual violence in conflict, dubbed Congo “the rape capital of the world.” Lawry’s study asked victims of sexual violence to specify their assailant’s gender. It found that 40% of the women — and 10% of the men — who said they were subjected to sexual violence were assaulted by a woman.
Some human-rights professionals, surprised at the high numbers of women perpetrators of rape in Lawry’s study, have questioned the findings. But others believe that the phenomenon has not shown up in previous studies for a simple reason: no one was looking for it. “Researchers have simply not asked about the sex of perpetrators,” writes Dara Kay Cohen, assistant professor of public policy at Harvard University, in her article “Female combatants and the perpetration of violence,” published in World Politics in July.
The subject is taboo in Congo; the victims who spoke to TIME were all sharing their stories for the first time. “That might be a contributing factor to why we don’t hear about it,” suggests a Goma-based advocate, who also asked not to be named. “By not giving space for female on female or male on male, it’s possible that we created that taboo.”
A U.N. expert on armed groups — herself a victim of rape by a man — says women are in 90% of armed groups. They are wives, nurses and cooks, but also intelligence agents, honey traps and fighters. “Their minds have altered,” says the Congolese U.N. employee, requesting anonymity because she was speaking personally and did not want people to know about her own rape. “Women who were raped for years are now raping other women.”
How can a woman rape? “Some take sticks or a banana, others take a bottle or knives,” the U.N. employee explains. Her close friend’s daughter was violated repeatedly by a woman with a carrot who wanted “to spoil her body,” she says.
Women have committed rape in previous conflicts, including during the Rwandan genocide. Rwanda’s former Minister for Family and Women Affairs, Pauline Nyiramasuhuko, is the first — and only — woman convicted by an international tribunal for being party to rape. Up to half a million women were raped during the Rwandan genocide, according to the U.N., and Nyiramasuhuko ordered women and girls to be raped. Women reportedly committed acts of sexual violence during conflicts in Liberia, Haiti, Sierra Leone, Northern Ireland and Sri Lanka, Cohen writes. Miranda Alison, a professor at Warwick University in England, has interviewed female combatants in Northern Ireland and Sri Lanka and contends that women in these conflicts were reputedly more violent than male peers, perhaps “to compete for status and recognition in a traditionally patriarchal context.”
The attacks often leave the victims with permanent physical and psychological damage. In 2005, Valerie, who was then a 17-year-old girl, was going to farm her family’s land in Congo when she met a group of bandits on the edge of a forest stealing crops — two men, two women and a girl. While the men cut maize and dug out cassava roots, the women removed Valerie’s clothes and started to touch her. They used their hands and sticks “like animals,” Valerie recalls. The first time she was raped by an unidentified armed man, at age 15, she was left to bear her assailant’s child, but this time, her uterus was destroyed. Valerie will never give birth again and no man will marry her as a result.
“It is an unforgettable wound,” Valerie says. “Male rape is everywhere, but when it’s women, it’s incomprehensible. It’s like a curse.”

Congo’s Forgotten Curse: Epidemic of Female-on-Female Rape Dec. 03, 2013


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Pornografia hardcore dietro l'omicidio di Georgia Williams

A young shop worker obsessed with extreme and violent pornography may spend the rest of his life behind bars after he admitted murdering a 17-year-old girl and taking photographs of her as she died.
Jamie Reynolds lured Georgia Williams, the daughter of a police detective, to his home by asking her to pose for innocent photographs but used a ligature to kill her and took pictures of her final moments before dumping her body in woodland.
When police raided Reynolds's home in Wellington, Shropshire, they found a collection of the most explicit hardcore pornography including, it is understood, "snuff movies" said to show real people being killed.
Police also found Reynolds, 23, had created dozens of explicit composite images by superimposing the faces of innocent girls from pictures posted on social network sites on to hardcore pornographic material. The images of between 30 and 50 women had been corrupted in this way. In addition, officers found deeply disturbing fantasy stories of a sexual and violent nature written by the killer.
Reynolds was due to face trial at Stafford crown court on Monday but at the last moment changed his plea and admitted he had murdered Georgia, whose disappearance sparked a nationwide search in May.
The judge, Mr Justice Wilkie, asked the prosecution and defence barristers to address the issue of whether Reynolds, who wore spectacles and a dark suit and tie, should face a full life term when he sentences him later this month. Only a few prisoners in the UK have been told they will never be released – including Mark Bridger, who was convicted of murdering the schoolgirl April Jones earlier this year.
David Crigman QC, prosecuting, has applied for the photographs of Georgia taken by Reynolds, the composite images he created, the extreme pornography he viewed and the stories he wrote to be viewed only by the judge and not shown in open court because they are considered so disturbing and distressing.
Though the court has not been told whether or not Georgia was sexually assaulted, police sources said there was no doubt Reynolds's motive was sexual. It is understood that he was reprimanded by police five years ago after becoming obsessed with another girl. Reynolds also came to the attention of the police about three years ago when he crashed into the car of a teenage girl after she rejected his advances.
The case is bound to reignite the debate over whether use of hardcore pornography leads to sexual violence, which has been high on the political agenda since it emerged that images of child sexual abuse were found on Bridger's computer. One other parallel between the two cases is that both collected images of girls from social network sites. It is understood that Reynolds did not have pictures of child sexual abuse.
A nationwide police hunt was launched after Georgia was reported missing having left her family home in Wellington on Sunday 26 May saying she was going to see friends. Georgia's father, the detective constable Steve Williams, tried to make – or actually did make – contact with Reynolds after his daughter's disappearance to ask him where she was.
Three days after she vanished, Reynolds was arrested at a budget hotel in Scotland. On Friday 31 May, Georgia's body was found in woodland near Wrexham, around 50 miles from her home.
Georgia's family released a statement following Reynolds's plea saying: "The pain we feel is as raw now as it was when our beautiful daughter was taken from us.
"We will never ever be able to make any sense of what happened or why it happened to a young woman as caring, kind and generous as our Georgia.
"Today's guilty plea gives us no satisfaction at all; we do not and will never understand the heartbreaking events of earlier this year that changed our lives forever."
At the time of her murder, they had described her as a "gorgeous tomboy" who had been keen to become a paramedic in the RAF. Georgia's father, her mother, Lynette, and sister, Scarlett, sat in the front row of what would have been the jury box had Reynolds faced trial as he pleaded guilty to murder.
Police confirmed Georgia was murdered at Reynolds's red-bricked family home in Avondale Road, Wellington, on the day she vanished. They believe her body was dumped across the border in Wales the next day before Reynolds fled to Scotland.
Superintendent Adrian McGee, one of the senior investigating officers, said: "The Williams family has been incredibly dignified and understanding and I cannot praise them highly enough."

Man obsessed with violent pornography admits murder of Georgia Williams 2 December 2013


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Operazione Tengo contro la pedopornografia

La Guardia civile spagnola ha annunciato l'arresto di un uomo che possedeva più di 800.000 fra video e immagini pedofile oltre ad un manuale per "adescare dei bambini e delle tecniche per abusarne".

L'uomo aveva "una collezione di 846.400, fra immagini e video dove apparivano dei minori, la maggior parte di meno di 13 anni, vittime di violenza fisica e sessuale e anche implicati in relazioni zoofile e sadomaso", ha spiegato la Guardia civile in un comunicato.

Il sequestro, operato nei due domicili del sospetto, a Madrid e a Valladolid "costituirebbe una delle 'collezioni' più grandi di pedopornografia in mano ad una sola persona di cui si abbia notizia in Europa e nei Paesi vicini", ha spiegato un portavoce della Guardia civile. Il detenuto, che non è stato identificato, "possedeva anche un manuale di 170 pagine scritto in inglese, contenente consigli per adescare i minori e tecniche per abusarne senza essere intercettati", ha sottolineato la Guardia civile nel comunicato. L'uomo è stato incriminato per "possesso e distribuzione di pedopornografia su internet".

L'operazione di polizia, denominata Tengo, è scattata su sollecitazione del Dipartimento per la sicurezza interna statunitense che aveva avuto informazioni riguardo ad uno spagnolo che si scambiava materiale pedopornografico via email.

Arrestato pedofilo spagnolo: 846.000 video e manuale adescamento 04 dicembre 2013


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lunedì 2 dicembre 2013

NoFap: comunità di recupero per pornodipendenti

Finalmente ero in grado di fare cose che mai avrei pensato di poter fare. Chiedere a una ragazza di uscire, cominciare e sostenere conversazioni con sconosciuti, essere in grado di avere successo là dove molti gettano la spugna al primo ostacolo.
Chi parla non è un ex-tossico uscito a fatica dalla spirale dell’eroina, è semplicemente un membro di NoFap, un sito nato come costola di Reddit che raccoglie decine di migliaia di utenti che si sono posti un obiettivo insolito: farla finita con la masturbazione online. Per chi non fosse avvezzo ai neologismi del web, Fap è la rappresentazione onomatopeica dell’atto di masturbarsi. Ecco, gli utenti in questione si fanno simpaticamente chiamare “fapstronauts” predicano la “fapstinenza” e, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, fanno sul serio.
Tutto è cominciato nel 2011, quando un fapstronauta ante-litteram postò su Reddit un link a uno studio che dimostrava una correlazione diretta tra la frequenza delle eiaculazioni e i livelli di testosterone nel maschio. Secondo i ricercatori del’Hangzou Normal College una settimana senza eiaculazioni porterebbe a un aumento del 45,7% del testosterone in circolo. Una variazione che, nelle speranze dei fapstronauti, produrrebbe notevolibenefici psico-fisici, tra cui: maggiore sicurezza, maggiore concentrazione, motivazione, libido e, secondo qualche utente particolarmente ottimista, maggiori dimensioni.
Per i porno-dipendenti, può fungere da terapia” spiega Alexander Rhodes, fondatore di NoFap “Alcuni fapstronauti accedono alla piattaforma perché vogliono migliorare le proprie relazioni interpersonali, che si tratti del loro matrimonio e della propria vita da single. Per altri, si tratta semplicemente di una sfida con se stessi.
Fino a qui, potrebbe sembrare un’iniziativa goliardica e, volendo, un palliativo per quei sessodipendenti blandi che non intendono ricorrere ad alcuna terapia ufficiale. In realtà, NoFap prende la questione molto sul serio, al punto da tenere costantemente sott’occhio la letteratura scientifica alla ricerca di nuovi studi che aiutino a calibrare meglio la “terapia”. E, in un certo senso, hanno ragione.
Da un punto di vista scientifico, quello che è certo è che il cervello umano si è evoluto in un ambiente con una disponibilità sessuale assai più scarsa. Non è un caso se l’essere umano maschio tenda a sperimentare un’eccitazione maggiore e a raggiungere più in fretta l’orgasmo cambiando partner, piuttosto che mantenendo una relazione monogama. Il porno online consente all’uomo di sfruttare questa particolarità, illudendo il proprio cervello di avere di fronte centinaia di partner differenti e così a rinnovare artificialmente il proprio stato di eccitazione. Il che potrebbe anche andare bene, se non fosse che a lungo andare, questa sorta di sublimazione digitale dell’atto sessuale si trasforma in patologia.
Come ha brillantemente spiegato Gary Wilson, studioso di neuroscienza e curatore del sito YourBrainOnPorn, una fruizione prolungata di materiale pornografico sempre “fresco” induce una sorta di condizione di “dipendenza da eccitazione” che alla lunga può far incorrere l’onanista digitale in spiacevoli nevrosi come: fobia socialeansia da prestazionedepressioni, ossessioni compulsive varie, problemi di concentrazione etc. Agendo sul circuito del piacere, l’esposizione continua e “attiva” (ci siamo capiti) a materiale pornografico provoca una sorta di “riprogrammazione” dei percorsi mentali legati all’eccitazione generando una risposta attenuata al piacere derivante dall’atto sessuale, un’iper-reattività al materiale pornografico e un calo di motivazione e “forza di volontà”. Qualcosa di molto simile a quello che avviene per la dipendenza da droghe.
Per avvalorare la sua teoria, Wilson cita casi di persone porno-dipendenti che, semplicemente dando un taglio a YouPorn e simili, hanno riscontrato notevoli benefici psicofisici, come: calo dell’ansia,memoria migliore, e soprattutto, una maggiore sicurezza nell'approccio.
C’è un altro particolare molto interessante che aiuterà a comprendere meglio il problema. È stato acclarato che una dipendenza da porno online porta a un calo della libido, quello che però pochi sanno è che, una volta interrotta la dipendenza, il percorso di recupero varia a seconda dell’età del soggetto preso in esame. Nello specifico: gli uomini di 50 anni che danno un taglio al porno digitale impiegano in media 2 mesi a recuperare una normale erezione, quelli di 20 anni, invece, in media, di mesi ne impiegano più del doppio.
Possibile? Sì, possibile. E anche spiegabile. I cinquantenni hanno cominciato a fruire porno online ai suoi esordi, quando erano già adulti e quindi dopo aver completato la fase di sviluppo. Gli adolescenti di oggi invece hanno la possibilità di consumare materiale pornografico senza limiti di banda, varietà e frequenza, e sottopongono il proprio cervello a questo bombardamento pornografico in una fase in cui è al culmine della neuroplasticità e della produzione dopaminergica, incorrendo così più facilmente nello sviluppo di una dipendenza profonda.
Qual’è l’insegnamento che si dovrebbe trarre da questo articolo? Che siti come YouPorn e simili andrebbero banditi? Non sia mai. Continuate a trastullarvi come meglio credete. Ma ecco, magari non venitevi a lamentare se dopo anni di intesa dedizione all'onanismo 2.0 vi ritrovate nelle condizioni di un Don Jon , blindati nella vostra cameretta, mentre in salotto Scarlet Johansonn si annoia davanti alla televisione.

Il porno online ti manda in pappa il cervello. Nasce la prima comunità di recupero Fabio Deotto 29-11-2013


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