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Hot Girls Wanted: Turned On

In 2015, the words "Netflix" and "Porn" went hand in hand for the  documentary film  Hot Girls Wanted , The extr...

lunedì 18 marzo 2013

GANG RAPE


Widespread hopes that the outrage over last year’s infamous gang rape would spark lasting change in India receded further still this weekend, as the attack of a Swiss tourist in central India made headlines around the world. The victim, a woman from Lausanne, Switzerland, who is reportedly 39 years old, was camping for a night during a bike tour with her husband in the state of Madhya Pradesh when she was sexually assaulted by several men around 10 p.m. on Friday. The men robbed the couple and fled. Several Indian media outlets reported that police arrested five men in connection with the attack Sunday, though there have been conflicting statements from officials.
While unusual because of the victim’s nationality, the incident is one of hundreds of cases of rape that have come to light in the three months since Dec. 16, when a 23-year-old student was fatally raped and assaulted on board a moving bus in the Indian capital. The government responded to the ensuing massive protests and collective outcry over the attack with a flurry of measures designed to improve safety for women in the capital and increase punishment for rape and other gender-related violence, including making rape that results in death a capital offense.
What lasting impact those measures will have — particularly beyond the streets of the capital — is still unclear. The same day that the Swiss tourist was attacked, Indian media reported that another woman in Madhya Pradesh’s capital was gang-raped aboard a moving bus during the middle of the day. Widespread mistrust of police, understaffed forces and the stretched capacity of the courts are seen as contributing to what seems to be an increasing sense of impunity on display in these exceedingly violent sexual assaults. In New Delhi alone, of more than 600 rape cases filed last year, just one resulted in a conviction. “There is an overwhelming feeling [among sex offenders] that you can get around the system,” says Rajat Mitra, a clinical psychologist and director of the Swanchetan Society for Mental Health who has worked extensively with sex offenders in New Delhi.
So far, the high-profile trial of five of the six men arrested in connection with the Delhi rape case has not served as much of a deterrent to would-be offenders. (The sixth suspect in the case, a juvenile, is being held and tried separately.) After laws were toughened up in February to allow forcapital punishment, the five men on trial in a special fast-track court in New Delhi all faced the death penalty. The delivery of swift justice and harsher punishment, however, faced an unexpected complication last week when the alleged mastermind of the crime, a bus driver named Ram Singh, was found hanged in his jail cell in Delhi. His lawyer and family members have said they suspect foul play, and an inquiry has been launched into his death.
The Swiss government has requested a swift investigation into Friday’s attack. Local police have reportedly detained some two dozen people for questioning about the assault that they say was carried out by between five and seven men. Police have told Indian media that the attackers beat and restrained the man in the camp the couple had set up for the night, and several of them raped the woman in front of her husband. They stole a laptop and cash from the couple before fleeing the scene. After the attack, the couple reported the crime to police and sought treatment in a local hospital.
With all eyes once again on India, local police are under pressure to respond to this case quickly — more quickly, no doubt, than other low-profile cases similar to it that are being reported on a near daily basis. But officials’ comments in the past two days still echo some of the early reaction to the Dec. 16 rape case, when many people initially blamed the 23-year-old woman for not taking responsibility for her own safety when she boarded an unmarked bus at night. Over the weekend, a senior official in Madhya Pradesh told the Times of India that the Swiss couple erred by staying in a place where there is a higher ratio of men to women. “They apparently lost track and took a wrong turn and decided to halt for the night by the side of a village brook little realizing that the district with 85:100 men-to-women ratio is not the safest place for women,” he told the daily. Running a speedy investigation in the glare of the international spotlight is a start to addressing this problem in India, but that’s the easy part. Changing these deeply entrenched attitudes about sex crimes will be the longer and harder fight.

Another High-Profile Rape in India Highlights Ongoing Problem


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mercoledì 13 marzo 2013

PORNO LIBERO


Il bando di tutte le forme di pornografia sui media è stato bocciato dal Parlamento Europeo di Bruxelles.


Introdotto da Kartika Tamara Liotard, il testo della risoluzione sugli stereotipi a sfondo sessuale avrebbe previsto il bando di "tutte le forme di pornografia nei media e nella pubblicità del turismo sessuale".

Le singole autorità dei paesi membri dell'Unione Europea avrebbero potuto obbligare tutti gli operatori di Internet a supervisionare la proliferazione di materiale pornografico sulle proprie reti. Contrari gli attivisti di European Digital Rights (EDRI) e dell'euro-deputato pirata Christian Engström, i primi a mobilitarsi per informare la società civile.

Era bastata l'idea che un giorno in Europa si potesse anche solo pensare a vietare il porno per scatenare una serie di proteste dei cittadini contro il Parlamento Europeo. Caselle di posta elettronica subissate da oltre un milione di messaggi, inviati però, a quanto riferiscono fonti parlamentari, da un numero ''molto limitato'' di indirizzi IP.
La frase incriminata era entrata nel testo solo per 'errore', come spiegato dall'autrice della mozione, l'olandese Kartika Tamara Liotard, che voleva vietare la pornografia solo nelle pubblicità. "C'è stato un problema di comunicazione, ha affermato, dovuto al fatto che è stata utilizzata la parola 'media', l'intenzione iniziale era rivolta a chi realizza pubblicità, non ai mezzi di informazione".

UE, il porno resta libero 12 marzo 2013



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martedì 12 marzo 2013

"Mea Maxima Culpa", documentario shock sui preti pedofili


Secondo un'inchiesta dell'Associazione Internazionale SNAP (Survivor Network of those Abused by Priests) per le vittime dei preti pedofili, ben l'8-9% dei sacerdoti oggetto d'indagine sono poi risultati colpevoli di abusi a danno di bambini. 

sabato 9 marzo 2013

Al bando la pornografia


Il diavolo nei dettagli della bozza di risoluzione presentata al Parlamento Europeo dalla Commissione per la Parità dei Sessi e i Diritti delle Donne. Nel parere dell'euro-deputato pirata Christian Engström, una gigantesca e oscura nube potrebbe presto addensarsi su qualsiasi forma di pornografia. Dalla pubblicità ai social networktutte le rappresentazioni del pruriginoso verrebbero bandite per abbattere gli stereotipi nei generi sessuali.

L'ira degli attivisti contro l'eccessiva vaghezza della risoluzione presentata a Bruxelles dal rapporteur Kartika Tamara Liotard, al vaglio dei parlamentari europei nella prossima settimana. Il gruppo European Digital Rights (EDRI) ha così espresso i suoi dubbi più allarmati sulla effettiva distinzione tra materiale osceno e quelle nudità artistiche già al centro di un recente caso di rimozione su Facebook.

Il testo della risoluzione ha infatti invocato il bando di "tutte le forme di pornografia nei media e nella pubblicità del turismo sessuale". Le singole autorità dei paesi membri dell'Unione Europea dovrebbero poi invitare tutti gli operatori di Internet a supervisionare la proliferazione di materiale pornografico sulle proprie reti. Il possibile coinvolgimento - peraltro volontario - di social network e portali dedicati alla condivisione dei contenuti ha subito generato paragoni con altri disegni di legge draconiani come SOPAFISA e ACTA.


In pericolo, almeno secondo gli attivisti digitali, il principio fondamentale della libera espressione online, con le singole piattaforme costrette a trasformarsi in una sorta di milizia contro ciò che viene ritenuto osceno.


In un secondo intervento sul suo blog ufficiale, Engström ha denunciato l'implementazione di uno specifico filtro anti-spam per bloccare la ricezione di numerose missive di protesta indirizzate al Parlamento d'Europa.

Pornografia, una milizia per il web? 8 marzo 2013



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giovedì 7 marzo 2013

Donne porno-dipendenti


Pensate che i video hard siano “cose da maschi”? Niente di più sbagliato. O meglio, forse un tempo era così, ma al giorno d’oggi la situazione è decisamente cambiata.
L’Università di Padova, dopo aver svolto una ricerca sulla dipendenza dalla pornografia, ha reso noto che il numero delle donne che diventano porno-dipendenti è in sostanzioso e crescente aumento.
Che i video a luci rosse fossero in rapida crescita, anche grazie a Internet e al proliferare di siti più o meno gratuiti che consentono la fruizione di contenuti prima confinati agli angoli più reconditi di videoteche e sex shop, è cosa ormai nota, quel che mette in luce la ricerca svolta - è che è ben più preoccupante - è che 1/4 dei giovani che fanno uso massiccio della pornografia online sono soggetti al rischio di disfunzioni sessuali.
Si pensi che il 12% del campione esaminato non cerca rapporti reali e il 25% dichiara addirittura di soffrire di calo del desiderio e di eiaculazione precoce. In questo panorama le donne giocano un ruolo sempre più rilevante e dichiarano di vedere sempre più spesso film hard tanto da diventarne dipendenti. La cosa grave è che sono estremamente poche coloro che riconoscono e ammettono di avere un problema, ancora meno quelle che decidono di affrontarlo con l’aiuto di psicologi o esperti.

La porno-dipendenza si tinge di rosa 



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