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Bill Cosby, Porn & Rape Culture

Not too long ago,  New York Magazine dropped a bombshell  and featured on their cover the 35 women who have stepped forward accusing the...

lunedì 30 settembre 2013

Revenge Porn: in USA le vittime chiedono una legge

Marianna Tashinger, 23enne texana, racconta al New York Times la sua traumatica esperienza e gli effetti sulla sua vita. Il fidanzato 18enne all’epoca dei fatti le chiese di inviargli delle foto senza veli, ritenendo l’eventuale rifiuto un sintomo di scarso interesse ed affetto nei suoi confronti. Una sorta di ricatto morale ha, quindi, portato la ragazza a cedere. Peccato che lo scorso dicembre, dopo oltre un anno dalla rottura tra i due, la ragazza sia venuta a conoscenza della presenza di una dozzina di foto che la ritraevano nuda postate liberamente su un sito ormai noto in terra americana – e non solo – perché vetrina per vendette a contenuto pornografico.
siti cosiddetti “Revenge Porno” - uno di questi è myex.com – accolgono lo sfogo ed il sadismo di ex fidanzati, ex mariti ed amanti rifiutati che postano foto delle donne – ritenute loro “carnefici” – con tanto di dettagli a corredo, quali indirizzi dell’ abitazione e del luogo di lavoro o il link alla pagina Facebook, giusto per accrescere il danno già arrecato dalla foto intima in bella mostra in rete.
Questi siti finora sono rimasti impuniti, ma i legislatori americani hanno avanzato una proposta di legge in merito lo scorso mese, per arginare il fenomeno pericoloso. Pericoloso sì, soprattutto se si considerano le ripercussioni che tante “vittime” della sadica vendetta in rete hanno avuto e continuano a subire sia sul luogo di lavoro – magari perdendo il posto – sia nella vita quotidiana, quando approcciate malamente da sconosciuti per strada che riconoscono il volto della donna senza veli osservata in rete, e quando lasciate sole da amici e parenti inibiti dalla sgradita “notorietà”.
Alcune hanno addirittura cambiato identità, pur di difendersi. Una forma di stalking silente, ma altrettanto pericoloso; un danno d’immagine talvolta irreversibile, con imprevedibili ripercussioni sulla psiche delle malcapitate. Una volta che le foto sono in rete è difficile bloccarne la proliferazione su decine – ma anche centinaia – di siti web e questi non sono responsabili per il materiale caricato online da terze parti, perché la legge federale li tutela in tal senso.
Data la portata del fenomeno i giuristi americani si stanno attivando perché sanzioni penali vengano imposte a chi pratica questa forma di vendetta. Il New Jersey è l’unico Stato che attualmente dispone di procedimenti penali a danno dei revenger, ma non pensato nello specifico per la vendetta online a contenuto pornografico.
Non tutti concordano con l’introduzione di leggi specifiche in merito. Alcuni critici ritengono che la legge punitiva della vendetta sul web violerebbe il Primo Emendamento, e questo spiega il rifiuto che una simile proposta di legge ha incontrato in Florida quest’anno. Anche la California aspetta la firma del Governatore Brown su una proposta di legge  anti-pubblicazione di materiale fotografico in rete, prevedendo una multa salata da pagare o il carcere, ma questa contiene limitazioni stringenti, lasciando scoperti alcuni casi.
Le vittime, spesso in tribunale per aver tentato di vincere cause civili contro la violazione del diritto d’autore, violazione della privacy, fino alla pornografia infantile, chiedono una legge federale. L’unica soluzione per porre fine allo “sfregio”.



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Porno Tablet

Tablet e smartphone, sempre più diffusi, vengono infatti utilizzati per l'accesso a contenuti per adulti.

Lo dice uno studio della Juniper Research, secondo cui entro la fine del 2013 circa 250 milioni di persone utilizzeranno i dispositivi mobili per visitare siti porno, con un incremento di oltre il 30% rispetto ai livelli attuali.
Il rapporto Mobile Adult Content ha rivelato che quello dei dispositivi mobili diventerà un canale di distribuzione chiave per i contenuti per adulti, dato che questi sono spesso utilizzati solo da un singolo individuo e quindi sono molto personali. La ricerca suggerisce che i contenuti per adulti dovrebbero continuare a migrare verso i dispositivi mobili, in particolare per quanto gli utenti iscritti ai servizi specifici. Secondo il rapporto, in Europa e nel Regno Unito alcuni operatori impongono blocchi ai contenuti per adulti, ma la ricerca ha rilevato che questi sono solitamente accessibili tramite reti Wi-Fi in cui è improbabile che esista blocchi di questo genere.

Il porno passa dal tablet 27/09/2013


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venerdì 27 settembre 2013

Il porno è come la droga: crea dipendenza

La pornografia può provocare una dipendenza simile a quella della droga o dell'alcol. Gli utenti compulsivi di prodotti hard mostrano gli stessi segni di dipendenza nella loro attività cerebrale di alcolisti o tossicodipendenti. A rivelarlo è uno studio dell'Università di Cambridge.
Il cervello non mente - I ricercatori hanno usato la risonanza magnetica per analizzare l'attività cerebrale di 19 utenti di pornografia che avevano ammesso di avere un problema con la loro abitudine a cercare visioni hard. Le scansioni cerebrali hanno mostrato che una parte centrale del cervello, la stessa che viene stimolata con la droga o con l'alcol nei tossicodipendenti e negli alcolisti, si “illumina” quando gli utenti di pornografia compulsivi guardato materiale hard. Queste aree del cervello non si attivano nelle persone che non consumano abitualmente od ossessivamente film o pubblicazioni porno.

Il porno è come la droga: crea dipendenza 24.9.2013


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Brain scans of porn addicts

The Cambridge University neuropsychiatrist Dr Valerie Voon has recently shown that men who describe themselves as addicted to porn (and who lost relationships because of it) develop changes in the same brain area – the reward centre – that changes in drug addicts. The study, not yet published, is featured next week in the Channel 4 TV show Porn on the Brain. Neurosceptics may argue that pictures of the brain lighting up in addicts tell us nothing new – we already know they are addicted. But they do help: knowing the reward centre is changed explains some porn paradoxes.
In the mid-1990s I, and other psychiatrists, began to notice the following. An adult male, in a happy relationship, being seen for some non-romantic issue, might describe getting curious about porn on the burgeoning internet. Most sites bored him, but he soon noticed several that fascinated him to the point he was craving them. The more he used the porn, the more he wanted to.
Yet, though he craved it, he didn't like it (porn paradox 1). The cravings were so intense, he might feel them while thinking about his computer (paradox 2). The patient would also report that, far from getting more turned on by the idea of sex with his partner, he was less attracted to her (paradox 3). Through porn he acquired new sexual tastes.
We often talk about addicts as though they simply have "quantitative problems". They "use too much", and should "cut back". But porn addictions also have a qualitative component: they change sexual taste. Here's how.
Until recently, scientists believed our brains were fixed, their circuits formed and finalised in childhood, or "hardwired". Now we know the brain is "neuroplastic", and not only can it change, but that it works by changing its structure in response to repeated mental experience.
One key driver of plastic change is the reward centre, which normally fires as we accomplish a goal. A brain chemical, dopamine, is released, giving us the thrill that goes with accomplishment. It also consolidates the connections between neurons in the brain that helped us accomplish that goal. As well, dopamine is secreted at moments of sexual excitement and novelty. Porn scenes, filled with novel sexual "partners", fire the reward centre. The images get reinforced, altering the user's sexual tastes.
Many abused substances directly trigger dopamine secretion – without us having to work to accomplish a goal. This can damage the dopamine reward system. In porn, we get "sex" without the work of courtship. Now, scans show that porn can alter the reward centre too.
Once the reward centre is altered, a person will compulsively seek out the activity or place that triggered the dopamine discharge. (Like addicts who get excited passing the alley where they first tried cocaine, the patients got excited thinking about their computers.) They crave despite negative consequences. (This is why those patients could crave porn without liking it.) Worse, over time, a damaged dopamine system makes one more "tolerant" to the activity and needing more stimulation, to get the rush and quiet the craving. "Tolerance" drives a search for ramped-up stimulation, and this can drive the change in sexual tastes towards the extreme.
The most obvious change in porn is how sex is so laced with aggression and sadomasochism. As tolerance to sexual excitement develops, it no longer satisfies; only by releasing a second drive, the aggressive drive, can the addict be excited. And so – for people psychologically predisposed – there are scenes of angry sex, men ejaculating insultingly on women's faces, angry anal penetration, etc. Porn sites are also filled with the complexes Freud described: "Milf" ("mothers I'd like to fuck") sites show us the Oedipus complex is alive; spanking sites sexualise a childhood trauma; and many other oral and anal fixations. All these features indicate that porn's dirty little secret is that what distinguishes "adult sites" is how "infantile," they are, in terms of how much power they derive from our infantile complexes and forms of sexuality and aggression. Porn doesn't "cause" these complexes, but it can strengthen them, by wiring them into the reward system. The porn triggers a "neo-sexuality" – an interplay between the pornographer's fantasies, and the viewer's.
Of all our instincts, sexuality is perhaps the most plastic, appearing to have broken free of its primary evolutionary aim, reproduction, even though a certain naive biological narrative depicts our sexual tastes as hardwired and unchanging, and insists we are all always drawn to the same, biologically fit, symmetrical features and attributes which indicate "this person will produce fit offspring". But clearly we are not all attracted to the same type, or person.
Sexual tastes change from era to era: the sexual goddesses painted by Rubens are corpulent by modern standards. Sexual tastes also change from individual to individual: different people have different romantic "types". Types tend to be caricatures: the free spirit, the artistic type, the bad boy, the strong silent type, the devoted woman, and so on. We learn that types are related to plasticity, when we discover the individual's history. The woman attracted to "the unavailable man", often lost her father in childhood; the man attracted to the "ice queen" had a distant critical mother. There is little hardwired about the specifics of these attractions. But the ultimate sign that sexual desire need not be hardwired into reproduction is the fetishist, more attracted to a shoe than its wearer.
Sexual tastes change over the course of our individual lives; not all love is love at first sight, based on looks; we may not notice someone as especially attractive, until we fall in love with them and feel such pleasure in their presence, that we soon "awaken" to their charms. And successfully monogamous couples, who love and feel attraction to each other over decades, slowly change their sexual tastes, as their partners age and look different. Sometimes change comes quickly, but no changes are as rapid or radical as those occurring in teenagers, who go from having limited, to all consuming attractions.
Teenagers' brains are especially plastic. Now, 24/7 access to internet porn is laying the foundation of their sexual tastes. In Beeban Kidron's InRealLife, a gripping film about the effects of the internet on teenagers, a 15-year-old boy of extraordinary honesty and courage articulates what is going on in the lives of millions of teen boys. He shows her the porn images that excite him and his friends, and describes how they have moulded their "real life" sexual activity. He says: "You'd try out a girl and get a perfect image of what you've watched on the internet … you'd want her to be exactly like the one you saw on the internet … I'm highly thankful to whoever made these websites, and that they're free, but in other senses it's ruined the whole sense of love. It hurts me because I find now it's so hard for me to actually find a connection to a girl."
The sexual tastes and the romantic longings of these boys have become dissociated from each other. Meanwhile, the girls have "downloaded" on to them the expectation that they play roles written by pornographers. Once, porn was used by teens to explore, prepare and relieve sexual tension, in anticipation of a real sexual relationship. Today, it supplants it.
In her book, Bunny Tales: Behind Closed Doors at the Playboy Mansion, Izabella St James, who was one of Hugh Hefner's former "official girlfriends", described sex with Hef. Hef, in his late 70s, would have sex twice a week, sometimes with four or more of his girlfriends at once, St James among them. He had novelty, variety, multiplicity and women willing to do what he pleased. At the end of the happy orgy, wrote St James, came "the grand finale: he masturbated while watching porn".
Here, the man who could actually live out the ultimate porn fantasy, with real porn stars, instead turned from their real flesh and touch, to the image on the screen. Now, I ask you, "what is wrong with this picture?".
• This article was corrected on 27 September. The Channel 4 programme Porn on the Brain was incorrectly called Porn and the Teenage Brain

Brain scans of porn addicts 26 September 2013 


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domenica 22 settembre 2013

Pedofili ricattano bimbi online: 7 suicidi

Londra - Nel mondo oggi sono diverse centinaia i bambini e i ragazzi che vengono ricattati dai pedofili che li hanno 'agganciati' su internet. 
Gli 'orchi' chiedono di compiere performance sessuali con la minaccia di inviare ad amici e genitori immagini oscene della vittima, che si trova senza nemmeno accorgersene, risucchiata in una spirale di violenza e paura da cui è difficile uscire. 
Il fenomeno purtroppo risulta sempre più diffuso, secondo la Child Exploitation and Online Protection Centre (Ceop), l'agenzia britannica che contrasta abusi sessuali su internet ai danni di minori. Ad oggi tutto il mondo ci sono già stati 7 suicidi e 7 i casi in cui i minori sono stati spinti ad autolesionismo. Ma questi sono solo i casi accertati e documentati.

Pedofili ricattano bimbi online: 7 suicidi e 7 autolesionisti 20 settembre 2013


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Letzgo Hunting:i cacciatori di pedofili sul web

Si considerano dei «vigilantes del web», dei “cacciatori di pedofili” on line, con l’obiettivo di scovare in rete possibili adescatori di minorenni che utilizzano chatroom, social network e forum per attirare le proprie vittime. Si fingono adolescenti, per poi smascherare e filmare gli uomini sospettati di reati sessuali, presentandosi in occasione di “incontri” organizzati e consegnando le prove alle forze dell’ordine. Oltre a pubblicare su Facebook e YouTube. Il controverso gruppo britannico, ribattezzato “Letzgo Hunting“,  è però finito sotto accusa dopo la morte del 29enne Gary  Cleary, un uomo arrestato dalla polizia dopo essere stato “scoperto” dallo stesso gruppo.

Come riporta l’Independent, il presunto pedofilo è stato ritrovato morto impiccato, quattro giorni dopo essere stato rilasciato dietro cauzione. Secondo i medici legali che hanno effettuato l’autopsia sul suo cadavere, l’uomo si sarebbe suicidato: l’opinione pubblica locale si è divisa sui metodi controversi usati dai membri del gruppo, consapevoli di “sostituirsi alla polizia” e di agire fuori dalla legge, seppur partendo da motivazioni ritenute condivisibili. «Se la polizia ci trascura e non si preoccupa di noi, chi dovrebbe aiutarci?», è lo slogan di Letzgo Hunting.
Nonostante le polemiche – come riporta l’Huffington Post – il fondatore anonimo del gruppo ha spiegato di non voler cambiare la strategia e i metodi utilizzati da Letzgo: «Ci dispiace per la sua famiglia e per la sua morte, ma non intendiamo cambiare i nostri metodi», ha precisato. Intervistato dalla Bbc, un altro membro del gruppo si era difeso da chi criticava Letzgo: «Siamo vigilantes, sicuramente non stiamo lavorando nel rispetto della legge, ma non siamo certo un gruppo che si dedica al linciaggio. Non facciamo male a nessuno, vogliamo soltanto ottenere prove e spiegazioni», aveva spiegato. «Quando incontriamo i possibili pedofili cerchiamo di farci spiegare le loro ragioni e, nel modo più dettagliato possibile, cosa avevano in mente di fare», aveva concluso.
IL SUICIDIO E LE CRITICHE - Come riporta la stampa britannica, il gruppo ha rivendicato di aver portato, attraverso le proprie attività, all’arresto di dodici persone, compreso il caso di Gary Cleary, l’uomo ritrovato impiccato lo scorso maggio. Un caso che alcuni giorni fa è stato registrato come suicidio, anche se il medico legale non ha fatto accenno nella sua relazione alla scoperta di Letzgo e all’incontro tra il sospettato e i membri del gruppo, prima dell’arresto. Tra chi ha espresso perplessità sul gruppo c’è anche Jim Gamble, l’ex capo del “Child Exploitation e Online Protection Center”, che ha dichiarato: «Posso comprendere la frustrazione di chi scova possibili adescatori, ma i metodi utilizzati non sono corretti. La polizia, quando indaga un potenziale predatore, prende in considerazioni anche la probabilità che l’uomo si possa suicidare una volta scoperto, oltre ad essere l’unica legittimata dalla legge».
Per ora Letzgo non intende però modificare i propri metodi, come ha spiegato il suo fondatore anonimo: sul sito ufficiale, invece, non ci sono commenti, dato che si trova in questo momento “in stato di manutenzione”. La stessa polizia di Nottingham ha condannato i metodi utilizzati dal gruppo di “vigilantes” anti-pedofilia: «Stiamo registrando un preoccupante aumento di coloro che pensano di potersi sostituire alla legge e al lavoro delle forze dell’ordine. Quando si pensa di aver raccolto prove su un possibile sospettato l’unica cosa che si dovrebbe fare sarebbe quello di avvertire la polizia», ha concluso un agente.

Letzgo Hunting: l’uomo impiccato e i cacciatori di pedofili sul web 

19/09/2013


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L'orco a processo in Thailandia

In thailandese era chiamato ‘Na phii’, ovvero spirito nero, un uomo che fa paura ai bambini. E’ questo il nome con cui Ruggero Costa, un 64enne originario di Boara Polesine, è conosciuto in Thailandia, dove è ricercato per scontare l’accusa di pedofilia a danno di minori di 13 anni. L’uomo, scappato dalla Thailandia, si nascondeva a Tenerife, alle Canarie. E proprio ieri è stato estradato dalla Spagna verso la Thailandia, a conclusione di un’indagine di cinque anni svolta in collaborazione con le autorità italiane in seguito alle diverse denunce di bambini e bambine thailandesi che avevano subito le molestie sessuali dell’uomo, per un compenso tra i 25 e i 50 euro. L’uomo sarebbe arrivato mercoledì sera nel Paese dalla Spagna.
Ruggero Costa, originario di Boara Polesine, era stato in passato arrestato per tre volte, sempre in Thailandia, sempre per pedofilia. In ogni occasione era riuscito a ottenere inspiegabilmente la scarcerazione su cauzione: una nota pratica della polizia locale, che le autorità di Bangkok stanno ora cercando di debellare. Era poi riuscito a rifugiarsi prima in Italia, a Verona, dove sono iniziate le indagini a suo carico, poi in Spagna, a Tenerife, evitando un nuovo arresto nell’operazione portata avanti dall’Interpol contro sei pedofili stranieri in Thailandia. Nel marzo del 2012 era stato infine catturato a Tenerife, alle isole Canarie, grazie a un mandato di cattura internazionale.
L’operazione era stata svolta dalla squadra mobile di Verona, in collaborazione con la polizia spagnola, che ha arresto il polesano a Santa Cruz de Tenerife a seguito di un ordine di cattura internazionale emesso dalla magistratura thailandese. La Polizia di Stato di Verona ha lavorato a stretto contatto con un esperto antidroga della Polizia Thailandese e con l’ufficio antiterrorismo dell’Interpol per le regioni asiatiche, che ha ottenuto le informazioni sul procedimento penale. Arrestato il 21 marzo scorso e poi identificato presso la stazione di polizia, all’uomo è stato notificato un avviso di reato mentre le autorità thailandesi hanno avviato le procedure di richiesta per l’estradizione, che è stata concessa in questi giorni.
Ora ‘l’uomo nero’ dei bambini, Ruggero Costa, dovrà affrontare alcuni processi che lo vedono imputato di gravi e circostanziati reati sessuali a danno di minori. In Thailandia esiste ancora la pena di morte, ma viene applicata solo per omicidio e per il traffico di eroina e anfetamine. Si tratta del primo caso in assoluto in cui l’Italia concede la cosiddetta ‘estradizione passiva’ di un proprio cittadino verso la Thailandia. Secondo un recente rapporto dell’Ecpat, un network di Ong che combattono lo sfruttamento minorile, gli italiani sono i primi al mondo nella graduatoria del turismo sessuale a danno di minori: lo studio ha calcolato che 80 mila nostri connazionali viaggiano all’estero a tale scopo.

L'orco a processo in Thailandia  20 settembre 2013


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Australia, scandalo pedofilia: vittime oltre 4.000 bambini

"Le testimonianze che stiamo ascoltando saranno uno shock per molti". Poche parole, quelle di Peter McClellan, presidente della Commissione reale sugli abusi sessuali sui minori in Australia, sufficienti a descrivere il clima di attesa nell'opinione pubblica per quella che potrebbe essere un'inchiesta senza precedenti nella storia australiana. E avere l'effetto di uno tsunami sulle comunità e le istituzioni religiose e non religiose del Paese, dagli orfanotrofi alle scuole, dagli Scout fino ai servizi di assistenza sociale per i figli dei cacciatori arborigeni. 

I numeri sono impressionanti: almeno 4.300 i bambini coinvolti, in un arco temporale lungo decenni, ma nei prossimi mesi l'inchiesta potrebbe addirittura ingigantirsi nel caso altre vittime decidano di denunciare gli abusi del passato. A far scattare le indagini lo scorso novembre era stata una serie di scandali sessuali sui minori, con numerosi preti indagati, e l'accusa di un alto funzionario della polizia rivolta alla Chiesa Cattolica di cercare di insabbiare le indagini sugli abusi. Da ieri pomeriggio la Commissione creata dall'ex premier laburista Julia Gillard ha aperto l'udienza pubblica dei testimoni. 

E quelle che sono tornate alla luce sono storie agghiaccianti: "Centinaia di vittime hanno sofferto abusi da piccoli e nel corso della loro vita hanno avuto bisogno di costante cura psicologica per limitare i danni: alcuni hanno persino tentato il suicidio", ha raccontato il capo della Commissione d'inchiesta. Anche perché, spesso, negli orfanotrofi e nei collegi la pedofilia si accompagnava a "incredibili livelli di violenza fisica inflitta ai bambini da adulti che avrebbero dovuto occuparsi del loro futuro".

Adesso la speranza è quella di un effetto domino: "E' risaputo che il problema della pedofilia è diffuso nella comunità australiana, ma ancora è presto per stabilire quali siano gli attori coinvolti e le loro responsabilità", ha ammesso McClellan. Infatti, sotto gli occhi della Commissione non c'è solo la Chiesa Cattolica, ma anche alcune organizzazioni non governative. 

Nella prima udienza, dopo aver ascoltato più di quattrocento testimoni, sono state raccolte prove contro gli Scout, il servizio per i figli dei cacciatori arborigeni e la residenza per bambini della Ymca di Grafton. Nella prossima udienza, invece, sarà discusso il ruolo della Chiesa Cattolica nelle procedure di sanzione avviate in seguito alle denunce di abusi. Il sospetto è che in molti casi siano state quanto meno poco zelanti. La gravità della situazione era infatti a conoscenza delle alte gerarchie ecclesiastiche. 

A settembre la Chiesa Cattolica dello stato di Victoria aveva confermato che più di 600 bambini avevano subito abusi sessuali dai preti fin dagli anni Trenta. E durante la visita in Australia nel luglio del 2008, Papa Benedetto XVI aveva incontrato alcune vittime e si era scusato in pubblico accusando i preti pedofili.

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Australia, lo scandalo pedofilia che scuote Chiesa e Ong: vittime oltre 4.000 bambini 17 settembre 2013


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Bambine sexy: un "reality" da condannare

Toddlers and Tiaras”. E’ un programma che va per la maggiore qui negli Usa. Si tratta di bambine dai due anni d’età in su che concorrono per vincere un titolo di bellezza. Va in onda dal 2009, da quando ha raccolto e portato sul piccolo schermo il trend già da molti anni profondamente radicato in provincia, soprattutto negli Stati del sud. 

  E’ vero che i concorsi di bellezza per bambini esistono da tempo, ma questo è diverso: le piccole sono truccatissime, vestite in modo spesso provocatorio e ballano sul palcoscenico con mosse sensuali scopiazzate dalle cantanti che a loro volta le scopiazzano dalle spogliarelliste. Alcune sembrano mini-prostitute. E sono molto frequentemente anche insopportabili: viziate e capricciose, fanno scenate davanti alle quali inspiegabilmente il pubblico reagisce divertito se non addirittura intenerito, il tutto fedelmente ripreso dalle telecamere. Per una qualsiasi mamma che abbia a cuore la salute mentale, morale e fisica della propria bambina, vedere queste immagini dovrebbe essere uno shock. E invece il programma ogni anno negli Usa è fra i più seguiti. Le critiche sono tante, e feroci, e tuttavia nessuno pensa di cancellarlo. 

   Per questo ho provato vera soddisfazione alla notizia che viene dalla Francia, dove invece i concorsi per bambine al di sotto dei 16 anni verranno presto vietati. La legge, voluta dal senatore Chantal Jouanno, vieta la iper-erotizzazione delle bambine, attraverso pubblicità, tv e riviste. 

   Non so se una simile legge potrebbe essere approvata qui negli Usa. Sociologi e psicologi gridano in un sol coro che questi programmi riducono le bambine a delle Lolite in miniatura: «Simili programmi insegnano fin dalla più tenera età che quel che conta è l’aspetto fisico, mentre l’intelligenza conta poco» protesta la psicologa Wendy Walsh. Secondo me è anche peggio: qui non si tratta solo di aspetto fisico, ma – come giustamente accusano i francesi – di iper-erotizzazione. Queste bambine che muovono le anche, a ombelico ignudo, come navigate sciantose d’avanspettacolo, dovrebbero far gridare allo scandalo lo stesso pubblico che ha voluto la punizione della Cbs a suon di centinaia di migliaia di dollari, quando abbiamo brevemente intravisto il capezzolo di Janet Jackson durante lo spettacolo di metà partita al Superbowl del febbraio 2004. 

   Già nel 2011 lo studioso Vernon Wiehe, docente di sociologia e specializzato nel benessere dei bambini scriveva: «La sessualizzazione di giovanissimi bambini manda un messaggio conflittuale al bambino e un messaggio pericoloso agli adulti. Al bambino il messaggio suggerisce che la sessualità, espressa attraverso l’abbigliamento, il trucco e certi movimenti del corpo è appropriata e perfino da sfruttare. Agli adulti, e in particolar modo ai pedofili, il messaggio dice che i bambini possono essere legittimamente visti come oggetti sessuali». Wiehe, che ha condotto ricerche e scritto libri importanti sul tema dell’abuso dei bambini e sul trauma che esso genera, aggiunge: «La ricerca sul tema dell’abuso sessuale dei bambini ha dimostrato che la progressiva sessualizzazione di questi è da considerare un fattore che contribuisce agli abusi». 

    Ci sono annualmente negli Usa 5 mila gare di bellezza per bambine. Il giro d’affari supera i 5 miliardi di dollari: dagli abiti che le bambine indossano, alle ciglia finte, alla lacca per unghie, alle parrucche, alla finta abbronzatura. alle scarpette con tacchi, tutto questo armamentario costa caro per le famiglie, ma è una pioggia di soldi per le ditte specializzate. E poi ci sono le camere d’albergo, i biglietti d’aereo, i ristoranti, la tassa di iscrizione, le allenatrici (sì, specialiste che insegnano alle bambine come camminare ancheggiando nel modo giusto!) Una marea di interessi, davanti ai quali l’interesse di una bambina di tre anni, di crescere amata e coccolata, curata e protetta, viene liquidato con un «così si rafforza la sua autostima». 

   Chiudo con questo video, dove una mamma “premurosa” ha assunto una truccatrice che deve depilare le sopracciglia della sua bambina. Il pianto della piccola mi sembra esprima con efficacia dilaniante tutto quello che ho tentato di dire.

Bambine sexy: un "reality" da condannare 21 Settembre 2013


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venerdì 20 settembre 2013

"PERICOLO AIDS, USATE IL PRESERVATIVO". GLI ATTORI PORNO AMERICANI IN LACRIME

Ansia per la diffusione del virus dell'Aids nel mondo del porno americano. EPIDEMIA Una vera e propria epidemia ha coinvolto diversi attori che hanno ammesso pubblicamente la loro malattia. Una sorta di grido d'allarme affidato a due star dell'industria pornografica, Cameron Bay e il fidanzato Rod Daily. IN LACRIME "Usate il preservativo" è l'imposizione più che uno slogan lanciata dai due in una conferenza stampa. In lacrime, la coppia hard ha dichiarato alla stampa il rischio derivante dai controlli ogni 14 giorni. "Non sono molto efficaci", hanno ammesso. SET CHIUSI Ad aumentare il rischio di contagio la scelta dei produttori di limitare l'uso del preservativo sul set. "Il pubblico non gradisce", si sono sempre giustificati. I set al momento sono stati chiusi in attesa di ulteriori sviluppi. Intanto Rod continua la sua battaglia: "L'ho scoperto di recente ed è un bene perché così potrò combattere questo male in tempo".


"PERICOLO AIDS, USATE IL PRESERVATIVO".GLI ATTORI PORNO AMERICANI IN LACRIME 20 Settembre 2013

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Mai più bambine sessualizzate in passerella

Un primo passo per vietare sfilate, concorsi e passerelle per le minori di 16 anni in Francia. Una legge ad hoc, ratificata dal Senato transalpino, potrebbe proibire in futuro l’organizzazione di rassegne di bellezza che coinvolgano le giovani miss, con tanto di pesanti sanzioni per chi trasgredirà la normativa ieri approvata. Chi non rispetterà le leggi rischierà tre anni di carcere, oltre che una multa fino a 30mila euro, così come spiega l’Huffington Post.

La normativa rappresenta una novità per l’Europa, dato che nessun paese comunitario disponeva di una legge in grado di vietare i concorsi per le baby “reginette”. L’obiettivo è quello di punire la cosiddetta “ipersessualizzazione” delle ragazzine, già lanciate tra passerelle e riflettori nonostante la giovanissima età. A presentare la legge contro le “Baby miss” è stato un ex ministro di Sarkozy, Chantal Jouanno. L’approvazione della normativa è stata tutt’altro che unanime, dividendo chi ritiene queste rassegne come una forma di sfruttamento dei minorenni e chi, al contrario, criticava l’approccio “restrittivo” con cui la Francia si riferirà in futuro alla sessualità femminile. Polemiche che non hanno coinvolto soltanto la Francia, ma anche altri paesi in passato. In particolare gli Stati Uniti, considerata la patria delle “Little miss”. Una questione ripresa anche in alcune pellicole cinematografiche recenti, come ”Little Miss Sunshine”, che raccontava la storia di una bambina, Olive, di soli sette anni, che insieme alla famiglia attraversava in macchina l’America per realizzare il desiderio di partecipare al più importante concorso di bellezza statunitense dedicato alle bambine.
L’APPROVAZIONE TRA LE POLEMICHE –  «Non lasciamo che le nostre ragazze credano fin da piccole che il loro unico valore dovrà essere la cura per il loro aspetto», ha incalzato Chantal Jouanno in Parlamento, attaccando anche gli interessi commerciali che si nascondono dietro l’organizzazione delle rassegne per bambini. Ma il suo appello, nonostante l’approvazione della legge, non ha convinto tutti: non pochi, anche tra i socialisti – divisi al momento del voto – consideravano la misura troppo restrittiva. Lo stesso ministro per le Pari opportunità, Najat Vallaud-Belkacem, aveva proposto un emendamento alla legge con il tentativo di ridurre le sanzioni. Al termine del dibattito parlamentare, però, nonostante le divisioni, la legge è passata (con 196 «sì» contro 146 contrari) così come l’aveva concepita l’ex ministro di Sarkò.  Sulla normativa dovranno ora esprimersi i deputati dell’Assemblea: l’impressione è che il testo potrebbe essere ammorbidito, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni. Tutto mentre in Francia, a Parigi, dovrebbe tenersi un concorso per “giovani reginette”, con una quarantina di partecipanti tra i 7 e i 12 anni.
IL DIBATTITO IN ALTRI PAESI – In attesa che la normativa passi alla camera bassa del Parlamento francese per la definitiva approvazione, la questione ha riaperto il dibattito anche in altri Paesi. Se la legge francese potrebbe rappresentare una novità a livello nazionale, misure simili sono presenti invece a livello locale. In particolare, lo stato di New York ha approvato tempo fa una legge per proteggere i “modelli bambini”, estendendo le stesse disposizioni anche per i piccoli attori. Anche attraverso “Health Initiative” di Vogue in Gran Bretagna, si è cercato di creare un ambiente sicuro per i giovani modelli. Misure che però non bastano, di fronte alla diffusione del fenomeno, soprattutto negli Stati Uniti. Anche in Italia si realizzano diversi concorsi per minori, soprattutto per la fascia d’età dagli 8 ai 15 anni. Tra gli eventi organizzati, a scatenare le polemiche è stata soprattutto la carovana di Miss e Mister Baby d’Italia. Dopo gli eventi degli scorsi anni, anche quest’anno – forse nel mese di ottobre – dovrebbe essere organizzata la rassegna finale dedicata ai bambini dai 3 ai 13 anni. Per gli organizzatori non è soltanto una questione di bellezza: sul sito si legge come “ad essere premiata sarà anche la simpatia e la capacità di muoversi sul palco, nonché il loro essere spigliati, spontanei e creativi”. Non basta per placare le critiche di chi considera eccessiva l’esposizione mediatica dei bambini così piccoli, senza considerare i messaggi e i valori propagandati attraverso l’iniziativa.

Stop «Baby miss»: mai più bambine sessualizzate in passerella 19/09/2013


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mercoledì 18 settembre 2013

L'orrore delle spose bambine

L’abuso sessuale di bambini avviene in tutte le comunità, come è stato rivelato dal recente scandalo nella chiesa cattolica. Ma la pedofilia nell'Islam è, purtroppo, una realtà diffusa, ma al contrario del resto del mondo, non è punibile. Solo negli ultimi mesi, i casi di maltrattamenti e violenze sessuali in Oriente su minorenni si contano a decine. Molti musulmani condannano l’Occidente per l’alcolismo, il sesso prematrimoniale, l’omosessualità, la nudità, ma non possono esigere la privativa dell’etica. Nell’ovest, la pedofilia e gli abusi sessuali sono illegali, la medesima cosa non può dirsi per lo Yemen, il Niger, l'Arabia Saudita e l' Afghanistan. Il coinvolgimento della polizia e l’abulia del governo danno la dimensione della diffusione di questa forma di induzione alla prostituzione infantile. L’ipocrisia morale è scandalosa in un Paese dove l’omosessualità non è solo vietata, ma ferocemente punita, anche tra due adulti remissivi. Ma chi sodomizza un ragazzo non viene considerato omosessuale ne' pedofilo. Nel Medio Oriente, parecchi uomini sono poi capaci di “appagare” le loro perversioni legalmente attraverso i matrimoni con delle bambine. Le autorità religiose ultra-conservatrici giustificano questa antica usanza tribale citando il matrimonio del profeta Maometto con Aisha, la quale aveva solamente nove anni quando il Profeta la sposò. Ma fa loro comodo concentrarsi convenientemente su alcuni testi islamici per sostenere le loro opinioni, ignorando altri testi e informazioni storiche, le quali riferiscono che Aisha in realtà si sarebbe sposata a 19 anni. Qualunque sia la propria visione sul matrimonio del Profeta, nessuna fede poteva rivendicare una superiorità morale fino a quando i matrimoni con bambine erano praticati in varie culture e società di tutto il mondo e in varie epoche. In tempi moderni, però, questi sposalizi non sono più accettabili e nessuna scusa dovrebbe essere usata per giustificarli. Sono 60.000.000 (sessanta milioni, come la popolazione dell’Italia) di bambine, e secondo l’International Center for Research on Women nei prossimi dieci anni altre 100.000.000 (cento milioni) saranno condannate allo stesso destino, la violenza, la segregazione, le gravidanze precoci, le percosse. I dati Onu attestano che in Niger il 74% delle giovani donne fra i 20 e i 24 anni è diventata moglie prima dei 18 anni, il 71% nel Ciad, il 70% in Mali, il 66% in Bangladesh; in India, il 44% dei matrimoni coinvolge ragazze minorenni, di cui il 22% ha meno di sedici anni, il 2,6% addirittura meno di tredici; nella regione Amhara, in Etiopia, il 90% delle ragazze è costretta a sposarsi prima del quattordicesimo compleanno e, in Afghanistan, il 57% delle bambine prima dei 15 anni. Fermatevi a rileggere questo paragrafo, denso di cifre che possono perdere significato, e sforzatevi di vedere che dietro questi numeri ci sono bambine! Le ragazzine a volte scappano, altre volte si suicidano. Il fenomeno è enorme. C’è un’altra piaga, come se non bastasse, quando diventano vedove. Restano completamente emarginate ( ad oggi sono circa 40 milioni). Rimangono sole, senza poter tornare dalla famiglia. Secondo la cultura indù, la donna sposata appartiene per metà a suo marito ed il 90 per cento di loro finisce con il prostituirsi, il 10 per cento vive chiedendo l’elemosina pregando davanti ai templi indù. Sarebbe realmente ora di rompere questo silenzio perché queste violenze all’innocenza possono essere fermate invece di nascondersi e di sentirsi sempre di più in dovere di criticare gli altri per le azioni che ritengono peccaminose. Se in occidente la legge in teoria punisce questi veri e propri atti di pedofilia, in pratica tutti i Governi (nessuno escluso) tollerano quelle che vengono chiamate “usanze religiose”. La regola è “non interferire”. Si inizi a intervenire seriamente senza timore di “interferire nelle usanze religiose”, perché di religioso non c’è assolutamente niente in tutto questo. Si potrebbe iniziare, per esempio, con il finanziare i movimenti femministi nei Paesi islamici. Si continui poi con forti pressioni internazionali sui Governi affinché introducano leggi a tutela della donne minorenni e contro i matrimoni combinati. Che si punisca severamente ed in modo esemplare chi si macchia di questi orrendi crimini. L'istruzione è ancora la difesa migliore: mantenere i figli a scuola il più a lungo possibile, così come educare le comunità sull'impatto deleterio del matrimonio precoce sulla salute delle loro ragazze. Non solo necessità di azioni di sensibilizzazione e di prevenzione, ma anche cercare di aiutare coloro che sono già state costrette a questo orrore con incentivi finanziari alle loro famiglie per far loro proseguire gli studi, o tramite corsi di formazione professionale in modo tale da poter avere una maggiore voce in capitolo nella propria vita. Un trattamento medico di qualità è altrettanto necessario per le ragazze costrette a partorire in giovane età. Si sa che non vi è alcuna soluzione rapida, ma sembra che ci sia un crescente movimento mirato a porre fine a questo scempio. Due mesi fa, l'ex segretario di Stato Hillary Clinton, per esempio, ha annunciato la nascita di un programma pilota in Bangladesh, finanziato dall'Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), che coinvolgerà leader religiosi, media, governi e ONG locali. L'arcivescovo Desmond Tutu, presidente di The Elders, ha annunciato un obiettivo molto ambizioso: porre fine a questa pratica entro il 2030. Molte iniziative hanno preso il via, ora si tratta attuarle passando ai fatti.
Nata il 28 Febbraio, laureata in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche (Ingegneria tissutale e biocompatibilità dei materiali) alla facoltà del Piemonte Orientale “A.Avogadro”, attualmente iscritta al corso di Farmacia del Dipartimento del Scienze del Farmaco di Novara. Ricercatore scientifico e modella; vari hobby, appassionata di motori in generale (Superbike, Motocross, Formula 1...) sport, in particolar modo il calcio. Scrivo per vari siti, tra i quali “Vanovarava.it” e per il giornale “Il Fedelissimo” , amo il mare, gli animali e la musica.

L'orrore delle bambine spose 
18 September 2013


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domenica 15 settembre 2013

India, l'anello anti-stupro

Eccolo l'anello anti-stupri: si chiama ''woman sting'' perché in cima ha un 'pungiglione', un micro ago, collegato a un piccolo serbatoio che inietta capsaicina, composto chimico presente nel peperoncino. L'anello per l'autodifesa è stato presentato a Bangalore nell'ambito della campagna: ''Save my sister'' (''Salva mia sorella'') e all'indomani della condanna dei 4 uomini che nel dicembre scorso, a Nuova Delhi, stuprarono fino a provocarne la morte una studentessa di 23 anni

India, un anello contro gli stupri


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POP PORNOSTARS

Rihanna si tocca, Miley Cyrus mima un amplesso e Lady Gaga trova sempre una scusa per essere nuda. Oggi i cd si lanciano senza vestiti


sabato 14 settembre 2013

Usa, prete pedofilo condannato per pedopornografia

Cinquanta anni di carcere. Questa la condanna inflitta da un tribunale del Missouri al sacerdote Shawn Ratigan per aver prodotto o tentato di produrre materiale pedopornografico. Il religioso, 47 anni, si era dichiarato colpevole di aver scattato centinaia di foto pornografiche a cinque bambini. "La società ha bisogno di essere protetta da te", ha detto il giudice Gary Fenner prima di leggere la sentenza. 

L'assistente procuratore, durante il procedimento, ha descritto Ratigan come "un arrogante che pensava di poter farla franca e non essere mai scoperto". Il prete, ha aggiunto, si meritava la pena più alta per "aver tradito la fiducia delle sue vittime sfruttando anche il fatto di essere un sacerdote". Ratigan era stato incriminato nel maggio di due anni fa, dopo che la polizia aveva ricevuto una chiavetta usb proveniente dal suo computer, che conteneva centinaia di immagini di bambini. La pubblica accusa ha sostenuto che le foto sono state scattate all'interno e nei pressi delle chiese del Missouri cui il sacerdote era assegnato.

Il suo caso ha portato anche ad accuse e alla condanna del vescovo Robert Finn per non aver denunciato il sospetto di abusi su minori. Un tecnico che lavorò sul computer di Ratigan trovò centinaia di foto di bambini e lo denunciò alla diocesi di San Joseph. Il vescovo Finn, invece di portare le foto alla polizia, mandò Ratigan a fare una valutazione psichiatrica e gli ordinò di stare in convento lontano dai bambini.

Usa, prete condannato a cinquant'anniScattava foto pedopornografiche nella chiesa 13 settembre 2013


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