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In her new book  GOOD BOOTY: Love and Sex, Black and White, Body and Soul in American Music   (out now from Dey Street Books), the accla...

giovedì 13 febbraio 2014

One Bilion Rising

Anche quest'anno, in occasione del 14 febbraio, giorno di San ValentinoAmnesty International Italia aderisce a One Billion Rising, la mobilitazione mondiale ideata dalla scrittrice e drammaturga statunitense Eve Ensler, fondatice del movimento V-Day e autrice de I monologhi della vagina. Nel 2013, migliaia di persone in tutto il mondo sono scese nelle piazze e nelle strade di 207 città chiedendo, attraverso il ballo e altre forme di espressione artistica, la fine della violenza contro le donne.
Un miliardo di persone mobilitate. Anche nel 2014 la campagna V-Day vuole mobilitare un miliardo di donne e uomini in tutto il mondo per dimostrare la forza e la solidarietà collettive a sostegno dell'eliminazione della violenza contro le donne e le ragazze. Quest'anno la parola d'ordine sarà giustizia. I gruppi locali di Amnesty International Italia prenderanno parte agli eventi organizzati in numerose città italiane. Amnesty International Italia lancerà inoltre una petizione per proteggere dalla violenza e dalla discriminazione le donne del Marocco.
Quella legge del Marocco. Il 23 gennaio, il Parlamento marocchino ha abolito la norma in base alla quale il responsabile dello stupro di una minorenne poteva evitare il carcere sposandola: una buona notizia, dato che le sopravvissute alla violenza non dovranno più affrontare la sofferenza di essere costrette a sposare il proprio aggressore. Tuttavia, la legislazione risulta ancora inadeguata a proteggere del tutto le vittime di violenza sessuale. Per questo Amnest yInternational chiede al parlamento del Marocco che tutti gli articoli del codice penale che discriminano le donne e le sopravvissute alla violenza sessuale siano abrogati o modificati. 

Violenza sulle donne, Amnesty aderisce a One Billion Rising 13 febbraio 2014


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mercoledì 12 febbraio 2014

Prete pedofilo condannato

CITTA' DEL VATICANO - Può la giustizia vaticana, su un caso di pedofilia nella Chiesa, arrivare prima di quella italiana con una sentenza definitiva? E apparire così ancora più ferma e inflessibile? Può, nell'era di Papa Francesco. Lo dimostra un caso risolto di recente dal Sant'Uffizio: quello di don Marco Mangiacasale, il sacerdote della diocesi di Como già condannato nei primi due gradi del processo penale a 3 anni, 5 mesi e 20 giorni di carcere per abusi sessuali su 4 ragazze minorenni. L'ex parroco e poi economo della parrocchia di San Giuliano, con una sentenza firmata dal Papa argentino e dal Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, monsignor Gerhard Ludwig Mueller, lo scorso 13 dicembre è stato infatti "ridotto allo stato laicale".

Il provvedimento, giunto dopo l'indagine (Investigatio praevia) del delegato all'inchiesta, il reverendo Andrea Stabellini come vicario giudiziale, equivale per un sacerdote al massimo della pena applicabile secondo il diritto canonico. "È come una condanna a morte o un ergastolo", dice a Repubblica un attento osservatore di cose vaticane. Ed è una misura che in questo caso la Santa Sede ha preso non attraverso un processo tradizionale, con i testimoni e la difesa. Ma, addirittura, scegliendo la via amministrativa, quella più rapida, visto il grado di certezza del Vaticano.

LEGGI LE NOSTRE INCHIESTE: 

La riduzione di don Mangiacasale allo stato laicale è la prima di cui si ha notizia per un sacerdote italiano sotto Francesco. Un altro caso, affrontato lo scorso anno dal Sant'Uffizio, è quello del prete australiano Greg Reynolds. La Congregazione della Dottrina delle Fede lavora intensamente: nel biennio 2011-2012 i preti spogliati da Benedetto XVI del loro ministero sacerdotale sono stati circa 400. Commenta la fonte, senza stupirsi: "Questa è la politica, che in un linguaggio laico potrebbe definirsi giustizialista, introdotta da Ratzinger quando da cardinale guidava il Sant'Uffizio. Prima da prefetto, e poi da pontefice, pur di reprimere il triste fenomeno ha introdotto una legislazione inflessibile, e in alcuni casi non garantista".

Nel documento Papa Francesco e il Prefetto Mueller hanno dato facoltà al vescovo della diocesi di Como, monsignor Diego Coletti, di divulgare la notizia. Il 30 gennaio, un giovedì sera, Coletti ha convocato nel suo ufficio dalle 21 alle 22,30 le famiglie coinvolte. Tutti in piedi, è stata data lettura delle disposizioni della Gerarchia ecclesiastica. "Don Marco Mangiacasale è stato ridotto allo stato laicale, non potrà fare l'educatore nelle scuole cattoliche né partecipare in ogni modo a gruppi o organizzazioni dove siano presenti dei giovani". Il documento vaticano era già stato sottoscritto da Marco Mangiacasale. I convenuti hanno apposto la loro controfirma. Sedutisi, hanno pregato il vescovo di rendere nota la decisione. "Secondo noi, è bene divulgare la notizia. Ci sembra giusto che i fedeli di San Giuliano sappiano come si è concluso il procedimento canonico e che esiste una Chiesa pulita, in cui noi crediamo, capace di rendere giustizia. Ci faccia il regalo, monsignore: sabato 15 febbraio, quando lei verrà in visita in parrocchia, lo dica alla comunità". 

La discussione è stata lunga. E piuttosto animata. Ma niente da fare. Coletti ha deciso di mantenere il riserbo sulla vicenda. Persino in un momento in cui, dopo la polemica Onu-Vaticano sulla pedofilia, lo stesso portavoce papale, padre Federico Lombardi, ha ricordato che la Chiesa affronta la questione "con un'esigenza di trasparenza ". Il colpo di scena finale, alla vigilia della visita pastorale del vescovo di Como a San Giuliano, è l'improvvisa comunicazione del monsignore di non poter andare adducendo motivi di salute.

C'è chi dice che Coletti (il quale contattato da Repubblica attraverso la sua addetta stampa ha preferito non parlare) si sia sentito superato dalla sentenza della Santa Sede. E si possono ricordare le sue parole al momento della condanna di don Marco, quando disse che il sacerdote "ha ammesso i suoi errori e sta seguendo un percorso di riparazione del male commesso ". 

Forse, dicono in Vaticano, monsignor Coletti "come fa un padre, puntava ancora a recuperare la propria pecorella". C'è invece chi dice che il vescovo di Como abbia forse agito a oltranza nella difesa di don Marco, contribuendo per anni a insabbiare il caso prima che venisse scoperto grazie a una dichiarazione di una delle ragazze al nuovo parroco di San Giuliano, don Roberto Pandolfi.

Marco Mangiacasale, che in attesa della sentenza definitiva della Cassazione ha già scontato dall'8 marzo al 26 maggio 2012 due mesi di isolamento nel carcere del Bassone, a Como, e ora si trova protetto nella casa della sorella, ha risarcito le famiglie, come ha disposto la giustizia civile. Ora, anche quella vaticana è intervenuta. Non ci sono sconti nell'era della trasparenza di Papa Francesco.

"Via dalla Chiesa": in Vaticano sentenza lampo per il prete pedofilo 11 febbraio 2014


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martedì 11 febbraio 2014

Brasile, tredicenne stuprata nel bagno della chiesa durante la messa

Una ragazzina brasiliana di 13 anni è stata stuprata nel bagno di una chiesa dello stato di Rio de Janeiro mentre si stava celebrando la messa. Secondo il racconto dei testimoni, la ragazzina è andata in bagno nella sacrestia della chiesa di Sao Pedro ed è stata seguita da un uomo che assisteva alla funzione dall'esterno della chiesa, osservando i fedeli. «Ci ha detto che quando ha aperto la porta l'uomo l'ha spinta dentro facendola cadere a terra», ha raccontato la nonna della ragazzina alla stampa locale. L'adolescente è stata ricoverata nell'ospedale di Arraial do Cabo, nella regione dei laghi di Rio. «È in stato di choc e ha ancora dei vuoti di memoria: è molto comune quando ragazzine di quella età subiscono violenze del genere. Anche la sua famiglia è molto provata. Nelle prossime ora la polizia proverà a interrogarla di nuovo», ha detto l'assistente sociale che segue il caso, Isabel Pimentel.

Brasile, tredicenne stuprata nel bagno della chiesa durante la messa 1o febbraio 2014


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Allarme sexting: 60% dei giovani si scambia 'foto hot' in rete

Sei ragazzi su dieci ammettono di scambiare foto video hot in rete. E' quanto denuncia il Moige, il Movimento italiano dei genitori, che ha promosso un'indagine condotta insieme all'universita Lumsa attraverso un campione di circa mille studenti delle scuole elementari, medie e superiori. Si tratta di una pratica definita "sexting" e che consiste nello scambio di video e foto attraverso la rete con gli smartphone, immagini accompagnate da un messaggio di testo.
  Secondo l'inchiesta del Moige i mittenti sono per lo piu' amici nel 38,6% dei casi, mentre gli sconosciuti sono 22,7%. Secondo gli esperti del Moige il sexting potrebbe facilitare il dilagare del cosiddetto cyberbullismo, il bullismo in rete. Sei adolescenti su dieci, infatti, hanno dichiarato di aver utilizzato foto e video per prendere in giro qualche compagno.
  Lo studio promosso dal Moige e' stato presentato questa mattina in occasione dell'avvio del progetto insieme alla polizia di Stato intitolato "Per un web sicuro". Una campagna di formazione e informazione destinata a genitori, insegnanti e ragazzi delle scuole secondarie di primo grado per sensibilizzare all'uso corretto della rete. La campagna prende il via alla vigilia della giornata internazionale per la sicurezza in rete chiamata "Safer internet day".
  "Il nostro obiettivo - ha spiegato il presidente nazionale del Moige, Maria Rita Munizzi - e' quello di poter raggiungere 40mila persone. Arrivare a insegnanti e genitori e anche i nonni per raggiungere i ragazzi. Non vogliamo creare tragici allarmismi ma far capire che come il mondo presenta delle trappole, cosi' il mondo del virtuale ha delle insidie e dei tranelli".

Dallo studio promosso dal Moige e' emerso che nove minori su dieci navigano in rete quotidianamente e il 18% afferma di trascorrere online piu' di tre ore al giorno. Sono circa l'8% i bambini che hanno meno di dieci anni e che si connettono a internet per piu' di cinque ore al giorno. I minori da 6 a 10 anni, inoltre, utilizzano la rete senza la presenza dei genitori nel 31,2% dei casi e il dato sale a 72,5% per i ragazzini dagli 11 ai 13 anni fino ad arrivare alla quasi totalita' della fascia nei ragazzi fra i 14 e i 20. Lo studio ha accertato inoltre che solo un ragazzo su dieci si connette per studiare e per fare ricerche, mentre tutti gli altri hanno altre motivazioni: chattare nel 24% dei casi, ascoltare musica guardare film e video. Il 26% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di utilizzare la rete per fare nuove amicizie. L'8% dei ragazzi afferma di possedere piu' amicizie nel web che nella vita reale. I social network sono utilizzati dal 61% dei ragazzi nella fascia compresa fra i 6 e i 10 anni e nove ragazzi su dieci scelgono facebook. Lo studio ha inoltre chiarito che i controlli della navigazione in rete dei bambini da parte dei genitori sono blandi: nella fascia di eta' fra 6 e 10 anni solo tre genitori su dieci sono attenti all'utilizzo che fanno i loro figli della rete.
L'11% dei ragazzi ha dichiarato di visitare siti non adatti alla loro eta'. "In giro per l'Italia incontreremo i ragazzi - ha detto il direttore della polizia postale, Antonio Apruzzese - abbiamo inoltre aperto una finestra di dialogo attraverso il commissariato online. Il web e' apparentemente nuovo e rivoluzionario ma occorre sapere che non si puo' nascondere la 'manina' poiche' una fesseria fatta sul web puo' diventare subito mondiale e fare i furbi in rete non significa farlo in un altro mondo". Il progetto 'Per un web sicuro' avviato con la collaborazione della polizia postale e promosso dal Moige, vede inoltre la partecipazione delle aziende Trendmicro, Cisco e Google Italia.

Allarme per il sexting online: 60% dei giovani si scambia 'foto hot' in rete 11 FEB 2014


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mercoledì 5 febbraio 2014

Abusi sui minori, l'Onu boccia il Vaticano

La Commissione Onu per i Diritti dell’infanzia riconosce i passi avanti fatti negli ultimi anni nella lotta alla pedofilia ma le ritiene ancora insufficienti. In un rapporto appena pubblicato a Ginevra chiede che vengano «immediatamente» rimossi tutti i sacerdoti e i religiosi riconosciuti colpevoli o anche sospettati di abusi su minori. E chiede anche che questi vengano denunciati alle autorità civili perché siano perseguiti.

L'organismo delle Nazioni Unite che si occupa diritti dell’infanzia afferma che la Santa Sede dovrebbe consegnare i dossier dei propri archivi riguardanti gli abusi sessuali sui minori, così che i colpevoli e «quanti hanno coperto i loro crimini» possano essere giudicati. «La Commissione è profondamente preoccupata per il fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi - si legge nel documento - non abbia adottato le misure necessarie per gestire i casi di abusi sessuali su minori e proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all’impunità dei colpevoli».

Nel rapporto appena diffuso, la commissione creata lo scorso dicembre da Papa Francesco «per la protezione dei bambini» per continuare la lotta al fenomeno dovrebbe indagare su tutti i casi di abuso e «sulla condotta della gerarchia cattolica nell'affrontarli». Nel rapporto si legge che «per via di un codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero pena la scomunica, casi di abusi sessuali su minori sono stati difficilmente denunciati alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati compiuti i reati». E vengono criticati i trasferimenti dei responsabili degli abusi di parrocchia in parrocchia, «nel tentativo di coprire» gli abusi avvenuti.

Lo scorso 16 gennaio il nunzio apostolico Silvano Tomasi aveva presentato il rapporto della Santa Sede al comitato delle Nazioni Unite di Ginevra sull’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo (Convention on the Rights of the Child, Crc). Assicurando che la Chiesa cattolica voleva diventare un modello nella lotta agli abusi.

Il Vaticano aveva sottoscritto la convenzione nel 1990 e nel 2001 aveva siglato altri due «protocolli opzionali». A fine novembre 2013, come prevede la procedura, la Santa Sede aveva poi inviato a Ginevra una risposta scritta alle domande dell’Onu. Premettendo però che i vescovi e i superiori religiosi non sono rappresentanti o delegati del Papa e, pertanto, le domande su casi particolari di abusi che si sono verificati in istituzioni cattoliche nel mondo non erano pertinenti al rispetto della Convenzione da parte della Santa Sede.

Nel corso di quella audizione, Tomasi aveva ricordato gli strumenti approvati negli ultimi anni dal Vaticano, sia a livello interno che internazionale, per contrastare il fenomeno degli abusi. In particolare, nel 2010, Benedetto XVI aveva ulteriormente snellito le procedure, arrivando quasi a una «legislazione di emergenza» che permette di dimettere  per direttissima dallo stato clericale un sacerdote che sia evidentemente colpevole. Inoltre Papa Ratzinger ha fatto molto per cambiare la mentalità interna alla Chiesa, dando personalmente l'esempio di come bisognasse occuparsi innanzitutto delle vittime. Il nuovo Papa Francesco ha mostrato di voler continuare sulla stessa strada.
In realtà molti dei punti criticati dal rapporto riguardano atteggiamenti che appartengono ormai al passato. Nel rapporto viene anche chiesto alla Chiesa di modificare il suo insegnamento in materia di aborto, di contraccezione, di identità di genere.

l Vaticano ha reagito in modo diplomatico. «Secondo le particolari procedure previste per le parti della Convenzione - si legge in una nota diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede - prende atto delle Osservazioni Conclusive sui propri Rapporti, le quali saranno sottoposte a minuziosi studi ed esami nel pieno rispetto della Convenzione nei differenti ambiti presentati dal Comitato secondo il diritto e la pratica internazionale come pure tenendo conto del pubblico dibattito interattivo con il Comitato svoltosi il 16 gennaio 2014».

«Alla Santa Sede rincresce, tuttavia - aggiunge la nota - di vedere in alcuni punti delle Osservazioni Conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa». Un riferimento alle esplicite richieste di modifica delle leggi canoniche e dell'insegnamento morale riguardante l'aborto, la famiglia, omosessualità.

«La Santa Sede reitera il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo - conclude la breve nota vaticana - in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e secondo i valori morali e religiosi offerti dalla dottrina cattolica».

Abusi sui minori, l'Onu boccia il Vaticano 5/02/2014 


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India, stuprata mentre gioca in giardino In fin di vita una bambina di nove anni

Una bambina di 9 anni è in fin di vita dopo essere rimasta vittima dell’ennesimo caso di stupro in India. La piccola stava giocando in strada insieme a due amichette a Bara Hindu Rao, quartiere nella parte nord di New Delhi, quando sono state avvicinate da uno sconosciuto, che ha proposto di seguirlo perché aveva da mostrare loro «qualcosa di unico», hanno riferito fonti di polizia all’Hindustan Times. Le altre bimbe hanno rifiutato, ma la malcapitata ha accettato. L’uomo, identificato come il 25enne Gopi Nisha Malha, l’ha condotta in un luogo appartato dove l’ha legata e imbavagliata per poi stuprarla ripetutamente e sottoporla a sevizieLe invocazioni di aiuto hanno allarmato le due amiche, che hanno avvertito la madre. La donna ha presentato denuncia in commissariato, quindi si è messa a girare per la zona finché non ha avvistato l’aggressore, che è fuggito ma è stato più tardi rintracciato e arrestato. La bambina, soccorsa in lacrime, nel frattempo era stata ricoverata in terapia intensiva e sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Se riuscirà a sopravvivere alle gravissime lesioni subite, dovrà essere comunque rioperata. Sempre nella capitale è appena stato condannato a dieci anni di carcere un ventenne, Mohammed Moim, che aveva rapito e violentato sadicamente una bimba di appena 3 anni. Il tutto mentre in India è da poco trascorso il primo anniversario della clamorosa vicenda di stupro che traumatizzo’ l’opinione pubblica mondiale: quella relativa alla studentessa 23enne aggredita a New Delhi da un gruppo di balordi, che ne abusarono e la torturarono a lungo, e infine la gettarono giù da un autobus. La giovane morì in ospedale aSingapore per le tremende ferite riportate, dopo quasi due settimane di agonia. 

India, stuprata mentre gioca in giardinoIn fin di vita una bambina di nove anni 05/02/2014


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martedì 4 febbraio 2014

Violentata e uccisa a 3 anni dai genitori. La mamma scriveva su Fb: «Orgogliosa di lei»

Kayleigh Slusher, una bimba di appena 3 anni è stata prima violentata e poi picchiata a morte da sua madre, Sara Krueger, 23 anni, e dal suo fidanzato, Ryan Scott Warner
I due assassini sono stati intercettati ed arrestati nei pressi della stazione ferroviaria Bay Area Rapid Transit a El Cerrito del Norte a circa 30 miglia a sud della loro casa Napa, California: stavano tentando la fuga disperata.

L'autopsia sul corpo della piccola vittima è stata fissata per oggi: l'esame chiarirà con certezza le cause della morte di Kayleigh. Il padre biologico della bimba, detenuto nella prigione di San Quintino, è venuto a sapere della morte di sua figlia guardando il telegiornale.

La madre sul suo account Facebook si descrive come: "Una mamma a tempo pieno", e commenta la sua foto con la piccola, scrivendo: "Sono orgogliosa di mia figlia, lei è speciale mi ha reso una persona migliore". La coppia rischia una punizione severissima: la pena di morte.

Violentata e uccisa a 3 anni dai genitori.
La mamma scriveva su Fb: «Orgogliosa di lei»


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