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“Beauty and the Dogs” Anatomy of a Rape Culture

Impressively fluid long takes don’t always help the emotional tug of this uneven film about a young woman’s harrowing experience after b...

lunedì 24 marzo 2014

STOP PORN CULTURE

Due gruppi di donne. Entrambi si definiscono femministi. Il primo è seduto dentro una sala del Wedge House, a Southwark, Londra. In trecento, il 15 marzo, erano in fibrillazione per la nascita del braccio inglese di Stop porn culture, organizzazione già presente in Stati Uniti, Norvegia, Germania e Austria. “Non siamo solo contro l’industria pornografica, ma ci opponiamo anche allacultura del porno da cui siamo oppresse”. E mentre Gail Dines – fondatrice di Stop porn culture e autrice del libro ‘Pornland – Come il porno ha dirottato la nostra sessualità‘ (edito da Beacon Pr nel 2011) – spiega quanto l’industria pornografica distrugga l’immagine femminile e per questo debba essere fermata, in strada si sentono gli slogan delle dirette interessate: prostitute e sex workers.
“Nessuna di noi è stata obbligata a prostituirsi o a essere un’attrice porno. Censurare non serve a nulla: fermiamo i protettori non chi lavora”. Renée Richards sta dall’altra parte della barricata, in prima fila nella contro-manifestazione organizzata da Sexual freedom coalition. Ha 29 anni ed è incinta di cinque mesi. Il suo compagno, le è accanto. “Ho lavorato come spogliarellista per quattro anni e come pornostar per cinque. Il sesso tra adulti consenzienti non può essere criminalizzato né deve essere confuso con l’abuso su donne o minori”.
Una posizione neppure contemplata da Stop porn culture, movimento nato negli anni Settanta il cui obiettivo è eliminare del tutto il porno. “Promuovere la conoscenza dei pericoli della pornografia significa rendere le persone consapevoli di quanto questa industria sia misogina, arrivando un giorno a sradicare del tutto questo fenomeno”, spiega Gail Dines.
Secondo Stop porn culture l’industria pornografica ha distorto la visione del sesso e della sessualità. “Cosa succederà ai ragazzi cresciuti con la libera circolazione della pornografia online quando diventeranno adulti?”, si chiede Julie Bindel, giornalista del Guardian e fondatrice di Justice for women.
Una domanda che deve essersi fatto anche il primo ministro David Cameron, quando l’estate scorsa ha dichiarato che la pornografia “sta corrompendo i nostri figli”. E per impedire ai minori l’accesso ai siti a luci rosse aveva proposto l’immissione obbligatoria dei dati bancari. Cameron stava andando nella stessa direzione di Bruxelles, che a fine febbraio ha votato una risoluzione a favore della criminalizzazione del cliente sessuale.
Ma l’idea del primo ministro inglese aveva suscitato polemiche tra quanti in Inghilterra ritengono la misura inefficiente e quanti invece la considerano un’intrusione inaccettabile da parte del governo. A chiudere il dibattito ha contribuito il recente arresto di Patrick Rock, consulente di Cameron nel progetto, per detenzione di materiale pedopornografico.
Una campagna, quella contro il porno, che le attiviste di Stop porn culture sono decise a portare avanti con o senza l’appoggio del governo. Per loro, prostituzione e pornografia sono due aspetti dello stesso fenomeno: un clima di crescente abuso sulle donne. “Non capisco come sia possibile slegare la pornografia dalla prostituzione”, puntualizza Rebecca Mott, ricordando quando tra i 14 e i 27 anni era obbligata a prostituirsi tra Manchester e Cambridge.
Da qui l’idea che concedere diritti a chi lavora nell’industria pornografica equivalga alla“normalizzazione” di un abuso. “La maggior parte di loro smetterebbe di fare questo lavoro se potesse”, dice Gail Dines. Al contrario Cari Mitchell, ex prostituta e presidente dell’English collective of prostitutes, conferma che i casi di sfruttamento esistono eccome, ma è propriol’assenza di diritti che rende impossibile denunciarli: “Le campagne di Stop porn culture sonocontro le donne. Criminalizzano il porno ci spingono ai margini della società”.
Il tema della violenza sulle donne è al centro dell’ultima statistica dell’agenzia per i diritti di Bruxelles. L’indagine, condotta per la prima volta su 28 paesi europei, ha rilevato che il problema colpisce 62 milioni di cittadine. Violenza fisica, sessuale, psicologica.
E mentre le pornostar femministe gridano in strada slogan sulla libertà sessuale, le altre femministe – quelle contrarie alla cultura dell’immagine – le guardano dall’alto dell’edificio in cui stanno festeggiando la nascita del loro movimento anti porno. “Le lavoratrici sessuali manifestano perché hanno paura – conclude l’organizzatrice di Stop porn culture – Loro sanno che vinceremo. Lasciamole divertire per un’ultima volta”.

Londra, nasce il braccio inglese di Stop porn culture. Protestano le prostitute 24 03 14


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martedì 18 marzo 2014

Pedofilia dilaga sul web, 6. 389 siti scoperti da Meter nel 2013

 La pedofilia prolifera sul web secondo l'associazione Meter di don Fortunato Di Noto, che nel 2013 Meter ha monitorato 6.389 siti, 1.048 tra comunita' e social network, secondo quanto risulta dal rapporto annuale diffuso oggi. Dal 2003 al 2013 sono 107.781 i portali pedofili scoperti dai volontari di Meter, che l'anno scorso hanno fornito 735 consulenze telefoniche, mentre il Centro di ascolto e accoglienza si e' occupato direttamente di 36 casi. In calo i riferimenti italiani: siti e comunita' nel 2012 erano 36, ora sono 32. Lieve contrazione delle segnalazioni sui social network, passate da 1.274 nel 2012 a 1.048. La maggioranza dei domini sono allocati in Russia e sono generici per mantenere l'anonimato (82,15% mentre solo il 9,78% e' costituito da domini specifici). La presenza di comunita' pedofile sui social network e' calcolata nel 7,99%, ma questi siti restano tra le piattaforme d'elezione per la propaganda pedofila. Il confronto col 2012 mostra una diminuzione nel numero di siti segnalati: i 15.946 dell'anno precedente vengono sostituiti dai 6.389 dell'anno di riferimento evidenziando un calo del 22% circa. Il deep web e? la nuova frontiera: sono 56.357 i siti pedofili monitorati nel 2012. I domini piu' utilizzati sono .com (1.721, ossia il 55,23%), .lix.in (1.094, il 33,21%), .net (325), .org (70), .info (34), .onion (26), .biz (19), .tv (4). Il dominio .lix.it e' stato individuato all'interno di una specifica area geografica che tuttavia non ne permette l'identificazione immediata. Mentre sono in corso ulteriori ricerche, Meter non rivela quale. Nel 2013 secondo Meter si riscontra per la prima volta un ruolo predominante dell'Africa nell'alimentazione della rete pedopornografica virtuale, con il 45,75%, seguita da Europa (42,28%), Asia (14,89%), Oceania (3,76%) e America (3,32%). Nel 2013 Meter ha condotto un indagine pilota riguardo la diffusione del fenomeno del sexting, ossia l'invio di testi o immagini sessualmente esplicite. L'autoproduzione e l'autopromozione del materiale in rete da parte di minori spiega l'ampia diffusione del fenomeno a causa della sua incontrollabilita'. Sono gli stessi minori a creare deliberatamente materiale a sfondo sessuale e a metterlo in rete. I dati, per il fondatore e presidente di Meter, don Fortunato Di Noto, "rappresentano una realta' drammatica e in crescita con rilievi di denuncia che hanno reso visibile le torture sessuali sui bambini in tenerissima eta'. La pedofilia criminale si nasconde nel deep web -avverte il sacerdote- e conosce qualsiasi tipo di canale per produrre e smerciare materiale pedopornografico e la strisciante cultura pedofilia che normalizza i gravi abusi sui bambini". Don Di Noto rinnova quindi il suo appello perche' la pedofilia sia dichiarata crimine contro l'umanita'. 

Pedofilia dilaga sul web, 6. 389 siti scoperti da Meter nel 2013 18 03 2014


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sabato 15 marzo 2014

Incubo pedofilia a scuola: vietato dare la mano ai bambini

E' vietato qualsiasi contatto fisico tra personale scolastico e alunni". Così recita una disposizione della dirigenza scolastica dell'istituto comprensivo Lizzanello con Merine, di Lizzanello, nel Leccese, diramata a insegnanti e collaboratori della scuola. Sono previste "sanzioni disciplinari" in caso di inosservanza. Oggetto della comunicazione è "Comportamento verso gli alunni e le alunne".
Lecce, incubo pedofilia a scuola: vietato dare la mano ai bambini
La preside - Vietato il contatto fisico con gli alunni, di qualsiasi tipo. Vietato toccarli, abbracciarli e baciarli sulla guancia, questo al fine di tutelare la sicurezza di tutti. Qualunque docente si appresti a infrangere tali regole sarà ammonito con sanzioni disciplinari. Così ha disposto Bruna Morena, la preside dell'istituto. Il motivo del provvedimento è solo a titolo precauzionale, ha affermato la direttrice, nessun caso di pedofilia o cose simili. Secondo il dirigente, si tratta di un avviso per ribadire alcune regole date per scontate ma che evidentemente finora non era stato necessario mettere nero su bianco.
I maestri contro - E intanto i maestri danno contro alle parole della direttrice. L'iperprotezione non protegge, anzi danneggia. I bambini con meno esperienza sono i più vulnerabili. Le scuole stanno diventando luoghi asettici dove l'unico compito del bambino è stare seduto davanti alla lavagna. Il contatto fisico con gli alunni ci deve essere in certi casi, perchè non c'è niente di più vero che un sincero abbraccio tra maestro/a e bambino/a.

Lecce, incubo pedofilia a scuola: vietato dare la mano ai bambini 15 marzo 2014


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Prostitute minorenni: trattate come macchine del sesso

Adesso Mauro Floriani rischia il giudizio immediato. L’indagine nei confronti del marito dell’onorevole Alessandra Mussolini, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con una delle due minorenni romane sia pur negando di essere consapevole della sua età, potrebbe chiudersi entro qualche settimana con il processo. Le verifiche sul suo ruolo sono ormai terminate. Come lui, pure altri clienti potrebbero finire entro breve davanti al tribunale. Ma l’inchiesta non è affatto conclusa. Lunedì cominceranno gli interrogatori di almeno una decina di uomini rintracciati attraverso intercettazioni telefoniche e tabulati. Anche loro indagati per sfruttamento della prostituzione per aver frequentato l’appartamento dei Parioli a Roma, dove Angela e Aurora - così si facevano chiamare - prendevano dai 100 ai 300 euro a prestazione. Ragazzine gestite da «sfruttatori» adulti, ma talvolta anche autonome nel rispondere alle richieste di chi le aveva contattate dopo aver letto il loro annuncio «postato» sul sito internet «bakekaincontri». 
Il figlio del parlamentare

Il contatto con Floriani è stato diretto con la quindicenne. Lo hanno individuato ascoltando le conversazioni sul cellulare di una delle due ragazze e la prossima settimana anche il figlio di un parlamentare del centrodestra dovrà difendersi dall’accusa infamante di aver sfruttato le minorenni. Esattamente come il vicecapo Dipartimento informatica di Bankitalia Andrea Cividini e tutti gli altri clienti nei confronti dei quali il procuratore aggiungo Maria Monteleone e il sostituto Cristiana Macchiusi ritengono di aver ottenuto elementi «incontrovertibili» circa la loro consapevolezza che si trattasse di «under 18». 
Al termine di questa verifica e tenendo conto della difesa, si deciderà se sollecitare per ognuno la trasmissione degli atti al tribunale. L’ipotesi che sembra prendere corpo è quella di non celebrare un unico processo, ma agevolare processi singoli che abbiano dunque anche un clamore mediatico di impatto meno elevato. L’obiettivo rimane infatti quello di proteggere al massimo l’identità delle ragazzine e fare sì che questa vicenda si chiuda per loro prima possibile, in modo da poter tornare a una vita normale. Anche tenendo conto che le due giovani sono tuttora ospitate in strutture «protette», anche se hanno ricominciato a frequentare la scuola.
Le paure delle coetanee
Sono state le stesse ragazzine, interrogate dal giudice il 5 febbraio scorso in sede di incidente probatorio proprio per evitare che debbano poi partecipare a un eventuale dibattimento pubblico, a raccontare di aver chiesto agli sfruttatori di non incontrare ragazzi troppo giovani, «per il fatto che magari li potevamo conoscere. Cioè, tipo di 18, 20 anni no. Questa era l’unica nostra preferenza. Io ai clienti dicevo di avere 18 anni, anche se mi è capitato che qualche cliente mi dicesse, vedendo le forme, “ma sei sicura? Sembri più grande”. Noi più che altro ci mettevamo i tacchi e ci vestivamo più elegante possibile per sembrare più grandi - hanno proseguito -. Quando poi abbiamo visto che ad alcuni clienti non gliene fregava niente, ci vestivamo normali. Ci truccavamo, ma in modo normale. Io mi ero fissata in testa come se avessi proprio 18 anni, dentro di me non avevo più 15 anni, facevo come mi pareva». E poi, parlando di Mirko Ieni, che aveva affittato l’appartamento e organizzava gli incontri: «Ci pressava e ci condizionava, ci trattava un po’ come delle macchine, per lui dovevamo esserci sempre, tutti i giorni, non voleva perdere i soldi, diceva che gli servivano i soldi per varie cose. Perché alla fine noi due eravamo l’unica sua fonte di guadagno».
Prostitute minorenni: trattate come macchine del sesso 15 marzo 2014

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martedì 4 marzo 2014

L'aiutante di Cameron si dimette, possedeva immagini pedofile

Uno stretto collaboratore del premier britannico David Cameronsi è dimesso dopo essere stato arrestato perché in possesso di immagini a carattere pedofilo.
Patrick Rock, 62 anni, era finito in manette nella sua abitazione a Londra il 13 febbraio e nello stesso giorno aveva deciso di dare le proprie dimissioni, secondo quanto si legge in un comunicato di Downing Street.
Rock era uno dei più importanti consulenti del governo e aveva anche lavorato all'accordo per un filtro ai contenuti pedofili coi maggiori motori di ricerca. Doveva diventare lord nel giro di qualche mese. Nella nota di Downing Street si legge che il premier Cameron è stato tenuto informato nel corso di tutta la vicenda.

L'aiutante di Cameron si dimette, possedeva immagini pedofile 04 03 2014


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